La rappresaglia militare di Usa, Gran Bretagna e Francia in Siria, le due audizioni di fronte al Congresso americano di Mark Zuckerberg e l’Ungheria di Orban tra le notizie più rilevanti della settimana nel nostro international weekly brief.

Antefatto

Salgono a 100 le vittime stimate dell’attacco condotto anche con armi chimiche avvenuto a Douma, in Siria, dove la settimana scorsa sono ripresi i bombardamenti del regime per la presa in controllo dell’area della Ghouta orientale, ormai del tutto riconquistata. Secondo gli analisti di Bellingcat l’attacco sarebbe stato compiuto in tre diverse fasi, in due delle quali sarebbero stati utilizzati barili bomba. Dalle prime analisi dei filmati e delle immagini gli analisti sembrano propensi ad indicare l’utilizzo di bombe al cloro miscelato con altri agenti. Bombardamenti con agenti chimici sono stati ampiamente utilizzati dal regime siriano negli ultimi anni per sfiancare la popolazione, che sta scappando in massa dai centri abitati colpiti.

Il regime siriano ha negato di aver bombardato l’area ed ha ricevuto il sostegno della Russia. Il Segretario generale dell’Onu Antonio Guterres ha ribadito che “non esisterà una soluzione militare al conflitto”. Nella serata di lunedì è stato convocato un Consiglio di sicurezza d’urgenza, uno dei più tesi degli ultimi decenni, dove le maggiori potenze si sono accusate reciprocamente in maniera durissima.

Sempre in Siria ad inizio settimana l’aviazione israeliana – che però non ha confermato – ha attaccato una base militare gestita dagli iraniani a metà strada tra Palmyra e Homs. La stessa base era già stata bombardata due volte da Israele in passato. Secondo le informazioni diffuse, l’attacco ha provocato circa 15 vittime, tutte iraniane, e diversi feriti, e non sembra essere stata una ritorsione per l’utilizzo di armi chimiche. Il New York Times ci spiega con una mappa dove sono schierate le truppe russe, statunitensi e siriane in Siria.

Fatto

In risposta all’attacco chimico, nella notte di sabato 14 aprile, le forze navali e aeree di Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna hanno lanciato attacchi chirurgici su tre obiettivi militari siriani legati alla produzione e all’uso di armi chimiche (un centro di ricerca nel distretto di Barzeh a Damasco, un centro di stoccaggio di armi chimiche vicino a Homs e un posto di comando e deposito sempre vicino a Homs), senza causare vittime.

I comandi siriani avevano infatti evacuato i siti militari nei giorni precedenti e la Russia era stata avvisata prima dell’attacco per evitare un confronto diretto tra le due potenze.  Un attacco dunque, come spiegato dal presidente Trump, Macron e dal Premier britannico May, volto solo a eliminare i siti di produzione e stoccaggio delle armi chimiche per ridurre la minaccia nell’area di queste armi proibite, e non a colpire il regime di Assad per rovesciarlo – da qui il preavviso dato alla Siria giorni fa. Non è chiaro quanti missili siano stati intercettati e abbattuti dalla contraerea siriana: secondo la Russia 71 dei 110 missili lanciati, secondo le forze armate siriane circa 13 e secondo i comandi americani nessuno. Ciò che è certo è che i sistemi di difesa russi non sono stati coinvolti, come confermato dal Ministero della Difesa russo.

L’Iran ha accusato i responsabili dell’attacco di essere “criminali” e la Russia di “aggressione” e di “aver fabbricato l’attacco chimico”.

Eppure secondo analisi di laboratorio condotte in Giordania su campioni biologici delle vittime sono state trovate tracce di gas nervino e l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha dichiarato che circa 500 pazienti avevano “segni e sintomi coerenti con l’esposizione a sostanze chimiche tossiche”. Il giorno dopo l’attacco chimico, i ribelli di Douma hanno accettato la resa e sono stati trasferiti verso Idlib, consegnando Douma alle truppe russe che vi hanno già dispiegato forze di polizia. L’intera Ghouta è ora in mano governativa, segnando la più importante vittoria militare per il regime dopo Aleppo nel 2016.

