Dopo settant’anni dalla fine della Seconda guerra mondiale, il Giappone di Shinzo Abe approva una nuova legge che gli garantisce un vero e proprio esercito in grado di intervenire sia in caso di attacchi ai confini di quello che fu l’Impero del Sol Levante, che all’estero, su richiesta delle nazioni alleate. Scontato il plauso degli Stati Uniti, meno calorose le posizioni di Cina e Corea del Nord.

Una nazione votata alla pace e alla stabilità internazionale. Con queste semplici parole si può definire il Giappone contemporaneo, uno degli Stati più affascinanti del mondo; dove modernità, storia e tradizione viaggiano, alla stessa velocità, sui medesimi binari.

Da martedì 29 marzo è entrata in vigore, dopo un voto per nulla scontato da parte della Dieta nipponica, la nuova legge sulla sicurezza e la difesa nazionale.

Dopo quasi settant’anni senza un “vero” esercito e senza una strategia militare autonoma da quella degli Stati Uniti, ora anche il Giappone potrà difendersi sia in caso di un attacco militare ai suoi confini, che in “difesa” nei confronti di eventuali attacchi ai suoi paesi alleati, eventualità fino ad oggi preclusa alle Forze di autodifesa dell’Impero del Sol Levante.

Infatti il Giappone ad oggi è l’unica potenza globale a non avere una autonoma politica militare, tanto che la sicurezza nazionale e la sorveglianza dei confini marittimi non sono affidate a un esercito, ma alle cosiddette “Forze di autodifesa”, istituite negli anni Quaranta dopo la fine della Seconda guerra mondiale dalle forze militari di occupazione statunitensi, onde evitare il riarmo dell’armata imperiale.

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Una rottura con il passato che ha visto il Giappone rialzare la testa, dopo decenni di “sudditanza”, anche in risposta al crescente espansionismo cinese e alle minacce alla sicurezza dovute all’aggressività della Corea del Nord nelle dinamiche geopolitiche nell’area del Pacifico.

Il rapporto con Pechino, e la costante disputa tra i due giganti per la leadership nella zona, ma anche la continua minaccia da parte del regime di Pyongyang, sono i presupposti che hanno garantito al Governo giapponese una rapida, seppur travagliata, stesura del nuovo testo normativo.

L’esercito del Giappone, fino ad oggi, non poteva infatti essere definito tale (l’articolo 9 della Costituzione del 1946 non usa mai la parola “esercito”); stesso discorso vale sia per la Marina che per l’Aeronautica militare le quali compongono, nei fatti, la nona forza armata mondiale sia per numero di soldati che per intelligence e preparazione tecnica.

Il premier giapponese Shinzo Abe / source Financial Times

Il premier giapponese Shinzo Abe / source Financial Times

Una situazione che non poteva più essere accettata dal Governo di Tokyo che, dopo anni di trattative portate avanti dal premier liberale Shinzo Abe, ha deciso di dotare anche l’Impero di una vera e propria forza di terra, cosa che non succedeva dalla dissoluzione del vecchio Esercito Imperiale, sciolto dall’imperatore Hiroito dopo la resa incondizionata del Giappone di fronte ai diktat degli Stati Uniti al termine del Secondo conflitto mondiale.

Scontate le prese di posizione dell’opposizione del Partito democratico giapponese che, dopo aver minacciato ricorsi e referendum abrogativi, forse chiederà un parere alla Corte costituzionale, in concomitanza con le elezioni di giugno per il rinnovo della Shūgiin, la Camera dei rappresentanti (l’altro ramo del Parlamento, lo Sangiin, è la Camera dei consiglieri).

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La nuova legge, quella adottata coi soli voti dell’attuale maggioranza parlamentare, è stata accolta con entusiasmo soprattutto dai vertici del Governo americano che, nonostante tutto, continuerà ad avere una forte influenza sulle decisioni militari proposte da Tokyo, soprattutto se viene considerata l’opportunità per Washington di poter “sfruttare” le forze armate giapponesi in caso di attacco.

Il fatto di poter intraprendere azioni militari all’estero, cosa fino ad oggi proibita alle Forze di autodifesa, ha di fatto anche aumentato sia la notorietà che l’influenza decisionale del premier Abe sulla sua stessa maggioranza; infatti lo stesso primo ministro ha voluto “mostrare i muscoli” ai competitor asiatici, soprattutto nei confronti della Cina, che da sempre vede nel Giappone un vero e proprio nemico per l’egemonia economica, finanziaria e politica nel bacino del Pacifico.

Un recente sondaggio commissionato dal quotidiano nipponico Yomiuri rileva che il 39% della popolazione giapponese è a favore della nuova normativa in tema di sicurezza e organizzazione militare, mentre quasi il 47 % degli intervistati non approva i contenuti della legge appena entrata in vigore.

Un trend neo-imperialista che darà molto di cui pensare gli attori internazionali coinvolti nelle vicende del Pacifico, e che sarà comunque sottoposto a un referendum popolare “implicito”, che sarà proprio definito dall’esito delle elezioni di giugno dove verranno rinnovati i 480 deputati della Camera bassa.

E in questa battaglia il premier Shinzo Abe si gioca tutto, compreso il suo stesso futuro politico.

di Omar Porro
Omar Porro
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