Gli aerei spia russi sopra Washington, le elezioni in Kenya, il tentato golpe in Venezuela e le varie minacce di Trump a diversi dittatori, tra le notizie più rilevanti della settimana, nel nostro International Weekly Brief.

Il tentato golpe in Venezuela e le minacce di Trump

Domenica 6 agosto un gruppo composto da una ventina di uomini armati ha assaltato una base militare nella città di Valencia, a 160km da Caracas. L’assalto è fallito, dieci uomini sono stati arrestati e due sono stati uccisi. Prima dell’assalto è stato pubblicato un video in cui un uomo identificato come “capitano Juan Caguaripano” ha invitato alla rivolta contro la “tirannia assassina di Nicolàs Maduro” e dichiarato la propria fedeltà al parlamento venezuelano (che nelle ultime elezioni è passato nelle mani dell’opposizione anti-chavista).

Il governo ha dichiarato l’atto come “terroristico”. Le opposizioni hanno fatto sapere di non essere sorprese che in ambienti militari si parli di destituire Maduro e hanno denunciato l’uccisione in circostanze poco chiare di un dirigente di Avanzada Progresista, partito di opposizione, nei pressi della base della Brigata 41, quella dove è avvenuta la ribellione. La situazione nel paese continua ad essere critica a causa dell’instaurazione di un’assemblea costituente voluta dal governo, ma dichiarata illegittima dalle opposizioni, che denunciano la volontà di Maduro di costituzionalizzare la dittatura. Il Presidente Usa Donald Trump, rispondendo ad una domanda di un giornalista, ha dichiarato che sul Venezuela non esclude opzioni, parlando esplicitamente di “opzione militare”.

La pericolosa soap opera Trump-Kim

Continuano le minacce verbali e di postura tra Donald Trump e il dittatore nordcoreano Kim Jong-un. Il Consiglio di sicurezza dell’Onu ha inasprito su indicazione dell’ambasciatrice Usa Nikki Haley – e con il rilevante appoggio della Cina – le sanzioni contro Pyongyang, le più dure mai applicate ad un paese. Non sono molte le speranze che questa strategia possa far tornare sui propri passi il governo di Pyongyang sulla questione missilistica; il Washington Post ha inoltre rivelato che la Corea del Nord sarebbe riuscita a miniaturizzare un ordigno atomico, e che quindi la possibilità che questo possa essere installato su missili balistici intercontinentali (ICBM) in grado di colpire gli Stati Uniti sia diventata concreta.

Il Presidente Trump commentando la notizia ha lanciato minacce che non si sentivano uscire da una bocca presidenziale dai tempi della Seconda guerra mondiale: “dovranno affrontare il fuoco e la furia, e sinceramente anche la forza, a un livello che questo mondo non ha mai visto prima”. La risposta alle minacce statunitensi non si è fatta attendere. Il Ministero della difesa nordcoreano ha rivelato l’esistenza di un piano di attacco e di rappresaglia al territorio statunitense di Guam, nell’Oceano Pacifico, dove vivono più di 100mila cittadini Usa e dove è installata una importante base militare del governo.

Il New York Times ha scritto che “i duri commenti di Trump sono andati molto al di là del deciso ma misurato linguaggio in genere preferito dai presidenti americani quando si parla di Corea del Nord” mentre CNN rileva che “Donald Trump ha pronunciato pubblicamente la minaccia più incendiaria fatta da un presidente negli ultimi decenni”. Tra gli analisti di politica internazionale si discute sul fatto che Trump starebbe facendo un grave errore a lanciare minacce così pesanti senza poterle di fatto attuare.

Meno profughi sulle sponde italiane

Secondo gli ultimi dati disponibili, gli arrivi sulle coste italiane e le partenze dalle coste africane di profughi sono in diminuzione. Nell’ultimo mese e mezzo gli arrivi di profughi dal Mar Mediterraneo è passato dai 23 mila registrati nel luglio 2016 agli 11 mila registrati nel 2017. Un calo che sembra stia diventando strutturale (-3,4%) rispetto all’anno scorso e agli anni precedenti. I motivi sono diversi e non basta indicare il Codice Minniti – che regola le operazioni delle Ong – come motivo principale del calo.

Secondo lo stesso Minniti e alcuni osservatori, il calo di arrivi – e quindi di partenze – di queste ultime settimane è dovuto ad una concomitanza di fattori, su cui il Governo italiano stava operando da tempo: la Guardia costiera libica – che fino a qualche mese fa era sospettata di assecondare gli scafisti – sta effettuando con successo controlli sulla costa libica, grazie al supporto logistico italiano; inoltre, sembrano finalmente fruttare gli accordi presi con i paesi di confine del Sahel da cui i profughi partono per il loro lungo e pericoloso viaggio per raggiungere l’Europa. Tra questi, gli accordi presi con il Niger, con la Nigeria e il Sudan, oltre ai frequenti contatti del Ministro Minniti con i sindaci e le tribù del Fezzan libico.

Diversamente, secondo l’Organizzazione mondiale per le migrazioni, la Spagna sta subendo una pressione migratoria in aumento: negli ultimi 7 mesi gli arrivi in territorio spagnolo sono triplicati, anche se parliamo di numeri completamente diversi rispetto a quelli italiani (8.500 persone sbarcate dall’inizio dell’anno in Spagna contro le quasi 97mila sbarcate in Italia nello stesso periodo).

