a cura di Davide Tremolada
La realtà contemporanea, il mondo in cui viviamo, raccontato e interpretato grazie all’immagine: prospettive e orizzonti per ascoltare, capire e vedere meglio il mondo attraverso la lente fotografica.

Terra silenziosa
Moldova – Silent Land © Åsa Sjöström

Moldova – Silent Land © Åsa Sjöström

La Moldova è uno dei Paesi più poveri dell’Unione Europea. C’è stato un tempo in cui era prospero, grazie all’agricoltura e alla produzione di vino. Oggi quasi un quarto della sua popolazione è emigrata per lavorare all’estero, e la corruzione politica aggrava la situazione economica. Tutto questo si riflette sulla struttura delle famiglie moldave. Nel paese ci sono moltissimi bambini senza genitori, pur non essendo orfani. Molto spesso infatti entrambi i genitori sono costretti a emigrare per trovare lavoro e guadagnare i soldi necessari al sostentamento della “famiglia”, da cui sono di fatto costantemente separati. Questo lavoro della fotografa Åsa Sjöström racconta la realtà di una di queste famiglie.


Energia rinnovabile
The City of Possibilities, 2015 © Etienne Malapert

The City of Possibilities, 2015 © Etienne Malapert

Il giovane fotografo Etienne Malapert, nel suo progetto “The City of Possibilities”, esplora la città di Masdar, situata vicino ad Abu Dhabi, negli Emirati Arabi Uniti. Grandioso progetto urbanistico sviluppato insieme a uno studio di Londra con un investimento complessivo di circa 2 miliardi di dollari, Masdar vorrebbe essere il primo esempio di città a emissioni zero, completamente sostenuta da energie pulite e rinnovabili. Le fotografie di Malapert mostrano il surreale paesaggio cittadino, nel mezzo del deserto, con spazi vuoti e l’onnipresente sabbia. Sviluppato da uno dei Paesi che più dipendono dalla vendita di combustibili fossili, Masdar è per ora sede di un’università scientifica, alcuni laboratori di ricerca e gli uffici di qualche grande corporation, tra cui Siemens.


L’odio ha fatto questo
This is what hatred did © Cristina de Middel

This is what hatred did © Cristina de Middel

Questo lavoro di Cristina de Middel è visionario, documentaristico e magico allo stesso tempo. Scene di vita quotidiana dello slum galleggiante di Makoko, in Laos, si alternato a rappresentazioni costruite ispirandosi ad antiche tradizioni. Ciò che ne scaturisce è un racconto che ci immerge in una realtà distante e vicina al tempo stesso, che si svolge nella vita di tutti i giorni ma che è anche narrata come fosse una leggenda tramandata da molte generazioni. Il titolo di questo progetto – This is what hatred did – si ispira ad un libro dello scrittore Amos Tutuola, ed è il racconto di un bambino che a causa di un attacco al suo villaggio si rifugia nel “bush”, la giungla interdetta agli umani e presieduta dagli spiriti, dove incredibili avventure e fatti terribili lo attendono prima di ritrovare la strada di casa.


Paco
Due ragazzi – uno dei quali di 12 anni – fumano Paco a Pelourinho, nel vecchio centro di Salvador de Bahia. Brasile, 2010 © Valerio Bispuri

Due ragazzi – uno dei quali di 12 anni – fumano Paco a Pelourinho, nel vecchio centro di Salvador de Bahia. Brasile, 2010 © Valerio Bispuri

Paco è il nome di una nuova “droga dei poveri” che sta velocemente prendendo piede in Argentina. Prodotta con i residui della lavorazione della cocaina, mischiati successivamente a sostanze chimiche altamente tossiche, fa effetto in pochi secondi e crea dipendenza più velocemente del crack o dell’eroina. Le vittime di questa nuova droga a basso costo (una dose costa circa mezzo dollaro, ndr) sono soprattutto i giovani, tra i 12 e i 17 anni che vivono negli slum intorno a Buenos Aires. Questi ragazzi diventano dipendenti e capaci di tutto pur di ottenere la loro dose quotidiana. Il fotogiornalista Valerio Bispuri ha documentato in questo toccante reportage la vita dei tossici vittime della sostanza, i terribili effetti sul loro fisico e i luoghi di produzione della droga.


L’altra casa
The Other Home © Marina Paulenka

The Other Home © Marina Paulenka

La fotografa Marina Paulenka ha avuto accesso per 18 mesi al carcere di Požega, una delle poche prigioni femminili dell’Ucraina. Sono circa 130 le detenute presenti nel carcere per crimini che variano dal possesso di droga all’omicidio. Paulenka nel suo reportage mostra gli ambienti e i dettagli della vita di queste donne, senza renderle identificabili, così come prescritto dalla legge statale che regola gli ingressi e le visite nelle carceri del Paese.

Redazione
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