Il golpe non golpe in Zimbabwe, l’arrivo di Saad Hariri in Francia, l’intesa raggiunta in Europa sulla PESCO e molto altro tra le notizie più rilevanti della settimana, nel nostro International Weekly Brief.


Vade retro Europa

Circa 60.000 persone hanno sfilato Sabato 11 Novembre a Varsavia alla marcia organizzata dall’estrema destra polacca in occasione del Giorno dell’Indipendenza della Polonia. I manifestanti hanno intonato slogan come “sangue puro”, “pura Polonia”, “Polonia bianca” e “Europa bianca delle nazioni fraterne” in difesa dei “valori cristiani” e sventolato bandiere con simboli fascisti. Alla marcia hanno partecipato anche migliaia di cittadini polacchi, anche non di estrema destra, comprese intere famiglie. Questa grande partecipazione, unita alla natura dell’organizzazione, ha oscurato persino le celebrazioni ufficiali e altre iniziative memoriali tenutesi lo stesso giorno.

Varsavia, 11 novembre 2017 Credits to:(EPA/BARTLOMIEJ ZBOROWSKI/ANSA)

Trema la terra al confine tra Iraq e Iran

Una forte scossa di terremoto, di magnitudo 7.3 della scala Richter, ha colpito domenica 12 Novembre la zona di confine tra Iran e Iraq, all’incirca alle 21.30. La scossa è stata avvertita sino alle capitali dei rispettivi paesi, mentre il centro più colpito è stato quello di Darbandikhan. Secondo la CNN un numero superiore ai 400 morti è confermato nel territorio iraniano, la maggior parte nella provincia di Kermanshah, mentre nel nord dell’Iraq, secondo il Ministro della Salute del Governo Regionale Kurdo Rekawt Hama Rasheed, sono 7 le vittime confermate, mentre il numero dei feriti è salito a 535 persone. La zona investita dal sisma ha riportato numerosi danni alle strutture civili e alle abitazioni, come riportato dal sindaco di Darbanikhan Mulla Nasih Hassan; sono più di 500 i centri abitati che hanno riportato danni. Condoglianze ai famigliari delle vittime sono arrivate dai leader dei due paesi; garanzie di un intervento rapido da parte delle Squadre di Difesa Civile” sono arrivate dal Primo Ministro iracheno, mentre l’Ayatollah Ali Khamenei ha raccomandato che gli aiuti sia da parte civile che della Guardia Repubblicana arrivino con tempestività nelle aree colpite.

L’epicentro del terremoto che ha colpito Iran e Iraq domenica sera. Credits to: CNN.

In via di risoluzione?

Sabato 4 Novembre il Primo ministro del Libano Saad Hariri ha annunciato le sue dimissioni durante un viaggio non programmato, a Riyad in Arabia Saudita. Secondo il Presidente del Libano Michel Aoun e il leader di Hezbollah, Hassan Nasrallah, Hariri non si sarebbe dimesso spontaneamente e anzi sarebbe trattenuto contro la sua volontà. Una circostanza smentita dallo stesso Hariri che domenica 12 Novembre ha rotto il silenzio (dopo otto giorni) e smentito l’ipotetica detenzione. Difatti Sabato 18 Novembre è volato a Parigi accettando l’invito del Presidente Macron a ospitarlo per qualche giorno “come segno di distensione tra Libano ed Arabia Saudita”. Aoun che non accetterà le dimissioni del Primo ministro fino a che non sarà rientrato in patria, si è rallegrato di questa visita e spera che la stessa possa rappresentare il primo passo verso la risoluzione della crisi. E se fosse vero che il Regno saudita ha cercato di far saltare il governo di coalizione, (obbligando Hariri alle dimissioni) nel tentativo di ridimensionare l’influenza di Hezbollah (sostenuto dall’Iran) nel paese, in effetti l’arrivo in Francia di Hariri, ci dice che l’Arabia non è riuscita nel suo intento, poiché la gestione della crisi del paese dei cedri, “forzata” dalla mano saudita, passa ora a Macron. Il rientro di Hariri in Libano sembra essere questione di giorni.