Per determinare l’uso o meno di armi chimiche, gli USA avevano proposto mercoledì 11 una risoluzione al Consiglio di Sicurezza che chiedeva l’istituzione di un organo indipendente per accertare quali agenti chimici fossero stati usati e individuare i responsabili, ma la Russia ha posto il veto. Russia che a sua volta aveva proposto due bozze di risoluzione che chiedevano non un organo indipendente ma una fact-finding mission che potesse solo accertare l’uso di armi chimiche (e non i responsabili) prevedendo la possibilità di scegliere gli ispettori, elementi di parzialità che hanno portato al veto americano.

Di fronte alla paralisi del Consiglio di Sicurezza, Trump aveva preannunciato su Twitter un attacco militare per punire l’uso di armi chimiche, accusando la Russia di aver fallito nel suo compito di potenza garante contro l’uso di tali armi.

Caccia britannici erano arrivati già giovedì 12 alla base aerea di Akrotiri (Cipro) e anche la base di Incirlik (Turchia) era stata messa in stato operativo. Il primo ministro britannico Theresa May aveva ordinato ai sottomarini britannici di spostarsi a raggio di gittata verso la Siria, mentre navi da guerra francesi e l’americana USS Donald Cook si erano posizionati vicino alla costa siriana; in risposta 11 navi da guerra russe avevano lasciato il porto di Tartus. Nel frattempo, le forze governative avevano spostato i velivoli militari dalle principali basi siriane a quelle russe e nell’aeroporto di Damasco. Analizzeremo questi sviluppi nel prossimo Siria Report.

Il cielo di Damasco si accende con il fuoco di missili terra-aria della contraerea siriana. Credits to: Ammar Safarjalani/Xinhua/Barcroft Images.

Il canale della discordia

A certificazione della pericolosa escalation di tensioni in Medio Oriente si aggiunge il piano saudita per la costruzione di un canale che renderebbe di fatto il Qatar – con cui è in atto una lunga crisi che avevamo raccontato qui – un’isola senza accesso al continente.

Fonti arabe riferiscono che il canale in progettazione misurerebbe 20 metri di profondità e 200 metri di larghezza, consentendo così il passaggio di navi mercantili, mentre il quotidiano saudita Al-Riyadh parla addirittura di un piano per costruire nell’area del canale una discarica per rifiuti tossici e nucleari che Emirati e Arabia Saudita pianificano da tempo.

L’Ungheria degli estremisti

Alle elezioni politiche tenute in Ungheria domenica scorsa si è confermata la leadership di Viktor Orban e del suo partito populista Fidesz, che ha ottenuto la maggioranza assoluta dei seggi parlamentari con il 49,5% dei voti. Il secondo partito più votato è stata la formazione di estrema destra Jobbik, con il 20%. Le città sono le uniche aree del paese in cui i partiti d’opposizione hanno ottenuto buoni risultati. Alle elezioni ha partecipato il 69% degli aventi diritto, segnando un record di affluenza per i canoni del paese magiaro. Il Guardian scrive che l’Ungheria sempre più estremista di Orban diventerà la sfida più grande per l’Europa.

Viktor Orban – GettyImages

In via di guarigione (e una nuova identità)

L’ex spia sovietica Sergei Skripal e sua figlia Yulia non sarebbero più in pericolo di vita e secondo quanto riferito dal Sunday Times potrebbero ricevere una nuova identità dalla CIA e volare negli Stati Uniti non appena le loro condizioni lo renderanno possibile. Il Primo ministro britannico si è intanto recato in Svezia e Danimarca per degli incontri diplomatici aventi come oggetto le tensioni con la Russia.

