L’incontro programmato e poi smentito tra Donald Trump e Kim Jong-un, il fallimento delle trattative sulla brexit, la firma del trattato commerciale del Pacifico TPP, l’avvelenamento dell’ex spia russa in Inghilterra, tra le notizie più rilevanti dal mondo, nel nostro International weekly brief.

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La Corea del Nord ha invitato a Pyongyang una delegazione della Corea del Sud ed ha comunicato di essere pronta a trattare con gli Stati Uniti per abbandonare il programma nucleare e sospendere i test missilistici. Ci sarà un summit a fine aprile nella zona demilitarizzata tra i due governi.

Il Washington Post scrive che l’approccio minaccioso di Donald Trump sta ottenendo risultati, mentre il Financial Times si chiede se la pace definitiva non sia una falsa speranza. Intanto a maggio Kim Jong-un e Donald Trump potrebbero incontrarsi su invito del dittatore nordcoreano, che ha chiesto ai sudcoreani di fare da tramite, ma serviranno “azioni concrete” sul dialogo prima di definire l’incontro, ha ritrattato la Casa Bianca.

L’eventuale incontro avrebbe portata storica, visto che sarebbe il primo in assoluto tra un presidente degli Stati Uniti e il vertice del regime di Pyongyang. Il New York Times riporta le reazioni in patria della notizia: il consigliere per la politica estera asiatica di George W. Bush e quello di Barack Obama hanno detto che probabilmente Pyongyang sta cercando un modo per svincolarsi dalle sanzioni, e il solo fatto di sedersi al tavolo delle trattative con Trump potrebbe dare al regime ulteriore forza.

Sviluppi siriani

La massiccia offensiva governativa sulla Ghouta orientale sta consumando un bagno di sangue di civili: secondo l’Onu sarebbero almeno 1 migliaio i bambini rimasti uccisi dall’inizio del 2018. Un convoglio di aiuti umanitari formato da 40 camion dell’Onu ha poi dovuto abbandonare l’area dopo appena poche ore di sosta per via dei bombardamenti. Gli operatori e i soccorritori presenti nell’area hanno denunciato l’ennesimo utilizzo di bombe al cloro da parte del regime sulla popolazione civile.


Il Ministero della difesa russo ha dichiarato che un proprio aereo militare (Antonov-26) si è schiantato nei pressi della base di Khmeimim (Latakia, Siria) per un guasto tecnico. Tutti e 32 membri dell’equipaggio sarebbero morti.

Prosegue anche l’intervento turco su Afrin, che ha portato Ankara a conquistare la zona di confine riconnettendo Azaz alla provincia di Idlib. Ma ci sono anche altre novità dai campi di battaglia.

Due delle più grandi fazioni islamiche ribelli (Ahrar al-Sham e Nour al-Din al-Zenki), si sono unite in una coalizione chiamata Jabhat Tahrir Souria (JTS, “Fronte di Liberazione Siriano”) hanno avviato un’offensiva contro HTS (gruppi comprendenti ex Nusra), sottraendo al loro controllo molte città.

La prima a finire è stata Maarat al-Nu’man, una delle più popolose città ribelli con 80.000 civili stimati che nel giugno 2017 era caduta in mano ad HTS dopo che questi avevano sconfitto le fazioni dei ribelli moderati dell’FSA. In pochi giorni HTS ha perso decine di città e villaggi a ovest di Aleppo e nella parte centrale di Idlib. Nel nostro Siria Report trovate un approfondimento.

Mappa militare dello scontro tra HTS e JTS con gli utimi avanzamenti dei primi, aggiornata al 3/03/2018 – credits: Peter Bucci (@Peter_Bucci).

Torna l’imperatore

L’assemblea plenaria annuale del Partito comunista cinese ha deciso che verrà rimosso il limite di mandati presidenziali, come richiesto dal presidente Xi Jinping, che ora potrà continuare a presiedere lo scranno più alto della Repbblica popolare “assicurando stabilità”. L’Europa, scrive il New York Times, vedeva in Jinping un possibile alleato per contenere le politiche di Trump, ma questa decisione potrebbe rappresentare un problema.

Nel frattempo il governo cinese si è posto l’obiettivo di crescita del 6,5% per il 2018, ed ha risposto alle iniziative protezionistiche di Trump affermando che non c’è la volontà di scatenare una guerra commerciale, anche se Pechino si riserva la possibilità di attuare contromisure.

