È la settimana in cui la Gran Bretagna si allontana dal progetto europeo, in Spagna si è tornati a votare senza in realtà che vi siano prospettive differenti rispetto alle elezioni passate, e poi c’è la pace, agognata, tra governo colombiano e FARC, tra le notizie più importanti della settimana.

L’Arabia Saudita non c’entra niente con l’11 settembre. John Brennan, direttore della CIA intervistato da Al Arabiya, ha dichiarato che nelle 28 pagine top secret del rapporto sull’11 settembre non ci sono evidenze di coinvolgimenti sauditi negli attentati. Brennan ha inoltre chiarificato il complesso status delle intelligence internazionali in Siria. Leggi

Gli intellettuali contemporanei russi della “Terza Roma”. Un interessante gruppo di intellettuali oggi sostiene che la prima Roma è caduta a causa dei barbari, la seconda Roma (Costantinopoli) è caduta a causa degli infedeli, la terza Roma (Mosca, la nuova civiltà ortodossa) non cadrà mai. Leggi

Perché Teheran ce l’ha con il Re del Bahrein. La decisione del Re del Bahrein Hamad bin Isa Al Khalifah di revocare la cittadinanza al religioso sciita Sheikh Isa Qassim, reo secondo di incoraggiare i giovani a violare i principi della Costituzione sunnita-wahabita del Bahrain, riaccende lo scontro politico mai risolto tra Iran e Bahrein rivelando inoltre il quadro generale della diatriba tra fazioni in Medio Oriente. Leggi

Il Regno Unito lascia l’Europa. La novità, la voglia di cambiamento e il crescente desiderio di autonomia e di autodeterminazione hanno spinto il il 51,9% degli elettori (contro il 48,1) a chiedere che il Regno Unito apra ufficialmente i canali per l’uscita dall’Unione Europea. A partire da quando si vedranno gli effetti dello strappo? Leggi

Addio alle armi in Colombia. Il 23 di Giugno all’Avana il Governo colombiano e le F.A.R.C. hanno deciso di abbandonare le armi e dare inizio a una fase distensiva. Un accordo storico da cui tuttavia sono escluse 14 sigle paramilitari tuttora operanti nel Paese. Leggi

La Scozia annuncia che ci sarà presto un secondo referendum per l’indipendenza da Londra. Nicola Sturgeon, primo ministro della Scozia e leader del Partito Nazionale Scozzese, ha affermato che la prospettiva che la Scozia sia estromessa dall’Unione Europea è “democraticamente inaccettabile”. Considerato che il 62 percento dei votanti scozzesi ha votato per il remain e che ci sono state “modifiche significative” allo status quo del 2014, anno dell’ultimo referendum, la chiamata per l’uscita della Scozia è molto probabile nei prossimi anni.

Le migrazioni forzate globali hanno raggiunto un picco storico. Il report pubblicato dall’UNHCR (l’agenzia ONU per i rifugiati) ha svelato che nel 2015, 65.3 milioni di persone, 1 abitante su 113 del pianeta, sono state costrette a fuggire dal loro Paese a causa di conflitti e persecuzioni. Ogni minuto 24 persone sono costrette a lasciare la propria casa, con un incremento quattro volte superiore rispetto a 10 anni precedenti (nel 2005 erano 6 al minuto).

Il Kenya si prepara a esportare 2,000 barili di petrolio al giorno dal 2017. Il Capo dello staff esecutivo del Presidente Nzioka Waita ha affermato che si stima che ci siano riserve per 750 milioni di barili di greggio, la maggior parte giacente nella regione del Lokichar Basin nel nord del Paese. Sulla tabella di marcia le esportazioni inizieranno nel luglio del prossimo anno.

La Spagna propone al Regno Unito una “sovranità condivisa” su Gibilterra. A Gibilterra, enclave inglese in territorio spagnolo, ha vinto il “remain” con il 96 percento delle preferenze. La Spagna ha colto l’occasione al balzo per riaccendere una disputa mai veramente risolta sulla sovranità del territorio amministrato da Londra nonostante la continuità geografica con la penisola iberica. Madrid mira a riappropriarsi di un territorio nelle mani dei britannici dal 1713, quando il Trattato di Utrecht, a conclusione della guerra di successione spagnola, ne sancì la cessione.

L’Isis giustizia quattro dei suoi leader a Mosul. Mercoledì 22 giugno quattro figure di comando di alto livello dell’ISIS sono state accusate di essersi opposte a un invio di truppe nell’area di Shargati, dove le forze peshmerga curde stanno guadagnando terreno. Condannati da un tribunale della Sharia sono stati giustiziati con una pubblica impiccagione.

La Norvegia invierà truppe armate in Siria. Il parlamento norvegese ha approvato il via libera a una missione che comprende l’invio di 60 soldati delle forze speciali per consulenze e addestramento alle forze siriane che stanno combattendo Daesh. La missione si aggiunge a quella già attiva di circa 120 uomini in Iraq, a supporto delle forze curde.

L’esercito iracheno riconquista Falluja sconfiggendo Daesh. Le forze irachene hanno dichiarato che la battaglia contro il sedicente Stato Islamico a Falluja è terminata e le forze di Daesh sono state sconfitte. Nonostante il primo ministro iracheno al-Abadi abbia già dichiarato vittoria una settimana fa, gli scontri sono andati avanti in diversi distretti della città per diversi giorni prima che le forze irachene conquistassero gli ultimi quartieri.

Ancora elezioni in Spagna. Si è votato per la seconda volta in pochi mesi, dopo che dal precedentemente scrutinio non è riuscita ad emergere una maggioranza parlamentare in grado di formare un governo. I risultati arrivati nella notte fotografano ancora una volta una situazione disomogenea e divisa. Il Partito popolare del Primo ministro Rajoy vince (forse grazie anche alle notizie che arrivano dalla Gran Bretagna, che un po’ possono aver aiutato), ma non ha la maggioranza dei seggi e dovrà tentare una coalizione con le altre forze. Il Partito socialista ha retto ed è arrivato secondo, recuperando qualche seggio rispetto alle precedenti votazioni. I partiti “anti-sistema” hanno parzialmente deluso le attese: Podemos è arrivato terzo, Ciudanos quarto. È improbabile che si debba tornare per la terza volta al voto, ma da oggi cominciano gli incontri per capire quale sarà la coalizione possibile, e non è detto che sarà facile trovare la quadra.

Davide Vavassori
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