Non è facile farsi un’idea circa l’importante inchiesta riguardante le influenze russe sulla campagna elettorale americana del 2016 e sui presunti collegamenti tra lo staff del Presidente Donald Trump e personalità legate al Cremlino (appunto, il Russiagate). Il 2018 sarà un anno cruciale per capire – grazie alle investigazioni del Procuratore speciale Robert Mueller dell’FBI – quanto e in che termini vi sia stata un’ingerenza russa sul processo democratico statunitense. Vi proponiamo quindi un breve riepilogo dei fatti e delle cose più importanti da sapere.

Due premesse
  1. La Russia si è intromessa nel sistema democratico di un Paese sovrano (gli Stati Uniti) per condizionare il voto dei cittadini. Lo avrebbe fatto anche in altri Paesi e continuerà a farlo. È infatti successo in Francia, in Germania (con qualche precisazione) e probabilmente, secondo diversi analisti, accadrà anche in Italia, e non perché lo abbia detto l’ex Vice Presidente Usa Joe Biden, ma perché l’interesse russo nell’interferire sulle elezioni dei paesi avversari è ormai un dato di fatto impossibile da smentire.
  2. Donald Trump avrebbe vinto le Presidenziali del 2016 anche senza l’interferenza russa. Qual è allora il problema che sta sotto al Russiagate? Il fatto che l’entourage di un candidato alla Casa Bianca (che poi è diventato Presidente), abbia accettato che i russi influenzassero i cittadini americani, talvolta ingannandoli, per cercare di ottenerne un guadagno elettorale. Tutto senza tenere conto delle conseguenze: legali, dall’Impeachment all’alto tradimento; geopolitiche, con il sospetto che si debba “ripagare” il Cremlino; morali, dal tradimento del concetto stesso di Democrazia all’aver ingannato i propri cittadini. Il Russiagate sembra però essere solo la punta dell’iceberg, e l’iceberg è l’influenza che il Cremlino sta cercando di esercitare sulle così dette “democrazie liberali”, con l’obiettivo di destabilizzare i governi europei e statunitensi indebolendoli e creando discordia tra loro.

Date queste premesse possiamo passare alla timeline del Russiagate.

2015

Tutto inizia nell’estate del 2015 quando Cozy Bear, un gruppo hacker legato alla Russia, penetra nei server del Partito Democratico americano. A settembre dello stesso anno l’FBI avverte il DNC dell’accaduto ma l’avvertimento non viene preso seriamente.

2016

marzo, Fancy Bear, un altro gruppo hacker legato alla Russia, si intromette nella casella mail di John Podesta il capo della campagna elettorale di Hillary Clinton.

AprileGeorge Papadopoulos (giovane membro del Trump Team e più avanti riconosciuto colpevole di aver mentito all’FBI relativamente ai suoi incontri con personaggi legati all’amministrazione russa) ha un incontro con un personaggio non identificato: “The Professor”. Costui afferma di avere molte mail compromettenti su Hillary Clinton. Papadopoulos cerca di combinare un incontro tra elementi del Trump Team ed individui riconducibili al Cremlino.

Nel cerchio rosso, George Papadopoulos

19 maggioPaul Manafort diventa il Capo della campagna elettorale di Trump.

21 maggio. Il Trump Team, su richiesta di Papadopoulos, pensa ad un possibile viaggio in Russia per incontrarsi con government officials russi. Si ipotizza di NON mandare lo stesso Trump per non dare alcun tipo di segnale.

Il 3 giugno Rob Goldstone chiede via mail a Donald Trump Jr. un incontro per passargli documenti compromettenti su Hillary Clinton come “supporto da parte del governo russo per Mr. Trump”. Trump Jr. risponderà: “se è quello che state dicendo, lo amo!”. L’8 giugno la mail di Goldstone viene inoltrata a Manafort e Kushner, il genero di Trump Senior.

Il 9 giugno Trump Jr., Manafort e Kushner si incontrano alla Trump Tower con Natalia Veselnitskaya, avvocato russo vicino a Yuri Chaika, potente Procuratore generale della Russia.

