Ogni settimana Zeppelin, in collaborazione con la Scuola Superiore per Mediatori Linguistici Carolina Albasio, porta ai propri lettori i Political Briefing di EuVisions, un osservatorio in partnership tra l’Università di Milano e il Centro Einaudi di Torino, progetto finanziato dall’European Research Council, che approfondisce le principali notizie europee.

Francia e Germania riformeranno la governance dell’Unione Europea?

Lunedì 15 maggio, il neoeletto presidente francese, Emmanuel Macron, ha fatto visita alla cancelliera tedesca Angela Merkel con l’intenzione di dare il via quanto prima ai colloqui preliminari per la definizione di una road map per riformare l’Unione europea. Il quotidiano La Repubblica riferisce che, giunti a questo punto, i due governi non escludono la possibilità di apportare cambiamenti significativi ai Trattati fondativi dell’UE nel tentativo di risolvere gli annosi problemi che affliggono il governo dell’Unione. Ciò nonostante, nei giorni scorsi diversi politici e altrettanti economisti tedeschi hanno espresso riserve sui piani di riforma di Macron. Markus Söber, membro parlamentare di spicco della Unione Cristiano-Sociale bavarese (CSU) critico verso il presidente francese, ha sottolineato che la Germania “non intende saldare i debiti di alcun paese dell’UE”.

La Polonia non si entusiasma per Macron

Durante la campagna elettorale francese, il leader di En Marche! ha criticato quei paesi dell’UE che fanno ricorso al “social dumping” per essere più competitivi. Macron ha spesso richiamato la prospettiva di un’Unione europea a più velocità, il che, nelle parole del vice ministro degli esteri polacco, Konrad Szymanski, determinerebbe “una divisione a lungo termine degli Stati membri dell’UE che metterebbe a rischio l’essenza stessa del mercato unico europeo”. Gli fa eco il ministro delle Finanze, Mateusz Morawiecki, che giudica sleale da un lato scagliarsi contro la Polonia in quanto attira investimenti stranieri, e dall’altro accoglierla benevolmente come potenziale mercato di esportazioni per le economie più avanzate.

Nominato il primo ministro francese: maggioranza parlamentare assicurata?

Prima di partire per Berlino, Emmanuel Macron ha nominato primo ministro Édouard Philippe. Sindaco di Le Havre e deputato del partito repubblicano conservatore, pur dimostrandosi scettico circa le promesse fatte da Macron in campagna elettorale, si è assunto la responsabilità di formare un’ampia maggioranza parlamentare che sostenga i piani di riforma del Presidente.

Édouard Philippe e Emmanuel Macron. Credits to: LOIC VENANCE/ AFP.

3 sconfitte su 3 per il partito di Schulz in Germania

Domenica 14 maggio la CDU di Angela Merkel ha vinto le elezioni regionali della Renania-Vestfalia settentrionale, roccaforte (sino a ieri) del Partito socialdemocratico (SPD). La sconfitta elettorale della SPD ha portato alle dimissioni del leader regionale del partito, Hannelore Kraft. Questa è la terza sconfitta consecutiva per il partito di Martin Schulz, che ha ottenuto risultati analoghi nella Saarland e nello Schleswig-Holstein. In un discorso che ha fatto seguito alla pubblicazione dei risultati, Schulz ha dichiarato: “È una giornata difficile, anche personalmente”, aggiungendo che il partito attende le elezioni generali per ribaltare i risultati degli ultimi mesi. Secondo la maggior parte dei commentatori politici, tuttavia, la perdita della Renania -Vestfalia settentrionale riduce drasticamente le possibilità di una vittoria dei socialdemocratici il prossimo autunno.

Largo ai “giovani”

In Austria, il giovane leader del partito conservatore (ÖVP), Sebastian Kurz, ha annunciato l’intenzione di porre fine all’alleanza di governo con il Partito socialdemocratico. Di conseguenza, la possibilità di elezioni anticipate nella seconda metà del 2017 si fa reale. Al momento Kurz è il Ministro degli Affari Esteri ed è stato eletto leader del partito del ÖVP il 14 maggio. Recenti sondaggi collocano il trentenne conservatore testa a testa con l’attuale primo ministro socialdemocratico, Christian Kern.

Sebastian Kurz Credits to: Ronald Zak / AP

Gli elettori scelgono il leader del Partito Socialista spagnolo.

Lunedì 15 maggio, tre parlamentari di spicco del Partito socialista spagnolo (PSOE) – Susana Díaz, Pedro Sánchez e Patxi López – si sono confrontati in un dibattito pubblico organizzato in vista delle prossime primarie di partito. Secondo i sondaggi, saranno Susana Diaz (l’attuale Presidente dell’Andalusia) e l’ex segretario Pedro Sanchez a contendersi la leadership; quest’ultimo con un programma più centrista rispetto all’avversaria. Si auspica che la scelta degli elettori metta la parola fine a un periodo di crisi interna e di forti tensioni politiche tra le diverse anime del partito. Uno dei nodi da sciogliere resta la posizione del PSOE nei confronti dei nuovi partiti di sinistra, e in particolare Podemos.

Gli sfidanti: Susana Díaz, Pedro Sánchez y Patxi López. Credits to Uly Martín

Un divorzio oneroso

Sabato 13 maggio, il Ministro degli esteri britannico, Boris Johnson, ha dichiarato che il paese potrebbe abbandonare il tavolo dei negoziati per la Brexit in qualsiasi momento e senza pagare i costi legati al cosiddetto “divorzio” dall’UE. Nel frattempo, il negoziatore per l’Europa Michel Barnier, ha visitato la Repubblica d’Irlanda, dove ha ribadito che gli interessi dell’UE coincidono con quelli del popolo irlandese.

La dichiarazione

“[Il governo tedesco] dovrebbe utilizzare le sue risorse finanziarie in esubero per favorire il potenziale di crescita del paese attraverso investimenti nelle infrastrutture, digitalizzazione dell’economia, servizi sociali per i bambini, integrazione dei rifugiati e riduzione degli oneri fiscali sul lavoro”.

Fondo monetario internazionale

Fonte: Die Welt, 15.05.2017

Le cifre

-0,5%

La diminuzione del PIL della Grecia nel primo trimestre del 2017, rispetto all’anno precedente.

Fonte: Le Monde, 15.05.2017


Questa serie di contributi è pubblicata grazie alla collaborazione di Zeppelin con

e

La traduzione dall'inglese è di Veronica Langiu
Redazione
Leave a reply

Lascia un commento