Il presidente francese Emmanuel Macron e l’ex Primo ministro libanese Saad al-Hariri, all’Eliseo il 18 Novembre 2017. Credits to: REUTERS/Benoit Tessier

Golpe non Golpe

Nella notte tra martedì 14 e mercoledì 15 Novembre il Presidente dello Zimbabwe Robert Mugabe è stato arrestato assieme alla moglie Grace e a tre ministri del suo governo, e confinato nella sua residenza, dalle forze armate che hanno deciso di intervenire nella politica del paese per porre fine alla sua era e reinsediare Emmerson Mnangagwa. Ex Vice Presidente e braccio destro di Mugabe sin dai tempi della lotta per l’indipendenza dello Zimbabwe, Mnangagwa era da una settimana in esilio dopo essere stato estromesso per favorire l’ascesa alla carica di futuro Presidente della moglie, Grace, vicina ad una fazione del partito di governo (Zanu-PF) conosciuta come “Generation of 40 (G-40)”, che rappresenta le nuove classi dirigenti successive alla generazione che ha portato il paese all’indipendenza. Il partito di governo si riunirà Domenica 19 per deporre il presidente e reinsediare Mnangagwa. Appurata la notizia, in migliaia sono scesi per le strade di Harare e non solo, per supportare la decisione e richiedere le dimissioni del novantatreenne, che non ha intenzione di lasciare l’incarico e nella giornata di Venerdì ha presenziato a una cerimonia di laurea.  

La situazione in Repubblica Democratica del Congo

La violenza endemica nella Repubblica Democratica del Congo ha sinora costretto alla fuga 4 milioni di persone (1 milione dalla sola regione Kasai al confine con l’Angola) e secondo l’UNHCR la crisi è paragonabile a quella in Siria, Iraq e Yemen e va paggiorando. L’Emergenza è di livello tre, e prevede che vengano attivate una serie di misure nel tentativo di fronteggiarla, come dichiarato dall’Agenzia ONU per il coordinamento degli affari umanitari. Medici senza Frontiere sinora ha curato 21.000 casi di colera e ne prevede il doppio entro la fine dell’anno.

Persone alla ricerca di acqua nel distretto di Bukavu, al confine con il Ruanda. Credits to: Marta Soszynska/MSF

Un riavvicinamento diplomatico tra Cina e Corea del Nord è alle porte?

Venerdì 17 novembre Song Tao, a capo del Ministero degli Affari Esteri della Repubblica Popolare Cinese e uomo molto vicino al Presidente Xi Jinping si è recato in Corea del Nord. Si tratta della prima visita ufficiale di un diplomatico cinese nel regime di Pyongyang dall’ottobre 2015. A dare la notizia sono state sia l’agenzia di stato Xinhua sia la controparte nordcoreana e è facile intuire che la soluzione della crisi nucleare che ormai da dieci anni investe sia la penisola coreana che i paesi vicini sia il tema fondamentale dell’incontro; ciononostante, secondo l’agenzia cinese Song Tao avrà anche il compito di informare la dirigenza nordcoreana delle decisioni prese dal Partito Comunista Cinese durante l’ultimo congresso, appena conclusosi. Secondo Il sole 24 ore, il fatto che venga inviato un politico del rango di Song Tao al posto di Long Xhuanyou, che sarebbe l’ufficiale inviato cinese per la Corea del Nord, testimonia l’importanza che la Repubblica Popolare Cinese attribuisce a questo incontro diplomatico.

Altamente significativa inoltre la scelta della tempistica di questa visita, che segue di una decina di giorni la tappa cinese del viaggio diplomatico in Asia del Presidente americano Trump. Secondo il Chicago Tribune, infatti, la missione diplomatica affidata a Song Tao avrà probabilmente anche e soprattutto lo scopo di raffreddare il clima dopo lo scambio di accuse, se non insulti, tra il leader nordcoreano Kim Jong Un ed il Presidente degli Stati Uniti.