Il 14 giugno il Partito Democratico dice di essere stato hackerato da parte di CrowdStrike, gruppo riconducibile all’intelligence russa.

luglio Wikileaks diffonde le mail sottratte al Partito Democratico e alla Clinton nelle occasioni precedenti, si scopre così il boicottaggio da parte dei vertici del Partito dell’altro candidato alle primarie, Bernie Sanders, con relative polemiche. Il 24 luglio Trump Jr. afferma che i russi non volevano aiutare suo padre contro Hillary Clinton. Il 27 dello stesso mese, in piena campagna elettorale, Trump incoraggia i russi a pubblicare tutte le mail “compromettenti” di Hillary Clinton. L’FBI inizia le indagini sulla possibile interferenza russa e sulle connessioni con il team elettorale di Trump (questo evento verrà alla luce solo nel marzo 2017 con la testimonianza di James Comey, all’epoca capo dell’FBI, al Senato, silurato da Trump – ci arriviamo).

In agosto Paul Manafort, il capo della campagna elettorale di Trump, è costretto a dimettersi per i suoi legami di lobbying con il Party of Regions, un partito ucraino filo-russo.

Il 28 ottobre, a dieci giorni dal voto, James Comey (che sta già investigando sul Russiagate) annuncia al Congresso che c’è un’indagine in corso su Hillary Clinton, accusata di aver utilizzato un indirizzo mail non protetto e di aver quindi messo a rischio la sicurezza nazionale.

In novembre, tramite Wikileaks (aiutato probabilmente dai russi), vengono pubblicate altre mail della Clinton e del Partito Democratico. Il 6 novembre Comey annuncia che, relativamente alle dichiarazioni dello scorso 28 ottobre, non c’è nessuna incriminazione per Hillary Clinton.

l’8 novembre Donald Trump vince le elezioni americane, sconfiggendo la ultra-favorita Hillary Clinton.

Il 9 dicembre Barack Obama ordina alle varie intelligence di indagare sulle attività russe durante le scorse elezioni (riferendosi agli hacking informatici). La CIA riconosce pubblicamente l’intervento russo e Trump la scredita citando la Guerra del Golfo: “sono le stesse persone che dicevano che Saddam aveva le armi chimiche […]”.

2017

Il 6 gennaio l’FBI ammette che la Russia ha perpetrato un attacco informatico per influenzare il voto americano con la “chiara preferenza e la volontà” di favorire Donald Trump. Trump incontra per la prima volta James Comey.

Il 20 gennaio Donald Trump si insedia alla Casa Bianca, nella sua squadra c’è il Generale Michael T. Flynn, che sembra aver avuto precedenti contatti con l’ambasciatore russo Sergey Kislyak, contatti illegali secondo le leggi USA.

Il 26 gennaio la Casa Bianca viene avvertita su Flynn: il Generale è stato interrogato dall’FBI, ma potrebbe aver mentito sulle conversazioni avvenute tra lui e Kislyak.

Donald Trump con l’Ambasciatore russo Sergey Ivanovich Kislyak – Alexander Shcherbak/TASS/Getty Images

27 gennaio. Donald Trump è a cena con James Comey. Quest’ultimo rassicura il Presidente dicendogli di non trovarsi sotto indagine ma si rifiuta di giurargli lealtà incondizionata. Nel frattempo Papadopoulos mente all’FBI sulla natura e sul timing dei suoi contatti con ufficiali russi.

In febbraio Michael Flynn si dimette. Il motivo sono i contatti avuti con i russi: alcune telefonate effettuate prima delle elezioni nelle quali prometteva il ritiro delle sanzioni. Inoltre è accusato di aver mentito al Vice Presidente Mike Pence, sempre relativamente ai contatti con vertici dell’amministrazione russa.

Verrà poi scoperto che ha mentito anche all’FBI e con un tweet di Donald Trump del 2 dicembre 2017 si scopre che anche il Presidente sapeva delle false dichiarazioni di Flynn all’agenzia federale, contrariamente a quanto da lui affermato in precedenza.

