Questa è la seconda puntata di un serial che ci accompagnerà per le prossime settimane. È un racconto di fantasia, ma va letto come se fosse uno scenario. I fatti raccontati sono inventati, ma verosimili, i personaggi sono di fantasia, ma lo sfondo su cui si svolge la storia è reale.

 24 febbraio, 10:00, Berlino, quartier generale del Ministero delle Finanze

«Herr Kampf, sono pronto, scriva». Il ministro Schaubert si schiarì la voce ed iniziò a dettare. «Le proposte avanzate dalla Commissione di lavoro congiunta greco-tedesca sono risultate inadatte all’operatività – virgola – non realistiche sui tempi e sul valore finanziario del progetto – punto – Il ministero delle Finanze tedesco – virgola – con dispiacere – virgola – ma non con sorpresa – virgola – reputa incoerente l’atteggiamento tenuto dalla sua controparte al momento della trattativa – virgola – ciò ha tradito le nostre aspettative – virgola – tanto più se confrontate con quanto era stato espresso in precedenza – virgola – congiuntamente – virgola – dai primi ministri dei nostri rispettivi paesi durante l’incontro di febbraio».

Il ministro si tolse gli occhiali, lì pulì nervosamente con la pelle di daino che portava sempre nel taschino interno della giacca. «Ora lo capiranno una volta per tutte. Il dado è tratto. Herr Kampf trasmetta il comunicato alle 13:00 precise… avranno già smesso di mangiare a quell’ora ad Atene, o no?».


ore 11:30, Salonicco, Viale dello Stadio

I fratelli Konstantakis erano appollaiati su una panchina di cemento, avevano il culo sullo schienale e i piedi dove ci si sarebbe dovuti sedere. Sembravano due corvi neri, la schiena incurvata e il cappuccio alzato li rendevano anonimi e simili a tutte le altre persone che camminavano su e giù per lo stradone, ovunque scritte inneggianti al PAOK, bianche e nere, i colori della squadra più forte di Salonicco.

«Basta con ‘sta storia, tu non sai quello che dici». Nico osservava il fratello. «Lo so che sei incazzato ma adesso mi sembri anche pazzo… le guerre di corsa sono scomparse almeno 3 secoli fa, oggi gli stati non fanno queste cose, al massimo ci sono gli hacker, i pirati informatici, magari sì, loro sono un po’ come dei corsari quando si mettono al soldo dei governi, infatti io penso che il web sia un po’ l’oceano del XXI secolo…».

«Non mi interessa, non cambiare, discorso, ho capito che nessun politico mi appoggerebbe dichiaratamente ma magari…» disse Ares.

«Ascolta non c’è un magari, il governo greco non ti appoggerà, né pubblicamente né segretamente, quello che vuoi fare è illegale e poi noi non trarremmo nessun vantaggio da una cosa del genere… Oh ma poi per quale motivo dovresti fare il sabotatore? Voglio dire, distruggere un camion della BHM, credi che così riavrai il tuo posto alla Techno?».

Nico non poteva credere chi il fratello pensasse davvero certe cose, spesso provava questa sensazione. C’era un gap culturale enorme tra loro, lui aveva studiato, Ares no, lui si sentiva un intellettuale anche se non l’avrebbe mai ammesso, non poteva concepire un’esistenza senza cultura, senza passione per il sapere.

Gli interessi di Ares erano diversi.

Il calcio la domenica. Le ragazze il sabato sera. Tanta birra e un po’ di droga ogni tanto.

Ares sapeva di essere diverso dal fratello, non accettava che lui, il maggiore, si dovesse sentire un gradino sotto, ma aveva ben chiaro che Nico apparteneva a un mondo diverso, distante, fatto di idee, di conoscenza, di frequentazioni diverse.

I due Konstantakis vivevano in realtà parallele, scorrevano vicine, ma non si incontravano mai. Una volta, quando loro padre li aveva portati allo stadio Nico si era spaventato a tal punto da costringerli a tornare a casa, Ares quel giorno l’aveva odiato, odio vero.

Nico e Ares avevano stili di vita opposti, spesso non si capivano e litigavano, di solito loro madre si sentiva più a suo agio ragionando con il maggiore che non con il piccolo. Questo frustrava Nico più di ogni altra cosa. Il fratello minore odiava il suo sentirsi diverso. Detestava il disagio che a volte provava verso i discorsi e le abitudini di quelle quattro mura. Un disagio che lo faceva sentire un corpo estraneo.

