Il presidente Sassoli, il sognatore europeo sgradito a Putin

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L’Europa piange la scomparsa di David Sassoli, presidente del Parlamento europeo. Giornalista prestato alla politica, era entrato nell’Aula di Strasburgo nel 2009 tra le fila del Partito democratico. Europeista convinto, si era sempre schierato apertamente per la difesa dei diritti umani.

Se ne va in punta di piedi David Sassoli, il presidente del Parlamento europeo scomparso prematuramente questa notte – tra lunedì e martedì – a soli 65 anni. Un uomo che ha saputo fare del suo sogno per l’integrazione europea una vera e propria missione politica e di vita.

Sassoli, che nel luglio del 2019 era stato eletto a presiedere il Parlamento di Strasburgo di cui era stato già vicepresidente, era ricoverato dal 26 dicembre scorso nella clinica oncologica di Aviano vicino a Pordenone per una grave forma di disfunzione al sistema immunitario.

Questa mattina è toccato al suo staff dare la notizia del decesso che è rapidamente rimbalzata tra i Governi e le Cancellerie di tutto il mondo.

Sassoli, giornalista prestato alla politica

Nato a Firenze il 30 maggio del 1956, ha iniziato la carriera di giornalista per piccoli quotidiani e agenzie stampa, prima di approdare alla redazione romana del quotidiano Il Giorno, dove è rimasto per sette anni. Nel 1992 ha inizio la sua esperienza come cronista televisivo e corrispondente per il TG3 della Rai.

Nel 1999 è entrato a far parte della redazione del TG1 come inviato speciale, per un decennio è stato responsabile dei telegiornali in prima serata e si è occupato della copertura dei maggiori eventi e servizi nazionali e internazionali.

Nel 2007 è stato nominato vicedirettore del TG1 e responsabile dei programmi di approfondimento e inchieste TV7 e Speciale TG1.

E’ nel 2009 che all’impegno giornalistico si affianca l’esperienza politica tra le fila del Partito democratico. Il 7 giugno dello stesso anno è stato eletto deputato al Parlamento europeo nella Circoscrizione per l’Italia centrale. Fino al 2014 è stato capo delegazione del Partito democratico tra le fila del Partito socialista europeo.

Nel 2014 si ricandida alle elezioni europee dove viene rieletto mentre il primo luglio dello stesso anno viene eletto vicepresidente dell’Aula. Il 26 maggio 2019 è stato eletto per la terza volta parlamentare europeo e il 3 luglio 2019 è stato eletto presidente del Parlamento europeo succedendo a un altro italiano, Antonio Tajani.

Le battaglie per un’Europa più democratica

E’ la parola “solidarietà” che ha contraddistinto gli anni di impegno politico di Sassoli.

Da presidente, infatti, non si è mai tirato indietro nelle battaglie civili per la garanzia di libertà e diritti umani anche all’interno della stessa Unione europea.

Sognava un’Europa diversa, più democratica, più attenta alle esigenze dei cittadini. E lo ha sempre sottolineato ricordando l’importanza centrale che nell’iter legislativo e decisionale avrebbe dovuto avere il Parlamento europeo, l’unico organo eletto direttamente e a suffragio universale.

Ma una delle sue lotte per cambiare dall’interno l’Istituzione è stata anche quella per il superamento del diritto di veto degli Stati membri all’interno delle votazioni nel Consiglio europeo (composto dai Capi di Stato e di Governo dei 27 Paesi).

Lo scontro con Vladimir Putin

Un impegno, quello per i diritti, che lo ha portato ad essere uno dei pochi leader mondiali a schierarsi apertamente contro la detenzione dell’attivista Alexei Navalny.

Posizione che, insieme a quella di confermare le sanzioni alla Russia, gli era costata l’inserimento nella back list stilata dal presidente Vladimir Putin con un elenco di “persone non gradite”.

Ed è stato proprio Navalny, leader delle proteste contro il regime di Mosca, che nel 2021 è stato insignito dallo stesso Sassoli del Premio Sakharov per la libertà di pensiero.

L’attenzione ai perseguitati e ai migranti

E poi l’impegno per la transizione ecologica anche nel Vecchio continente, la svolta green e l’attenzione al caso di Patrick Zaki, lo studente bolognese detenuto per quasi due anni in Egitto.

Il presidente del Parlamento europeo da sempre si è battuto anche per una maggiore sensibilità sul tema dei diritti dei migranti che, sempre più spesso, premono alle porte dell’Europa chiedendo asilo (e che in molti casi, al posto di trovare accoglienza, trovano muri ai confini come accade in questi mesi tra Polonia e Bielorussia).

Il cordoglio delle altre Istituzioni europee

Oltre alla vicinanza da tutti i Governi arrivati dalle capitali europee, anche gli altri presidenti delle Istituzioni si sono strette in ricordi “dell’amico David“.

È un giorno triste per l’Europa. Oggi la nostra Unione perde un convinto europeista, un sincero democratico, e un uomo buono. David Sassoli era un uomo di fede profonda e forti convinzioni. Amato da tutti per il suo sorriso e la gentilezza, sapeva anche combattere per ciò in cui credeva. Nel 1989, quando cadde il muro, era a Berlino tra i giovani europei. E da allora si è sempre schierato dalla parte della democrazia e per un’Europa unita. In oltre dieci anni di servizio al Parlamento europeo, ha difeso strenuamente l’Unione e i suoi valori. Ma credeva anche che l’Europa dovesse essere più ambiziosa. Voleva un’Europa più unita, più vicina alle persone, più fedele ai suoi valori. È questa la sua eredità. Ed è così che lo ricorderò. Un uomo che ha lottato per la giustizia e la solidarietà, e un buon amico.

Questo è stato il commento della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen durante una brevissima conferenza stampa che si è tenuta questa mattina al Berlaymont a Bruxelles.

Sulla stessa lunghezza d’onda anche Charles Michel, presidente del Consiglio europeo: “David Sassoli è stato un grande europeo, appassionato, sincero, generoso e autentico. Ha contribuito con intelligenza e competenza a forgiare le decisioni più importanti per l’Unione europea“.

Ora si corre per la successione

Sassoli, che da tempo aveva rinunciato a tutti gli appuntamenti pubblici proprio per motivi di salute, nei mesi scorsi aveva confermato l’intenzione di non ricandidarsi per l’elezione a presidente del Parlamento europeo (che si rinnova ogni due anni e mezzo) in previsione per il prossimo 18 gennaio.

Le principali famiglie politiche rappresentate in Aula (Popolari, Socialisti e democratici, Liberali) tecnicamente avrebbero infatti raggiunto un accordo per l’elezione dell’attuale primo vicepresidente Roberta Metsola Tedesco, eletta a Malta tra le fila del Ppe.

Ma la posizione del gruppo Socialista, tra l’altro, potrebbe convergere su un altro nome per cercare di riportare un sostanziale equilibrio politico tra le varie Istituzioni.

(immagine in copertina: Alexis Haulot / © European Union 2021 – Source: EP)

di Omar Porro

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