Lo storico e mediatico incontro tra Donald Trump e Kim Jong-un, le tensioni sui salvataggi nel Mediterraneo, il ritorno della febbre gialla in Brasile, tra le notizie più importanti della settimana, nel nostro International Weekly Brief

“Kim, forse noi oggi inauguriamo una bella amicizia”

Donald Trump e Kim Jong-un si sono stretti la mano durante lo storico summit a Singapore, il 12 giugno. È la prima volta che i rispettivi leader si incontrano personalmente nella storia delle travagliate relazioni diplomatiche tra Stati Uniti e Corea del Nord. I due uomini si sono detti fiduciosi che questo incontro sia il punto di svolta verso un netto miglioramento delle relazioni tra i due paesi, nonostante fino a pochi mesi prima i rapporti  fossero quantomai tesi – a titolo esemplificativo, Trump aveva spregiativamente definito il leader nordcoreano “Rocket Man“, venendo affettuosamente ricambiato con “dotard“, rimbambito.

L’incontro è durato circa quaranta minuti, durante i quali Trump e Kim si sono scambiati promesse – alquanto vaghe – sui principali nodi che le due nazioni faticano a sciogliere: gli Stati Uniti rimangono intransigenti sulla nuclearizzazione nordcoreana; il regime di Pyongyang, dal canto suo, è disposto a rivedere il suo programma sugli armamenti solo a certe condizioni – in primis la fine della presenza militare statunitense al di sotto del 38° parallelo.

Ambedue i leader hanno definito l’incontro un successo: Trump avrebbe trovato un accordo su un processo di denuclearizzazione graduale – un approccio step-by-step non gradito a molti collaboratori dello stesso Presidente; l’agenzia di stampa governativa nordcoreana ha divulgato la notizia che Kim Jong-un avrebbe ricevuto rassicurazioni sulla presenza militare USA nella vicina Corea del Sud e su un ammorbidimento delle sanzioni. Entrambi hanno firmato una dichiarazione congiunta – piuttosto breve e vaga – che delinea come obiettivi primari il raggiungimento di relazioni pacifiche e concordi tra i due paesi, la pacificazione completa della penisola coreana e la sua completa denuclearizzazione.

Mercoledì, Trump ha annunciato su Twitter di voler porre fine a quelli che chiama “War Games“, le esercitazioni delle truppe statunitensi presenti in territorio coreano, rimarcandone la valenza simbolica di un negoziato condotto in buona fede da entrambe le parti in causa.

Il pasticcio della Aquarius

Lunedì 11 giugno è stata una giornata intesa, nel Mediterraneo e in Europa. Matteo Salvini, nuovo ministro degli interni, ha opposto un netto rifiuto allo sbarco di 629 migranti africani sul suolo italiano, negando alla nave Aquarius, della organizzazione non governativa SOS Méditerranée, il permesso di attracco.

credits: SOS Mediterranee

La decisione ha innescato tensioni, polemiche e accuse, esponendo il Viminale ad attacchi da molteplici direzioni. Il governo di Malta – che Salvini ha sostenuto essere responsabile dei soccorsi per una questione di delimitazione delle acque territoriali – ha negato con convinzione la responsabilità del soccorso in virtù degli accordi europei e del diritto internazionale, respingendo la tesi al mittente e accogliendo l’approvazione del presidente della Commissione Europea, Jean Claude Juncker.

I sindaci di importanti città dell’Italia meridionale (uno su tutti, il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando), in un acceso pronunciamiento, hanno dichiarato le municipalità di propria competenza essere disposte ad accogliere la nave e hanno chiesto una maggiore umanità nei confronti dei disperati a bordo.

Il nuovo governo spagnolo, guidato dal socialista Pedro Sánchez, si è offerto di accogliere i 629 migranti e ha invitato la nave a far rotta per il porto di Valencia – soluzione alla quale il personale della Aquarius si è piegato non senza esitazioni. Mentre Salvini ha tuonato “Vittoria!” e profetizzato un cambiamento nel dialogo comunitario sulla gestione dei flussi migratori (che, al momento, gravano in maniera sfavorevole sui paesi ai confini meridionali dell’Unione Europea), il Presidente francese Macron ha accusato il governo italiano di irresponsabilità, innescando la piccata reazione di Roma e compattando il governo Lega-M5S in un aperto atteggiamento antifrancese, in qualche modo giustificato dai fatti avvenuti a Bardonecchia pochi mesi fa e dall’atteggiamento tenuto dall’Eliseo nei confronti delle aperture dei rappresentanti della Corsica.

Alcuni Stati europei hanno espresso solidarietà verso l’Italia: il premier austriaco Kurtz ha plaudito la decisione italiana e chiesto di assumere una iniziativa congiunta italo-austro-tedesca (da lui definita “axis“) per spostare i migranti della rotta africana verso paesi non-UE; la cancelliera Angela Merkel ha auspicato una soluzione comunitaria e riconosciuto che l’Italia non può essere lasciata sola a gestire la questione mediterranea, benché anche in Germania il tema abbia aperto una crisi politica all’interno della coalizione governativa che fa capo proprio alla Merkel; il primo ministro ungherese, Viktor Orban, ha plaudito la decisione di Salvini.

