La Spagna nel caos, la riconferma di Shinzo Abe in Giappone e di Mauricio Macrì in Argentina, la consacrazione di Xi Jinping in Cina e altro ancora nel consueto International Weekly Brief di Zeppelin.

è successo 

Precipita la situazione in Spagna dopo che il parlamento catalano ha proclamato la secessione della regione venerdì 27 Ottobre. La Generalitad ha approvato la mozione, che è passata grazie al voto di 70 membri dell’assemblea su 135. La risposta del governo spagnolo, tuttavia, non si è fatta attendere. Sempre nel pomeriggio di venerdì, infatti, il Senato aveva approvato l’applicazione di quella che è stata definita come la “bomba atomica” della costituzione spagnola, l’articolo 155.

Grazie ai poteri conferiti da tale norma, il governo spagnolo nella persona del Primo ministro Mariano Rajoy, ha revocato l’autonomia catalana, ha sciolto il Parlamento e destituito Carles Puigdemont e indetto nuove elezioni regionali per il prossimo 21 Dicembre. Nella mattinata di sabato, il ministro degli Interni spagnolo, Juan Maria Zoido, ha firmato l’ordine tramite il quale viene rimosso dal suo incarico anche il maggior Luis Trapero a capo dei Mossos d’Esquadra.

Le reazioni dei principali governi europei testimoniano come il governo catalano si trovi isolato. I più importanti Stati occidentali, inclusa l’Italia, hanno affermato chiaramente che non riconosceranno l’indipendenza della regione, auspicando, tuttavia, che Madrid risolva attraverso il dialogo, questa crisi istituzionale. Il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, ha twittato “Per l’UE non cambia nulla. La Spagna rimane il nostro solo interlocutore. Spero che il governo spagnolo sappia far valere le sue ragione tramite il dialogo e non attraverso l’utilizzo della forza.” Una risposta simile è arrivata anche dal Presidente della Commissione Jean-Claude Juncker, il quale ha affermato, sempre tramite Twitter, che l’UE non ha bisogno di ulteriori fratture. Interessante l’opinione espressa dai baschi al New York Times circa la grave crisi istituzionale spagnola.

I sindaci catalani cantano l’inno regionale all’interno del palazzo della Generalitat da dove Carles Puigdemont, affacciato al balcone, ha comunicato l’esito della votazione con cui il Parlamento ha proclamato l’indipendenza dalla Spagna. Credits to David Ramos/Getty Images

A quanto pare il Giappone è pronto. 

Shinzo Abe ha ottenuto un’ampia vittoria nelle elezioni anticipate tenutesi in Giappone lo scorso 23 ottobre. Tale consultazione era stata voluta dallo stesso Abe lo scorso agosto. Il primo ministro giapponese, infatti, si augurava che il voto popolare potesse certificare il sostegno della popolazione non solo alla sua leadership, messa in discussione recentemente a causa di alcune accuse di clientelismo, ma anche al suo piano di riforme che prevede la modifica dell’articolo 9 della Costituzione del Sol Levante, attraverso il quale: “Il popolo giapponese rinuncia per sempre alla guerra come diritto sovrano della nazione e alla minaccia o all’uso della forza come strumento di soluzione delle dispute internazionali. Il risultato delle elezioni sorride sicuramente ad Abe. Il partito liberal-democratico, assieme al suo alleato Komeito, infatti ha ottenuto 2/3 dei seggi disponibili nella Camera Bassa, dove, dunque, il primo ministro potrà provare a portare avanti il suo programma di riforma costituzionale. Tuttavia, emendare l’articolo 9 non sarà affatto facile per Shinzo Abe. L’iter di procedura costituzione, infatti, prevede che ad esprimersi siano in ogni caso, anche i cittadini giapponesi, i quali, sembrano, stando agli ultimi sondaggi, contrari al divorzio dalla costituzione pacifista.

