Migliaia di manifestanti croati hanno marciato, sabato 24 marzo, lungo le strade principali della capitale Zagabria, portando un enorme striscione con la scritta “Stop (la Convenzione) di Istanbul per una Croazia sovrana”, sventolando bandiere nazionali e cantando canzoni patriottiche.

La settimana scorsa, il governo conservatore croato ha infatti adottato la Convenzione nonostante l’opposizione in seno allo stesso partito di governo e da parte di gruppi conservatori e della Chiesa cattolica locale.

La Convenzione di Istanbul è un trattato che mira a combattere la violenza contro le donne ed è il primo strumento in Europa a fissare norme giuridicamente vincolanti per prevenire la violenza di genere e punire gli autori dei reati.

Tuttavia, negli ultimi mesi ha suscitato diverse opposizioni, dalla Bulgaria alla Croazia passando per la Chiesa ortodossa, circa la definizione di “genere”. I suoi obiettori infatti, pur sostenendo la protezione delle donne, si oppongono alla definizione di “genere” come insieme di “ruoli sociali, comportamenti e caratteristiche che una società considera appropriati per uomini e donne”.

Marcia croata contro la ratifica della Convenzione di Istanbul a Zagabria, in Croazia, il 24 marzo 2018. Credits to:REUTERS/Antonio Bronic.

Marcia croata contro la ratifica della Convenzione di Istanbul a Zagabria, in Croazia, il 24 marzo 2018. Credits to:REUTERS/Antonio Bronic.

Il mese scorso la ratifica della Convenzione era stata bocciata dai parlamenti di Bulgaria e Slovacchia sulla base della stessa contestazione: la definizione di “genere” della Convenzione mina, secondo i suoi oppositori, i valori della famiglia tradizionale.

Gli oppositori del trattato, che vedono la Convenzione come un’imposizione dall’esterno, hanno affermato che spingeranno per un referendum sulla questione, ma secondo un sondaggio condotto per il governo due terzi dei croati sarebbero favorevoli alla ratifica del trattato.

di Samantha Falciatori
Samantha Falciatori
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