Le questioni migratorie europee, quelle americane, la crisi idrica indiana, la fine del piano di salvataggio greco, la legalizzazione della cannabis in Canada, tra le notizie più importanti della settimana, nel nostro International Weekly Brief.

La Fortezza Europa

Il nuovo governo italiano ha riportato al centro dei colloqui europei la questione dell’immigrazione, nonostante i dati dell’ultimo anno denotino una situazione tutt’altro che emergenziale, ma il cui peso rimane quasi interamente a carico dei paesi di primo approdo, come Italia e Grecia.

Sarebbe proprio l’Accordo di Dublino sui migranti ad essere al centro delle negoziazioni. Angela Merkel, che si è incontrata a Berlino con il presidente del consiglio italiano Giuseppe Conte, vorrebbe una Guardia Costiera europea e un rafforzamento di Frontex, ma è contraria ai respingimenti. Il Guardian intanto fa il punto della situazione sulla crisi migratoria a tre anni dal suo picco.

Il giorno dopo l’incontro tra Conte e Merkel, il cancelliere tedesco ha incontrato il presidente francese Emmanuel Macron, con cui si è trovata un’intesa politica per il rilancio dell’Unione europea e che, nelle intenzioni, dovrebbe porre le basi per una maggiore integrazione, anche attraverso l’istituzione di un budget comune per la zona euro. Secondo Politico.eu i contenuti su alcuni temi, però, restano vaghi.

Domenica è convocata una riunione a Bruxelles tra Francia, Germania, Italia, Spagna, Grecia, Belgio, Malta e le presidenze di turno del Consiglio europeo (Austria e Bulgaria), per definire una proposta comune di smistamento dei migranti. L’Italia ha inizialmente minacciato di non partecipare nel caso arrivi sul tavolo una bozza scritta da altri, come vorrebbero fare le ali più radicali dei governi europei che, paradossalmente, sono (o meglio, sarebbero) “alleate” del ministro degli interni italiano Matteo Salvini. Merkel ha assicurato a Conte che non ci saranno imposizioni, ma il blocco di Visegrad ha annunciato che non parteciperà.

Nel frattempo il presidente Usa Donald Trump ha attaccato Merkel con un tweet, in cui è stato scritto che l’immigrazione in Germania ha causato un aumento dei crimini (falso: i crimini in Germania sono in costante calo, così come in Italia e nel resto d’Europa).

La Fortezza Europa, armata?

All’incontro in Germania tra Trump e Merkel, nel castello di Mesenberg, è stata anche decisa una linea comune sul bilancio e sulla difesa europea. Nella dichiarazione finale si apre infatti all’idea di istituire dal 2021 un bilancio comune dell’Eurozona finanziato con fondi nazionali e fondi Ue, oltre ad un rafforzamento del Meccanismo europeo di stabilità e la creazione di una forza militare europea d’intervento rapido.

Non dalle sole guerre si scappa

Sul Sahel si sta abbattendo una delle più gravi crisi umanitarie degli ultimi decenni: tra Ciad, Mali, Burkina Faso, Mauritania, Niger e Senegal, quasi 6 milioni di persone si trovano in grave stato di denutrizione e non riescono a soddisfare il normale fabbisogno energetico giornaliero. Lo riferisce in una lettera Mark Lowcock, Sottosegretario generale delle Nazioni Unite per gli affari umanitari, che mette in guardia: “il peggio deve ancora arrivare”.

La fortezza Usa

La “linea dura” dell’Amministrazione Trump sta causando diverse ed ulteriori sofferenze ai migranti  e richiedenti asilo che tentano di superare il confine tra Usa e Messico. Negli ultimi giorni la stampa Usa ha raccontato le storie di minori forzatamente separati dai propri genitori a causa di una modifica al regolamento sull’immigrazione.

Secondo l’Associated Press, a causa di questa nuova direttiva, tra il 19 aprile e il 31 maggio, circa 2.500 bambini sono stati requisiti ai genitori e lasciati in centri di detenzione, mentre padri e madri venivano o espulsi e rimandati nel paese di provenienza, oppure incarcerati in altri centri di detenzione.

