La contestata riforma della giustizia in Polonia, l’accordo raggiunto sulla Libia in Francia e il voto sull’Obamacare, tra le notizie più rilevanti della settimana, nel nostro International Weekly brief.


Polonia: una su tre

Nonostante le proteste che hanno accolto la proposta di riforma della giustizia in Polonia, il Capo dello Stato Duda ha optato per la firma di una delle tre leggi presentate dal partito Diritto e Giustizia, e il veto alle due rimanenti. In questo modo, rimangono in sospeso le controverse leggi sulla Corte Suprema e sul Consiglio nazionale della magistratura, ma il Ministro della Giustizia in carica sarà in grado di nominare i capi di ogni tribunale ordinario polacco, minandone la l’indipendenza. Continuano dunque le proteste nel Paese e si inaspriscono ulteriormente i rapporti con l’Unione Europea, che ha più volte ribadito che le recenti riforme intraprese dal governo polacco sono antidemocratiche e in aperto contrasto con i valori europei e lo stato di diritto.

Accordo sulla Libia

Non in Italia, bensì a Parigi, si è tenuto l’incontro tra il Premier della Libia riconosciuto dall’Onu Sarraj e il generale Haftar, comandante dell’esercito nazionale libico. Le due autorità libiche, fino ad oggi in aperto conflitto, sono in cerca di un accordo per la pacificazione del Paese, che subisce una sanguinosa guerra civile sin dalla dalla caduta di Gheddafi. Un accordo preliminare sembra essere stato raggiunto, anche se in molti dubitano della sua riuscita, al di là del clamore mediatico: all’incontro infatti non hanno partecipato le molte milizie autonome esistenti nel paese e in appena due giorni, Haftar in una intervista tv è apparso lontano dalle decisioni prese a Parigi, definendo Serraj un «il sindaco di Tripoli, se non di alcuni quartieri di Tripoli». La dichiarazione congiunta voluta dalle parti – sebbene non firmata – prevederebbe il cessate il fuoco e la celebrazione di elezioni nel marzo 2018.

Sulla crisi migratoria, Macron ha inoltre paventato la possibilità di creare degli hotspot in Libia che valutino le domande di asilo presentate dai migranti, prevenendo che quest’ultimi si imbarchino in viaggi rischiosi e spesso mortali.

Il presidente francese Macron fra il primo ministro libico Sarraj (a sinistra) e il generale Haftar. Credits to: Reuters.

Un pugno di voti: l’Obamacare resta in vigore

Negli Stati Uniti, i Repubblicani hanno raggiunto la maggioranza, con un solo voto, per ricominciare il dibattito e l’iter legislativo volto a riformare l’Obamacare al Senato. Il testo di revoca successivamente proposto dal Presidente Trump è stato però respinto con 55 voti contrari, principalmente per la mancanza di una norma sostitutiva. Non curante della risicata maggioranza di cui il suo partito gode al Senato americano, Trump ha messo a dibattito una riforma minore, denominata appunto Skinny Repeal Bill, anch’essa discussa e definitivamente bocciata venerdì mattina. Ancora una volta determinante il voto negativo del repubblicano McCain, qualche giorno fa elogiato da un tweet di Trump che lo definiva un “American hero”.

Un membro dello staff del Senato porta cartoni di pizza al Campidoglio prima della votazione sulla proposta di legge per cancellare l’Obamacare. Credits to: Chip Somodevilla/Getty Images.

Un pugno di sanzioni

Nella stessa giornata di martedì il Congresso USA ha anche votato sull’imposizione di nuove e maggiori sanzioni a Russia, Iran e Corea del Nord. Il così detto Sanction Bill, approvato dal Senato venerdì e ora nelle mani del Presidente, ha provocato la reazione russa, ma anche dell’Unione Europea, che si è detta preoccupata per il futuro della sua indipendenza energetica e che, per voce della Commissione, non si appiattirà supinamente alle decisioni unilaterali Usa.

Nella Spianata delle moschee

Dopo i violenti scontri avvenuti tra palestinesi e israeliani a seguito delle misure di sicurezza introdotte intorno alla moschea di Al Aqsa, Israele ha annunciato lo smantellamento dei metal detector che circondavano il luogo sacro. La misura vuole mettere fino alle violenze che, estesesi anche alla Giordania, hanno provocato la morte di sette persone (tre israeliani e quattro palestinesi), oltre 200 feriti e portato alla sospensione dei rapporti per i colloqui di pace. Purtroppo, nuovi conflitti sono stati registrati giovedì, dopo che le forze israeliane sono ricorse all’utilizzo di granate stordenti per fermare l’esultanza dei palestinesi, pare anche in risposta al lancio di pietre.

Credenti palestinesi pregano al di fuori della Spianata delle moschee, mentre sono sorvegliati da forze di sicurezza israeliane. Credits to: Ronen Zvulun/Reuters.

Giuramenti indiani

Ram Nath Kovind, esponente del partito nazionalista hindu, ha giurato martedì come 14simo Presidente indiano. Nonostante la Costituzione indiana preveda un ruolo più che altro cerimoniale per il Presidente, lasciando l’esecutivo nelle mani del Primo Ministro e del Governo, la sua immagine può risultare determinante durante gravi crisi politiche. Forse di maggiore valore è il fatto che il Presidente eletto è, per estrazione sociale, un “dalit”, ovvero intoccabile. Anche se il sistema di caste non è riconosciuto costituzionalmente, la società indiana considera ancora i dalit come impuri.

