Le visite incrociate di Macron e Merkel, le elezioni in Venezuela, Zuckerberg al Parlamento Europeo, una guida del governo svedese su come comportarsi in caso di guerra, le crisi in Turchia, Siria, Iran, Palestina e Israele, tra le notizie più importanti della settimana, nella nostra rassegna stampa internazionale.

L’Irlanda legalizza l’aborto

Il processo di laicizzazione dell’Irlanda prosegue spedito: dopo che nel 1995 un referendum popolare ha approvato il divorzio e nel 2015 un altro referendum ha dato il via libera ai matrimoni tra coppie omosessuali, questa settimana il referendum a favore della legalizzazione dell’aborto ha segnato un momento storico per la storia del paese. Secondo gli exit-poll dell’Irish Times è stato il 68% dei votanti a dire “basta” alla legge che prevedeva fino a 14 anni di carcere in caso di aborto, impedendo l’interruzione di gravidanza anche in casi di stupro, incesto o rischi di salute per il feto.

L’Europa si muove per dazi e Iran

Doppia missione all’estero per Macron e Merkel in viaggi oltreconfine per difendere le posizioni europee sulle crisi internazionali commerciali e militari. Emmanuel Macron ha visto giovedì il presidente russo Vladimir Putin a San Pietroburgo per discutere di commercio (dal 2014 a oggi è la Francia il primo paese per investimenti esteri in Russia) del mantenimento del patto con l’Iran, da cui si sono ritirati gli Stati Uniti, e rafforzare l’asse UE-Russia sulle questioni mediorientali con il riferimento diretto a un dialogo sulla crisi siriana. Nel frattempo, Angela Merkel è stata ospite a Pechino per difendere il commercio multilaterale e, anche in questo caso, segnare una rotta differente rispetto a quanto deciso da Trump a nome americano. La Germania, che ha con la Cina uno scambio commerciale che nel 2017 ha toccato i 187 miliardi di euro, ha tentato di incanalare un discorso con Pechino che coniugasse la difesa del commercio e la tutela delle aziende europee dalle acquisizioni cinesi (spesso supportate da soldi pubblici) di aziende strategiche in Europa.

Bassa affluenza e un vincitore in Venezuela

Nicolàs Maduro è stato rieletto presidente del Venezuela durante le elezioni tenute domenica scorsa. Le elezioni, considerate non regolari dagli osservatori internazionali, dalle opposizioni e dai paesi sudamericani, hanno visto una scarsa affluenza (46%), anche per via dell’invito da parte delle opposizioni di boicottare il voto.

Le opposizione hanno accusato il governo di comprare il voto dei cittadini con offerte di cibo e medicinali, e gli Stati Uniti hanno annunciato nuove sanzioni che vietano la compravendita del debito venezuelano. In risposta Maduro ha espulso due importanti diplomatici Usa presenti nel paese.

Il mandato di Maduro  – eletto con il 67% dei voti – durerà altri 6 anni. Una scena rappresentativa della sua vittoria arriva da un video pubblicato sul profilo ufficiale del presidente venezuelano, in cui saluta una piazza completamente vuota.

La situazione venezuelana, economica, politica e sociale, è drammatica. Le opposizioni sono state smantellate dal governo, che da anni è impegnato ad accentrare ulteriormente i poteri politici nelle mani di Maduro. Centinaia di migliaia di cittadini sono già fuggiti dal paese (qui un reportage della Reuters sui pullman pieni di profughi che scappano dalla fame e dal regime), l’inflazione ha distrutto l’economia del paese e non sembra esserci prospettiva di miglioramento.

I tassi di malnutrizione ha raggiunto livelli pericolosi, e come rivela inchiesta Occrp, la situazione alimentare sta facendo esplodere casi di malattie neonatali nei reparti ostetrici degli ospedali di Caracas. Tutto questo mentre i famigliari di Maduro postano selfie con auto di lusso e organizzano il traffico della droga utilizzando gli hangar aeroportuali del governo. Come raccontato nelle 80 pagine di un rapporto InSight Crime, il Venezuela è diventato uno Stato-Mafia.