Se per l’Unione Europea la vicenda dell’Aquarius rischia di aprire profonde e insanabili spaccature, per l’Italia il la possibilità di dover comparire di fronte ai tribunali internazionali è tutt’altro che effimera. Secondo l’opinione degli esperti, infatti, il fatto che tra i 629 migranti a bordo della nave fossero presenti 134 minorenni e 7 donne incinte potrebbe inquadrare il respingimento come un sicuro illecito amministrativo interno e internazionale e, in seconda istanza, come una violazione dei diritti fondamentali della persona.

Nel frattempo, oltre 900 migranti sono sbarcati a Messina, trasportati da navi della guardia costiera italiana. Ciò sembrerebbe confermare una sorta di “doppio binario” nella gestione dei flussi da parte del Viminale: sarebbero considerati legittimi sono i salvataggi effettuati dalle forze armate italiane, mentre tale status sarebbe negato alle organizzazioni non governative che operano sulle coste libiche. Anche se le persone a bordo dell’Aquarius erano in realtà state salvate proprio da navi della Marina italiana.

A.A.A. Aria pulita cercasi

In India le autorità sono seriamente preoccupate per il pessimo stato dell’aria di Nuova Delhi, il cui livello di inquinamento ha raggiunto, nel corso di queste settimane, picchi allarmanti, toccando quota 270. Aishwarya Sudhir, un ricercatore indipendente, ha sottolineato che si tratta di un problema stagionale, dato che in aprile i livelli di inquinamento sono molto più bassi.

In questo periodo, tuttavia, camminare per le strade di Nuova Delhi è nocivo quanto fumare cinquanta sigarette in una giornata e il calore, che la nuova di inquinamento contribuisce a trattenere al suolo, è intollerabile. L’emergenza sanitaria correlata è tutt’altro che trascurabile: l’India ha il tasso di tumore ai polmoni più alto al mondo e tale tasso è più elevato nella capitale che nel resto del Paese; molti bambini soffrono di problemi di sviluppo polmonare a cui, al momento, non vi sono soluzioni.

“I poveri li avrete sempre con voi”

Secondo un recente studio dell’OCSE, la mobilità sociale nei paesi più ricchi del globo ha subito una battuta d’arresto negli anni Novanta, senza mai riprendersi. Negli Stati Uniti e nel continente europeo (con l’eccezione dei paesi scandinavi, dove la situazione è più favorevole), una famiglia sotto la soglia di povertà impiega non meno di cinque generazioni per conseguire un livello reddituale che rientri nella media nazionale.

Inferno di fuoco e sangue in Libia

La fine dei combattimenti in Libia potrebbe essere tutt’altro che vicina. Mentre le milizie del generale Khalifa Haftar sono vicine a mettere fine al sanguinoso assedio di Derna, alcune milizie ribelli che fanno capo a Ibrahim Jadran (e che non riconoscono la leadership di Haftar) hanno assaltato di sorpresa le forze governative a guardia dei pozzi petroliferi in Cirenaica hanno preso pieno controllo della regione.

Sarà la pace per l’Afghanistan?

Per la prima volta in 17 anni di conflitto, il governo di Kabul e le milizie talebane rispetteranno il cessate il fuoco previsto durante la Id al-Fitr, una delle più importanti festività religiose islamiche. Nella giornata di venerdì, a Herat si sono tenute inedite manifestazioni di fratellanza, suggellate da danze collettive e selfie tra i ribelli e gli abitanti della città.

La tregua non è ancora una pace definitiva e le questioni rimangono aperte: le parti reclamano di essere governo legittimo dell’Afghanistan e rifiutano il riconoscimento reciproco. Quattro giorni prima della tregua, a Kabul, un attentato kamikaze ha ucciso 13 impiegati del Ministero dello Sviluppo Rurale e feritone 25.

Mandato d’arresto per torturatore siriano

Il Procuratore federale tedesco ha spiccato un mandato di arresto internazionale per crimini contro l’umanità contro Jamil Hassan, responsabile di torture e uccisioni di massa e capo dell’Intelligence dell’Aeronautica siriana. Ne abbiamo parlato approfonditamente qui.

La febbre gialla colpisce ancora

In Brasile, a distanza di quasi ottant’anni dall’ultima epidemia, la febbre gialla sta nuovamente diffondendosi, nonostante i profusi sforzi di profilassi e vaccinazione da parte delle autorità sanitarie. Ne abbiamo parlato approfonditamente qui.

Due colpevoli in Kashmir

L’ufficio dei diritti umani delle Nazioni Unite ha avviato un’indagine su presunte violazioni di diritti umani in Kashmir da parte delle forze regolari indiane e pachistane, accusate, in un report di 49 pagine, di eccessivo e ingiustificato uso della violenza. Le autorità indiane hanno respinto le accuse, tacciando il report di mancanza di credibilità e di evidente faziosità.

 

Paolo Albergoni
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