Notizie dalla Russia: tra finzione e realtà..

Settimana turbolenta sul versante della Russia: le prove definite “schiaccianti” dal Ministero della Difesa russo riguardo il presunto mancato attacco da parte dell’esercito degli Stati Uniti nei confronti di truppe dello Stato islamico in rotta da Abu Kamal, città dell’est della Siria, sono state oggetto di fact checking da parte del gruppo “Conflict Intelligence Team”. L’indagine ha evidenziato come gran parte delle immagini fornite dal Ministero della Difesa russo fossero in realtà scene prese da un drone iracheno nel giugno 2016, mentre almeno una di esse sarebbe tratta addirittura dal videogioco per smartphone AC-130 Gunship Simulator: Special Ops Squadron.

Le immagini del videogioco, a sinistra, e la versione “reale” postata dal Ministero della Difesa russo (BBC)

Il Ministero della Difesa, dopo aver cancellato il post con le immagini incriminate, ha in seguito ribadito il suo convincimento dell’aiuto fornito dagli Stati Uniti all’ISIS, attribuendo la pubblicazione delle immagini false ad un errore di un dipendente del Ministero. A complicare la vicenda, la BBC ha pubblicato il 13 novembre un’inchiesta volta a portare alla luce un accordo tra le forze ribelli siriane e i miliziani dello Stato Islamico, che ha permesso loro di abbandonare Raqqa senza problemi. Tale accordo sarebbe stato siglato con il beneplacito degli Stati Uniti, che non avrebbero ostacolato le operazioni di evacuazione. Sebbene non direttamente connesse, queste due vicende mettono in luce una volta di più la difficoltà di districarsi tra una realtà verificabile, già di per sé resa impervia dalle sottigliezze della diplomazia, e la realtà sporcata dalle fake news.

No, no e poi no. 

La guerra in Siria si combatte anche nell’arena diplomatica delle Nazioni Unite, all’interno della quale la Russia ha posto per la decima volta il suo veto alla risoluzione proposta dagli Stati Uniti affinché il panel per le indagini sull’uso di armi chimiche nel conflitto, il “Joint Investigative Mechanism” (JIM), possa continuare il proprio lavoro.

Sebbene la Russia abbia auspicato che le indagini continuino, il veto posto alla risoluzione ne contesta i metodi. L’ambasciatore russo alle Nazioni Unite, Vassilly Nebenzia, si riferisce al report del 27 ottobre riguardo l’attacco chimico occorso a Khan Sheikoun del 4 aprile 2017, che costò la vita ad 80 civili; in particolare, la Russia contesta le conclusioni di tale indagine, affermando che gli esecutori dell’attacco non sono i militari filo governativi quanto piuttosto le forze ribelli e i miliziani dello Stato Islamico, e contestando il mancato riscontro sul campo delle prove, basate invece su interviste, rilevamenti fotografici, video e analisi chimiche di campioni del suolo.

Una minaccia invisibile dal cielo

Il 9 novembre l’Istituto francese per la radioprotezione e la sicurezza nucleare (IRSN) ha dato notizia di un’anomala concentrazione di inquinamento radioattivo che, generatasi in una zona genericamente definita nel confine tra Russia e Kazakistan, si sarebbe propagato nei cieli europei da fine settembre in poi. Rilevamenti in diverse aree del continente hanno confermato infatti un’anomala concentrazione di rutenio 106 che avrebbe pervaso le nubi sopra il continente europeo, compreso il territorio del nord Italia, alimentando il sospetto che un possibile incidente nucleare sia accaduto in Russia, la quale si è affrettata a smentire qualsiasi guasto. Si tratta comunque, secondo l’IRSN, di quantità di rutenio che non rappresentano una minaccia per la salute dei cittadini europei.

