La situazione siriana è un inferno. Capire cosa sta succedendo è doveroso in quanto esseri umani e indispensabile per la comprensione di quei fenomeni che travalicano i confini naturali di quella terra. Per questo motivo la nostra Rivista seguirà più da vicino la guerra siriana, che in realtà sono tante guerre diverse e sovrapposte, in modo da fornire un quadro sempre aggiornato e il più chiaro possibile.
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La “fine delle ostilità” concordata da USA e Russia non è un vero cessate il fuoco. L’accordo è lacunoso ed è già stato violato ripetutamente.

L’accordo sulla cessazione delle ostilità in Siria, entrato in vigore alla mezzanotte di sabato 27 febbraio e approvato all’unanimità dal Consiglio di Sicurezza con risoluzione 2265, è stato subito accettato sia dal regime siriano che dall’opposizione e accolto con favore da tutti gli attori coinvolti, come il primo passo verso la riduzione (almeno nelle intenzioni) delle violenze nel Paese. Leggendo il testo dell’accordo, però, e analizzando le numerose violazioni, viene naturale chiedersi quanto siano (volutamente) farraginose le basi di questa tregua che, va detto, esclude le azioni contro ISIS e al-Nusra.

Mappa delle zone di controllo in Siria. Credit to: BBC/ISW

Mappa delle zone di controllo in Siria. Credit to: BBC/ISW

Innanzitutto, non esiste un meccanismo di monitoraggio della tregua da parte dell’ONU, né tanto meno misure punitive per le violazioni, anzi, il controllo spetta proprio a Russia e USA tramite Centri di Coordinamento, rispettivamente nella base aerea di Hmeymim (Latakia) e ad Amman (Giordania). Il Syrian Network for Human Rights ha documentato 14 violazioni solo nel primo giorno di tregua da parte dell’esercito siriano in territorio ribelle, in particolare nelle province di Damasco, Deraa, Aleppo, Homs, Hama e Latakia (con l’uso anche di barili bomba) e bombardamenti russi sui ribelli siriani attorno alla città di Aleppo e nella provincia di Idlib, tanto che il Ministro degli Esteri francese Jean-Marc Ayrault ha chiesto chiarimenti.

Credit to: SNHR

Credit to: SNHR

Il portavoce dell’Higher Negotiation Commitee (HNC), Salim al-Muslat, ha dichiarato che le forze d’opposizione continueranno ad attenersi alla cessazione delle ostilità, tranne che per operazioni difensive. Dall’altra parte, il Ministero della Difesa russo, nel suo primo bollettino del 28 febbraio, ha denunciato 9 violazioni da parte di “gruppi di miliziani” a Latakia contro le forze siriane e dell’artiglieria turca che a Tal Abyad (provincia di Raqqa) ha colpito le milizie curde YPG (per un monitoraggio in tempo reale, si rimanda a The Syrian Campaign, una ONG che tramite una fitta rete di comitati locali e attivisti in Siria, sta dettagliatamente monitorando le violazioni, raccolte qui).

Queste violazioni erano prevedibili perché l’accordo presenta delle gravi omissioni. Innanzitutto, nel testo non si parla di cessate il fuoco ma di cessazione delle ostilità, che significa che chi ha accettato i termini dell’accordo si impegna a implementare la risoluzione ONU S/RES/2254, a non attaccare militarmente la parte avversaria, ad astenersi dal conquistare terreno, “congelando” le attuali zone di controllo, e ad attenersi al principio di proporzionalità in caso di legittima difesa. Il testo fa riferimento al fronte dei ribelli e all’esercito siriano e alle sue milizie alleate; sono esclusi ISIS, al-Nusra e “altri gruppi terroristici designati dal Consiglio di Sicurezza”.

Bombetta inesplosa di una bomba a grappolo sganciata da forze pro-governativa sulla città ribelle di al Ghariyah (Deraa). Credits to: Alaa Faqir/Reuters

Bombetta inesplosa di una bomba a grappolo sganciata da forze pro-governativa sulla città ribelle di al Ghariyah (Deraa). Credits to: Alaa Faqir/Reuters

Ed è qui che emergono le lacune, poichè il Consiglio di Sicurezza non ha ancora stabilito chi siano questi “altri gruppi terroristici”, nodo cruciale, visto che il regime siriano e la Russia considerano terrorista chiunque si opponga in armi al regime di Assad, indipendentemente dalla propria natura, così come la Turchia considera terroristi i miliziani curdi dell’YPG, che pure hanno accettato l’accordo. Dall’etichettatura (arbitraria) dei gruppi terroristici dipenderà il successo della tregua e il problema più grande sarà chi inserire nella lista: controversa, ad esempio, la posizione della potente fazione islamista Ahrar al-Sham, sostenuta da Arabia Saudita e Turchia, e altri gruppi islamisti simili.