Intanto una approfondita inchiesta dell’Organized Crime and Corruption Reporting Project ha raccolto molte prove che indicano come il Novichok (il nervino di fabbricazione russa utilizzato per l’avvelenamento) sia già stato utilizzato in passato, e che sia stato lavorato in laboratori governativi fino al 1994. Tra le altre evidenze si parla di un banchiere russo ucciso nel 1995 con tale sostanza. Viene di fatto smentita la versione russa per cui la sostanza non sia mai esistita e se fosse esistita sarebbe fuori produzione dagli anni Ottanta.

Tracollo della borsa di Mosca

A inizio settimana la borsa di Mosca è crollata segnando perdite intorno al 10%, in controtendenza rispetto ai listini mondiali, che invece hanno mostrato un leggero recupero. Le motivazioni, scrivono gli analisti, sarebbero principalmente dovute al concretizzarsi delle sanzioni poste dagli Stati Uniti e votate dal Congresso l’estate scorsa nei confronti di diversi oligarchi vicini al Cremlino, come risposta alle interferenze nel sistema democratico americano.

Stessa sorte è toccata al rublo, che ha perso valore nei confronti di euro e dollaro. Tutte le maggiori compagnie russe quotate hanno registrato perdite rilevanti (12 miliardi di dollari), come si può vedere dalla seguente infografica.

Il colpo più duro l’ha ricevuto il “re dell’alluminio” Oleg Deripaska, capo della Rusal, primo produttore russo e secondo al mondo: il 14% dei suoi ricavi e il 10% delle vendite hanno origine negli Stati Uniti. Alle sanzioni si aggiungono anche le criticità dovute ai dazi decisi sempre sull’alluminio dell’Amministrazione Trump.

La compagnia, secondo Deripaska, potrebbe subire una serie di default tecnici in diverse parti del mondo. Kirill Tremasov, analista di Loko-Invest, ha spiegato su Bloomberg “era da lungo tempo che non si vedeva una tale e coordinata ritirata di massa dagli asset russi”. A questo, si aggiunge la questione dazi, che colpisce molti settori della già fragile economia russa, e l’aumento delle tensioni geopolitiche.

Lingotti di alluminio alla fonderia Rusal a Krasnoyarsk, in Siberia – Reuters / Ilya Naymushin / File Photo

Deficit e nuvole

Il deficit Usa starebbe crescendo più rapidamente del previsto e nel 2020 potrebbe superare un trilione di dollari. Lo rivela l’Ufficio federale del budget del Congresso, che scrive che i tagli fiscali e gli aumenti di spesa decisi dalla Casa Bianca non sono sufficienti a generare la crescita economica necessaria per tenere a freno debito e deficit. Intanto su Recode si scrive che Amazon nel 2017 ha speso quasi 23 miliardi di dollari in ricerca e sviluppo: più di qualsiasi altra società statunitense.

Mercoledì la Federal Reserve ha pubblicato i verbali della riunione di marzo, dove si rilevano comunque prospettive di crescita rafforzate, con un aumento dell’inflazione su alimentari ed energia, mentre il dato complessivo è abbastanza stabile.

La strategia dei dazi

Donald Trump sembra aver toccato i nervi giusti della Cina. L’imposizione unilaterale di dazi alle importazioni cinesi ha avuto il primo effetto: Xi Jinping parlando al Forum economico di Boao, ha ribadito la posizione aperta ai mercati di Pechino, ed ha annunciato una riduzione dei dazi sull’import di automobili straniere. I mercati asiatici intanto sono sotto pressione per via delle tensioni geopolitiche, dice Reuters.

Pedalare

Martedì 10 nella città di Jeddah in Arabia Saudita, che si candida a ospitare anche il primo teatro dell’opera del paese, 47 donne hanno preso parte a una competizione ciclistica promossa da Be Active un’organizzazione che agevola l’incontro tra gli interessi delle cicliste e delle autorità locali. Le donne saudite sono autorizzate ad andare in bicicletta dal 2013 a patto che siano vestite adeguatamente e accompagnate da un uomo.