Agli inizi di marzo, Trump chiede a Comey di smettere di indagare su Flynn. Il 4 marzo Trump accusa Barack Obama di aver messo sotto controllo il suo telefono ma, lo stesso giorno, James Comey smentisce categoricamente l’avvenuto.

Il 20 marzo in un’audizione al Senato Comey conferma di star indagando sulle presunte connessioni tra la campagna elettorale di Trump e la Russia.

Agli inizi di maggio Trump accusa Comey di aver più volte favorito la Clinton. Mentre il capo dell’FBI dichiara che la comunicazione del 28 ottobre 2016 (l’indagine sulle mail di Hillary Clinton conclusasi senza incriminazioni) potrebbe aver influito sull’esito del voto.

Arrivano i caotici giorni di maggio. Tra l’8 e l’11 Trump licenzia James Comey con l’Amministrazione USA che dice di aver agito su consiglio di Jeff Sessions. Comey apprende del suo licenziamento dai telegiornali. Mike Pence conferma che il licenziamento è stato preso di comune accordo con le massime cariche della Giustizia (tra cui lo stesso Jeff Sessions che dovrà poi a sua volta cedere le indagini sul Russiagate per i suoi contatti con Kislyak) ma Trump, in un’intervista, sostiene di aver preso la decisione indipendentemente.

Inizialmente la Casa Bianca aveva detto che il licenziamento era legato alla cattiva gestione del caso delle e-mail della Clinton, ma lo stesso Trump successivamente dirà che è invece legato all’indagine sulla Russia. Il 17 maggio Robert Mueller viene incaricato come Special Counsel per investigare sul Russiagate. Il 19 dello stesso mese Comey accetta di testimoniare davanti al Senato.

Nel mese di giugno Comey testimonia al Senato e dice che il Presidente ha fatto inopportune pressioni per insabbiare il caso Flynn e che la Russia ha interferito nelle elezioni.

Il 15 giugno il procuratore speciale Mueller indaga su Trump per possibile intralcio alla giustizia. Suo genero, Jared Kushner, viene indagato per i rapporti con l’amministrazione russa. Il 16 giugno sempre attraverso Twitter, Trump ammette di essere sotto indagine.

3 agosto. Mueller convoca il Gran Giurì.

Il 30 ottobre Paul Manafort, l’uomo della campagna elettorale di Donald Trump, si presenta all’FBI. È accusato di almeno 12 reati tra i quali riciclaggio e cospirazione. Ad essere accusati di reati simili sono anche il suo ex-socio Rick Gates e George Papadopoulos, la “miccia” del Russiagate.

1 dicembre. Flynn si dichiara colpevole di aver mentito all’FBI e si dice pronto a testimoniare.

16 dicembre. Mueller ottiene delle importanti mail relative al periodo “di transizione” tra la presidenza Obama e la presidenza Trump. Trump accusa Mueller di esserne entrato in possesso illegalmente.

Il 27 dicembre i legali di Trump sembrano essere pronti a “gettare fango” su Michael Flynn se dovesse accusare il Presidente.

30 dicembre. Il New York Times scopre quale è stata la scintilla che ha fatto partire l’indagine sul Russiagate: George Papadopoulos, che allora era consigliere per la politica estera dello staff di Trump, durante una sbornia serale con un diplomatico australiano a Londra avrebbe rivelato a quest’ultimo che che la Russia aveva email che avrebbero potuto danneggiare Hillary Clinton.

2018

5 gennaio. Esce Fire and Fury: inside the Trump White Houseil libro di Michael Wolff sul primo anno di Donald Trump alla Casa Bianca, in cui tra le altre cose viene intervistato Steve Bannon, ex consulente strategico e ideologico di Trump. Nel libro si ipotizza che all’incontro del giugno 2016 con l’avvocato russo Veselnitskaya ci fosse lo stesso Trump Senior: Bannon parla di quell’incontro definendolo “anti-patriottico”.

di Enrico Giunta / ixcinforma.wordpress.com
Redazione
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