La visita di Macron in Cina, i colloqui tra Coree, il vicino accordo con la Grecia sulla denominazione della Macedonia e molto altro nel nostro IWB.


Macron in Cina e la “diplomazia del cavallo”

Si è svolta questa settimana la prima visita ufficiale del presidente francese Macron in Cina, dove ha incontrato il presidente Xi Jinping. Secondo gli analisti, Macron si è voluto presentare come un rappresentante de facto dell’Unione Europea, soprattutto dopo la Brexit, per dare alla Cina l’immagine di un’Europa affidabile e solida, oltre che per rafforzare in quest’ottica l’influenza francese e le relazioni con la Cina. I messaggi lanciati durante la visita sono stati infatti due: da un lato rafforzare la cooperazione tra la Cina e l’Europa e dall’altro lanciare un avvertimento a Xi Jinping di non sottovalutare la crescente preoccupazione e frustrazione in Europa – e altrove – verso ciò che molti considerano pratiche commerciali sleali da parte della Cina, come ad esempio le restrizioni agli investimenti in molti settori.

Il presidente francese Emmanuel Macron interviene in una conferenza stampa presso l'ambasciata francese a Pechino, mercoledì 10 gennaio 2018. Credits to: AP.

Il presidente francese Emmanuel Macron interviene in una conferenza stampa presso l’ambasciata francese a Pechino, mercoledì 10 gennaio 2018. Credits to: AP.

Per sottolineare la volontà di instaurare maggiore reciprocità tra i due Paesi, Macron ha donato a Xi Jinping un cavallo purosangue di nome Vesuvio, sapendo che il presidente cinese era rimasto molto ammirato dalla Guardia repubblicana a cavallo durante la sua ultima visita a Parigi.

Notice this: Da questa settimana, Zeppelin si occuperà più nello specifico di Cina con la nuova rubrica Bollettino Cinese.

Si tratta di un dono dalla grande valenza simbolica che la presidenza francese ha definito “diplomazia del cavallo”, che fa da contraltare alla “diplomazia del panda” cinese, che prevede di donare panda agli alleati della Cina (tra il 1958 e il 1982 la Cina ha donato 23 panda a nove diversi Paesi). Alcuni esperti cinesi hanno sottolineato la buona riuscita simbolica del dono, come segnale che Macron comprende e rispetta la storia e le tradizioni cinesi, sottolineando il desiderio di una relazione duratura con Pechino.

Macron accarezza un cavallo durante una visita una fattoria ad Usseau, nella Francia centrale, 29/04/2017. Credits to: AP/Eric Feferberg/Pool.

Macron accarezza un cavallo durante una visita una fattoria ad Usseau, nella Francia centrale, 29/04/2017. Credits to: AP/Eric Feferberg/Pool.

La Corea del Nord alle Olimpiadi

La Corea del Nord invierà una delegazione ai Giochi olimpici invernali del 2018 che si terranno in Corea del Sud a febbraio. L’annuncio è arrivato dopo un incontro di alto livello tra le delegazioni dei due Paesi lungo il confine, il primo dopo due anni. Dopo 12 ore di negoziazione, la Corea del Nord ha anche acconsentito a procedere con ulteriori colloqui militari.

Il Presidente Moon Jae-in ha dichiarato inoltre di essere pronto a incontrare Kim Jong Un, il leader nordcoreano, per discutere di come denuclearizzare la penisola. Ha anche ringraziato il Presidente americano Donald Trump per la strategia adottata finora, poiché proprio la pressione sul regime potrebbe aver spinto lo stesso a tornare al tavolo delle negoziazioni.

Il ministro dell'Unificazione della Corea del Sud, Cho Myoung-gyon, a sinistra, stringe la mano al capo della delegazione nordcoreana Ri Son Gwon prima del loro incontro al Panmunjom nella zona smilitarizzata di Paju, Corea del Sud, martedì 9 gennaio 2018. Credits to: Korea Pool/Yonhap tramite AP.

Il ministro dell’Unificazione della Corea del Sud, Cho Myoung-gyon, a sinistra, stringe la mano al capo della delegazione nordcoreana Ri Son Gwon prima del loro incontro al Panmunjom nella zona smilitarizzata di Paju, Corea del Sud, martedì 9 gennaio 2018. Credits to: Korea Pool/Yonhap tramite AP.