Europa e frizioni

Settimana di incontri importanti per i leader europei. Mentre Emmanuel Macron e Angela Merkel si recavano in Russia e Cina, in Spagna il governo catalano di Quim Torra non può partire a pieno regime, visto che parte della squadra scelta da Torra è composta da politici imprigionati e latitanti all’estero, e il governo centrale vuole mantenere un controllo diretto sulla regione autonoma fino a nuovi sviluppi..

In Scozia invece viene ribadita dal Primo ministro Nicola Sturgeon la volontà di un secondo referendum sull’indipendenza non appena ci sarà chiarezza sulla Brexit. Mentre secondo Bloomberg il governo inglese, a fronte delle difficoltà sulle scelte da intraprendere per rendere effettiva l’uscita dall’Unione, potrebbe decidere di rassegnare le dimissioni e far tornare il paese al voto. Difficoltà che si sommano alle previsioni economiche pubblicate dal dipartimento Hmrc, che ipotizzano nel caso di una hard brexit fatta sul modello doganale proposto dal governo inglese un costo annuo di 20 miliardi di sterline. La Brexit verrà rimandata?

Sul fronte italiano rimangono alte le preoccupazioni nei confronti della formazione del nuovo governo e, più che altro, del cosiddetto “contratto” che include promesse di spese insostenibili per i bilanci italiani, e che potrebbero mettere in crisi la fiducia nel paese.

La nuova privacy europea

È entrato in vigore questa settimana il nuovo regolamento europeo sulla privacy e l’utilizzo dei dati personali da parte delle compagnie commerciali e pubbliche, chiamato General Data Protection Regulation (Gdpr). Il nuovo regolamento, il più avanzato al mondo, pone direttive sul diritto all’oblio, la portabilità dei dati e l’obbligo di notifica in caso di rilascio inavvertito o doloso di dati personali.  Il Garante della privacy italiano ha preparato una guida per capire di cosa parliamo e perché questo regolamento avrà un forte impatto indiretto sulla nostra vita.

Zuckerberg al Parlamento europeo

Il Ceo di Facebook si è recato martedì al Parlamento europeo di Brussells per cercare di rassicurare parlamentari e cittadini del modo in cui il social network gestisce i dati personali degli utenti. L’incontro, trasmesso in streaming, è durato circa un’ora, contro le quasi 10 ore di interrogazione subita da Zuckerberg al Congresso Usa, sempre all’interno di quello che molti stanno iniziando a chiamare “apology-tour”, dopo il caso Cambridge Analytica.

Intanto Google in Gran Bretagna dovrà affrontare un processo a causa di una class action attivata per via del tracciamento della navigazione non comunicata sugli iPhone di 4 milioni di utenti, mentre Microsoft ha promesso che applicherà a tutto il mondo la nuova policy sulla privacy prevista dalla Gdpr. Tutto questo mentre il Washington Post rivela che Amazon starebbe vendendo i propri sistemi di riconoscimento facciale ad alcuni dipartimenti di polizia negli Usa.

In caso di emergenza

In Svezia il governo starebbe preparando un “libretto d’istruzioni”, stampato in quasi 5 milioni di copie, che illustrerà in 20 pagine le misure da adottare da parte della popolazione in caso di guerra, attentati e calamità naturali.

New Iran Deal?

Il nuovo Segretario di stato americano Mike Pompeo, durante un discorso tenuto a Washington ha elencato le 12 condizioni necessarie secondo la Casa Bianca per evitare una nuova serie di sanzioni e riavviare i colloqui per un nuovo accordo con l’Iran, dopo il ritiro unilaterale degli Usa dal patto siglato nel 2015 con il Regno Unito, la Francia, la Cina, la Russia, la Germania e l’Unione europea (tutti favorevoli a mantenere in piedi il trattato). Secondo Foreign Affairs la fine dell’accordo sul nucleare iraniano potrebbe causare la destabilizzazione dell’Iraq.

Per voce di Pompeo, gli Usa chiedono la fine dei programmi missilistici, l’interruzione dei rapporti con il gruppo militare libanese di Hezbollah, la fine dell’appoggio al gruppo terroristico palestinese Hamas, e ad altri gruppi terroristici. Dura la replica iraniana: “Who are you and America to tell us to limit the range of ballistic missiles?”. Qualcuno fa notare che la mossa di Trump sembra più indirizzata a colpire gli altri partner commerciali dell’Iran.

