La crisi tra Arabia Saudita e Libano esplosa con le dimissioni di Hariri si sta risolvendo anche con la mediazione di altre potenze, regionali e non. Vediamo come sta evolvendo la situazione.


Dopo la crisi scoppiata con l’annuncio delle dimissioni del premier Saad al-Hariri, la situazione politica libanese sembra normalizzarsi con il ritorno di Hariri in Libano e l’incontro con il presidente Michel Aoun.

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Aoun, che nei giorni precedenti aveva rifiutato le dimissioni annunciate da Hariri dall’Arabia Saudita, lo aveva esortato a tornare in Libano e rassegnarle di persona. Cosa che Hariri ha fatto, non prima però di recarsi in Francia dal presidente Macron e in Egitto da al-Sisi, smentendo le voci secondo cui l’Arabia Saudita lo stava trattenendo contro la sua volontà.

Il premier libanese Saad Hariri. Credits to: AFP/Getty Images.

Il premier libanese Saad Hariri. Credits to: AFP/Getty Images.

Dopo due settimane trascorse nella sua residenza a Riyad, infatti, Hariri si è recato a Parigi per un incontro con Macron, il quale aveva effettuato una visita a Riyad subito dopo l’annuncio delle dimissioni di Hariri. Nel pieno di una delle peggiori crisi dell’area che rischiava di gettare di nuovo il Libano nel caos, la Francia ha assunto un forte ruolo di mediazione, intessendo una serie di incontri sia con le autorità saudite che libanesi e tenendo contatti “diretti e frequenti” con i leader della regione, tra cui il presidente egiziano al-Sisi, il primo ministro israeliano Netanyahu e il presidente statunitense Trump, con il quale Macron, durante una conversazione telefonica, ha ribadito la necessità di risolvere la crisi e di arginare l’influenza iraniana. Il 17 novembre a una riunione informale dei capi di Stato e di governo dell’UE, Macron ha sottolineato che la Francia non vuole schierarsi nelle complesse vicende del Medio Oriente, ma che il suo ruolo “è di dialogare con tutti”. Tuttavia, ha anche esortato l’Iran a perseguire un “strategia regionale meno aggressiva.”

Il primo ministro Saad Hariri incontra Macron all'Eliseo, a Parigi. Credits to: Benoit Tessier/Reuters.

Il primo ministro Saad Hariri incontra Macron all’Eliseo, a Parigi. Credits to: Benoit Tessier/Reuters.

La seconda tappa prima di tornare in Libano è stata Il Cairo, dove Hariri ha incontrato al-Sisi, che gli ha assicurato sostegno per una risoluzione pacifica della crisi, affermando la necessità per tutte le parti in Libano di raggiungere un accordo così da rifiutare le interferenze straniere negli affari interni libanesi.

Anche il ruolo di mediazione dell’Egitto è significativo, perché Il Cairo non ha alcuna intenzione di essere trascinato in una disputa aperta con l’Iran. Nei giorni precedenti Abdel-Fattah al-Sisi ha detto che qualsiasi minaccia alla sicurezza del Golfo “è una minaccia per la nostra sicurezza nazionale“, avvertendo l’Iran di smettere di ingerire negli affari interni dei Paesi della regione. Aveva però anche ribadito che l’area “ha già abbastanza instabilità e sfide così com’è” , invocando il dialogo per risolvere le tensioni. Un dialogo che al-Sisi ha aperto anche con i Paesi del Golfo, inviando il suo ministro degli Esteri negli Emirati Arabi Uniti, in Kuwait, in Bahrain e in Arabia Saudita, dove ha incontrato il principe ereditario Salman, cui ha suggerito di fare marcia indietro per evitare un’escalation con l’Iran.

Il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi incontra Saad al-Hariri nel palazzo presidenziale di Ittihadiya al Cairo, 21/11/2017. Credits to: REUTERS.

Il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi incontra Saad al-Hariri nel palazzo presidenziale di Ittihadiya al Cairo, 21/11/2017. Credits to: REUTERS.

La posizione egiziana, unita al sostegno di al-Sisi all’intervento russo in Siria a favore di Bashar al Assad, potrebbe generare frizioni con l’Arabia Saudita, anche perché per l’Egitto contenere l’Iran non è una priorità di alto livello.

Prima di tornare in Libano, Hariri ha anche fatto una breve tappa a Cipro, dove ha incontrato il Presidente Nicos Anastasiades, che ha garantito il sostegno dell’isola per risolvere la crisi.

In questo quadro di mediazione, Hariri è rientrato in Libano il 21 novembre, il giorno prima del Giorno dell’Indipendenza del paese, per rassegnare le sue dimissioni al presidente Aoun, il quale però le ha rifiutate, esortandolo a dialogare prima con le altre componenti governative per trovare una soluzione. Nel palazzo presidenziale vicino a Beirut, Hariri ha dunque revocato le dimissioni, dicendo di sperare che ciò porti a “un dialogo responsabile [..] che risolva le divisioni e le loro ripercussioni sulle relazioni del Libano con i fratelli arabi“, sottolineando che tutte le parti libanesi “devono impegnarsi a tenere il Paese fuori dai conflitti regionali”. Il leader di Hezbollah, Nasrallah, ha detto che il suo gruppo è aperto a “qualsiasi dialogo e discussione”.

A maggio 2018 si svolgeranno le elezioni libanesi e tenere in vita il governo di unità nazionale è cruciale per le istituzioni libanesi e per evitare un caos che, almeno per il momento, è stato forse scongiurato.

di Samantha Faciatori
Samantha Falciatori
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