La scia di attentati in Somalia, Afghanistan e Stati Uniti, i colloqui sulla Siria ad Astana, l’“esilio” di Puigdemont in Belgio, le riforme in Arabia Saudita e molto altro tra le notizie più rilevanti della settimana.

Scia di sangue

Dopo la serie di attentati in Somalia a opera del gruppo estremista Al-Shabab – l’ultimo dei quali il 29 ottobre con l’assedio a un hotel di Mogadiscio, costato la vita a 23 persone – e dopo la serie di attentati in Afghanistan che hanno ucciso decine di civili e poliziotti in pochi giorni, ad essere colpita torna ad essere New York, con il più grave attentato dall’11 settembre.

Sayfullo Saipov, un uzbeko legalmente residente negli Stati Uniti dal 2010, ha lanciato sulla gente un furgoncino a un isolato da Ground Zero, scontrandosi con uno scuola bus e imboccando una pista ciclabile. 8 i morti e almeno 12 i feriti. L’uomo, catturato, ha dichiarato la sua affiliazione all’ISIS.

Il veicolo dell'attentato di New York, 1/11/2017. Credits to: The Telegraph.

Il veicolo dell’attentato di New York, 1/11/2017. Credits to: The Telegraph.

Siria, nuovi colloqui ad Astana…

Si è tenuto ad Astana (Kazakistan) il settimo round di colloqui sulla Siria. Nella dichiarazione ufficiale (qui il testo), Russia, Iran e Turchia non hanno raggiunto risultati concreti, se non il rinnovo “dell’impegno nella lotta al terrorismo”, che dovrebbe svilupparsi parallelamente al processo politico di Ginevra e alla creazione di fiducia tra le parti in conflitto, anche attraverso l’accesso ad aiuti umanitari e al rilascio dei prigionieri, nodi cruciali finora irrisolti e, anzi, lontani da un’effettiva attuazione. L’assedio sulla Ghouta orientale (Damasco), un’area in mano ai ribelli – tra cui la fazione islamista Jaish al Islam – assediata dal 2012, è infatti peggiorato nelle ultime settimane. Proprio durante i colloqui, colpi di artiglieria governativa hanno ucciso una decina di persone, tra cui 5 bambini, nei pressi di una scuola. La crisi umanitaria è così drammatica che molti bambini stanno morendo di fame e stenti.

I membri delle delegazioni che hanno partecipato ai colloqui sulla Siria ad Astana, in Kazakistan, 31 ottobre 2017. Credits to: Reuters.

I membri delle delegazioni che hanno partecipato ai colloqui sulla Siria ad Astana, in Kazakistan, 31 ottobre 2017. Credits to: Reuters.

Il risultato più significativo dei colloqui è stata la proposta russa di ospitare a Sochi il 18 novembre un “Congresso Siriano sul Dialogo Nazionale”, per riscrivere la Costituzione siriana. Mosca ha invitato 33 gruppi e partiti, compresa l’amministrazione curda del Rojava, che ha accolto l’invito con favore. L’opposizione siriana ha invece rigettato la proposta, rifiutando trattative politiche con il regime al di fuori del preposto processo di Ginevra sotto l’egida dell’ONU.

… e nuove sconfitte dell’ISIS

Nel frattempo, si sono registrati importanti sviluppi militari contro l’ISIS: in Siria, le truppe del fronte governativo hanno ripreso il pieno controllo della città petrolifera di Deir ez Zor, l’ultima grande città siriana in mano all’ISIS, mentre in Iraq le forze pro-governative hanno ripreso l’ultimo valico di frontiera con la Siria nella valle dell’Eufrate, che consente l’accesso alla vicina città di al-Qaim, l’ultimo bastione iracheno dell’ISIS.

La Coalizione internazionale ha dichiarato che ISIS ha ora poche migliaia di combattenti, asserragliati in due località lungo il confine, cioè al-Qaim sul lato iracheno e Albu Kamal su quello siriano.

