Ogni settimana Zeppelin, in collaborazione con la Scuola Superiore per Mediatori Linguistici Carolina Albasio, porta ai propri lettori i Political Briefing di EuVisions, un osservatorio in partnership tra l’Università di Milano e il Centro Einaudi di Torino, progetto finanziato dall’European Research Council, che approfondisce le principali notizie europee.

Buone notizie per la Grecia?

I negoziati per il bailout fra il governo greco e i creditori internazionali, ovvero la Banca Centrale Europea, il Meccanismo di Stabilità e il Fondo Monetario Internazionale, rimangono ancora all’ordine del giorno. Mercoledì 17 Maggio i sindacati nazionali si sono diretti ad Atene per protestare contro il recente accordo sulla seconda revisione del terzo piano di salvataggio. Lo scorso 7 aprile, in occasione di un incontro a Malta, il governo greco ha convenuto un nuovo ciclo di misure di austerità che prevedono entro il 2020 una riduzione della spesa pubblica pari al 2% del suo PIL.

Manifestazione del 1° maggio ad Atene Credits to: Angelos Tzortzinis/ AFP

Giovedì 18 Maggio il Parlamento nazionale ha discusso le misure politiche da intraprendere. Il governo mira a garantirsi la maggioranza parlamentare prima di partecipare alla riunione dell’Eurogruppo lunedì 22. Durante la discussione parlamentare, il Primo Ministro Alexis Tsipras ha cercato di sottolineare le notizie positive, come la crescente probabilità per il paese di vedersi sollevato dal debito. Secondo Tsipras, sia il Cancelliere tedesco Angela Merkel sia il direttore del FMI Christine Lagarde sono pronti a impegnarsi per discutere seriemente dell’abolizione del debito. Il leader di Syriza, il partito greco di Sinistra Radicale, ha sostenuto l’eventualità di un accordo entro i primi di  Giugno.

Tuttavia, sempre Giovedì 18 Maggio Benoit Coeure, membro del comitato esecutivo della BCE, ha smorzato l’entusiasmo del governo greco. In un’intervista rilasciata a Reuters, Coeure ha affermato che per il momento il Consiglio direttivo della BCE non prevede di discutere l’inclusione dello Stato ellenico nel programma di acquisizione di attivi della Banca Centrale, ma soprattutto Coeure ha chiesto ai leader europei e ai Ministri della Finanza “di essere più chiari” riguardo la necessità di misure legate alla riduzione del debito in relazione alla sostenibilità del debito pubblico greco.

Francia: un governo che cambia o anche un governo per il cambiamento?

Mercoledì 17 maggio il nuovo Primo Ministro conservatore, Edouard Philippe, ha condiviso nel pomeriggio l’elenco dei nuovi Ministri con la stampa francese e internazionale. Il governo risulta composto da 11 uomini e 11 donne e si caratterizza per una varietà di figure pubbliche, politici esperti come dirigenti della società civile, oltre che per politici di professione sia del centro-destra che del centro-sinistra. Jean-Yves Le Drian, settantenne bretone nonché deputato socialista, già Ministro della Difesa nel governo precedente, ricopre ora la carica di Ministro degli Affari Europei e Esteri.

Una parte della stampa francese si è focalizzata sul rischio di una debole coesione all’interno del nuovo esecutivo. Al contempo in molti si chiedono se la scelta di Philippe provocherà una divisione tra i funzionari di partito all’interno dell’ala repubblicana e socialista.

Sottolineando la grande esperienza dei leader politici che compongono il governo, il quotidiano spagnolo El Pais ha scritto che Macron conta sui “veterani per dare inizio alla sua rivoluzione“. Parimenti, ma con toni più scettici, il Segretario Generale del Partito Socialista Jean-Christophe Cambadélis ha risposto a Macron twittando che “siamo di fronte a un governo che cambia, ma non di fronte a un governo per il cambiamento“.