Cancella la richiesta di amicizia

Non si placano i guai per Mark Zuckerberg, Facebook e in generale per il settore delle big company digitali. Il social network, nello stesso giorno in cui il CEO ha testimoniato al Congresso Usa, ha sospeso la piattaforma di analisi di mercato CubeYou, sospettata secondo quanto rivelato da Cnbc di aver utilizzato e venduto i dati personali degli utenti raccolti tramite un’app a terzi.

Ciò fa pensare che il caso di Cambridge Analytica sia solo uno dei tanti casi di violazione della privacy. Martedì 10 Zuckerberg si è presentato di fronte alla Commissione per l’energia e il commercio del Senato degli Stati Uniti dove ha risposto per cinque ore alle domande poste dai senatori. Il trentatreenne CEO di Facebook ha iniziato l’audizione con un’ammissione di responsabilità contenuta in una dichiarazione scritta:“it’s clear now that we didn’t do enough to prevent these tools from being used for harm as well. That goes for fake news, foreign interference in elections, and hate speech, as well as developers and data privacy. We didn’t take a broad enough view of our responsibility, and that was a big mistake. It was my mistake, and I’m sorry. I started Facebook, I run it, and I’m responsible for what happens here”.

The Atlantic raccoglie i 13 momenti più bizzarri della prima giornata, mentre il The Guardian si chiede se tutti coloro che hanno rivolto domande a Mark Zuckerberg fossero preparati sull’argomento.

La testimonianza di Mark Zuckerberg è durata 5 ore anche mercoledì 11 quando si è presentato di fronte alla Commissione dell’energia e del commercio della Camera dei Rappresentanti per rispondere a ulteriori domande riguardanti Cambridge Analytica e il rapporto tra Facebook e privacy.

Intanto qualcosa si muove se, come scrive The Verge, Facebook fornirà ai ricercatori i diverse fondazioni no-profit dati anonimi sui propri utenti per studiare gli effetti dei social network sulle dinamiche elettorali. Ma per Vox restano in piedi ancora molte domande sulla nostra privacy. E se volete scoprire se il vostro account è stato usato da Cambridge Analytica potete farlo in questo modo.

Anche Youtube potrebbe avere qualche problema dopo la denuncia davanti alla Federal Trade Commission di 23 associazioni dei consumatori americani che l’accusano di utilizzare senza il consenso dei genitori e per fini pubblicitari i dati personali di milioni di minorenni, violando le regole federali Usa e probabilmente anche le regole europee sulla privacy.

Farc e cocaina

Jesus Santrich, uno dei più importanti leader delle Farc colombiane è stato arrestato a Bogotà, in Colombia, su richiesta di un tribunale di New York per traffico internazionale di droga. Santrich. che in passato ha fatto anche da mediatore nei colloqui di pace con il governo, è accusato di avere programmato l’invio di 10 tonnellate di cocaina negli Stati Uniti.

Trump licenzia gente, di nuovo

Dopo i vari cambi in seno all’Amministrazione Trump, anche Tom Bossert, Consigliere per la sicurezza interna, ha dato le proprie dimissioni su richiesta del falco John Bolton, il nuovo Consigliere per la sicurezza nazionale che ha sostituito il generale HR Mc Master. Il Washington Post parla di “mesi caotici di cambiamenti di personale” alla Casa Bianca.

Crash

Un aereo militare algerino è precipitato vicino alla capitale del paese, Algeri: 257 le vittime. L’aereo stava viaggiando verso Tindouf nel sud-ovest del paese, al confine con il Sahara occidentale, zona contesa con il Marocco e che ospita campi profughi e funge da base per il Fronte Polisario.


Letture delLA DOMENICA
a cura di Samantha Falciatori e Lorenzo Carota
Redazione
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