“Presidente in esilio”

Così si è definito sul web il Presidente catalano Puigdemont, riparato in Belgio poco prima che la Procura di Madrid lo incriminasse ufficialmente per ribellione e sedizione. Puigdemont ha dichiarato da Bruxelles di non essere fuggito all’arresto ma di essersi recato nel cuore dell’Unione per sottoporre alle istituzioni europee la questione catalana. Il viaggio però, frettoloso e in gran segreto, è stato interpretato come una fuga vera e propria, ed ha scatenato rabbia, indignazione e dileggio tra indipendentisti e unionisti – che lo accusano di tradimento e vigliaccheria – ma anche l’imbarazzo del governo belga.

Puigdemont parla in conferenza stampa da Bruxelles, 31/10/2017. Credits to: CEDIDA.

Puigdemont parla in conferenza stampa da Bruxelles, 31/10/2017. Credits to: CEDIDA.

Dopo non essersi presentato all’interrogatorio di giovedì presso la Procura di Madrid, dove era stato convocato insieme a 13 deputati, Puigdemont è stato colpito da un mandato di arresto europeo, cui seguirà la richiesta di estradizione dal Belgio alla Spagna.

Visita a sorpresa

La leader del Myanmar, Aung San Suu Kyi, si è recata per la prima volta nello Stato settentrionale di Rakhine, l’area teatro degli scontri e delle atrocità contro la minoranza musulmana di Rohingya, definita dall’ONU una vera e propria pulizia etnica. Accompagnata da circa 20 persone – compresi soldati, poliziotti e funzionari statali – su due elicotteri militari, Aung San Suu Kyi ha incontrato gli ultimi e pochi residenti Rohingya rimasti. Circa 600mila persone infatti sono fuggite in Bangladesh nelle ultime settimane, per salvarsi da omicidi, stupri, roghi e massacri, compiuti dalle forze di sicurezza del Myanmar.

Secondo un testimone, Aung San Suu Kyi avrebbe detto solo tre cose alla gente: che “dovrebbero vivere pacificamente, che il governo è lì per aiutarli e che non dovrebbero litigare tra loro”.

Aung San Suu Kyi arriva dalla città di Maungdaw all'aeroporto di Sittwe, nello Stato di Rakhine, durante la sua visita a sorpresa nella regione. Credits to: Nyunt Win/EPA.

Aung San Suu Kyi arriva dalla città di Maungdaw all’aeroporto di Sittwe, nello Stato di Rakhine, durante la sua visita a sorpresa nella regione. Credits to: Nyunt Win/EPA.

Riforme in Arabia Saudita

L’Arabia Saudita permetterà per la prima volta alle donne di partecipare agli eventi sportivi negli stadi di Riyadh, Jeddah e Dammam, a partire dall’anno prossimo. È l’ultimo di una serie di provvedimenti voluti dal principe Salman per dare maggiore libertà alle donne, per modernizzare la società saudita e stimolare l’economia.

Questo provvedimento si aggiunge alla recente e storica abrogazione del divieto alle donne di guidare e al decreto per l’istituzione a Medina di un Consiglio, composto da eminenti studiosi provenienti dal mondo musulmano, che dovrà proporre delle riletture degli Hadith (gli insegnamenti del Profeta), con l’obiettivo di eradicare dall’insegnamento religioso interpretazioni erronee e radicali, troppo spesso usate per giustificare crimini e attentati. Si tratta di misure senza precedenti che hanno già portato alle proteste delle autorità religiose saudite.

Credits to: Faisal Al Nasser/Reuters.

Credits to: Faisal Al Nasser/Reuters.

Prove di forza prima del viaggio di Trump

Due cacciabombardieri USA, caccia sudcoreani e giapponesi, hanno condotto delle esercitazioni sui cieli della Corea del Sud, acuendo le tensioni con la Corea del Nord a pochi giorni dalla visita del presidente Trump in Asia. La TV di Stato nordcoreana ha infatti tuonato: “I fatti dimostrano chiaramente che sono i gangster imperialisti americani ad aggravare la situazione della penisola coreana cercando di scatenare una guerra nucleare“.