Damasco espugnata

L’ultima sacca di Isis in un quartiere meridionale di Damasco è stata riconquistata dalle milizie del regime siriano: l’intera capitale è tornata sotto il controllo governativo dopo 7 anni di scontri. La domanda che bisogna farsi ora è: cosa succederà ora? Abbiamo provato a rispondere nel nostro Siria Report.

Battesimo di fuoco

In una rara ammissione di responsabilità, un ufficiale dell’esercito israeliano ha comunicato che l’aviazione di Tel Aviv è la prima al mondo ad aver utilizzato degli F35 in missioni operative. Sebbene non sia stato dichiarato a quali sortite delle molte compiute negli ultimi mesi siano stati impegnati i caccia di quinta generazione, secondo gli esperti di The Aviationist, il loro l’utilizzo potrebbe essere stato deciso a seguito dell’abbattimento nel febbraio scorso di un F16 da parte di uno dei 26 missili lanciati dalla contraerea siriana.

Intanto il ministro dell’intelligence israeliana Israel Katz ha rivelato che gli Stati Uniti sarebbero in procinto di riconoscere la sovranità israeliana delle Alture del Golan, un’area considerata da tutto il resto del mondo territorio siriano occupato. Le Alture del Golan passarono sotto il controllo israeliano alla fine della Guerra dei Sei Giorni nel 1967.

off-guardian.org

Bombe per Hamas

Mercoledì l’esercito israeliano ha bombardato una base militare e due imbarcazioni di Hamas a Gaza. L’attacco si è configurato, secondo Haaretz, come ritorsione per un’incursione di una decina di palestinesi in territorio israeliano avvenuta a Rafah, dove è stato dato alle fiamme un checkpoint israeliano.

Nubi sull’Egitto

In un lungo ed interessante articolo, il Wall Street Journal prende in analisi i sempre più stretti rapporti tra l’esercito e il settore economico privato egiziano. Nonostante l’economia sia in crescita (5,4%) i benefici per la stragrande maggioranza della popolazione sono assenti, e il regime di Abdel Fattah Al Sisi, dopo la vittoria (con il 97% dei voti) alle elezioni di marzo, ha dimostrato di voler accentrare ancora di più il potere con forte spirito autoritario: un contesto esplosivo da tenere sotto controllo.

Intanto il Cairo e Mosca hanno firmato un accordo della durata di 50 anni per la costruzione di un’area industriale in cui l’Egitto spera verranno indirizzati 7 miliardi di dollari di investimenti. La zona industriale (5,25 milioni di m2) sarà situata ad est di Port Said, nella Zona Economia del Canale di Suez.

La polizia antisommossa presidia costantemente Piazza Tahrir (Cairo), anche a seguito di alcune manifestazioni contro il rialzo dei prezzi dei biglietti della metro avvenuto all’inizio di maggio – Amr Abdallah Dalsh / Reuters

Tregua sui dazi?

Il Segretario del tesoro Usa Steven Mnuchin ha confermato che Cina e Stati Uniti congeleranno temporaneamente l’applicazione dei dazi commerciali sui reciproci prodotti durante il periodo di contrattazione su un accordo più ampio che dovrebbe diminuire il deficit commerciale statunitense nei confronti della Cina.

Pechino intanto ha annunciato che ridurrà i dazi sull’importazioni di automobili straniere del 15%: una scelta derivata dalle negoziazioni con gli Usa, scrive Bloomberg, ma che potrebbe favorire le aziende europee. Al contrario, Donald Trump starebbe pensando di applicare nuovi dazi alle auto importate negli Usa.

It’s (not only) the economy, stupid!

La Cina ha annullato un grande investimento che sarebbe dovuto essere indirizzato verso il gigante petrolifero statale russo, Rosneft. Un’analisi della rivista Foreign Policy ha provato a spiegare la scelta di Pechino.

La Cina vede nelle aziende statali russe un braccio armato nelle mani di Mosca e “il costo delle macchinazioni geopolitiche di Rosneft è stato spesso sostenuto dai suoi partner”, scrive FP. Quello che emerge è che non ci sono abbastanza priorità politiche condivise per far maturare accordi strategici. L’investimento, dal valore di 9,1 miliardi di dollari, era stato annunciato nel settembre del 2017, e sembrava un importante tassello della cooperazione sino-russa.