L’Iran a Bruxelles e i negoziati sul nucleare

Alla vigilia della scadenza della decisione di Trump se reimporre le sanzioni all’Iran, i ministri degli esteri di Francia, Germania e Regno Unito e il capo della politica estera dell’UE Federica Mogherini si sono incontrati a Bruxelles per lanciare un appello congiunto a Trump affinché rispetti l’accordo sul nucleare iraniano (appello reiterato anche dai consiglieri di più alto livello dell’amministrazione Trump). Appelli che Trump ha infine ascoltato, decidendo di non estendere le sanzioni all’Iran e di rispettare l’accordo sul nucleare del 2015, ma avvertendo gli alleati europei che si ritirerà dal patto se i suoi “terribili difetti” non saranno corretti. All’incontro a Bruxelles ha partecipato anche il Ministro degli esteri iraniano, Javad Zarif.

Nei giorni precedenti l’Iran aveva annunciato che potrebbe riconsiderare la sua cooperazione con l’agenzia ONU sul nucleare se gli Stati Uniti non rispetteranno i propri impegni dell’accordo nucleare. A ottobre Trump aveva rifiutato di certificare che l’Iran stava rispettando l’accordo, sebbene l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA) avesse riscontrato che era così.

I ministri degli Esteri Jean-Yves Le Drian (Francia), Sigmar Gabriel (Germania), Boris Johnson (Regno Unito) e Federica Mogherini (UE) parlano dopo un incontro a Bruxelles sul nucleare iraniano. Credits to: Francois Lenoir/Reuters francese.

I ministri degli Esteri Jean-Yves Le Drian (Francia), Sigmar Gabriel (Germania), Boris Johnson (Regno Unito) e Federica Mogherini (UE) parlano dopo un incontro a Bruxelles sul nucleare iraniano. Credits to: Francois Lenoir/Reuters francese.

I tunisini di nuovo in piazza

A sette anni dalle proteste di piazza che nel 2011 deposero il dittatore Ben Ali e avviarono un processo di democratizzazione (l’unico riuscito della Primavera Araba), centinaia di tunisini sono di nuovo scesi in strada a manifestare contro una crisi economica e un’ingiustizia sociale che si aggrava sempre più.

Dal 1 gennaio infatti il governo ha aumentato le tasse su benzina, immobili, internet, generi alimentari e altri beni di largo consumo, nella speranza di ridurre l’elevato deficit del Paese ed esaudire le richieste dei creditori internazionali, come il Fondo Monetario Internazionale. Questi rincari, uniti all’incapacità del governo tunisino di migliorare la situazione economica del Paese, hanno esasperato i cittadini. Le proteste però sono sfociate in scontri quando il governo ha schierato l’esercito: si conta almeno un morto tra i manifestanti, alcuni feriti tra gli agenti e oltre 300 arresti.

Manifestanti e polizia a Tebourba, a sud di Tunisi. Credits to: AP/Anis Ben Ali.

Manifestanti e polizia a Tebourba, a sud di Tunisi. Credits to: AP/Anis Ben Ali.

Mediatore cercasi

Il ministro degli Esteri ecuadoriano Maria Fernanda Espinosa ha dichiarato di essere alla ricerca di un mediatore, uno Stato o una persona fisica, che risolva l’impasse creatosi con la Gran Bretagna sul futuro di Julian Assange, il fondatore di WikiLeaks, che dal 2012 si trova presso l’ambasciata del Paese sudamericano a Londra. Nel frattempo, l’11 gennaio, l’Ecuador ha concesso la cittadinanza ecuadoriana ad Assange.

Lui, che teme di essere estradato e processato negli Stati Uniti per aver divulgato segreti militari e materiale diplomatico, non è più uscito dall’Ambasciata ecuadoriana dove si era rifugiato per sfuggire all’arresto predisposto dalle autorità svedesi a seguito di un’accusa di stupro. L’indagine si è conclusa nel marzo del 2017 senza conseguenze per Assange, che tuttavia è ricercato anche dalla polizia inglese per non aver rispettato i termini della cauzione e per non essersi costituito dopo aver ricevuto l’ordine di farlo da un tribunale.

Pur avendo ottenuto asilo politico (la decisione fu presa inizialmente dall’ex Presidente Rafael Correa e in settimana è stata riconfermata dal Ministro Espinosa) Assange è confinato presso l’ambasciata ecuadoriana perché Quito non è in grado di prevenire il suo arresto.

Julian Assange parla dal balcone dell'ambasciata ecuadoriana a Londra il 19 maggio 2017. Credits to: AFP/Daniel LEAL-OLIVAS.

