Il “Russiagate”, l’approvazione di armi pesanti per i curdi, la nuova presidenza in Corea del Sud, nuove minacce dal Sudan del Sud e molto altro tra le notizie più rilevanti del mondo, nel nostro International weekly brief.


Si infittisce il Russiagate

Trump ha licenziato, su “consiglio” del Dipartimento di Giustizia (a cui aveva chiesto una motivazione giuridica per giustificarne il licenziamento), il direttore dell’FBI James B. Comey, sostenendo, nella lettera indirizzata allo stesso Comey – che potete leggere qui – che egli non è più in grado di svolgere efficacemente il suo lavoro.

Il motivo sarebbe da ricercare negli errori commessi durante l’indagine sulle email che Hillary Clinton quando era Segretario di Stato avrebbe inviato (e ricevuto) su un account e un server privati. A luglio 2016 Comey dichiarò la Clinton non perseguibile e chiuse l’indagine, cosa per cui a detta del Dipartimento di Giustizia non aveva autorità, salvo poi riaprirla a ottobre, in piena campagna elettorale, per poi dichiarare a pochi giorni dalle elezioni di non aver trovato in quelle nuove email ulteriori elementi incriminanti.

Insomma, un’indagine che ha avuto un impatto sulla campagna elettorale. Il licenziamento, però, ha corrugato più d’una fronte, non solo perché appena a gennaio scorso Trump si congratulava con Comey per il coraggio con cui aveva indagato la Clinton, ma anche perché Comey stava indagando sulle presunte interferenze della Russia nelle ultime elezioni americane. E infatti lo stesso Trump si è poi contraddetto ammettendo che il licenziamento ha avuto a che fare con la “questione russa”, come l’ha definita.

Nel frattempo, Michael Flynn, ex Consigliere per la sicurezza nazionale, rimasto in carica appena poche settimane, ha ricevuto un mandato di comparizione: dovrà testimoniare sui suoi rapporti intrattenuti con Mosca. Esponenti democratici, ma anche repubblicani, stanno ora cercando di istituire una Commissione indipendente che possa condurre un’indagine imparziale sul “Russiagate“.

Più armi ai curdi

Trump ha approvato un nuovo piano per armare le forze curde YPG che in Siria guidano le Forze Democratiche Siriane (SDF) nella riconquista di Raqqa e che nel frattempo hanno riconquistato la città di Tabqa (e l’annessa diga) a pochi km da Raqqa. La decisione, che giunge in concomitanza con l’avanzamento delle truppe irachene su Mosul, prevede l’invio di armamenti pesanti, tra cui missili anti-carro, mortai, artiglieria pesante, nonché veicoli corazzati.

La decisione rischia di generare frizioni con la Turchia, che considera le forze YPG un gruppo terroristico, a causa della loro civinanza al PKK. Per ammorbidire la posizione turca, il Pentagono ha rassicurato che la presa di Raqqa avverrà per mano principalmente di combattenti arabi e che non sarà l’YPG a prendere il controllo della città. Come ciò sarà possibile, dal momento che le SDF sono per la maggior parte composte (e guidate) dai curdi dell’YPG, resterà da vedere.

Avanzamento delle operazioni su Mosul aggiornate all'8 maggio 2017. Credits to: BBC.

Avanzamento delle operazioni su Mosul aggiornate all’8 maggio 2017. Credits to: BBC.

Un nuovo presidente in Corea del Sud

È Moon Jae-in il vincitore delle elezioni svoltesi in Corea del Sud dopo lo scandalo e l’impeachment della precedente presidente, Park Geun-hye, arrestata per accuse di corruzione lo scorso marzo. Su posizioni liberaldemocratiche, Moon Jae-in segna la fine della politica conservatrice dei due precedenti governi.

