La visita di Mariano Rajoy in Argentina è iniziata lo scorso 9 aprile all’insegna della concordia e della serenità, tanto che il capo di stato spagnolo si è presentato con un passaporto da regalare alla madre di Mauricio Macri, presidente della Casa Rosada, in nome delle sue origine gallege.

Sebbene l’obiettivo del viaggio fosse la promozione degli investimenti delle imprese spagnole in Argentina, la sintonia tra i due leader, dovuta in parte ad un’amicizia di vecchia data, ha permesso di trovare punti di contatto che vanno aldilà del mero rapporto commerciale. Ad emergere chiaramente è stata la comune volontà politica di porsi come fronte anti-Maduro: sia Rajoy che Macri non riconosceranno il risultato delle prossime elezioni presidenziali (20 maggio), promettendo di impegnarsi nei forum regionali per promuovere il ritorno alla democrazia all’interno del Venezuela.

«Vogliamo per i venezuelani le stesse cose che vogliamo per i nostri paesi: democrazia, libertà, diritti umani, tranquillità e benessere» ha commentato Rajoy in proposito.

L’ascesa di Macri al potere ha permesso una distensione dei rapporti economici tra i due paesi, ponendo fine alle tensioni sorte durante l’era Kirchner, che hanno raggiunto il loro apice nel 2012 quando è stato espropriato il 51% delle azioni appartenenti al gruppo Repsol-YPF.

Le oltre 60 imprese che hanno accompagnato Rajoy nella sua trasferta hanno dunque approfittato della «pacificazione tra i due amanti» – per usare le parole di Macri – per riconfermare la Spagna come primo partner economico europeo, in attesa di ulteriori sviluppi nell’ambito del processo di integrazione inter-regionale tra Mercosur e UE.

Riccardo Stifani
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