Incontro rimandato

Il presidente Usa Donald Trump, da Washington e dopo un incontro con il presidente sudcoreano Moon Jae-in, ha detto che ci sono “buone probabilità” che l’incontro con il leader nordcoreano Kim Jong-un previsto a Singapore per giugno, venga rimandato. La conferma è arrivata qualche giorno dopo: l’incontro si terrà a data da definirsi.

Secondo il Wall Street Journal i motivi potrebbero essere nella mancanza di impegno da parte di Pyongyang sulla denuclearizzazione totale e il risentimento per il secondo incontro tra Kim e il presidente cinese Jinping. La Cina intanto ha schierato bombardieri strategici nel Mar Cinese Meridionale.

Super missili che non lo erano

Vi ricordate il “super missile nucleare” presentato da Vladimir Putin durante la sua campagna elettorale? “Impossibile da intercettare”, “ipersonico”, “capace di raggiungere gli Stati Uniti partendo dal territorio russo”. Un report dell’intelligence statunitense pubblicato da Cnbc avrebbe rivelato che i lanci di test della nuova arma sarebbero stati fallimentari, con voli dalla percorrenza effettiva del missile, prima di esplodere e precipitare, compresa tra le 5 e le 22 miglia.

Conferme

Il Joint International Criminal Investigation Team che sta indagando sull’abbattimento sui cieli ucraini del volo MH17 della Malaysian Airlines nel 2014 ha confermato che il missile utilizzato apparteneva ad una brigata dell’esercito russo, finito nelle disponibilità dei filo-russi del Donbass. Nello schianto morirono 298 persone.

Intanto nell’Ucraina orientale qualche settimana si registrano scontri sempre più frequenti. Nei giorni scorsi a seguito di bombardamenti ci sarebbero state diverse vittime, civili e militari, nel distretto di Zaytsevo e in aree sotto controllo ucraino. Il Dipartimento di stato Usa ha sollecitato il perseguimento degli accordi di Minsk che la Russia avrebbe continuato a violare fornendo uomini e mezzi ai separatisti fil-russi.

Crisi Turca

La strategia del presidente turco Erdogan di portare il paese a elezioni inizia a rivelare la propria strategia. L’economia turca sta mostrando forti debolezze interne, con il valore della lira turca che è crollato (-16,5% da inizio anno) e il tasso d’interesse sui titoli di stato in aumento, con picchi del 15%. Solo l’intervento duro della Banca centrale turca, che ha alzato pesantemente i tassi di interesse, ha fermato il crollo.

Come aveva raccontato l’Economist nell’aprile scorso, le prospettive economiche della Turchia sono in forte deterioramento, ed Erdogan ha voluto sfruttare gli sbandierati successi militari in Siria prima di veder erodere il proprio consenso.

Come le élite africane nascondono le proprie ricchezze

Una serie di inchieste coordinate dall’International Consortium of Investigative Journalists (Icij) offre un dettagliato spaccato di come i governanti dell’Africa occidentale stiano depredando le ricchezze dei propri paesi utilizzando paradisi fiscali, riciclaggio di denaro sporco, società segrete e influenze diplomatiche. Le inchieste nascono a seguito di un leak di documenti bancari.

Grandi acquisizioni

Sony Corp. of America, società di royalty musicali controllata da Sony, ha stretto un accordo per acquisire le quote della EMI Music Publishing dal fondo di investimento Mubadala, per un costo complessivo intorno ai 2,3 miliardi di dollari.

Adobe, l’importante società informatica, ha invece raggiunto un accordo con il fondo Permira Holding per acquisire la società specializzata in e-coomerce Magento, per un prezzo di 1,7 miliardi di dollari.

Grandi ristrutturazioni

Deutsche Bank ha annunciato che taglierà circa 7mila posti di lavoro nell’ambito di una ristrutturazione interna. La riduzione di personale ha scala globale e porterà da 97mila a 90mila gli impiegati della banca tedesca. La banca cerca da anni di tornare a fare profitti e arginare le perdite, che nell’ultimo bilancio ammontavano a 500 milioni di euro.

 


LETTURE DELLA DOMENICA

 

A cura di Lorenzo Carota e xxxxxx
Lorenzo Carota
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