L’ascesa al potere in Arabia Saudita del principe Salman, i Paradise Papers, il viaggio in Asia di Trump e molto altro tra le notizie più rilevanti della settimana, nel nostro International Weekly Brief.

Penisola araba al centro

Prosegue l’ascesa al potere in Arabia Saudita del principe ereditario Mohamed bin Salman (MbS), che dopo aver promosso una speciale “commissione anti-corruzione”, il 5 novembre ha rimosso dagli incarichi il Capo della Guardia Nazionale, il potente Mutaib bin Abdullah, il Comandante della Marina e il Ministro dell’economia del paese, Adel Fakeih, tutte personalità ostili alla sua leadership. Subito dopo sono stati arrestati con l’accusa di corruzione quattro ministri, undici principi di casa Saud e decine di alti ufficiali militari e politici di professione, in quella che a tutti gli effetti pare una resa dei conti interna, che qualora dovesse andare a buon fine, garantirebbe al prossimo re ampi margini di manovra internazionale, anche per via dell’arretramento strategico nella regione degli Stati Uniti, decisi a far affari più che politica estera, e che sembrano comunque appoggiare MbS.

Le riforme economiche e sociali, che il trentaduenne propone, sono sì volte alla modernizzazione del Paese, ma oltre ad essere lontane dalla loro piena applicazione, sono imposte dall’alto e non sembrano essere state negoziate con la dinastia regnante, il clero conservatore e i capi tribali. Non è detto che il principe riesca contestualmente a trasformare il modello socio-economico e affermare l’egemonia regionale. Certo è che la politica del regno si è fatta maggiormente aggressiva dallo Yemen, alla Siria, dall’Iraq al Libano.

Nelle ore immediatamente precedenti al blitz anti- corruzione, Saad Hariri, il premier libanese ha annunciato le sue dimissioni (con tutta probabilità imposte) da un albergo di Riyad. Le stesse sono state motivate dal timore di essere ucciso (un destino che toccò al padre nel 2005) e dall’impossibilità di governare a causa dell’ingerenza dell’Iran negli affari interni libanesi attraverso Hezbollah, uno “stato dentro lo stato.” Tuttavia denunciare l’interferenza di Tehran significa far saltare il compromesso politico che aveva portato Hariri al potere, che prevedeva la partecipazione al governo proprio di Hezbollah. La crisi è geopolitica. La Siria è ormai nell’orbita iraniana e l’Arabia Saudita vuole impedire che accada lo stesso con il Libano. Secondo il leader di Hezbollah Hariri è un ostaggio politico dei sauditi, mentre il Presidente libanese ha richiamato all’unità nazionale e ha chiesto il rientro di Hariri. Nel tentativo di “smorzare le tensioni”, il presidente francese Macron si è recato in visita a Riyad, ribadendo l’assoluto sostegno alla sovranità delle istituzioni libanesi.

Vittoria?

Giovedì 9 novembre il Ministero della Difesa siriano ha annunciato che le truppe del fronte governativo hanno ripreso il controllo di Abu Kamal, ultimo centro urbano siriano, sul confine iracheno, ancora in mano a ISIS. I comandanti hanno dichiarato che la riconquista di Abu Kamal attesta la “fine del progetto terroristico di Daesh [ISIS] nella regione.” Secondo una notizia diffusa da Hezbollah il leader dell’ISIS Abu Bakr al-Baghdadi venerdì 10 novembre si sarebbe trovato proprio nella città siriana di Albu Kamal oggetto delle operazioni condotte dal regime governativo e dai suoi alleati, per riprenderne il controllo.

Già riabilitata?

La Siria aderirà all’accordo di Parigi sul Clima raggiunto nel 2015 e che impegna 197 paesi del mondo eccetto uno: gli Stati Uniti.

Speranza

Il 28 ottobre nella città di Mare’a, a nord di Aleppo, ha aperto il “Centro siriano contro l’ideologia estremista,” un luogo dove le persone esposte all’indottrinamento del sedicente “stato islamico” potranno essere rieducate, oltre che seguite psicologicamente, in classi quotidiane previste per un periodo di tre mesi. Anche lo sport rientrerà nel programma di riabilitazione. All’inaugurazione erano presenti i comandanti dell’Esercito Libero Siriano (FSA), attivisti, amministratori locali e i docenti, che il 29 hanno accolto i primi studenti.

Europa divisa

Invitato dall’Università di Salamanca in Spagna a ritirare una laurea ad honoris causa, il Presidente della Commissione Europea Jean-Claude Juncker si è espresso chiaramente: “No al separatismo (..) Il nazionalismo avvelena il progetto europeo e impedisce di lavorare insieme”. Alla cerimonia era presente anche il Primo ministro Mariano Rajoy. Con tutta probabilità i partiti indipendentisti si presenteranno alle elezioni regionali previste per il 21 dicembre con piattaforme programmatiche diverse.