«Scemo, ti va un Gyros?». Chiese Nico.

«Paghi tu, merda». rispose Ares.

«Da chi?».

«Marathonos, c’è quella figa di Kate». Nico sorrise.

«Ma no dai, è dall’altra parte della città. Dai io ho fame adesso; ma poi Kate non è piccola per te? Ha la mia età!»

«E allora? Perché non si può!?». Disse Ares ironicamente.


Ore 13:30, Cafe Marathonos

«Ciao ragazzi». Fece Ares mettendo la testa nel bar, Kate lo vide e sorrise. «Ho portato la mia fidanzata». Disse, riferendosi alla compagnia del fratello. «Purtroppo ad Atene non c’erano manifestazioni e la fanciulla si annoiava a casa…».

«Il solito coglione». Si limitò a rispondere Nico.

«Ce ne saranno presto… di manifestazioni…» disse Costa dal fondo del bar. «Ascolta la Tv invece che dire cazzate». Il Telegiornale trasmetteva in diretta dalla sala stampa del Parlamento greco, c’era una riunione straordinaria del nuovo governo di coalizione.

«Cos’è successo?». Disse Ares?

«Hanno detto No!». Fece lapidario Costa.

«Cosa? Di che parli?». Chiese Ares.

«La commissione congiunta?». Disse Nico.

«bravo, quella». Rispose Costa.

«Di che parlate?» chiese Ares.

«Cazzo…non ha funzionato neanche questa…..». Pensò Nico.

«La commissione congiunta, tra Noi e Berlino, ce l’avevano proposta loro visto che a Bruxelles non si conclude mai niente». Nico chiarì il punto al fratello.

«Sai che scoperta che a Bruxelles non fanno un cazzo». Disse Ares.

«Questa era la nostra ultima chance… Adesso siamo fuori ragazzi». Aggiunse Nico. Ares fingeva sconcerto, in realtà non capiva bene di cosa si stesse parlando.

«Dicono che il governo farà il referendum». Fece Costa.

«Beh, se dobbiamo essere cacciati meglio uscire un attimo prima sbattendo la porta, o no?». Disse Nico ironico.

«Chiaro». Intervenne Ares.

«Eh quindi? Si torna alla dracma? Se è così siamo fottuti». Disse Costa.

«Mh, in ogni caso ci sarà un periodo di transizione». Rispose Nico.

«Ma vedi?! Quei bastardi! … vedi che sono sempre loro? Tedeschi di merda».

«Sì, è vero… quelli ci vogliono far morire di fame». Disse Kate. «Va be ragazzi non pensiamoci. Vi porto qualcosa?». Nel giro di un secondo la figlia di Costa tornò nel ruolo di brava cameriera sfoderando un sorriso a 32 denti.

«Due gyros, grazie». Rispose Nico cercando di fare il sorriso più impostato e falso di sempre, Kate era proprio bella, non se la ricordava così… Ares aveva ragione.

Andarono a sedersi a un tavolino con due sgabelli, l’interno del locale era tutto in legno unto ed ammuffito, gli oggetti, i colori, sembrava tutto fermo agli anni ’90. Nico osservava le pareti con le foto dei giocatori del PAOK, c’era anche un poster con la formazione della Grecia del 2000, i campioni d’Europa, e pensò. «A Berlino gli hipster pagherebbero oro per mangiare in un locale come questo, qua è tutto così autentico, così vintage… così schifoso».

Ares ricominciò: «Per prima cosa puniremo quei bastardi che ci stanno affamando. Seconda cosa lucreremo sulle loro disgrazie, se le loro aziende non possono lavorare andrà a nostro vantaggio. Io non ho studiato ma lo so come vanno certe cose, quello che non può essere tuo, diventerà mio». Questa frase colpì Nico, c’era una verità di fondo e lui lo sapeva.

«Ma Cristo Ares tu credi seriamente che il nostro problema siano i tedeschi?». Rispose Nico.

«Oh ma non vedi!?». Urlò Ares. Costa lo guardò. Ares abbassò le spalle e fece sussurrando. «Oh ma cazzo, ci sarà un motivo se la pensano tutti così? Oppure genio, la verità la sai solo tu? Ed è la stessa roba che dicono anche i tuoi amici anarchici».