ProPubblica ha pubblicato un audio proveniente da uno dei centri di detenzione, dove si sentono molti bambini piangere e chiedere in spagnolo di parlare con i propri genitori. I repubblicani al Congresso starebbero studiando il modo per risolvere la questione limitando i danni, ma Trump si è deciso ad intervenire con un ordine presidenziale per fermare queste procedure, inizialmente da lui appoggiate.

Diritti umani?

Intanto, gli Stati Uniti si sono ritirati dal Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite (Unhcr), definito “ipocrita” ed “egoista” per via delle accuse rivolte dallo stesso a Israele per via delle violenze al confine con Gaza.

L’Ambasciatore Usa all’Onu, Nikki Haley, ha detto, facendo riferimento a Venezuela, Cina, Cuba e Repubblica Democratica del Congo “se si guardano i membri del consiglio, si vedono spaventose mancanze di rispetto per i diritti più elementari”. Come qualcuno ha notato, non è stata menzionata l’Arabia Saudita, su cui pendono svariate accuse di violazione dei diritti umani in Yemen.

La crisi idrica in India

Secondo un report governativo pubblicato da Al-Jazeera, l’India starebbe affrontando la crisi idrica più grave della sua storia: 600 milioni di persone avrebbero difficoltà nell’accesso a fonti d’acqua pulita ed entro il 2030 se non cambierà nulla circa il 40% della popolazione indiana non avrà disponibilità di acqua potabile.

Scordiamoci il passato

Dopo un’attesa durata 30 anni, la Grecia e la Macedonia hanno raggiunto un’intesa sul nome del paese che fino a ieri, almeno ufficialmente, era chiamato Former Yugoslav Republic of Macedonia, per via della storica rivendicazione del nome “Macedonia” da parte della Grecia, che possiede una regione con questo nome. Il nuovo nome ufficiale sarà Repubblica della Macedonia Settentrionale.

Presente nella città greca di Psarades per la firma degli accordi, anche il Rappresentante per la politica estera dell’Unione europea Federica Mogherini: le tensioni tra Grecia e Macedonia sul nome di quest’ultima, ha infatti impedito il suo ingresso nella Nato e nell’Ue. Ora le cose potrebbero cambiare, ma manca ancora l’ultimo passaggio al parlamento macedone e un referendum confermativo a settembre. Intanto i nazionalisti di entrambe le parti protestano contro l’accordo.

Ve la ricordate la Grecia?

Questa settimana è stato raggiunto un importante accordo in Lussemburgo tra il ministro dell’economia greco Euclid Tsakalotos e i ministri delle finanze dei paesi Euro (l’Eurogruppo). La Grecia potrà alleggerire il peso del suo debito e ricevere un nuovo prestito da 15 miliardi che garantirà stabilità finanziaria per i prossimi  2 anni. I due punti più importanti dell’accordo sono il rinvio di 10 anni del termine di scadenza entro cui Atene dovrà ripagare circa 100 miliardi di prestiti ricevuti negli anni passati e l’uscita dal programma di salvataggio.

Piovono soldi

Alcune importanti banche degli Usa starebbero ragionando su un vasto programma di distribuzione dei dividendi, che il Financial Times dice potrebbe essere il più cospicuo fin dalla crisi del 2008.

La guerra per Fox

Dopo l’interesse mostrato da Comcast – il più grande network di tv via cavo del mondo – per l’acquisto di 21st Century Fox per 65 miliardi di dollari, è arrivata la risposta di Walt Disney, la cui precedente offerta di 52,4 miliardi di dollari era stata accettata dal gruppo di Rupert Murdoch, ma che ora ha portato la stessa offerta a 71,3 miliardi di dollari, in soldi e azioni. Il voto decisivo degli azionisti della Fox è atteso il prossimo 10 luglio.

Dazi, dazi e ancora dazi

Il presidente Usa Donald Trump sembra non volersi arrestare nella propria guerra commerciale contro il resto del mondo, e sempre più analisti concordano nel dire che ci rimetteranno tutti, Stati Uniti compresi. Questa settimana l’obiettivo di Trump è stata di nuovo la Cina, per cui sarebbero pronti dazi dal valore di 200 miliardi sulle esportazioni cinesi in Usa.