Puigdemont dal Belgio auspica di riuscire a presentare una lista comune, ma secondo diversi analisti al Partito Repubblicano di sinistra (ERC) non converrebbe allearsi con la formazione dell’ex Presidente catalano. Mercoledì 8 novembre indipendentisti catalani hanno bloccato autostrade e stazioni ferroviarie durante uno sciopero regionale indetto per protestare contro l’incarcerazione di 8 membri del deposto parlamento catalano (quelli che non hanno riparato in Belgio). Sabato 11 sono state centinaia di migliaia le persone che hanno sfilato per le strade di Barcellona.

Barcellona, Sabato 11 Novembre Credits to: David Ramos/Getty Images

Una commissione d’inchiesta voluta dal Parlamento britannico può dimostrare per la prima volta che la Russia ha cercato di influenzare attraverso i social media l’esito del referendum sulla Brexit. Wired ha avuto accesso a dati risalenti al 2016 che rivelano l’esistenza di un network coordinato di account Twitter russi impegnati a diffondere odio in rete nel tentativo di polarizzare la politica britannica e europea.

Nel frattempo sembra essere stata decisa una data per l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione: venerdì 29 marzo 2019 alle ore 23.00. La proposta di legge passata in prima lettura alla Camera dei Comuni, ora è soggetta a emendamenti e attesta come il governo May faccia sul serio nonostante il processo sia ancora reversibile come dichiarato dall’autore dell’articolo 50 del Trattato di Lisbona.

Paradise Papers

Sono stati resi noti oltre 13 milioni di documenti finanziari sui paradisi fiscali off shore, che oltre a coinvolgere personalità di spicco – politici e non solo – riportano a galla i presunti legami tra l’Amministrazione Trump e la Russia a soli 7 giorni dalle prime incriminazioni nell’ambito del Russiagate, l’indagine americana sui rapporti tra Trump e il Cremlino.

I documenti, condivisi dall’International Consortium of Investigative Journalists (ICIJ) svelano pratiche diffuse tra le élite globali per evitare di pagare le tasse sulle proprie ricchezze. I nomi della regina Elisabetta II; di Bono Vox, e Wilbur L. Ross (Ministro del commercio americano), di Gary D. Cohn, (capo dei consulenti economici della Casa Bianca) e Stephen Bronfman, (consigliere e fundraiser del primo ministro canadese Justin Trudeau) sono citati nei file pubblicati. Così come Apple, che non ha smesso di eludere il proprio carico fiscale. 

Paradise Papers: Secrets of the global elite

Today we release the Paradise Papers. Our network of more than 380 journalists have spent 12 months sifting through more than 13.4 million documents. Here's what they found: http://icij.org/investigations/paradisepapers #ParadisePapers

Pubblicato da The International Consortium of Investigative Journalists su Domenica 5 novembre 2017

Asia tour

Il Presidente americano Donald Trump si trova in Asia per un lungo e delicato viaggio istituzionale. Dopo una breve tappa alle Hawaii è atterrato nella base statunitense di Yokota in Giappone domenica 5 novembre, per poi spostarsi martedì 7 in Corea del Sud, mercoledì 8 in Cina, venerdì 10 in Vietnam e domenica 12 nelle Filippine dove presenzierà al Summit del sud est asiatico (EAS) previsto per martedì 14 a Manila.

I Giapponesi hanno preparato per il tycoon un programma che lo distragga dal tentativo di ridurre il deficit commerciale tra i due paesi attraverso un Free Trade Agreement: una partita a golf con il Premier Abe e il campione mondiale Hideki Matsuyama e un siparietto comico. Nel corso della conferenza stampa congiunta di lunedì, Trump ha invitato il Giappone a difendersi dalla minaccia nucleare nordcoreana comprando miliardi di dollari di capabilities americane, lasciando intendere come nella sua politica estera esista un filo diretto tra commercio e sicurezza. Il Giappone ha annunciato nuove sanzioni per la Corea del Nord, che negli ultimi mesi ha lanciato due volte missili balistici a lungo raggio sopra il territorio nipponico.

