Ogni settimana Zeppelin, in collaborazione con la Scuola Superiore per Mediatori Linguistici Carolina Albasio, porta ai propri lettori i Political Briefing di EuVisions, un osservatorio in partnership tra l’Università di Milano e il Centro Einaudi di Torino, progetto finanziato dall’European Research Council, che approfondisce le principali notizie europee.

Rush finale in Francia

Domenica 23 aprile gli elettori francesi verranno chiamati alle urne per determinare chi passerà il primo turno. Secondo i recenti sondaggi, quattro candidati hanno l’opportunità di arrivare al ballottaggio: Marine Le Pen, Emmanuel Macron, Francois Fillon e Jean-Luc Mélenchon. Mentre per Benoit Hamon, candidato del Partito Socialista francese (PS), si ipotizza una quinta posizione con grande distacco rispetto agli altri candidati.

Mercoledì 19 aprile il leader del Front National (FN) Marine Le Pen ha parlato a Marsiglia di fronte a una grande folla di sostenitori insieme a Marion Maréchal-Le Pen, sua alleata politica nonché nipote. Il leader del FN ha rimarcato ancora una volta la sua posizione anti-immigrazione, mentre Maréchal-Le Pen ha affermato che il FN rappresenta l’unica vera alternativa alla sinistra e alla “falsa destra” del Partito Repubblicano.

Intanto, negli ultimi giorni, molti intellettuali europei hanno espresso le loro opinioni riguardo le elezioni francesi. Wolfgang Streeck, stimato sociologo tedesco, ha dipinto la campagna elettorale francese come una competizione politica tra “un novellino del settore finanziario” (Macron) e un “predicatore di odio” (Le Pen). Intervistato dal settimanale tedesco Die Zeit, il filosofo tedesco Jurgen Habermas ha sostenuto invece che un successo di Emmanuel Macron rappresenterebbe un segno di “ricomposizione” politica e una rottura della rigida opposizione tra sinistra e destra. Habermas ha anche aggiunto che il potenziale successo di Macron “determinerebbe un momento cruciale nella storia della politica francese“.

I cinque candidati in corsa per l’Eliseo. Credits to: Reuters

Elezioni anticipate in Gran Bretagna

Dal momento che Theresa May ha annunciato che in Gran Bretagna si andrà a votare l’8 giugno 2017 la politica del Regno Unito è tornata al centro dell’attenzione di tutta Europa. Mercoledì 19 aprile, il portavoce della Commissione Europea, Margaritis Schinas, ha confermato che l’inizio dei negoziati post-Brexit tra l’UE e il Regno Unito è stato fissato per il mese di giugno 2017. La dichiarazione della CE ha ribadito quanto già sottolineato da Theresa May ovvero che la prossima campagna elettorale inglese sarà ancora incentrata sul tema Brexit.

Secondo diversi analisti economici e politici, l’annuncio del Primo ministro testimonia la possibilità concreta di “un’uscita dalla Brexit“, poiché la campagna elettorale concederà spazio ai partiti europeisti che potranno organizzarsi per articolare una risposta comune. D’altra parte, recenti sondaggi hanno mostrato che il Partito Conservatore ha consolidato uno straordinario vantaggio del 20% rispetto al Partito Laburista. Tuttavia, l’annuncio delle elezioni anticipate potrebbe mutare drasticamente le preferenze dell’elettorato in base ai contenuti della campagna.

I negoziati post-Brexit minacciano la stabilità economica mondiale ed europea

Il Fondo Monetario Internazionale (FMI) ha dichiarato che i risultati imprevedibili dei negoziati post-Brexit mettono a serio rischio la stabilità dell’economia mondiale. Allo stesso modo, Nouriel Roubini, rinomato economista ha avvertito circa i rischi di una lenta ma costante disgregazione dell’UE. Su Project Syndicate, Roubini ha dichiarato che l’ascesa dei partiti populisti nel Vecchio Continente, così come il rischio di una divisione interna del Regno Unito a causa dei negoziati legati alla Brexit, rappresentano gravi minacce al progetto di integrazione europeo a medio e lungo termine. Secondo Roubini, i partiti populisti potrebbero essere in grado di influenzare radicalmente l’agenda politica ed economica anche delle opposizioni.

Il settore bancario rischia di essere quello più colpito dalla Brexit. Credits to: Victoria Jones/PA

Qualcuno si ritira e qualcuno ci ripensa.

La decisione presa dal leader del partito Alternativa per la Germania (AFD) Frauke Petry ha spiazzato il suo elettorato dato che non si candiderà alla Cancelleria nelle prossime elezioni, previste per settembre 2017. Secondo la maggior parte dei giornali tedeschi, questa scelta evidenzia una divisione tra l’ala radicale e quella moderata all’interno del partito. In questo contesto, il passo indietro di Petry rappresenta una battuta d’arresto per l’anima più “istituzionale” dell’AFD. Nel frattempo, oltre La Manica, Nigel Farage l’ex leader del Partito per l’Indipendenza del Regno Unito (UKIP) si lascia tentare dalla prospettiva di elezioni anticipate. Deciderà nelle prossime settimane se candidarsi come Membro del Parlamento per uno dei posti vacanti a Westminster. Giovedì 13 aprile, parlando alla radio della BBC, Farage ha espresso preoccupazione riguardo la Brexit: “Non sta andando verso la direzione giusta”.

La dichiarazione

Sono scettico quando si tratta di considerare l’Unione Europea come una comunità di valori, perché credo che il concetto stesso di valore comporti alcune criticità […] La Polonia si fonda su valori cristiani, che non vengono  menzionati né nei Trattati di Roma né nei dibattiti riguardo la Costituzione Europea […] A volte, in Germania, viene detto che dovremmo impegnarci secondo i valori dell’Illuminismo o della Rivoluzione Francese. [Ma] in Polonia la Rivoluzione Francese è legata non solo ai valori di libertà e uguaglianza, ma anche all’assassinio di migliaia di sacerdoti, nonché all’abolizione della religione dalla vita pubblica “.

Andrzej Przyłębski, ambasciatore polacco in Germania

Fonte: Osnabrücker Zeitung, 20.04.2017

I numeri

40%

La percentuale di bambini spagnoli che vive in povertà.

Fonte: EurActiv, 19.04.2017


Questa serie di contributi è pubblicata grazie alla collaborazione di Zeppelin con

e

La traduzione dall'inglese è di Federica Vanzulli
Redazione
Leave a reply

Lascia un commento