Xi Jinping: il nuovo Mao

Il diciannovesimo congresso del Partito Comunista Cinese ha consacrato Xi Jinping, l’attuale presidente della Repubblica Popolare, come il più importante leader cinese dopo Mao Zedong. Durante la cerimonia di chiusura del Congresso del PCC, infatti, il pensiero di Xi per un “Socialismo con caratteristiche cinesi per una nuova era” è stato inserito nella Costituzione del PCC e sarà studiato nelle Università. Sin dalla nascita del partito nel 1921, solo un leader in carica, Mao, aveva ricevuto l’onore di vedere inserita la sua dottrina nello statuto dello stesso. La dottrina di Deng Xiaoping, fautore dell’apertura della Cina all’economia di mercato, infatti, fu introdotta in tale statuto solo dopo la sua morte nel 1997. Al cuore della dottrina di Xi vi è l’intenzione di ricostruire l’antico potere cinese. Il pensiero di Xi Jiaonping segna, dunque, un deciso cambio di passo rispetto alla tradizione strategica cinese degli ultimi anni, che si era basata su una filosofia del “pacifico sviluppo”, con una tendenza a proiettare sempre più il soft power cinese sulla scena globale, come dimostra il progetto della nuova Via della Seta.

La BBC, il Financial Times, l’Economist, il New York Times e il the Guardian non sono state accreditati per presenziare alla cerimonia inaugurale del secondo mandato presidenziale di Xi Jiaoping che ha presentato i 6 uomini che lavoreranno a stretto contatto con lui nei prossimi cinque anni.

Gli Stati Uniti mostrano i muscoli nel Pacifico

Gli Usa hanno inviato due nuove portaerei nel Pacifico negli ultimi giorni, dove la USS Nimitiz e USS Reagan saranno raggiunte dalla USS Theodore Roosevelt. Tale decisione presa dal governo di Washington ha suscitato delle critiche veementi da parte della Nord Corea, che ha ritenuto tale provvedimento la testimonianza dell’eventualità di un attacco statunitense su Pyongyang. La presenza delle tre portaerei, tuttavia, ha il compito di inviare un messaggio non solo alla Nord Corea, ma anche alla Cina; infatti gli USA vogliono dimostrare alla Cina che sono ancora loro ad essere la forza egemone nella regione dell’Asia-Pacifico. Il Segretario della Difesa USA Mattis, in visita in Sud Corea durante questa settimana, ha dichiarato che non è intenzione del governo di Washington avviare un nuovo conflitto, piuttosto, afferma Mattis, il nostro obiettivo è la denuclearizzazione della penisola coreana. Tuttavia, l’aumento della tensione e le incomprensioni fra i diversi attori convolti nella crisi coreana rendono la situazione nella regione sempre più allarmante.

Caos in Kenya

In Kenya si è ritornati al voto lo scorso giovedì dopo che le elezioni dell’8 agosto erano state annullate da una decisione della Corte Suprema. I risultati dell’elezioni del 26 ottobre, tuttavia, risultano fortemente delegittimati per il boicottaggio messo in atto dall’opposizione, che ha protestato contro l’assenza di una riforma elettorale che seguisse la delibera della Corte Suprema. Il rischio di uno scontro fra i supporter delle due differenti fazioni politiche, era piuttosto elevato già alla vigilia. E difatti almeno una decina di persone hanno perso la vita a causa degli scontri con la polizia; inoltre, il voto è stato rinviato in 4 regioni nella parte occidentale del Kenya per ragioni di sicurezza. I supporter del governo hanno accusato l’opposizione di usare l’intimidazione e la violenza per impedire ai cittadini kenioti di votare. A sua volta, l’opposizione ha accusato il governo di condurre una campagna genocidaria nei confronti delle minoranze etniche presenti nel paese.

Il presidente uscente, Kenyatta, avrebbe ottenuto una vittoria plebiscitaria nella consultazione elettorale dello scorso giovedì, tuttavia la bassa affluenza alle urne e gli scontri gettano delle ombre non solo sul risultato elettorale, ma anche sul futuro stesso del Kenya, centro nevralgico dell’Africa orientale.

