Anche nel racconto di fantasia più sfrenato e distopico le relazioni tra le entità politiche seguono le stesse modalità che hanno contraddistinto il corso della storia umana. Final Frontier è la rubrica che proverà a spiegare le relazioni internazionali attraverso le più conosciute storie di fantascienza. “Spazio, ultima frontiera”.
E se, in un lontanissimo futuro, il jihad nella sua accezione di guerra santa non fosse il problema bensì la soluzione?


L’anno 632 d.C. è “l’anno Zero” del mondo Arabo. Esso segna, come è noto, la fuga di Muhammad nella città di Medina e la nascita dell’Islam, l’ultima grande religione monoteista del mondo. I seguaci del Profeta diffusero la sacra parola del Corano in Asia centrale, Medio Oriente e nel bacino del Mediterraneo, giungendo in Europa e scontrandosi con la potenza imperiale di Bisanzio.

Il contributo dell’Islam fu importantissimo e la cultura europea cristiana ne giovò in sommo grado: facendo da tramite tra le avanzatissime scienze dell’Estremo Oriente, gli arabi importarono in Europa invenzioni indiane e cinesi prima sconosciute al di fuori del continente asiatico. Inoltre, annettendo Egitto, Mesopotamia e Siria, il mondo musulmano inglobò importantissimi centri del sapere dell’epoca, che poterono, a loro volta, giovarsi della tolleranza dei Califfi per compiere grandi progressi nel campo delle scienze e della filosofia: filosofi come Averroè e fisici come Alhazen contribuirono in maniera significativa agli studi compiuti, durante il Rinascimento, in Europa.

Niente di più lontano dalla percezione che oggi noi europei abbiamo dell’Islam: una religione violenta e incolta, professata da pastori ignoranti e beduini guerrafondai, controllati da sceicchi privi di scrupoli e assetati di potere. Una serie di credenze arcaiche e selvagge. Una cultura estranea alla nostra: il nemico. Un’idea che secoli di mutuo beneficio non riescono a cancellare, spazzati via da superficiali aforismi di Oriana Fallaci. Una percezione errata, ossessionata dal jihad, la Guerra Santa.

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Illutrazioni di Mark Molnar / altre, molto belle, qui: http://markmolnar.com/project-dune/

Nel 1965, lo scrittore Frank Herbert diede alla luce il suo capolavoro, un libro destinato a lasciare un’orma indelebile nel mondo della fantascienza, della narrativa e del cinema: Dune. Primo romanzo di un fortunato ciclo, Dune è ambientato in un futuro distopico, talmente lontano che si è persa ogni memoria del pianeta Terra. Retta da un Impero interplanetario, la Galassia è governata dal Landsraad (un sistema di stampo feudale organizzato intorno all’omonima assemblea), imperniato su tre soggetti: le Case Maggiori (famiglie nobiliari, che detengono il potere su uno o più pianeti), l’imperatore e la potentissima Gilda Spaziale (che esercita il monopolio dei viaggi stellari).

Nell’universo di Dune, il viaggio spaziale è reso possibile dal melange, la prodigiosa spezia che è possibile reperire in un solo luogo in tutta la Galassia: il pianeta Arrakis (anche conosciuto come Dune, appunto).

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Illutrazioni di Mark Molnar / altre, molto belle, qui: http://markmolnar.com/project-dune/

Ricoperto da roventi deserti e perennemente spazzato dalle tempeste di Coriolis, Arrakis è un pianeta arido e ostile. Ciononostante, è l’unico corpo celeste dove possano vivere i “Vermi delle sabbie”, colossali creature simili a enormi anellidi, il cui metabolismo produce la preziosa spezia, che è anche una droga, e che permette di “annullare lo spazio”, consentendo di viaggiare ovunque nell’universo. In altre parole, l’intera società imperiale si sposta da un pianeta all’altro grazie ai prodotti biologici di scarto di un enorme lombrico del deserto.

Arrakis ospita anche i Fremen, indigeni autoctoni che vivono nel deserto in condizioni insopportabili per qualunque altro popolo. Malvisti e perseguitati dalle Case Maggiori che controllano il pianeta, i Fremen combattono gli “invasori” assetati di melange, nell’attesa che venga il Mahdi, una sorta di Messia in grado di liberare per sempre Arrakis e di scatenare il jihad che diffonderà il grido dei Fremen in tutto l’Impero. Questo messia è Paul Atreides, ultimo discendente di una Casata distrutta da una congiura imperiale: dotato di straordinari poteri, Paul sarà costretto a fuggire nel deserto e vivere tra le tribù Fremen, che lo battezzeranno Muad’dib (piccolo canguro del deserto) e riconosceranno in lui la loro guida e il loro Mahdi.

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Illutrazioni di Mark Molnar / altre, molto belle, qui: http://markmolnar.com/project-dune

I riferimenti al mondo arabo e islamico sono quasi illimitati: dal concetto di jihad, alla fuga nel deserto, alla sollevazione di tribù “emarginate alle periferie della civiltà”. Non solo: moltissimi nomi sono arabi o ispirati alla cultura islamica. Ad esempio, il verme delle sabbie, tra i Fremen, porta il nome di Shai-Hulud (che in arabo significa “cosa eterna”); i soldati scelti di Paul Muad’dib sono chiamati Fedaykin (un nome simile al termine arabo “fedayyin”, i temibili guerrieri islamici del XIII secolo che si distinguevano per l’estrema devozione e l’estremo spirito di sacrificio).

Nell’universo di Dune, il jihad, nella sua accezione di guerra santa, emerge più volte. Prima del jihad guidato da Paul Muad’dib, vi era stato il jihad butleriano: una sorta di rivolta luddista contro i computer, la cui pervasiva influenza si era fatta così esasperante che l’intelligenza artificiale risultò intollerabile agli esseri umani, i quali la rimossero in toto, sostituendo i computer con i mentat (uomini dotati di enormi capacità logiche e mentali, dei veri e propri computer umani).

Nell’universo creato da Frank Herbert, il jihad, non è il problema. È la reazione a un problema già esistente, profondo e grave.

Un punto di vista che, forse, sarebbe il caso di riconsiderare.

Paolo Albergoni
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