Quasi contemporaneamente la Cina ha effettuato un’esercitazione che aveva l’apparenza di simulare un attacco all’isola americana di Guam, nell’Oceano Pacifico.

Trump arriverà in Asia domenica, iniziando in Giappone il suo primo viaggio nella regione da Presidente, prima di dirigersi in Corea del Sud, Cina, Vietnam e Filippine, nel tentativo di trovare una linea comune per fermare il programma nucleare di Pyongyang.

Audacia e repressione in Eritrea

Ad Asmara, capitale dell’Eritrea, un gruppo di studenti della scuola Diae Al Islam, una delle migliori scuole private della città, ha allestito una protesta contro il governo per contestare l’arresto del Direttore dell’istituto e altri membri del consiglio della scuola, colpevoli di aver resistito ai tentativi governativi di assumere il controllo della scuola. Le forze di sicurezza eritree hanno aperto il fuoco, uccidendo 28 studenti, ferendone un centinaio e arrestandone decine. Si è trattato di una rarissima protesta pubblica in una delle più feroci dittature africane.

Il ministro dell’informazione eritrea, Yemane Meskel, ha minimizzato l’accaduto e negato le uccisioni, scrivendo su Twitter che “la piccola dimostrazione in una scuola in Asmara è stata dispersa senza alcuna vittima“. Quello che segue è il video pubblicato online da un testimone che mostrerebbe la protesta dispersa a colpi d’arma da fuoco.

100 anni dopo

Sono passati 100 anni da quel 2 novembre 1917, quando con la Dichiarazione di Balfour la Gran Bretagna approvò l’istituzione di una patria ebraica in Medio Oriente, innescando un processo che culminò con la creazione di Israele e, con essa, l’inizio di uno dei conflitti più longevi e complicati del mondo. Le commemorazioni hanno suscitato da un lato (quello israeliano) festeggiamenti e dell’altro (quello palestinese) rabbia e proteste.

Secondo Ian Black, accademico alla London School of Economics, “il motivo per cui l’evento suscita tanta attenzione è perché il conflitto che ha scatenato è ancora molto attuale e c’è un senso, in particolare dal lato palestinese, di continua ingiustizia“. La contestata dichiarazione è infatti alla base del conflitto israelo-palestinese che, dopo anni di guerre, attentati, diplomazia internazionale, espropriazione di terre palestinesi, di muri e insediamenti israeliani illegali, rimane irrisolto.

Muro di separazione che divide il campo di rifugiati palestinesi Shuafat a destra e l'insediamento israeliano Pisgat Ze'ev a sinistra, 26 gennaio 2012. Credits to: UPI/Debbie Hill.

Muro di separazione che divide il campo di rifugiati palestinesi Shuafat a destra e l’insediamento israeliano Pisgat Ze’ev a sinistra, 26 gennaio 2012. Credits to: UPI/Debbie Hill.

Quasi al punto di non ritorno

La concentrazione di anidride carbonica nell’atmosfera è aumentata drasticamente nel 2016, raggiungendo livelli mai registrati: lo denuncia un nuovo rapporto dell’ONU. Tale concentrazione sta aumentando 100 volte più velocemente di quella avuta alla fine dell’ultima era glaciale, a causa della crescita della popolazione, dell’agricoltura intensiva, della deforestazione e dell’industrializzazione.

Il rapporto e gli scienziati chiedono con urgenza alle nazioni di concordare riduzioni delle emissioni più drastiche ai prossimi negoziati sul clima, da tenersi a Bonn nella prima metà di novembre, perché se non si agisce oggi, domani potrebbe essere troppo tardi. Per approfondire, avevamo spiegato l’accordo di Parigi sul clima qui e la Geopolitica del cambiamento climatico qui.

di Samantha Falciatori
Samantha Falciatori
Leave a reply

Lascia un commento