«Smettila, ne abbiamo già parlato, non è esattamente la stessa cosa. Il problema è più profondo, è il sistema economico contemporaneo che nel suo complesso…».

«Non iniziare con le tue stronzate! Senti io so solo che fino a pochi anni fa lavorare per la Techno era la speranza di tutti. Tutti volevano essere sotto quel pezzo di merda di Kalogirou, e dei tedeschi non gliene fregava nulla a nessuno… ma poi non eri tu a dire. «I greci dovrebbero rubare anche loro». E tutto il resto… adesso hai cambiato idea no? Quando c’è da passare dalle parole ai fatti voi intellettuali diventate tutti cagasotto».

Nico non aveva più fame, sentiva ancora quella sensazione. Assisteva alla disfatta del suo paese, sotto i suoi occhi. La storia si stava compiendo in quell’istante, da studente della Facoltà di Storia avrebbe dovuto esserne in qualche modo contento. Provava solo disagio.

«Ma finiscila». Rispose Nico. «Non ci credo che sei diventato così idiota. Tu mi stai seriamente dicendo che bruciare camion di aziende tedesche convincerà Berlino a cancellarci il debito… sei matto». Nico era nervoso e voleva offendere il fratello. «Guarda, ti svelo un segreto, colpire un’impresa privata non significa colpire uno stato – e non sarebbe neanche giusto – le aziende non sono responsabili delle scelte dei governi».

Ares lo guardò, aspettò qualche secondo e rispose. «Bene genio, quindi vuoi farmi credere che ai politici tedeschi non fregherà nulla se inizieranno, misteriosamente, a prendere fuoco camion tedeschi in giro per la Grecia? … Lo credi davvero?».

Nico si sentiva offeso, la superficialità della retorica del fratello lo infastidiva, al tempo stesso non poteva negare che nei discorsi stereotipati di Ares ci fossero ancora una volta delle verità. Qualsiasi primo ministro avrebbe sudato freddo sapendo che le aziende del suo paese sarebbero state danneggiate, in un modo o nell’altro.

Nei discorsi di Ares c’era un fascino ancestrale, un lugubre sentimento di vendetta. Ma era solo follia e Nico lo sapeva bene.

La determinazione del fratello era fascinosa e faceva paura.

«Quindi vorresti diventare un criminale per vendicare la Grecia». Disse Nico.

«Ti fa ridere, cosa potrei perdere? Pensi che troverò un altro lavoro qui? Se non si trova a Salonicco non lo si trova in nessun altra città della Grecia.

«Poi tu non avevi detto che i politici davano ai corsari il permesso di rubare?». Enfatizzò Ares.

«Ares cazzo!». Questa volta fu Nico a urlare, attirando l’attenzione della cameriera. «Ti ho già detto che devi parlare di governi non di politici, non parlare come un analfabeta, comunque in ogni caso no! Nessun governo ti farebbe più fare una cosa del genere, nessuno ti proteggerebbe!». Mentre lo diceva lo studente pensò ai servizi segreti, ai pirati informatici e ai mercenari al soldo degli stati in ogni parte del mondo che, ogni giorno, conducevano lotte e trame nell’illegalità e nel silenzio più assoluto.

La retorica bugiarda di Ares stava iniziando ad aprire crepe nella coscienza del fratello, e nella sua percezione morale della realtà.

Gli stati non avevano mai smesso di combattersi e di rapinarsi a vicenda, avevano solo spostato lo scontro in una zona grigia della realtà, spionaggio, operazioni false-flag, cyber-guerre fino alle speculazioni di borsa e sull’estrazione del petrolio.

«Cazzo pensi ora? Perché stai zitto?». Chiese Ares.

«Sai cosa ti dico vecchio bastardo… forse, hai ragione. Ma tu non sei in grado di spiegare al popolo greco perché vuoi diventare un criminale, tanto più perchè tu lo voglia fare nel loro nome. Hai bisogno di qualcuno più intelligente, che lo faccia per te».

«Ah… Certo! Qualcuno tipo chi?». Chiese Ares sorridendo.

«Qualcuno tipo me». Gli rispose il fratello.

Continua…

Rufus the Pale
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