Le elezioni legislative in Argentina hanno visto la vittoria del partito del Presidente Mauricio Macri, che ha sconfitto i peronisti, che si sono presentati a questo appuntamento elettorale divisi e litigiosi. I peronisti dell’ex Presidente Cristina Fernanda Kirchner cercheranno ora di recuperare la loro capacità di governo in vista delle presidenziali del 2019, ma sarà una strada in salita.

Si sono svolte in Argentina domenica 22 ottobre 2017 le elezioni legislative parziali, per rinnovare metà dei deputati (127) e un terzo dei senatori (24). Il partito-coalizione Cambiemos del Presidente in carica, Mauricio Macri, ha vinto in 14 province su 23.

I risultati delle elezioni legislative

La coalizione di Governo ha superato il 40% dei voti a livello nazionale, ottenendo un risultato superiore alle aspettative, invertendo i risultati delle primarie. Cambiemos ha vinto nelle province Catamarca, Chubut, Formosa, La Pampa, il distretto federale di Buenos Aires, e le province di Buenos Aires, Chaco, Corrientes, Entre Ríos, Jujuy, La Rioja, Mendoza, Neuquén, Salta, Santa Cruz e Santa Fe. ,Misiones, Río Negro, San Luis, San Juan, Santiago del Estero e la Tierra del Fuoco.

Per la Camera del Senato, entrambe le coalizioni di maggioranza e di opposizione hanno vinto in 4 delle 8 province. La coalizione di maggioranza ha vinto a Buenos Aires, Jujuy, La Rioja e Santa Cruz, mentre l’opposizione ha vinto a Formosa, Misiones, San Juan e San Luis. I seggi complessivi della Camera dei Deputati e della Camera del Senato sono ora così distribuiti: Camera dei Deputati: Cambiemos (107), FpV (66), Partido Justizialista Disidente (47), 1Pais (21), FIT (3), altre forze politiche (13). Alla Camera del Senato: Cambiemos (25), FpV (25), Partido Justizialista Disidente (18), altre forze politiche (4).

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L’Argentina è una Repubblica Federale, divisa in 23 province e un distretto federale (Buenos Aires). In questa tornata elettorale il 76,3% degli aventi diritto si sono recati alle urne, segnando un + 4% rispetto alle primarie (PASO) di agosto. La PASO (La primarias simultaneas, y obligatorias) sono state create con l’obiettivo di incentivare e rendere più trasparente la competizione interna tra i partiti: il voto è obbligatorio e la simultaneità impedisce all’elettore di una determinata forza politica di votare anche per quella rivale per influenzare la scelta dei suoi candidati. Per essere ammessi alle elezioni generali i candidati devono ottenere almeno l’1,5% dei voti.

In Argentina il potere legislativo è bicamerale, con il Congresso Nazionale (Parlamento) che è diviso in Camera del Senato, composto da 72 senatori eletti con un sistema proporzionale, metà sono eletti ogni 4 anni e l’altra metà sono eletti ogni 2 anni. L’altro ramo del parlamento è la Camera dei Deputati composto da 257 deputati eletti con un sistema misto, di cui due terzi eletti ogni 6 anni e 24 eletti ogni 2 anni.

Mauricio Macri festeggia la vittoria elettorale con i suoi sostenitori nella capitale argentina – credits: EPA

Il sistema elettorale in Argentina

I Distretti elettorali per l’elezione della Camera dei Deputati sono formati dalle 23 province e dal distretto federale di Buenos Aires: Capitale Federale di Buenos Aires (13 deputati) e dalle province di Buenos Aires (35 deputati), Córdo (9 deputati), Santa Fe (9 deputati), Entre Ríos (5 deputati), Mendoza (5 deputati), Chaco (4 deputati), Tucumán (4 deputati), Catamarca (3 deputati), Corrientes (3 deputati), Jujuy (3 deputati), La Pampa (3 deputati), Misiones (3 deputati), Neuquén (3 deputati), Salta (3 deputati), San Juan (3 deputati), San Luis (3 deputati), Santa Cruz (3 deputati), Santiago del Estero (3 deputati), Chubut (2 deputati), Formosa (2 deputati), La Rioja ( deputati 2), Río Negro (2 deputati) e Tierra del Fuego, Antártida e Islas del Atlántico Sur (2 deputati). Per il Senato sono stati eletti 24 senatori divisi in 8 province: Buenos Aires, Misiones, Santa Cruz, San Luis, Formosa, La Rioja, San Juan, Jujuy. Con il sistema misto sono stati eletti 3 senatori per ogni provincia, 2 per la maggioranza e 1 per l’opposizione.

Questa tornata elettorale è stata vinta dalla coalizione Cambiemos, composta dai partiti CC-ARI (coalición Civica ARI), PRO (Propuesta Repubblicana), UCR (Union Civica Radical), che appoggia il presidente Mauricio Macri, in carica dal 2015. Gli avversari di Macri – la variegata galassia dei peronisti – si sono presentati a questo appuntamento elettorale divisi, con una coalizione guidata dall’ex Presidente Cristina Kirchner, il FpV (El Frente para la Victoria) e un fronte anti-kirchneristi guidato dal Partido Justizialista Disidente. Le altre forze politiche presenti a queste votazioni sono state: FIT (El Frente de Izqierda y de los trabajadores) formato dai partiti PO (Partido Obrero), e IS (Izqierda Socialista), UNA (Unidos por una Nueva Alternativa), 1Pais, e altri partiti minori.

Il caso dell’attivista Santiago Maldonato

La campagna elettorale Argentina, tra le altre cose, è stata scossa dalla scomparsa del giovane attivista  per i diritti delle popolazioni indigene Santiago Maldonato. I partiti dell’opposizione hanno accusato il governo di non occuparsi della vicenda della sua scomparsa: il giovane attivista era stato visto l’ultima volta ad inizio agosto dopo essere stato arrestato in una manifestazione per i diritti umani del gruppo indigeno Mapuche, nel sud dell’Argentina.

via cild.eu

Gli indigeni Mapuche vivono in Patagonia, ma prima di essere decimati, vivevano in una fascia ininterrotta di terra che si estende dalla costa atlantica a quella pacifica. Nei giorni scorsi è stato individuato e identificato il corpo del giovane Maldonado, che però non riportava segni di violenze. Ritrovato il corpo sia i partiti di opposizione che di maggioranza avevano deciso di sospendere momentaneamente la campagna elettorale. Dopo la vittoria di Macri alle elezioni legislative vari politici della regione hanno chiesto chiarimenti immediati riguardo al ruolo delle forze di polizia nella scomparsa dell’attivista.

Ed ora?

Con questo risultato elettorale, il Presidente Macri potrà far approvare una serie di riforme strutturali che ha promesso fin dalle presidenziali del 2015, come la modernizzazione dello Stato, riforme economiche e sul lavoro. Le riforme di Macri prevedono la liberalizzazione dei prezzi dell’energia e di altri beni e servizi sussidiati dallo stato, nonché tagli alla spesa pubblica.

Entro pochi giorni il presidente Macri convocherà un tavolo di consultazione con presenti i governatori, i senatori i deputati, sindaci eletti i rappresentati della giustizia e delle parti sindacali ed imprenditoriali.

di Alberto Galvi
Redazione
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