Poco rassicurante

Sarebbero 5.600 i foreign fighters dell’ISIS ritornati nei loro Paesi di origine negli ultimi due anni, secondo un nuovo rapporto del Soufan, un centro di analisi e sicurezza. I dati si basano su cifre ufficiali rilasciate dai vari governi. I Paesi da cui provengono il maggior numero di foreign fighters sarebbero la Russia e l’Arabia Saudita, con 3.417 e 3.244 rispettivamente, e di questi un 10% dei russi e 760 sauditi sarebbero rientrati in patria; sono però Turchia e Tunisia i Paesi che hanno registrato il maggior numero di ritorni, con 900 e 800 rispettivamente. In UE, invece, sarebbero tornati più di 1.200 degli oltre 5.000 partiti.

Una vittoria per Macron  

Macron ha ottenuto la sua prima vittoria a livello europeo. Lo scorso martedì, infatti, i ministri del Lavoro dell’Unione dopo una negoziazione durata a lungo, hanno approvato una proposta di modifica della direttiva del 1996, che disciplina la materia dei lavoratori distaccati. Per il premier francese è un indubitabile successo, visto che lo scorso agosto era arrivato a dichiarare che le pratiche di dumping sociale permesse da tale direttiva fossero un pericolo per la stabilità della stessa UE.

Il Premio Sacharov all’opposizione venezuelana

Il Parlamento Europeo ha assegnato il premio Sacharov per la libertà di pensiero all’opposizione venezuelana. In una nota in cui vengono chiarite le motivazioni che hanno portato a tale decisione, l’Assemblea rileva come il partito di governo abbia posto dei forti limiti allo stato di diritto e all’ordine costituzionale, e, come nel marzo 2017, la stessa Corte Suprema abbia privato di ogni potere l’Assemblea nazionale, democraticamente eletta.

Everyone wants his BusinessMan 

Il secondo uomo più ricco della Cechia ha vinto le elezioni parlamentari, e sarà a breve il Primo ministro del Paese. Nelle elezioni per la Camera Bassa, infatti, il suo partito ANO ha ottenuto il 29.64% dei voti. Tale risultato è tutt’altro che positivo per Bruxelles. Babis, infatti, si è opposto alla proposta di redistribuire le quote di migranti per ogni Paese, accusando l’UE di intromissione negli affari interni. Babis, tuttavia, ha rigettato le accuse di euroscetticismo, affermando, al contrario, di essere a favore dell’Europa e di non capire tutti coloro che lo dipingono come una minaccia par la tenuta della democrazia in Cechia.

Follia

Secondo il rapporto annuale redatto dall’Agenzia europea per l’azione esterna (EEAS) sul rispetto dei diritti umani e della democrazia nel mondo, nella seconda metà del 2016 la guerra alla droga lanciata dal Presidente delle Filippine Rodrigo Duterte, ha peggiorato le condizioni del paese. Se è vero che le violazioni si registravano anche sotto le amministrazioni precedenti, questa campagna armata fa venire meno il governo della legge. E stando alle parole del Comandante in capo c’è da preoccuparsi: “Hitler ha massacrato tre milioni di ebrei, ci sono tre milioni di drogati qui, (nelle Filippine), sarò felice di fare lo stesso”. 

“Macrì vince le mid-term elections in Argentina.

La coalizione di governo di centro-destra ha vinto le elezioni di medio-termine, tenutesi Domenica 22 Ottobre i in Argentina. Il voto era stato rivestito di un’importanza cruciale dal primo ministro Macri, che aveva trasformato la tornata elettorale in un referendum a favore o meno delle riforme economiche che il suo governo vuole implementare. Il primo ministro ha accolto con grande soddisfazione i risultati della consultazione elettorale, affermando che grazie a tale risultato il suo governo ora potrà cambiare la storia del Paese per sempre.

Il Burundì abbandona la Corte Penale Internazionale

Il Burundi è il primo Paese ad avere effettivamente ritirato la sua adesione allo Statuto di Roma, il trattato che governa la Corte Penale Internazionale e che vincola i Paesi che lo hanno ratificato a riconoscerne l’autorità. Le indagini preliminari attualmente in corso nei confronti del Burundi non saranno inficiate dalla decisione. Vi aveva parlato dei dissapori tra alcuni stati africani e la corte qui.

Di Antonio Schiavano
Redazione
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