Xi Jinping durante una parata a Pechino – credits: Dale De La Rey / Afp – Getty Images

Guerra commerciale, atto I

Trump conferma la linea dei dazi commerciali su acciaio (25%) e alluminio (10%), che entreranno a vigore verso fine marzo, escludendo temporaneamente il Messico e il Canada, con cui si stanno definendo meglio i contorni dell’accordo commerciale Nafta. Intanto l’Europa sta concordando le contromisure da adottare per rispondere a Washington, che a sua volta sta pensando di espandere i poteri del governo sul blocco di investimenti cinesi in patria. Politico ha ottenuto una lista non-ufficiale di prodotti Usa che sarebbero colpiti dai dazi europei.

La rivista Foreign Affairs parla di guerra commerciale giocata sulla povertà e sul rischio di crollo del sistema commerciale internazionale (stessa opinione del Financial Times, che parla apertamente di violazione delle regole del Wto) mentre il principale Consigliere economico di Donald Trump, Gary Cohn, ha annunciato le proprie dimissioni dalla Casa Bianca, in disaccordo con politica del presidente. Critiche anche da Corea del Sud, Giappone e Cina.

Trans-Pacific Partnership in arrivo

Nonostante il ritiro degli Stati Uniti dalle trattative, sono 11 i paesi che hanno firmato il trattato commerciale TPP (che ha un nuovo nome, CPTPP): Australia, Brunei, Canada, Cile, Giappone, Malaysia, Messico, Nuova Zelanda, Perù, Singapore e Vietnam.

L’obiettivo del trattato – che prevede la riduzione delle tariffe doganali all’interno di un mercato da circa 500 milioni di persone – rimane quello di arginare la potenza di fuoco commerciale della Cina, anche se l’allontanamento degli Stati Uniti ha portato alcuni paesi, come la Nuova Zelanda, a considerare come fattibile l’eventuale ingresso di Pechino nel trattato, che infatti apprezza l’accordo.

Piani da riconsiderare

L’Agenzia internazionale per l’energia avrebbe consigliato agli stati produttori di petrolio membri dell’Opec di riconsiderare i loro piani di taglio delle forniture ed estrazione, perché potrebbero scontrarsi – perdendo – contro l’aumento di produzione statunitense.

Intanto l’Eni si sta preparando per acquisire una quota di 50 milioni di dollari della Commonwealth Fusion Systems (Cfs), consorzio guidato dal Mit che ha l’obiettivo di studiare la tecnologia di fusione nucleare per generare energia inesauribile e pulita.

No deal

Il presidente del consiglio europeo Donald Tusk ha bocciato il piano di Theresa May sulla brexit, ed ha presentato le linee guida per i negoziati, che ora dovranno essere approvate dai 27 paesi membri.

L’unica opzione rimasta, sembra emergere dai negoziati, è quella di un accordo commerciale limitato: “non ci può essere commercio senza frizioni fuori dall’unione doganale e dal mercato unico” avrebbe riferito Tusk, che ha posto la necessità di evitare un hard border in Irlanda per riprendere i negoziati, “non ci saranno accordi commerciali senza la risoluzione della questione irlandese”, aggiungendo “Se a Londra qualcuno ipotizza che i negoziati riguarderanno altre questioni prima della questione irlandese, la mia risposta sarà: Ireland first“.

Havana Club

A Cuba iniziano le votazioni per rinnovare l’Assemblea nazionale, che entro aprile dovrà eleggere il successore di Raul Castro. Gli osservatori sudamericani parlano di una Cuba che negli ultimi anni si sta aprendo al mondo, anche grazie alle scelte di Obama.

Cosa dicono di noi, sulle elezioni

Il risultato delle elezioni italiane pone alcune questioni anche all’estero, ma non esiste una sola lettura degli effetti della tornata elettorale. Il Guardian legge la partecipazione al voto come “anti-europeista” e populista e dello stesso avviso è anche il New York Times, mentre Le Monde scrive che ora l’Italia potrebbe diventare un problema per la riforma europea immaginata da Macron.

Politico.eu ha raccolto le reazioni dei giornali europei all’esito del voto, mentre la Commissione ricorda che tra i problemi del nostro paese c’è un alto debito, una bassa produttività del lavoro, una giustizia lenta e una difficile sostenibilità del sistema pensionistico.

Contrario a queste letture catastrofiste è Cas Mudde, uno dei più autorevoli studiosi del populismo. Secondo la sua lettura dei fatti, queste elezioni, di fatto, non hanno avuto al centro del dibattito l’Europa, e i vincitori vogliono entrare nel sistema, non distruggerlo.