I livelli di rutenio 106 rilevati dall’IRSN (AP)

Un passo importante verso una difesa europea

Il 13 novembre è stato firmato l’accordo per la Cooperazione strutturata permanente in materia di difesa (PESCO), il primo significativo passo verso il raggiungimento di un esercito europeo. L’accordo è stato positivamente accolto dall’Alto rappresentante per gli Affari esteri e la politica di sicurezza, Federica Mogherini, che ha sottolineato come il suo raggiungimento possa migliorare la sicurezza europea e la cooperazione con la NATO. Grazie al PESCO, viene sancita una maggiore collaborazione tra gli stati membri, un budget comune per la difesa e una programmazione condivisa delle operazioni; non un vero e proprio esercito europeo quindi, ma un passo avanti nella coordinazione delle attività di difesa. Solo 5 stati membri sono rimasti fuori dall’accoro, Regno Unito, Irlanda, Danimarca, Portogallo e Malta.

E un passo in avanti sull’asilo politico

Il 16 Novembre il Parlamento europeo ha approvato la riforma del regolamento di Dublino, che disciplina l’accettazione da parte dei paesi membri delle domande di accoglienza da parte di aspiranti rifugiati. La riforma ha ottenuto l’approvazione del Parlamento con 390 voti a favore, 175 contrari e 44 astenuti. Particolarmente interessante notare come una buona fetta dei voti contrari siano arrivati dai paesi dell’est Europa, sottolineando implicitamente la recente ondata di ritorno degli estremismi di destra in tale parte dell’eurozona. La riforma sostituisce il criterio del primo paese con un meccanismo di ricollocamento, determinato tramite un sistema di quote. Inoltre viene introdotto un criterio che destina il rifugiato nel paese più adatto, in base ad un’analisi dei potenziali legami anche familiari eventualmente esistenti.

Svolta autoritaria in Cambogia?

Il principale partito di opposizione in Cambogia, il Cambodia National Rescue Party (CNRP), è stato sciolto su disposizione della Corte Suprema, che ha accolto la richiesta del 6 ottobre del governo guidato dal Primo Ministro Hun Sen, richiesta fondata sulle accuse al CNRP di complotto con forze straniere per rovesciare il governo. In carica dal 1985, Hun Sen è il leader asiatico da più tempo al potere, e non sono mancate negli anni critiche sui metodi utilizzati dal suo governo, accusato di intimidire gli oppositori politici con l’aiuto sia dell’esercito che del potere giudiziario.

E se non fosse stato un errore?

Giovedì 16 Novembre il Pentagono ha retweettato per sbaglio @proudresister che (tra le altre cose) richiedeva le dimissioni di Donald Trump. Il portavoce del Dipartimento della Difesa americano Rob Manning ha sentito la necessità di chiarire la faccenda: “un operatore autorizzato, ha fatto un errore – retweettando contenuti che l’ufficio federale non condividerebbe – e poi si è subito corretto.” Anche Dana White, l’addetto stampa del Pentagono ha tweettato qualcosa di simile e le spiegazioni ufficiali sono state condivise dall’account @DeptofDefense che a differenza di altri profili non ha il disclaimer che ricorda come il retweet non sia un endorsement.

Primati etilici

Il vino potrebbe essere nato in Georgia, Caucaso. In due differenti siti archeologici, distanti circa 50 Km da Tbilisi, sono stati ritrovati residui di vino sui frammenti di 8 diversi vasi di terracotta risalenti a 6000 a.c. Il merito della scoperta va a un gruppo di ricercatori coordinati da David Lordkipanidze, Direttore del Museo Nazionale georgiano. Secondo Patrick McGovern archeologo molecolare dell’Università della Pennsylvania, il vino analizzato ha circa ottomila anni ed è precedente a quello ritrovato (sempre da lui) in Iran. Tuttavia 7000 a.C. in Cina si gradiva un cocktail di riso, miele, bacche di biancospino e uva: la prima bevanda fermentata della storia. 

 Di Federico Maiocchi
Redazione
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