La crisi istituzionale apertasi l’estate scorsa in Perù è stata causata da diversi fattori: ramificazioni dallo scandalo sulle tangenti Odebrecht – che ha portato molti politici a processo – e allo scontro tra i poteri democratici. A che punto siamo?

Lo stallo politico ed istituzionale del Perù sembra essersi sbloccato alcuni giorni fa, in seguito alla fiducia ottenuta al Congresso dal neo Governo presieduto da Mercedes Aráoz, già Vicepresidente della Repubblica dal 2016, ha ottenuto la fiducia dal Congresso.

Aráz ha ottenuto i voti dei congressisti di “Fuerza Popolar, Acción Popular, Alleanza por el Progreso” e del suo gruppo parlamentare “Peruanos por el Kambio”. I voti contrari sono stati quelli dei fujimoristi di “Alleanza por el Progreso, e del Nuevo Perù”, con un totale di 83 voti a favore, 17 contrari e 0 astenuti. In caso di mancata fiducia, il Presidente del Perù, Pedro Pablo Kuczynsky, avrebbe potuto sciogliere il Congresso e far indire nuove elezioni legislative.

Questa infatti è stata la seconda volta in questa legislatura che un Esecutivo ha chiesto la fiducia al Congresso. La prima fu all’inizio della presidenza Kuczynsky, quando Fernando Zavala era Primo ministro. La crisi politica è iniziata a metà agosto ed è durata fino a settembre con la nomina a Capo del Gabinetto di Mercedes Aráoz.

Gli obiettivi che il Governo Aráoz intende raggiungere riguardano: una crescita del Pil del 4%, maggior visibilità internazionale, una forte inversione del debito pubblico, l’organizzazione dei Giochi Panamericani del 2019 e l’implementazione del programma “Reconstrucción con Cambios” per ridurre l’impatto del fenomeno climatico del Niño Costero, causato dal riscaldamento anomalo del mare costiero, che causa spesso disagi e danni nel paese.

La Premier Aráoz ha anche annunciato nuovi appalti per 5 progetti minerari, che secondo i calcoli del Governo potrebbero fruttare 10 miliardi di dollari. Le miniere sono quelle di Quellaveco, Corani, Michiquillay e l’ampliamento di quelle di Toromocho e Mina Justa. In campo agricolo il Governo intende aumentare di 6mila ettari le coltivazioni.

La miniera peruviana di Quellaveco – credits: Agencia de noticias Agencia Andina – ANDINA/Difusión

Sui temi sociali il neo-Governo ha tra gli obiettivi l’avvio di una “Revolución Social” per combattere la povertà diffusa nel paese, oltre ad un programma sanitario che punterebbe a sconfiggere l’anemia entro il 2021, anno del bicentenario del Perù. L’anemia infantile in Perù è un problema prioritario di salute pubblica, con gruppi di popolazione fortemente esposti ad un aumento di rischio.

Mercedes Aráoz ha annunciato che il governo attuerà inoltre il programma “Progresa”, con l’obiettivo di combattere e sradicare la povertà nelle aree urbane, attraverso trasferimenti di cassa condizionati al fine di promuovere la formazione di persone che vivono in condizione di estrema povertà, a cui verrà affiancato il “Pograma Jóvenes Productivos”, volto ad aumentare le competenze tecniche ed imprenditoriali dei giovani delle classi più disagiate in età compresa tra i 15 ed i 29 anni.

Sul tema della sicurezza, l’Esecutivo intende aumentare le operazioni di antiterrorismo per catturare i rimanenti senderisti e combattere il narcotraffico: entro la fine dell’anno nelle strade peruviane verranno mandati altri 13.000 agenti per contrastare la criminalità comune.

Onde evitare un’altra crisi di Governo la Premier Mercedes Aráoz ha chiesto al Congresso un lavoro congiunto sui temi economici, onde evitare uno scontro politico tra i due poteri, scontro che tra le altre cose potrebbe potare alla fin del suo Governo (come era successo al suo predecessre Fernando Zavala), con il rischio di andare a nuove elezioni legislative che bloccherebbero nuovamente l’attività politica del paese.

di Alberto Galvi
Redazione
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