Domenica 28 ottobre, si terrà In Brasile il ballottaggio delle elezioni presidenziali tra il candidato di estrema destra ed ex militare Jair Bolsonaro e Fernando Haddar, candidato dalla sinistra orfana di Lula. Queste elezioni potrebbero portare un cambiamento radicale nella politica brasiliana.

Il primo turno si è svolto il 7 ottobre con Jair Bolsonaro – qui un suo ritratto dall’Economist – del partito PSL (Partido Social Liberal) che ha vinto con il 46,03% dei voti, mentre al secondo posto si è piazzato il candidato del PT (Partido de Trabajadores), Fernando Haddar, che ha sostituito definitivamente a settembre Lula come candidato alla presidenza.

Il partito centrista PSDB (Partido da Social Democracia Brasileira), che nelle ultime sei elezioni presidenziali ha polarizzato la disputa con il PT di Lula, ha ottenuto solo il 4,76% dei voti. Le elezioni brasiliane del primo turno hanno registrato una bassa affluenza, pur essendoci un sistema normativo che dovrebbe rendere obbligatorio recarsi al voto.

Un uomo ascolta un’intervista televisiva al candidato Jair Bolsonaro in un bar di San Paolo – REUTERS/Nacho Doce

La campagna elettorale è stata fino ad oggi infuocata, e le cose non sembrano poter andar meglio alla vigilia del voto. Fino ad oggi a causa della radicalizzazione delle posizioni politiche si sono registrate violenze e aggressioni in varie parti del paese, anche nei confronti dei candidati stessi, tra cui proprio il candidato alla presidenza Bolsonaro, che è stato accoltellato mentre partecipava ad una manifestazione a Juiz de Fora, nello stato di Minas Gerais. Foreign Policy parla del “triste declino della politica brasiliana”.

Bolsonaro  dopo l’accoltellamento,  è iniziato a salire nei sondaggi anche grazie ad un’intensa campagna sui social network dove l’ex militare di origini italiane può contare 14 milioni di follower tra Facebook, Twitter e Instagram. Bolsonaro è un ex capitano dell’esercito in pensione, ammiratore della dittatura militare e dei metodi utilizzati durante quel periodo (1964-1985); ha già minacciato di far arrestare gli oppositori politici e si è già speso in attacchi verso minoranze (“meglio un figlio morto che gay“) e in esaltazioni della violenza (“la violenza va combattuta con violenza più forte”), e anche per questo ha ricevuto forti critiche in patria e all’estero. Haddad (55 anni), candidato del Partito dei Lavoratori, è figlio di immigrati libanesi, ex sindaco di San Paolo, è stato indicato dall’ex presidente Luiz Inácio Lula da Silva come candidato alla presidenza del Brasile.

La vittoria in questo primo turno del candidato dell’estrema destra Jair Bolsonaro è la conseguenza di 13 anni di governo del partito di Lula, che è stato sommerso da scandali giudiziari e da scelte economiche rivelatesi disastrose. L’economia brasiliana, che aveva raggiunto livelli impressionanti di crescita con percentuali che in media oscillavano tra il 7 e l’8% – ve li ricordate i Brics? – iniziò a rallentare, fino alla recessione.

L’ex presidente Lula Inacio da Silva ha governato il Paese dal 2003 al 2010, ed è stato imprigionato ad aprile per corruzione all’interno dello scandalo che ha coinvolto Petrobras la più importante compagnia petrolifera statale del Paese. La vittoria del primo turno di Bolsonaro non si può attribuire soltanto agli scandali giudiziari degli ultimi anni. La responsabilità deI peggioramento delle condizioni economiche è stata attribuita dalla gran parte degli elettori brasiliani alle politiche stataliste decise dai governi di sinistra che hanno portato il livello di disoccupazione del Paese al 12,7%.

Il candidato del Partito dei Lavoratori, Fernando Haddad, durante un evento elettorale a San Paolo – EFE

La stabilità del Paese è precipitata soprattutto con la caduta dei prezzi delle materie prime nel 2011, che ha danneggiato pesantemente le esportazioni brasiliane. Un termometro delle speranze per un cambiamento dal punto di vista economico del sistema brasiliano arriva dalla borsa di San Paolo, la più grande del Brasile, che sta vivendo momenti di euforia da quando Bolsonaro ha vinto il primo turno elettorale.

Il prossimo Presidente del paese entrerà in carica il 1° gennaio 2019. I programmi politici ed economici dei due candidati sono diametralmente opposti. Bolsonaro ha annunciato che abolirà 14 ministeri, mentre il socialista Fernando Haddad ha annunciato la creazione di tre nuovi ministeri, che si aggiungerebbero agli attuali ventinove.

Sulle questioni economiche Bolsonaro ha promesso il sostegno ai proprietari delle aziende e delle terre, senza tenere conto dei diritti dei lavoratori. I suoi elettori sono principalmente i brasiliani bianchi maschi con reddito e istruzione più alto, e gli evangelici. È stato anche sostenuto da imprenditori o investitori che temono il ritorno del Partito dei Lavoratori al governo. Nel frattempo, Haddad ha invece sostenuto i diritti dei piccoli agricoltori.

Un sostenitore di Jair Bolsonaro partecipa ad una manifestazione a supporto del candidato vice-presidente Hamilton Mourao a Manaus – REUTERS/Bruno Kelly

I sondaggi danno Bolsonaro in testa e quindi per Haddad l’unica soluzione per rimontare lo svantaggio è continuare a proporre ricette di sinistra come la creazione di occupazione e salario minimo forte cercando di ricomporre l’unità nel campo progressista – PDT, PSB (Partido Socialista Brasileiro), PSOL (Partido Socialismo e Liberdad), i sindacati, e i movimenti della società civile – contro le proposte di destra di Bolsonaro: privatizzazione delle imprese statali, diritto al possesso di armi, agevolazioni per l’istruzione privata, e l’uscita del Brasile dal Mercosur.

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Bolsonaro, sembra così ottenere il consenso dei brasiliani stanchi della corruzione, della criminalità e della violenza, che nel 2017 ha prodotto più di 63 mila omicidi. Haddad per il momento ha ricevuto il sostegno di due parti minori: PSB e PSOL. Bolsonaro, d’altra parte, ha ricevuto solo il sostegno del PTB (Partido Trabalhista Brasileiro).

Le elezioni in Brasile stanno dimostrando ancora una volta lo spostamento a destra dell’elettorato in America Latina, e arriva dopo la sconfitta dei partiti di sinistra alle recenti elezioni in Cile, Costa Rica, Messico, Colombia e Guatemala. Ma in questo caso, il probabile vincitore, rischia di dare un duro colpo alla già sofferente democrazia brasiliana.

di Alberto Galvi
Redazione
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