Il Fondo Monetario internazionale (FMI) sta valutando la richiesta del governo cinese di inserire la valuta nazionale, lo Yuan, all’interno del calcolo dei Diritti Speciali di Prelievo (DSP), cioè la valuta di riserva utilizzata dall’istituzione di Washington. La decisione, quasi certamente positiva, verrà presa a fine novembre, e aumenterà il peso politico ed economico della valuta cinese.

di Giovanni De Gregorio

[ecko_alert color=”gray”]Di cosa parliamo?[/ecko_alert]

I DSP (Special Drawing Rights, SDR, in inglese), introdotti con gli accordi della Giamaica nel 1969, sono l’unità che rappresenta il valore delle riserve dei paesi che partecipano al Fondo Monetario Internazionale. L’FMI li utilizza per iniettare liquidità monetaria, e assegnare aiuti in caso di necessità. I DSP sono un “paniere” basato su più valute, e quindi soggetto a oscillazioni. Il valore è calcolato sulla base delle più importanti valute internazionali poi divise per un comune denominatore. Le valute prese in considerazione tra il 2011 e il 2015 sono il Dollaro statunitense per un peso del 42%, la Sterlina inglese per l’11,3%, lo Yen giapponese per il 9,4% e l’Euro per il 37,4%.

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La composizione viene rinnovata ogni 5 anni, e si basa sullo scambio mondiale di valute / credits: HuffPost.com

[ecko_alert color=”gray”]Requisiti per accedere.[/ecko_alert]

Avendo l’FMI tra le sue missioni istituzionali quella di promuovere la stabilità monetaria internazionale, ed essendo il valore dei DSP soggetto alle oscillazioni delle valute che ne compongono il valore, l’FMI stabilisce alcuni requisiti per l’accesso di una valuta alla composizione del paniere da parte di una valuta. Tra i criteri valutati dall’FMI ce ne sono due ritenuti fondamentali: il paese deve avere un volume elevato di esportazioni e la sua moneta deve essere scambiata a livello globale. Il primo requisito è sicuramente rispettato visto che la Cina è il più grande Paese esportatore mondiale. Per quanto riguarda il criterio sulla circolazione globale della moneta, lo Yuan non è ancora lontanamente comparabile alla diffusione e circolazione del Dollaro o dell’Euro, anche a causa del controllo di capitali del governo, nonostante ci siano stati progressi negli ultimi anni.

Gli interventi di politica monetaria della Banca Centrale Cinese della scorsa estate sembrano essere stati finalizzati in modo da aumentare il volume degli scambi della valuta cinese, così da soddisfare i requisiti FMI. Ma perché è importante per la Cina inserire la propria valuta nel paniere DSP? Una valuta che riesce ad entrare nel calcolo dei DSP acquisisce innanzitutto maggiore stabilità e credibilità sui mercati. A livello politico poi, il Paese proprietario della valuta ottiene un riconoscimento internazionale della sua importanza economica.

[ecko_alert color=”gray”]Interventi strategici[/ecko_alert]

Già nel 2009, a seguito della crisi economica internazionale, la Cina si mobilitò per voce del governatore Zhou Xiaochuan per una revisione del meccanismo delle riserve in seno all’FMI. Da quel momento, la Banca Popolare Cinese ha iniziato una serie di interventi di politica monetaria e di apertura del mercato che ha portato il paese a dove ci troviamo oggi, cioè ad un passo dall’adesione al paniere DSP. Un esempio di tali politiche è stata la richiesta fatta dal governo di includere le azioni del mercato azionario cinese nell’Indice dei Mercati Emergenti fornito da Morgan Stanley Capital International (MSCI). Gli interventi della Banca Popolare Cinese hanno aperto in maniera significativa i mercati del gigante asiatico: una (improbabile) decisione negativa dell’FMI potrebbe rallentare il processo di riforme del sistema economico cinese (anche se, come fa notare Foreign Policy, forse siamo già entrati nell’epoca post-riforme).

[ecko_alert color=”gray”]I veri vantaggi[/ecko_alert]

Nel complesso i DSP rappresentano meno del 2,5% delle riserve ufficiali in valuta estera differenti dall’oro, e lo Yuan ne sarebbe solo una frazione stimata intorno al 5% delle riserve globali. Nel complesso i DSP giocano un ruolo numerico marginale ma, come già esposto, i vantaggi per Pechino non sarebbero solamente di tipo finanziario. L’inclusione nel paniere del FMI sarebbe un traguardo nella corsa geopolitica della Cina contro il Dollaro.

[ecko_alert color=”gray”]Il voto[/ecko_alert]

Per riuscire a far entrare lo Yuan nel paniere dei DSP la Cina deve superare la votazione del board FMI (composto dai 188 Paesi membri). Nonostante lo scetticismo iniziale degli Stati Uniti, oggi sembra che vi sia accordo nel sostenere l’inclusione nei DSP dello Yuan, accordo appoggiato anche da Christine Lagarde, direttore del Fondo. La valuta cinese è pronta a “contrapporsi” ufficialmente a Dollaro ed Euro nel sistema monetario internazionale. La decisione dell’FMI entrerà in vigore a ottobre 2016.

Giovanni De Gregorio
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