Nella provincia di Idlib e Aleppo, sotto il controllo del fronte dell’FSA, che ha aderito all’accordo, c’è ampia presenza di Ahrar al-Sham e in alcune zone anche di Nusra. Il che significa che se le ostilità contro queste ultime continueranno, sarà molto difficile distinguere i vari gruppi. Inoltre, sin dall’inizio della campagna russa in Siria, l’FSA è stato pesantemente bombardato dall’aviazione russa in nome della lotta contro i “terroristi”.

Non è un caso che l’offensiva su Aleppo sia iniziata proprio in concomitanza con l’apertura dei colloqui di pace il 2 febbraio: l’obiettivo era ottenere una significativa vittoria militare per porsi in posizione dominante al tavolo delle trattative, indebolendo sia militarmente che politicamente l’opposizione. Così come il massiccio esodo di profughi che in pochi giorni si sono riversati sul confine turco non è stato un effetto collaterale dell’offensiva, ma parte integrante della stessa strategia. Stesso vale per il bombardamento deliberato di scuole e ospedali da parte dell’aviazione russa, l’ultimo dei quali ha colpito un ospedale di Medici Senza Frontiere (MSF) a Maarat al-Nouman (Idlib), uccidendo 25 persone e lasciandone senza cure mediche 40,000. Come denunciato dalla Presidente di MSF, Joanne Liu, al Palazzo delle Nazioni a Ginevra, dopo il primo bombardamento sull’ospedale gli aerei sono tornati per colpire i soccorritori in un secondo bombardamento, per massimizzare il numero delle vittime. Questa strategia si chiama double taps ed è molto usata dai caccia siriani e russi. Lo stesso giorno, caccia russi hanno colpito anche la scuola e l’ospedale pediatrico di Azaz, quest’ultimo gestito dalla ONG francese Syria Charity e dall’italiana We Are.

Ospedale MSF colpito da aerei russi a Maarat al-Nouman (Idlib), 15/02/2016. Credits to: Ghaith Omran/AFP

Ospedale MSF colpito da aerei russi a Maarat al-Nouman (Idlib), 15/02/2016. Credits to: Ghaith Omran/AFP

La strategia di colpire strutture mediche è così deliberata che MSF ha annunciato che smetterà di segnalare le coordinate GPS delle proprie strutture alle autorità siriane e russe proprio perchè ciò aumenta il rischio di essere bombardati. Quale sarebbe dunque lo scopo di così palesi crimini di guerra? Lo scopo è che colpendo la popolazione civile aumenta l’esodo dei profughi e con esso la pressione sulla Turchia (che ospita oltre 3 milioni di rifugiati) e, tramite essa, sull’Europa, in particolare sulla Germania. C’è un filo rosso tra i bombardamenti in Siria e la crisi rifugiati in Europa, che sta mettendo in crisi gli stessi principi dell’UE e di Schengen, che allontana i vari Stati membri che a catena chiudono le frontiere, e che al contempo aumenta il malcontento della popolazione europea, che paradossalmente vede in Putin la soluzione a quel problema che lui stesso contribuisce ad alimentare.

Ma cosa c’entra questo con la cessazione delle ostilità in Siria? C’entra perchè di fatto i termini di questo accordo sono stati dettati da Mosca e le lacune sopracitate permettono alla Russia di continuare a colpire indistintamente i ribelli in nome della lotta al terrorismo mantenedo formalmente il merito della tregua. L’accordo soddisfa tutti i requisiti diplomatici e militari di Putin: conferma la sopravvivenza del regime di Assad, gli permette di consolidare le linee difensive, divide potenzialmente i ribelli tra chi accetta di adeguarsi all’accordo e chi no, espone la Turchia come violatore della tregua per i suoi attacchi contro l’YPG, asseconda le preoccupazioni occidentali con la promessa di un impegno più concertato contro ISIS e lascia intravedere la possibilità di una soluzione politica.

Ma se questo accordo è strutturalmente destinato a fallire, cosa ci si deve aspettare? Durante un intervento di fronte al Senato americano, il Segretario di Stato Kerry ha annunciato che, in caso di fallimento della tregua e del processo di transizione politica, potrebbe “essere troppo tardi per tenere unita la Siria” e che un piano B è in fase di considerazione. Riguardo l’ipotesi di una safe zone nel nord della Siria, Kerry ha detto: “Le stime del Pentagono dicono che per avere una safe zone nel nord del Paese servono tra i 15.000 e i 30.000 soldati. Ora, siamo pronti ad autorizzarlo?”.

I colloqui di Ginevra riapriranno il 7 marzo; la tenuta dell’accordo resta fragile e le violenze potrebbero rinvigorirsi.

di Samantha Falciatori
Samantha Falciatori
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