Elezioni e sangue in Kenya

L’8 agosto si sono tenute in Kenya le elezioni presidenziali. Il presidente uscente Uhuru Kenyatta ha battuto lo storico sfidante Raila Odinga con il 54% dei voti e un’affluenza del 78%. Per Odinga è la terza sconfitta consecutiva nelle elezioni presidenziali e come già più volte in passato, il leader dell’opposizione non ha accettato i risultati, scatenando proteste di piazza e disordini che hanno portato alla morte e al ferimento di diversi manifestanti e ad incendi in alcune città del paese. Secondo gli osservatori internazionali che hanno monitorato il voto, le elezioni si sono però tenute in modo regolare.

Il lento ritorno alla vita, a Mosul, in Iraq

Mentre Mosul ovest rimane completamente militarizzata per le operazioni di messa in sicurezza, di sminamento e bonifica, in altre parti della città le persone stanno lentamente tornando a quel che rimane delle loro case e delle loro attività, nonostante il pericolo di Isis rimanga una costante e gli approvvigionamenti di gas e acqua siano complicati. Un reportage di Business Insider racconta il ritorno a Mosul dei suoi cittadini.

Membri della comunità Yazida ritornano alle proprie attività a Bashiqa,nei pressi di Mosul / Reuters

Cosa offre l’Unione Europea ai cittadini britannici per il dopo Brexit

I diritti dei cittadini europei residenti in Gran Bretagna e quelli dei cittadini inglesi residenti nell’Unione Europea è uno dei principali temi su cui si sta dibattendo nelle negoziazioni per la Brexit. L’Ue propone che i cittadini con passaporto inglese possano continuare a risiedere liberamente solo nel paese in cui sono stabiliti, limitando quindi la libertà di circolazione agli altri paesi europei. Il prossimo round di colloqui si terrà a fine agosto.

Ostaggi rilasciati in Afghanistan

Martedì 7 agosto i talebani afghani hanno rilasciato 235 persone che erano tenute in ostaggio da settimana scorsa a seguito di un attacco nel nord del paese che aveva causato la morte di 50 persone, tra cui civili, donne e bambini. La ricostruzione dei fatti non è chiara, ma BBC sostiene che all’attacco potrebbe aver collaborato anche Isis. Sarebbe una notizia, visto che in Afghanistan Isis e talebani si combattono duramente. I portavoce dei talebani hanno smentito il loro coinvolgimento nell’attacco.

Il declino del dollaro

Secondo il New York Times il dollaro statunitense starebbe perdendo il suo status pluridecennale di “bene rifugio” per eccellenza dopo l’oro. Dall’inizio dell’anno la moneta Usa ha perso l’8% del suo valore rispetto alle principale monete concorrenti. I motivi sono vari e complessi, ma viene riconosciuto come principale l’incertezza politica causata dalla Presidenza Trump: storicamente infatti il dollaro ha sempre riflettuto la credibilità e la prevedibilità della politica estera americana nel mondo. “C’è sempre il rischio che alle 3 del mattino Trump pubblichi un tweet che potrebbe colpire il dollaro” ha commentato tra il serio e il faceto Jeremy Cook, capo economista di World First.

La lezione dal fronte russo

Consigliamo la lettura di questo report di Defence One in cui si spiega come l’invasione russa dell’Ucraina non solo abbia cambiato radicalmente le prospettive ed il futuro dell’intera Europa orientale, ma abbia anche ridefinito le strategie e le tattiche della guerra moderna e delle sue tecnologie. Le fredde pianure del Donbass sono un laboratorio sperimentale dove i principale attori militari stanno imparando e attuando tecniche di guerra che vedremo sui campi di battaglia di tutto il mondo.

L’aereo spia russo che volava su Capitol Hill

La stampa americana nei giorni scorsi si è parecchio preoccupata quando ha scoperto che nei cieli americani stava volando a relativa bassa quota un Tupolev Tu-154 dell’Areonautica russa, un aereo spia che ha sorvolato il Pentagono, la Casa Bianca e la sede della Cia, in Virginia. Tutto regolare in realtà: questi voli sono reciprocamente permessi da un trattato firmato da 34 paesi (tra cui Russia e Stati Uniti, appunto) chiamato Open Skies. Il trattato ha l’obiettivo di aumentare la fiducia reciproca e permettere il controllo di altri trattati sugli armamenti dei paesi firmatari: ogni volo è monitorato e riceve il permesso del paese “spiato”.

Un Tupolev Tu-154 – credits: Getty Images

Che fine aveva fatto Bassel Khartabil

Siriano-palestinese, famoso per essere stato tra i più attivi contributor di progetti a libera distribuzione come Creative Commons, Wikipedia e Firefox, oltre che attivista per i diritti legati all’utilizzo di internet e delle nuove tecnologie, Bassel Khartabil era stato arrestato in Siria nel 2012 dal regime di Bashar al-Assad, e da allora non si avevano più sue notizie certe. Global Voice – aggregatore di citizen journalism con cui Khartabil collaborava – è entrato in possesso di informazioni che confermano la messa a morte nel 2015 di Khartabil in una prigione militare siriana. Foreign Policy lo aveva inserito nella lista “Top 100 Global Thinkers of 2012“.

Lorenzo Carota
Leave a reply

Lascia un commento