Com’è andato il G20 di Hangzhou?

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Se il G7 di Ise-Shima in Giappone ha lasciato l’amaro in bocca a tutti quelli che si aspettavano importanti prese di posizione da parte dei policy-makers, al vertice di Hangzhou si sono registrati alcuni avvenimenti interessanti, ma non necessariamente determinanti. Vi raccontiamo quali.

L’aumento dell’isolazionismo statunitense ha provocato la diminuzione dell’influenza globale del sistema occidentale. Questa considerazione è riscontrabile in due contesti specifici: l’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO) e il G7. La prima è stata completamente accantonata, per dare la precedenza ad accordi regionali circoscritti (Tpp, Asean+3, Rcep, Mercosur). Il G7 invece vede fortemente ridimensionato il suo peso globale, ma si rivela funzionale per arrivare ai summit del G20 (diventati nel frattempo un foro – vero o presunto? – di governance multilaterale globale), con una visione comune.

L’anno della Cina

Il vertice del G20 di quest’anno si è tenuto a Hangzhou in Cina, ad inizio settembre. La stesura dell’agenda dei summit del G20 ricade interamente sul Paese ospitante, ed è quindi possibile, analizzando i punti principali del programma, identificarne le intenzioni strategiche. Innanzitutto, appare evidente che la Cina percepisca ancora se stessa come ponte tra il “mondo avanzato del Nord” e quello “in via di sviluppo del Sud”. Lo conferma il numero elevato di Paesi osservatori chiamati a partecipare all’evento: il Ciad (Paese che presiede l’Unione Africana), l’Egitto, il Kazakistan, il Laos (presiede l’Asean) e il Senegal (Paese che presiede il nuovo Partenariato per lo sviluppo dell’Africa). Un tentativo simbolico d’integrazione che potrà essere usato nel breve periodo a livello diplomatico.

Il vertice segnala anche l’ambizione cinese di passare da un sistema concentrato sull’export ad uno basato sull’economia di consumo, in particolar modo incentrato sui servizi tecnologicamente innovativi. La scelta di Hangzhou come città ospitante non è casuale. Il presidente cinese Xi Jinping ha supervisionato di persona, come governatore della regione dello Zhejiang (della quale Hangzhou è la capitale), la dinamica trasformazione della città in polo tecnologico, sede tra l’altro del gigante commerciale Alibaba. Per il presidente cinese, Hangzhou fornisce un modello per lo sviluppo nazionale e globale.

Con 6.400.000 abitanti nell'area urbana e 3.931.900 nella città propria, Hangzhou si presta a divenire una tra le città più industrializzate e all'avanguardia del mondo. Centro di sviluppo informatico, biotecnologico, tessile, dell'abbigliamento e delle telecomunicazioni, vanta ben quindici università di cui otto politecnici. Credits: bbs.home.news.cn
Con 6.400.000 abitanti nell’area urbana e 3.931.900 nella città propria, Hangzhou si presta a divenire una tra le città più industrializzate e all’avanguardia del mondo. Centro di sviluppo informatico, biotecnologico, tessile, dell’abbigliamento e delle telecomunicazioni, vanta ben quindici università di cui otto politecnici – Credits: bbs.home.news.cn

L’agenda del vertice non si ferma qui. Sono state individuate numerose priorità di alto livello: la promozione di approcci innovativi per la crescita, il miglioramento della governance economica e finanziaria globale, la costruzione di un’economia mondiale aperta, la promozione e lo sviluppo inclusivo e interconnesso, la lotta contro la corruzione, l’industrializzazione dell’Africa, la promozione degli accordi di Parigi..

Ognuno di questi punti richiederà anni (in alcuni casi decenni) di follow-up. La questione meno chiara è se i leader del G20 siano pronti a coordinare le politiche nazionali per portare a termine questi obiettivi generali, piuttosto vaghi. Un altro punto importante è prendere in considerazione temi concreti che non sono stati affrontati: l’immigrazione, la guerra in Siria (solo un’incontro bilaterale Putin-Obama), i problemi legati all’esportazione dell’acciaio cinese, le attività nel Mare cinese meridionale.

Una chiave di lettura geostrategica

Cercando di guardare oltre il classico linguaggio politico e i vari spin promozionali, sembra che il più grande traguardo raggiunto sia stato la ratifica cinese e americana dell’accordo di Parigi sul clima. Emerge quindi con maggiore importanza un’altra costruzione (informale), il G2, cioè l’asse sino-americana.

Il presidente cinese Xi Jinping ritratto con Barack Obama durante il G20 a Hangzhou. Credits: REUTERS/Damir Sagolj - RTX2O1DG
Il presidente cinese Xi Jinping ritratto con Barack Obama durante il G20 a Hangzhou – credits: REUTERS / Damir Sagolj

Se dividiamo le iniziative politiche in tre grandi gruppi interconnessi; quello economico, quello tecnologico e quello ambientale, è possibile stabilire nel breve periodo la direzione del rapporto. A conferma di tale ipotesi possono risultare utili le parole del presidente cinese che ha proposto di lavorare con gli Usa ad un nuovo tipo di “relazioni tra grandi paesi” che escluda il conflitto e che preveda il rispetto reciproco (incluso quello della sovranità territoriale), la prosperità comune e la collaborazione in una molteplicità di campi: commerciale, militare, anti-terrorismo, energia, cambiamento climatico, salute, infrastrutture, ecc. Inoltre, Pechino si è detta disposta a cooperare riguardo la questione del nucleare iraniano, la denuclearizzazione della penisola coreana, l’Afghanistan e il controllo delle epidemie.

Tuttavia un fronte comune nell’affrontare i problemi sembra essere possibile solo in quei settori dove le due potenze non hanno interessi divergenti.

Sintetizzando, per quanto riguarda il campo economico, è possibile aspettarsi una maggiore cooperazione finanziaria sui “paradisi fiscali” (il conflitto verterà sulle banche di sviluppo), ma anche una maggiore competizione commerciale (Tpp vs. Rcep, e scontri vari a livello di soft power nell’Apec e nell’Asean) e tensioni a livello monetario. Il campo ambientale è quello dove esiste la maggiore possibilità di cooperazione, già intravista con la ratifica dell’accordo parigino, ma con estese possibilità di regolare anche questioni di salute (epidemie) e sopratutto nucleari (non senza l’inclusione della Russia).

L’occasione per l’Europa

L’Unione europea, dopo la perdita della Gran Bretagna, ha un’occasione di rilancio strategico attraverso due attori di primo piano. Infatti, nel 2017 la presidenza del G7 toccherà all’Italia, quella del G20 alla Germania. Il G20 si svolgerà a luglio ad Amburgo, quindi prima delle elezioni politiche nazionali e sotto la leadership della Cancelliera Angela Merkel. In aggiunta ai temi elencati, molto probabilmente saranno affrontati anche i temi del terrorismo e dell’immigrazione (entrambi campi di cooperazione sino-americana).

di Alen Radetić

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