La sua elezione giunge in un momento delicato, al culmine delle tensioni tra Stati Uniti e Corea del Nord e potrebbe anche influenzare la strategia di Trump sul nucleare nordcoreano. Moon intende infatti perseguire un approccio di dialogo con Pyongyang, sostenendo che la rigida politica di sanzioni e minacce non ha prodotto alcun effetto.

Moon non ha nemmeno mancato di criticare come “non democratico” lo schieramento del sistema di difesa anti-missili americano sul suolo sudcoreano, dispiegamento che anche la Cina aveva criticato. Secondo David Straub, ex direttore degli Affari coreani presso il Dipartimento di Stato americano, la presidenza di Moom potrebbe generare “differenze politiche importanti tra gli Stati Uniti e la Corea del Sud”, aggiungendo che queste differenze potrebbero portare “a un notevole aumento di disaffezione verso gli Stati Uniti in Corea del Sud”.

Installazione del sistema di difesa anti-missilistico americano

Installazione del sistema di difesa anti-missilistico americano “THAAD”, a Seongju, in Corea del Sud. Credits to: Lee Jong-hyeon/News1, via Reuters.

La persecuzione LGBT, dalla Cecenia alla Russia

È stato arrestato in Russia e poi rilasciato l’attivista LGBT italiano, Yuri Guaiana, che si era recato a Mosca per consegnare al Procuratore generale russo una petizione che chiedeva un’indagine sulle torture e le detenzioni illegali di persone gay in Cecenia. Altre quattro persone che erano con lui sono state arrestate. Amnesty International ha definito l’accaduto come l’ennesimo tentativo di schiacciare il dissenso in Russia, sebbene lo stesso Putin aveva dichiarato che avrebbe valutato le accuse di torture in Cecenia contro gli omosessuali.

Anche il leader ceceno Ramzan Kadyrov si è detto in passato disposto a collaborare con le autorità russe, rigettando categoricamente non solo le accuse di persecuzione dei gay, ma negando che esistano omosessuali in Cecenia. Avevamo approfondito la situazione cecena in questo articolo.

Nuove minacce di sangue in Sud Sudan

Un ex generale dell’esercito del Sud Sudan ha annunciato la formazione, da lui guidata, di un nuovo movimento ribelle di almeno 30mila combattenti che cercherà di rovesciare il presidente Salva Kiir. Ciò minaccia di aggravare la guerra civile che da tre anni insanguina la nazione più giovane dell’Africa, complicando ulteriormente la vita alla popolazione che già sta combattendo contro una grave carestia. Avevamo approfondito il rischio di un genocidio in Sud Sudan in questo articolo.

Sud sudanesi sventolano la loro bandiera nella capitale Juba, 10 luglio 2011. Credits to: AP/Pete Muller.

Sud sudanesi sventolano la loro bandiera nella capitale Juba, 10 luglio 2011. Credits to: AP/Pete Muller.

Festa della mamma di sangue in Messico

È stata uccisa il 10 maggio, festa della mamma in Messico, Miriam Rodríguez Martínez, la donna che era riuscita con successo a far incarcerare gli assassini di sua figlia, rapita e poi uccisa dal cartello della droga Los Zetas, e a sventare un tentativo di rapimento di suo marito da parte degli stessi. A marzo però uno degli assassini era riuscito a fuggire e da allora la donna aveva cominciato a ricevere minacce di morte. Le hanno sparato nella sua casa a San Fernando, nello Stato di Tamaulipas.

Il Brasile sconfigge Zika

È stata dichiarata conclusa nel Paese l’emergenza iniziata nel 2015 del virus Zika. Trasmesso tramite zanzare tigre, il virus causa grave microcefalia nei feti durante la gravidanza, compromettendo lo sviluppo cerebrale dei bambini. Secondo le autorità brasiliane, il numero di casi tra gennaio e aprile è sceso del 95% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. L’Organizzazione Mondiale della Sanità aveva dichiarato emergenza globale nel 2016. Ne avevamo parlato in questo articolo.

di Samantha Falciatori
Samantha Falciatori
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