Mr. Trump e Mr. Abe danno da mangiare a delle carpe a Akasaka. Credits to: Doug Mills/The New York Times

Arrivato a Seul martedì 7 novembre il Presidente statunitense Donald Trump ha dichiarato che la Corea del Sud è pronta a spendere miliardi di dollari in armamenti per difendersi dalla minaccia nucleare nordcoreana: “whether it’s planes, whether it’s missiles, no matter what it is”. Oltre alla compravendita i due alleati hanno convenuto che sia arrivato il momento di rimuovere il limite di peso (500 kg) posto alle testate balistiche in dotazione alla Corea del Sud, che vuole essere militarmente pronta a rispondere a eventuali attacchi del Nord.

Spostatosi a Pechino Donald Trump è stato accolto da Xi Jinping con cui sembra essere andato d’amore e d’accordo. I due oltre ad aver siglato accordi commerciali del valore di 250 miliardi di dollari, confidano di poter trovare una soluzione alla questione nucleare posta dalla Corea del Nord.

Il Presidente americano e quello cinese arrivano nella città proibita per assistere a una performance. Pechino 8 Novembre. Credits to: Andrew Harnik/AP

In Vietnam Trump ha preso parte al summit della Cooperazione Economica Asiatico-Pacifica (APEC) dove si è incontrato brevemente con Putin; nessun bilaterale, una stretta di mano e una dichiarazione congiunta rilasciata nella giornata di sabato 11 novembre dal Cremlino sulla necessità di una risoluzione politica più che militare del conflitto in Siria.

Tutti a Danang

In Vietnam, ai margini del forum dell’APEC, si stanno tenendo nuovi negoziati per il Partenariato Trans-Pacifico (TPP), un patto commerciale di regolamentazione e investimenti regionali che è stato rigettato a gennaio dagli Stati Uniti. Trump infatti sta cercando di rinegoziare il NAFTA, l’Accordo nordamericano per il libero scambio, per dare priorità agli “interessi nazionali”. Al tavolo delle negoziazioni siedono Australia, Brunei, Cile, Giappone, Malesia, Messico, Nuova Zelanda, Perù, Singapore, Vietnam e Canada.

Davide e Golia

Il colosso americano di biotecnologie agrarie Monsanto avrebbe chiesto a una corte californiana di ignorare la letteratura scientifica, che attesterebbe gli effetti dannosi per la salute del glifosfato, componente fondamentale del diserbante prodotto dalla multinazionale. Spetta ora al giudice Vince Chhabria decidere se le accuse inoltrate da un gruppo di agricoltori (che ritengono l’erbicida noto come Roundup cancerogeno) meritino di arrivare a processo.

La pronuncia interessa anche l’UE. Il 9 novembre a Bruxelles si voterà su una proposta della Commissione volta a rinnovare di 5 anni la licenza per l’utilizzo del glifosfato. Mentre la Francia propone un’eliminazione graduale della sostanza, la Germania è intenzionata a estendere per tre anni la concessione. La comunità scientifica è spaccata circa l’esistenza o meno di un collegamento tra il glifosfato e lo sviluppo di patologie cancerogene.

Pronti a fare le valigie

Con un provvedimento voluto dall’Amministrazione Trump, dal gennaio 2019 non sarà rinnovato lo Status Protetto Temporaneo (TPS) accordato ai cittadini del Nicaragua nel 1999, dopo che l’uragano Mitch aveva devastato l’America centrale. Da allora il programma di protezione era stato ripetutamente esteso, divenendo di fatto permanente. La decisione interesserà 2.550 nicaraguensi che vivono negli Stati Uniti da anni, e che qualora non riuscissero a regolarizzare la loro posizione, saranno costretti a lasciare il paese.

Triste primato

Sono migliaia le scuole chiuse in settimana dalle autorità nel nord dell’India e in alcune aree del vicino Pakistan, a causa del perdurare di una coltre di smog che minaccia la salute pubblica. A provocare questo inquinamento eccezionale dell’aria, venti deboli oltre all’annuale bruciatura di residui di coltura rimasti sul terreno dopo la mietitura. Per il secondo anno di fila Delhi si conferma la capitale dove si respira l’aria peggiore al mondo.

Nuova Delhi, 7 novembre 2017 Credits to: DOMINIQUE FAGET/AFP/Getty Images

Potenzialmente rivoluzionario

Plenty, una giovane startup della Silicon Valley, è pronta a costruire giardini verticali destinati alla produzione agricola appena fuori da ogni grande città del mondo. Il primo sarà pronto entro l’anno a Kent, Seattle. 100mila metri quadri di verde che produrrà in un anno tonnellate di verdura.

I benefici dell’agricoltura verticale sono noti: indoor si possono controllare le temperature, si può ridurre l’uso di pesticidi e sprecare meno acqua. Inoltre si può produrre di più a fronte di un occupazione ridotta dello spazio.

Eliza Ungaro
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