La Cina ha ovviamente minacciato pesanti ritorsioni su prodotti e industria energetica made in Usa. E intanto le borse di tutto il mondo temono un rallentamento globale del commercio. Il Washington Post scrive che il mondo non subirà la prepotenza commerciale di Trump senza reagire.

E infatti la Commissione europea ha fatto entrare in vigore il regolamento che predispone i dazi come ritorsione contro le misure di Trump su acciaio e alluminio: ad essere colpiti beni di consumo come i jeans Levi’s, le moto Harley Davidson, liquori bourbon ed altro. Trump a sua volta ha minacciato nuovi dazi contro le automobili europee, ed ha minacciato di esercitare il potere di veto negli appelli all’Organizzione mondiale per il commercio sulle controversie commerciali: un duro colpo ad uno dei baluardi contro il protezionismo, scrive Reuters.

il nuovo presidente della Colombia

Sarà il conservatore Ivan Duque, che ha vinto il ballottaggio presidenziale con il 54% dei voti contro lo sfidante della sinistra, Gustavo Petro, con un distacco di 12 punti percentuali. Durante il comizio della vittoria Duque ha affermato, facendo riferimento alla questione dei ribelli delle FARC e dei colloqui di pace, che “con umiltà e onore, dico al popolo colombiano che darò tutte le mie energie per unire il nostro paese, e non per dividerlo”. La nostra rivista questa settimana ha pubblicato un approfondimento sullo stato della crisi tra FARC e governo.

Ivan Duque saluta i propri sostenitori a Bogotà, domenica – Fernando Vergara / Associated Press

Esperimenti siriani

A Ginevra si sono incontrate questa settimana le delegazioni di Iran, Russia e Turchia, alla presenza dell”inviato speciale dell’Onu per la Siria, Staffan de Mistura, che ha parlato dell’incontro definendolo “sostanziale”.

Nei colloqui si è discusso dell’ipotesi di creare un comitato di “esperti” che possano contribuire alla scrittura della nuova costituzione siriana. Presente una delegazione del Syrian National Council, che però ha lamentato la presenza di “finte opposizioni”, in riferimento alle piattaforme di “opposizione” allestite da Mosca, presenti al Congresso di dialogo nazionale di gennaio, di cui abbiamo parlato approfonditamente qui.

Intanto nell’ultimo rapporto della Commissione d’inchiesta dell’Onu sulla Siria si afferma che le forze governative, nell’assedio della Ghouta orientale, hanno commesso crimini di guerra e contro l’umanità, affamando e bombardando deliberatamente aree civili. Il rapporto parla anche dei 20mila combattenti ribelli presenti nell’area, alcuni dei quali, sempre secondo il rapporto, si sono anch’essi macchiati di crimini di guerra quando hanno lanciato bombe in aree civili di Damasco.

“Anche se le forze filogovernative bombardano e affamano la popolazione civile della Ghouta orientale fino ad annichilirla, non ci può essere alcuna giustificazione per bombardamenti indiscriminati di aree civili”
Hanny Megally, membro della Commissione

Nel frattempo a Manbij le forze curde stanno abbandonando l’area, che verrà pattugliata nei prossimi mesi in accordo con l’esercito Usa da forze militari turche.

La guerra contro Daesh nelle Filippine

Più di 11mila persone sono state costrette a fuggire dalle loro case nella provincia delle Filippine di Lanao el Sur, a causa dei combattimenti tra i militari e il gruppo armato Maute, affiliato di Isis. Le forze militari filippine hanno lanciato una controffensiva nell’area ritenuta la base operativa del leader del gruppo, Abu Dar, a sud della città di Marawi, occupata da mesi dalle forze islamiste.

Iniziative sul clima

Gruppi imprenditoriali, Ong ambientali e agenzie Onu sull’ambiente, si sono incontrati mercoledì con i politici e rappresentanti di 35 paesi, tra cui Canada, Cina e stati europei a Bruxelles, per il secondo vertice ministeriale sulla lotta ai cambiamenti climatici (MoCA). Negli incontri si è discusso di come intervenire attraverso soluzioni alternative alla classiche fin qui attuate e ritenute insufficienti.

