Qual è la situazione sui principali mercati energetici globali? Quali sviluppi possiamo aspettarci? Cerchiamo di trovare risposta a questi importanti interrogativi con l’aiuto della International Energy Agency e del suo World Energy Outlook 2015.

Se qualcuno mai si domandasse perché è importante parlare di energia, guardandosi intorno potrebbe facilmente rispondersi da solo. L’energia è tutto. Senza di essa, infatti, l’universo in cui viviamo non potrebbe esistere. Senza di essa non potremmo respirare, camminare, cucinare, illuminare, scaldare, far funzionare strumenti o apparecchiature, trasportare cose e persone, far volare gli aerei, andare nello spazio. Per l’uomo l’energia è vita: ecco perché è importante parlare di energia.

Nella millenaria lotta per la supremazia in cui i popoli della Terra, organizzati nelle più diverse forme politiche, sono da sempre impegnati, la ricchezza di materie prime nonché il possesso e lo sfruttamento delle fonti energetiche sono annoverate tra le più importanti risorse della potenza. Ciò è ancor più vero nell’epoca in cui viviamo: la tecnologia diffusa, una popolazione globale in costante crescita e lo sviluppo sempre più rapido di sistemi di gestione informatizzata ed automatizzata amplificano la fame di energia della nostra società.

Londra vista dallo spazio (250 miglia di altezza) / credit Cmdr_Hadfield

[ecko_alert color=”orange”]Trend di sviluppo dei mercati energetici[/ecko_alert]
Petrolio.

Come tutti sappiamo, nonostante non ci sia mai stato così tanto petrolio disponibile sul mercato come oggi, quello attuale non è un periodo favorevole per l’oro nero. La crisi economico-finanziaria che persiste e le forti tensioni politiche, sociali e militari che interessano il Medio Oriente, ed in generale i paesi membri dell’OPEC, determinano una forte incertezza del mercato petrolifero. Tale incertezza non si esprime, contrariamente a ciò che si potrebbe pensare, in un’impennata del prezzo del greggio, ma piuttosto si risolve in uno stato di disequilibrio del mercato che gli analisti ritengono non si risolverà nel breve periodo, nonostante gli accordi di Doha per “congelare” la produzione.

In particolare, le attuali dinamiche della domanda – in leggera crescita – e dell’offerta – che cresce invece maggiormente della domanda – hanno determinano un abbassamento dei prezzi, che oggi minaccia la ripresa economica mondiale (anche se secondo il parere di Credit Suisse entro maggio il greggio potrebbe tornare intorno ai 50$).

Secondo gli scenari delineati dal World Energy Outlook 2015, pubblicato dalla International Energy Agency, se le attuali condizioni del mercato non subiranno improvvisi ed imprevisti stravolgimenti questa situazione di squilibrio sarà superata solo nel 2020, quando il prezzo al barile dovrebbe risalire ad almeno 80 dollari grazie ad una poderosa crescita della domanda globale. Alcuni analisti, in accordo con passate (e interessate) affermazioni del Segretario Generale dell’Opec Abdalla Salem El-Badri, prevedono che il rialzo del prezzo del petrolio potrebbe avvenire in modo traumatico: la scarsa redditività porterà a pesantissimi tagli degli investimenti nel lato offerta del settore che, a loro volta, faranno esplodere i prezzi non appena la domanda tornerà a superare l’offerta stessa.

Gas Naturale

Ad oggi il gas naturale occupa una posizione di rilievo nel mix energetico delle principali economie mondiali, sia che venga utilizzato in sostituzione di petrolio e derivati, sia che venga impiegato come riserva per la produzione di energia elettrica. Negli ultimi anni si è registrato un aumento dei consumi del 50 per cento  (World Energy Outlook 2015, sintesi in lingua italiana, IEA, pag. 5), dovuto soprattutto alla crescita della domanda di gas in Cina e Medio Oriente e alla diffusione di politiche di limitazione nell’uso di petrolio e carbone in Europa e Nord America.

Tuttavia, il futuro di questa fonte energetica è incerto. Nel breve periodo un’offerta abbondante e l’indicizzazione contrattuale ai prezzi del petrolio garantiscono la presenza di elevati volumi a prezzi competitivi. Le cose potrebbero mutare nel lungo periodo: il perdurare di prezzi bassi porterà ad un differimento degli investimenti e ad un deficit dell’offerta che rialzerà i prezzi. In conclusione, poiché «Un quinto dell’atteso aumento della domanda mondiale riguarda il gas trasportato su lunghe distanze attraverso pipeline o progetti GNL ad altissima intensità di capitale, affinché il gas si mantenga competitivo sarà di cruciale importanza tenere sotto controllo i costi di questi progetti.» (Ivi, pagg. 5-6).