Mercoledì 18 Maggio En Marche! ha pubblicato l’elenco completo dei candidati che correranno alle elezioni legislative del prossimo giugno. Il movimento politico guidato da Emmanuel Macron si presenterà alle elezioni con 522 candidati, equamente suddivisi tra uomini e donne in prevalenza figure pubbliche della società civile. En Marche! non intende concorrere per 55 posti, per i quali si candireranno nelle liste dei partiti tradizionali alcuni parlamentari di spicco del centro-destra e in parte anche del centro-sinistra.

Emmanuel Macron il 7 Maggio a Berlino Credits to: Fabrizio Bensch/Reuters

Regno Unito: fervono i preparativi per le prossime elezioni

Mercoledì 17 Maggio il partito Liberal-Democratico britannico ha presentato il suo programma elettorale per le prossime elezioni, dove spiccano tra le priorità la difesa dell’adesione all’UE del Regno Unito e la legalizzazione della cannabis. Il leader liberal-democratico Tim Farron ha dichiarato che il suo partito indirà un referendum per il patto finale sulla Brexit, ed ha aggiunto che  che in futuro il partito LibDem rifiuterà di prendere parte a qualsiasi governo di coalizione.

L’annuncio del manifesto LibDem è arrivato poco dopo che il Partito Laburista ha reso pubblici i suoi impegni elettorali. Jeremy Corbyn ha annunciato che il Partito Laburista parteciperà alla gara elettorale facendo leva su una piattaforma radicale di sinistra, il che implica una significativa rottura con il passato. La redazione del The Guardian ha sostenuto ironicamente che il manifesto laburista “allarga i confini dell’intelligibile“, sollevando dubbi sulla fattibilità delle affermazioni di Corbyn. L’Institute for Fiscal Studies è giunto alla conclusione che il programma liberal-democratico sembra proporre una tassazione del reddito e delle prestazioni superiori se confrontate a quanto previsto dai laburisti.

Jeremy Corbyn al Congresso dei Sindacati scozzese a Aviemore, Lunedì 15 Maggio. Credits to: Murdo MacLeod for the Guardian

Anche i Tory hanno in programma di pubblicare il loro manifesto di partito. Secondo alcune interviste e indiscrezioni, i Conservatori prevedono di ridurre i benefici assistenziali per gli anziani, che dovranno quindi pagare di più per l’ assistenza sociale. Per contro, i Tory promettono di limitare l’immigrazione, fissando un limite massimo di ingressi nel paese. Ne derivano oneri per quelle imprese che impiegano lavoratori stranieri.

Nel frattempo, nuovi dati economici hanno mostrato che il Regno Unito registra i più bassi livelli di disoccupazione degli ultimi 43 anni. Le cifre evidenziano comunque anche una contrazione dei salari della forza lavoro britannica. Numeri così controversi contribuiscono ad alimentare le già numerose incertezze legate alla Brexit. John Philipott, direttore del JobsEconomist, ha affermato che “il mercato del lavoro britannico appare migliore sulla carta piuttosto che nelle tasche dei lavoratori , evidenziando una struttura mutevole dell’occupazione nella società britannica”.

I guadagni del Regno Unito sono aumentati del 2,1% anno su anno, il più debole aumento dal luglio 2016 Credits to: Oli Scarff/Getty Images

La dichiarazione

Vogliamo concludere un accordo con il Regno Unito, e non contro il Regno Unito. Anzi, apprezzerei molto se si potesse trovare lo stesso spirito per raggiungere un accordo con l’UE, e non contro l’UE , anche nella controparte britannica“.

Michel Barnier, negoziatore principale della Brexit per la Commissione europea

Fonte: The Guardian, 18.05.2017

Le cifre

26%

L’intenzione di voto a favore del partito socialdemocratico tedesco (SPD) a livello nazionale, dopo la sconfitta elettorale subita nella Renania settentrionale Vestfalia.

Fonte: Die Welt, 17.05.2017


Questa serie di contributi è pubblicata grazie alla collaborazione di Zeppelin con

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La traduzione dall'inglese è di Federica Vanzulli
Redazione
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