Julian Assange parla dal balcone dell’ambasciata ecuadoriana a Londra il 19 maggio 2017. Credits to: AFP/Daniel LEAL-OLIVAS.

La “Nuova Macedonia”

Il primo ministro macedone ha dichiarato che potrebbe giungere ad una soluzione con Atene per risolvere la decennale controversia sul nome della ex repubblica jugoslava entro giugno, una mossa che potrebbe sbloccare l’ambizione del Paese di aderire all’Unione europea.

Atene ha infatti bloccato sinora i tentativi della ex repubblica jugoslava di aderire alla NATO e all’UE perché rifiuta il nome “Macedonia”, in quanto implica una rivendicazione territoriale che la Grecia non è disposta ad accettare. La Grecia ha concesso negli anni al Paese di definirsi in sedi internazionali solo come “Ex Repubblica Jugoslava di Macedonia”, come misura provvisoria fino a quando la controversia non sarà risolta. A dicembre, la Macedonia aveva proposto alla Grecia il nome “Nuova Macedonia”, e Atene si è detta disposta ad accettare. Avevamo parlato qui del problema e del percorso verso l’integrazione in UE della Macedonia.

La bandiera macedone a una manifestazione nella capitale Skopje, 2015. Credits to: EPA.

La bandiera macedone a una manifestazione nella capitale Skopje, 2015. Credits to: EPA.

La Grecia limita il potere dei tribunali islamici nel Paese

I membri della minoranza musulmana in Grecia, che conta 120 mila persone, hanno applaudito alla nuova legislazione greca che consentirà ai cittadini musulmani di aggirare la legge della Sharia nelle controversie familiari.

Sembra anacronistico, ma la Grecia è l’unico Paese europeo in cui i giuristi islamici possono applicare le leggi islamiche della Sharia, in base all’eredità secolare di una legislazione redatta con il crollo dell’impero ottomano. Il primo ministro, Alexis Tsipras, l’ha definita un “passo storico” che permetterà a questa minoranza di ricorrere ai tribunali greci su questioni come divorzio, custodia dei figli ed ereditarietà invece che ai giuristi islamici. I gruppi per i diritti umani denunciavano da tempo che le leggi islamiche discriminavano le donne e per questo la comunità musulmana ha accolto con favore la riforma, affermando però che non è ancora abbastanza in quanto non abolisce i tribunali islamici. La nuova legge giunge dopo il ricorso di una greca musulmana presso la Corte dei Diritti dell’Uomo del Consiglio Europeo su una questione di eredità.

Scandalo in Belgio

Il governo di coalizione del Belgio è a rischio collasso per uno scandalo sul rimpatrio forzato di 100 sudanesi. Theo Francken, membro del Nieuw-Vlaamse Alliantie (N-VA), un partito nazionalista fiammingo che è uno dei suoi tre alleati della coalizione, avrebbe infatti messo a rischio la vita dei sudanesi permettendo a funzionari governativi del Sudan di analizzare i loro casi prima del rimpatrio.

Il timore è dunque che il governo del Sudan, guidato da Omar al-Bashir (su cui pende un mandato d’arresto internazionale per crimini contro l’umanità), sia stato autorizzato a scegliere tra gli oppositori politici in Belgio per il rimpatrio, per questo più voci chiedono le dimissioni di Theo Francken, difeso però dal suo partito che ha minacciato di uscire dalla coalizione, facendo cadere il governo.

I nemici della Russia

Un sondaggio del Levada Centre, istituto statistico indipendente russo, ha rivelato che il 66% dei cittadini russi ritiene che il suo Paese abbia dei nemici nell’arena internazionale, un dato in calo comunque rispetto al 2015, quando era pari all’80%.

Credits to: Radio Free Europe.

Credits to: Radio Free Europe.

Riforme in Somaliland

La repubblica autoproclamata del Somaliland ha approvato per la prima volta una legge contro lo stupro che vieta i matrimoni riparatori e prevede condanne di almeno 30 anni di carcere per i colpevoli. La legge, che ancora non ha eguali in Somalia, mirerebbe anche a dimostrare, a livello internazionale, che il Somaliland è una democrazia con istituzioni funzionanti. Ma cos’è il Somaliland? Lo avevamo spiegato in questo articolo.

Donne del Somaliland festeggiano l'anniversario dell'indipendenza del Paese. Foto d'archivio, via africanarguments.org.

Donne del Somaliland festeggiano l’anniversario dell’indipendenza del Paese. Foto d’archivio, via africanarguments.org.

di Samantha Falciatori
Samantha Falciatori
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