Carbone

Secondo la IEA, «nel 2040 l’Asia conterà per i 4/5 della domanda mondiale di carbone, che rimarrà l’asse portante del sistema elettrico in molti paesi dell’area». In particolare, saranno l’India ed il Sud Est asiatico a veder triplicare i loro consumi. «Nell’area OCSE, dove le politiche contrarie al carbone sono molto forti – invece – la domanda di questa fonte è prevista diminuire del 40% nello stesso arco temporale: nel 2040, il consumo dell’Unione Europea si ridurrà portandosi a circa un terzo del livello corrente» (Ivi, pag. 6). La Cina, dal canto suo, ha avviato un profondo processo di trasformazione che le permetterà di adottare un modello di crescita economica meno “energy-intensive” e che la porterà a ridurre fortemente il suo fabbisogno di carbone per la produzione di energia elettrica.

Il risultato di queste dinamiche evolutive sarà un progressivo calo della quota del carbone nel mix di approvvigionamento energetico mondiale dal 41% al 30%, con una corrispondente crescita della quota delle rinnovabili non idroelettriche: nel 2040, la generazione elettrica da fonti rinnovabili raggiungerà una quota del 50% nell’UE, del 30% circa in Cina e Giappone, e superiore al 25% negli Stati Uniti e in India.

Fonti rinnovabili

Le fonti energetiche rinnovabili, in particolare l’eolico e il solare fotovoltaico, rappresentano senza dubbio un’opportunità ed una sfida per il futuro energetico del pianeta, almeno per quel che concerne il settore dei consumi privati (riscaldamento, cottura e preparazione cibi, fornitura di luce elettrica) ed il trasporto pubblico. Tale convinzione è supportata dalle analisi di economisti, agenzie energetiche nazionali ed internazionali ed esperti dei cambiamenti climatici, che unanimemente indicano queste forme di produzione dell’energia come destinate ad una costante crescita. Se da una parte, infatti, i costi legati all’estrazione di petrolio e gas naturale sono destinati ad aumentare per il progressivo esaurimento dei giacimenti più grandi e di più facile lavorazione, dall’altra, il prezzo in discesa delle tecnologie a basse emissioni di carbonio e la loro sempre maggiore diffusione su scala globale, anche in virtù dei forti incentivi previsti dalle politiche ambientali degli Stati più ricchi ed avanzati, garantiranno alle fonti rinnovabili un ruolo importante nella produzione di energia per il settore civile.

Tuttavia, l’affermazione delle energie a bassa emissione di carbonio sarà un percorso lungo e denso di criticità. In particolare, possiamo individuare almeno tre questioni fondamentali che, ad oggi, impediscono a queste fonti energetiche di proporsi quali sostitute credibili di quelle tradizionali:

  1. lo stoccaggio su larga scala di energia prodotta da eolico e fotovoltaico è molto costoso perché richiede l’impiego di speciali batterie dall’alto costo di produzione, dalla breve durata (circa 5 anni) e dalla limitata possibilità di riciclo.
  2. le reti elettriche nazionali e locali sono state costruite nel corso del Novecento e sono state progettate per lavorare con le forme tradizionali di generazione elettrica. Ricostruire le reti energetiche in modo che possano dialogare in maniera intensiva con eolico e fotovoltaico richiede investimenti davvero poderosi.
  3. finché non sarà possibile stimare con precisione la produzione attesa dagli impianti eolici e fotovoltaici disponibili, gli operatori del settore dovranno conservare riserve di energia da adoperare in caso di necessità e gli impianti che utilizzano fonti convenzionali dovranno comunque rimanere in attività, benché limitata.

Nonostante questi limiti, agli attesi effetti economici di scala determinati da un mercato in forte espansione e allo sviluppo di tecnologie più efficienti e meno costose, si aggiunge poi la volontà della comunità internazionale – testimoniata dagli impegni (nei fatti non vincolanti) enunciati nell’accordo COP21 siglato a Parigi – di voler perseguire un futuro energetico più sostenibile e responsabile, che sappia garantire a tutti il diritto di accesso all’energia e che possa assorbire gli effetti del cambiamento climatico che il nostro pianeta sta affrontando.

Stefano Crippa
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