Quando aprirà l’Ambasciata Usa a Gerusalemme?

Donald Trump ha incontrato a Washington il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, ed ha anticipato che potrebbe partecipare all’inaugurazione dell’Ambasciata Usa di Gerusalemme, prevista il 14 maggio, e confermando che l’alleanza tra i due paesi è più forte che mai.

Governi che nascono

Ad altre latitudini, in Germania, è stata ufficializzata la lista dei ministri facenti parte dell’Spd che entreranno nella Grosse Koalition con la Markel. Contrariamente a quanto era stato definito qualche settimana fa, a guidare il ministero degli Esteri non sarà più Sigmar Gabriel ma l’attuale ministro della Giustizia Heiko Maas. Qui la lista di governo.

Il prezzo di essere spia

Un ex colonnello dell’intelligence russa, Serghei Skripal, è stato ricoverato in gravi condizioni a seguito di un probabile avvelenamento da sostanza nervina avvenuto nel sud dell’Inghilterra. Risulta intossicata anche la figlia, Yulia, il primo poliziotto intervenuto in soccorso e un’altra ventina di persone.

Skripal nel 2010 aveva ottenuto asilo politico nel Regno Unito grazie ad uno scambio di spie e prigionieri tra Washington e Mosca. L’Independent ci racconta la sua storia, mentre sul Foglio vengono raccolti i molti precedenti (sono 14 esuli russi morti negli ultimi anni). Qui di seguito lo speciale di Channel 4 sull’accaduto.

Ve la ricordate la Net Neutrality?

A seguito dell’abolizione da parte della Federal Communications Commission (Fcc), l‘authority americana per le telecomunicazioni, della cosiddetta “Net Neutrality” – cioè il principio per cui a nessun fornitore di servizi può essere garantita una velocità maggiore per arrivare all’utente finale – alcuni stati americani stanno tentando di ristabilire il principio di neutralità della rete nei propri confini. Il primo provvedimento di questo tipo l’ha firmato Jay Inslee, governatore dello stato di Washington, ma altri potrebbero seguirlo.

Come l’Ucraina sta diventando il far-wild-east delle criptovalute

Un reportage di Politico.eu racconta in che modo e perché l’Ucraina sta diventando una delle zone grigie più fruttuose per chi opera nel mercato delle criptovalute.

Partendo dal rapimento dell’Ad di Exmo Finance – un exchange dove vengono scambiate le monete virtuali – risoltosi con il pagamento di un riscatto in milioni di dollari in bitcoin, la rivista spiega il difficile rapporto tra un paranoico governo ucraino e i miner (chi si occupa, tramite l’elaborazione di equazioni, a estrarre moneta virtuale), e di come sembrerebbero esserci finanziamenti occulti ai filorussi del Donbass fatti attraverso transazioni di criptomoneta.

Sean Gallup / Getty Images

La guerra dei dati

L’Unione europea starebbe preparando dei regolamenti per costringere le aziende tecnologiche a consegnare i dati personali dei clienti se richiesto per via di indagini e per motivi di sicurezza, anche se questi fossero archiviati su server posti fuori dal territorio europeo: una posizione che farà scontrare l’Europa con giganti della tecnologia e nascere prevedibili campagne per la privacy.

Il più grande studio mai condotto sulle fake-news

La rivista The Atlantic riporta e spiega le conclusioni di una delle più approfondite ricerche effettuate sul fenomeno delle fake-news da parte del Massachusetts Institute of Technology (Mit) e pubblicata su Science. Le notizie false hanno generalmente più successo di quelle vere su Twitter, ad esempio, penetrando “più velocemente e più in profondità” rispetto alle smentite e alle correzioni.


Soroush Vosoughi, lo scienziato del Mit che ha guidato la ricerca, iniziata nel 2013, ha dichiarato “sembra piuttosto chiaro che le false informazioni performino meglio delle vere informazioni, e questo non solo per via dell’esistenza di bot. Sembra qualcosa che ha a che fare con la natura umana”.

Che mira!

La Nasa vorrebbe deviare un asteroide di 500 metri di diametro utilizzando missili nucleari, utilizzando una navicella spaziale già in progettazione. L’asteroide, chiamato “Bennu”, ruota intorno al sole e tra qualche centinaio di anni potrebbe colpire la terra con una probabilità di 1/2.700.


Letture della domenica
a cura di Lorenzo Carota

 

Lorenzo Carota
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