La guerra in Siria e il conflitto in Ucraina hanno notevolmente cambiato la postura reciproca tra Nato e Federazione Russa, trovando nelle aree del Mar Mediterraneo e dell’Europa i naturali terreni di confronto. Di seguito se ne illustra sinteticamente la portata dal punto di vista strategico militare, le implicazioni presenti e future e le possibili evoluzioni per gli scenari internazionali.

La crisi in Ucraina e l’annessione della Crimea hanno modificato il quadro delle relazioni tra NATO e Russia. Infatti la tattica militare adottata da Mosca, la A2/AD (Anti Access/Area Denial) si è posta l’obiettivo di rafforzare le difese marittime, aeree e territoriali, a cui è stato affiancato lo scopo di mantenere e far operare le forze avversarie il più lontano possibile dai territori contesi: il bacino del Mar Baltico, la zona del Mar Nero e il “fianco sud” del Mar Mediterraneo.

L’enclave russa di Kaliningrad controlla la zona del Mar Baltico attraverso i sistemi missilistici antiaerei S-400, e con il sistema di difesa costiera russo K-300 BastionP con missili anti-nave supersonici P-800 ONIKS. Dal 2019 la base di Kaliningrad si doterà inoltre del sistema missilistico nucleare con capacità di 500 km ISKANDER, divenendo quindi una minaccia concreta per Polonia e stati Baltici.

Mike Nudelman / Business Insider

Questo dispiegamento viene giustificato in risposta allo scudo antimissile NATO Aegis Ballistic Missile Defense System (Aegis BMD), che è stato schierato nel 2015 e reso operativo in Romania e nel 2018 si attiverà in Polonia. Stati Baltici e Polonia hanno chiesto alla NATO la salvaguardia da un possibile attacco russo e nel maggio 2014 l’esercitazione NATO in Estonia dal nome “Spring Storm Drills” ha coinvolto 6mila militari e jet statunitensi a sostegno delle forze aeree estoni. Questo rafforzamento dei confini orientali è proseguito nel marzo 2015 con l’operazione “Dragoon Ride” in cui sono stati inviati carri armati, artiglieria pesante e tremila truppe a favore di Polonia, Repubblica Ceca, Germania e dei tre Baltici. Anche la missione annuale NATO 2016 BALTOPS ha svolto il ruolo di addestramento e simulazione da possibili attacchi esterni, rafforzando aree di missione asimmetriche (difesa aerea, guerra di mine, ecc.).

Infatti il NATO summit (Galles 2014) pose in evidenza le caratteristiche della guerra ibrida condotta dalla Russia e della sua velocità d’azione. Emersero così i limiti NATO per una risposta rapida, e la necessità di una collaborazione con l’UE per gli interventi di hard power e soft power. In quella occasione venne concordata l’adozione del Readiness Action Plan (Rap) allo scopo di rendere le forze NATO più pronte ad operare sia sul fianco sud che su quello est. Per far fronte a questi limiti sono state previste misure di rafforzamento della NATO Response Force (Nrf), così come l’istituzione della Very High Readiness Joint Task Force (Vjtf) un’unità multinazionale capace di attivarsi in 48 ore con circa 4mila uomini.

Il NATO summit di Varsavia del luglio 2016, ha infine rafforzato la sua presenza militare nell’est Europa con quattro contingenti dispiegati in Polonia e negli stati Baltici. Di contro l’annessione della Crimea ha permesso alla Russia di potenziare anche la regione del Mar Nero. La Flotta del Mar Nero verrà incrementata nel 2018 con sei nuove fregate della classe ADMIRAL GRIGOROVICH, dotando inoltre la base di Sebastopoli di un sistema missilistico anti-nave Bastion-P con missili P-800 Oniks e sistemi missilistici anti-aerei S-300 PMU. Mosca ha infine dispiegato bombardieri Tu-22M3 Backfire, Tupolev Tu-142 e Ilyushin Il-38 da pattugliamento marittimo e aereo anti-sommergibile e dall’agosto 2016 ha installato i sistemi missilistici S-400 in Crimea, che insieme ai missili S-300 in Armenia rafforzano la tattica A2/AD sul Mar Nero, sulla Georgia e sulla Turchia orientale.

A2/AD russa in Europa e nel mediterraneo – credits: IHS Jane’s 2015 (click per ingrandire)

L’appoggio russo ad Assad nella crisi siriana ha infine permesso di evidenziare l’importanza strategica del Mediterraneo dispiegando nell’approdo navale di Tartus i sistemi di difesa aerea russi S-300, favorendo il controllo russo della maggior parte dello spazio aereo del Mediterraneo orientale. La forte presenza è garantita anche dalla base aerea di Khmeimim tramite i sistemi missilistici S-400, dal sistema di difesa costiera Bastion-P e dal velivolo da pattugliamento marittimo Tu-142. La zona controllata dalla Russia soffre però della vulnerabilità del vicino stato turco e proprio le relazioni tra Turchia, NATO e Russia saranno uno dei tasselli fondamentali per capire le evoluzioni nei rapporti tra la Russia e l’Occidente nel teatro euro-mediterraneo.

di Mattia Giulioli

Redazione
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