Soldati partecipano alla cerimonia di inaugurazione del nuovo Presidente indiano Ram Nath Kovind presso il palazzo presidenziale a Nuova Delhi. Credits to: Cathal McNaughton/Reuters.

-10

Non si tratta di temperature stagionali, neppure della caduta del PIL. 10 sono i punti percentuali che il neoeletto Presidente Emmanuel Macron avrebbe perso a soli due mesi dall’elezione, dice un sondaggio Ifop. Nonostante il medley dei Daft Punk suonato il 14 luglio, la popolarità dell’inquilino dell’Eliseo è crollata, passando dal 64% dei sondaggi di maggio e giugno a un attuale 54%, il dato più basso registrato in Francia dal 1995, con Jacques Chirac. I motivi? Hanno sicuramente pesato le dimissioni di alcuni ministri, di un’alta carica militare, e i tagli alla spesa pubblica previsti in diversi settori.

Abe-tragic

Così è stato descritto il livello di impopolarità raggiunto, ad altre latitudini, dal Presidente giapponese Abe, a seguito di alcuni scandali che hanno travolto la sua figura. In carica da oltre quattro anni, spesso visto come inattaccabile, la sua rielezione sembra ora improbabile per accuse di favoritismo. A repentaglio pertanto anche la riforma costituzionale proposta dal suo Governo, di cui avevamo parlato in questo articolo.

Asamblea Nacional Constituyente

Tra incessanti proteste, scontri e il bilancio dei morti (oltre 100) che sale ogni giorno, il Venezuela arriva alla votazione indetta da Nicolás Maduro per domenica 30 luglio. La consultazione, prevista dall’articolo 347 della Costituzione nazionale, chiama all’elezione di 545 deputati di ambito territoriale e settoriale, ma è stata fortemente boicottata poichè si teme per la democraticità del paese. Per ottenere un risultato significativo, la Costituente dovrebbe riuscire ad ottenere maggiore affluenza di quella registrata nella consulta popolare del 16 luglio. Dell’opposizione al voto di domenica, che ha promesso di scendere in piazza nonostante il divieto di manifestazioni imposto dal Presidente venezuelano, avevamo parlato in questo articolo.

Molti governanti del Sud America si sono schierati contro la riforma di Maduro, accusando il governo venezuelano di voler portare il paese alla dittatura. Tra gli altri, il Presidente colombiano Juan Manuel Santos, che ha già dichiarato ufficialmente che non riconosce la legittimità del voto di domenica.

Oppositori di Nicolás Maduro scendono in piazza per manifestare contro il suo Governo e commemorare le vittime degli scontri di Caracas, Venezuela. Credits to: REUTERS/Ueslei Marcelino

Air quality plan

A partire dal 2040, sarà vietata la vendita di auto e veicoli a benzina o diesel in Regno Unito. La misura rientra in un piano d’investimenti più amplio e oneroso (è previsto un budget di 3 miliardi di sterline), volto a combattere l’inquinamento atmosferico e a favorire l’utilizzo di tecnologie verdi. La strategia, che sarà dettagliata entro fine mese, prevede lo sviluppo di auto elettriche, il potenziamento dei mezzi di trasporto pubblico e lo stanziamento di fondi per le amministrazioni locali. Misure simili sono state annunciate anche in Francia.

Ankara-Berlino-UE

Continuano le tensioni tra Ankara e Berlino, recentemente rianimate dall’arresto di un attivista tedesco in Turchia e dalle accuse di terrorismo mosse a circa 700 aziende tedesche e poi ritirate. Nonostante Berlino abbia apertamente messo in discussione il processo di adesione della Turchia all’Unione Europea, Mogherini ha ribadito in una conferenza stampa abbastanza tesa che “la Turchia è e resta un paese candidato”.

Pyongyang colpisce ancora

A circa un mese dal primo, riuscito test di missili balistici intercontinentali, la Corea del Nord raddoppia il colpo e lancia un nuovo missile. Il test, avvenuto tra la notte di venerdì e sabato, è stato immeditamente confermato da Stati Uniti, Giappone e Corea del Sud. Ancora una volta, i tre Paesi rimangono allarmati da un missile – dalla gittata stimata di 10mila km potenziali – ha percorso circa mille km prima di affondare in acque giapponesi.

Bebè a la carte

La scoperta fu dello spagnolo Francisco Mojica, puntuale è dunque l’espressione spagnola utilizzata per descrivere come, in un futuro non troppo lontano, ogni coppia sarà forse in grado di scegliere di quali caratteristiche fisiche e non, dotare la propria prole. Tutto ciò sembra già possibile. Un gruppo di ricercatori dell’Università dell’Oregon, Stati Uniti, è infatti riuscito a modificare in modo sicuro il DNA di un elevato numero di embrioni umani. In un articolo precedente avevamo cercato di spiegare la tecnica CRISP di correzione del DNA, la sua rilevanza nel curare malattie genetico-ereditarie e implicazioni etiche.

4 anni fa Padre dall’Oglio veniva rapito in Siria

Il 29 luglio 2013 veniva rapito in Siria Padre Paolo Dall’Oglio. Da Roma a Raqqa passando per Damasco: ecco chi è il gesuita espulso da Assad, rapito dall’ISIS, dimenticato dalla Chiesa e amato dai siriani. A 4 anni dal rapimento in Siria di Padre Paolo Dall’Oglio, riproponiamo questo articolo per ricordare chi fosse, perché si trovava in Siria e perché la sua opera di pace dava fastidio.

Marzia Scopelliti
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