Intanto la decisione della Cina di interrompere l’importazione di rifiuti di plastica da altri paesi sta causando diversi problemi di accumulazione di materiale plastico in tutto il mondo. Secondo un gruppo di scienziati guidati da Amy Brooks, dell’università della Georgia, entro il 2030 ci saranno più di 100 milioni di tonnellate di plastica “sfollata” che non si saprà dove stoccare.

Canada e cannabis

Il Canada ha legalizzato questa settimana l’uso della marijuana a scopo ricreativo: è il primo grande paese industrializzato ad aver imboccato questa strada, e potrebbe essere apripista anche per altri paesi. Il primo ministro canadese Justine Trudeau, che ha proposto ed appoggiato l’introduzione della legge, ha scritto che “era troppo facile per i nostri figli comprare marijuana e per i criminali farci soldi. Oggi le cose cambiano”. Ogni provincia canadese avrà margini di libertà sul come regolamentarne la vendita.

Il voto in Turchia

Domenica si vota in Turchia sia per le elezioni parlamentari, che per quelle presidenziali, cioè si darà il via al nuovo corso presidenzialista dello stato turco, voluto e ottenuto dal presidente turco Erdogan a seguito della vittoria risicata nel referendum del 2017 sul cambio di assetto dello stato.

Sono elezioni anticipate, volute da Erdogan per sfruttare un momento relativamente positivo dei propri consensi, dovuto anche all’intervento militare dalla forte impronta “neo-otomana” ai confini con la Siria. Ciò nonostante, per Erdogan ci sono delle incognite sul successo di questa strategia: le opposizioni potrebbero infatti raggrupparsi in caso di un probabile ballottaggio e sfruttare il difficile momento economico per contrastare Erdogan. Qui trovate l’analisi completa di Youtrend.

Incontri storici

A luglio il primo ministro giapponese Shinzo Abe si recherà in visita di stato a Teheran, in Iran: sarà la prima visita di un primo ministro giapponese nella Repubblica islamica iraniana da 40 anni a questa parte. L’ultima volta fu nel 1978, con il primo ministro giapponese Takeo Fukuda. Sul tavolo, l’appoggio giapponese al patto sul nucleare e accordi energetici.

Attentato in Etiopia

C’è stata un’esplosione durante un discorso del nuovo primo ministro etiope Abiy Ahmed ad Addis Abeba: lo stesso primo ministro ha detto che ci sono “alcuni morti” e diversi feriti. Non è chiaro cosa sia esploso, ma Abiy Ahmed è sembrato alludere al fatto che si sia trattato di una bomba.

Il petrolio dell’Opec

Al vertice Opec di Vienna, tenuto venerdì alla presenza della Russia, si è deciso un moderato aumento della produzione, anche se non c’è stato accordo unanime tra Arabia Saudita e Russia (favorevoli) e gli altri paesi (contrari). L’aumento della produzione sarà di 1 milione di barili al giorno, meno di quello che si aspettava il mercato, dice il Financial Times. Sul New York Times intanto si racconta in che modo Riad si sta preparando all’era post-petrolio.

Il porto gestito dalla compagnia petrolifera statale dell’Arabia Saudita, Saudi Aramco, a Ras Tanura. Il principe ereditario, Mohammed bin Salman, starebbe valutando di vendere una parte di Aramco all’interno di un programma di modernizzazione dell’economia del paese – Christophe Viseux for The New York Times

Lo stato della Brexit

Il ministro delle finanze inglese, Philip Hammond, ha riferito sullo stato dell’economia inglese e sulla situazione finanziaria “post” Brexit, affermando che l’obiettivo del Regno Unito per il periodo successivo all’effettiva uscita dall’Unione europea dovrà essere quello di rafforzare i legami con l’Unione europea (sic!), salvaguardando gli affari esistenti. Intanto il gigante dell’aeronautica europea Airbus ha pubblicato una “valutazione del rischio” sul suo sito in cui scrive che è pronto a “riesaminare i propri investimenti a Londra” a causa della Brexit: a rischio 14mila posti di lavoro nel Regno Unito.


LETTURE DELLA DOMENICA
a cura di Lorenzo Carota
Lorenzo Carota
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