La fine dell’epoca Castro a Cuba, la quasi-morte del Gen. libico Haftar, gli ispettori dell’Opcw che non riescono ad entrare a Douma, le tensioni tra Grecia e Turchia, tra le notizie più rilevanti della settimana nel nostro international weekly brief.

Causa ed effetto

Ci sono state diverse reazioni agli attacchi di rappresaglia di Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia su postazioni militari siriane, dopo l’attacco della settimana scorsa con agenti chimici su civili nelle aree ribelli, e che avevamo raccontato approfonditamente qui.

Lunedì si è nuovamente riunito il Consiglio di sicurezza dell’Onu, dove è stato nuovamente richiesto alla Russia di far seguito ai patti stipulati negli anni scorsi e impegnarsi dal ripulire dalle armi chimiche gli arsenali del regime di Assad. In questo senso, sono state predisposte (ma non ancora attivate) nuove sanzioni contro le aziende russe che collaborano con il regime di Damasco. RIA Novosti intanto dice che Trump avrebbe invitato Putin alla Casa Bianca.

Sempre in Siria, secondo il New York Times, tra Iran e Israele potrebbe esplodere una guerra dai tratti più convenzionali. Intanto il network di investigatori indipendente Bellingcat ha scoperto che tra il 2014 e il 2016 sono arrivate in Siria 96 tonnellate di precursori chimici del Sarin dal Belgio.

Gli ispettori che non possono ispezionare

Alla fine della scorsa settimana sono atterrati a Damasco gli ispettori dell’Opac/Opcw, che avrebbero dovuto raggiungere i luoghi dove è avvenuto l’attacco chimico ed effettuare le proprie analisi. Ciò è stato loro impedito per diversi giorni, e l’accesso all’area non è stato garantito “per motivi di sicurezza”, alimentando i sospetti secondo cui le prove possano essere state compromesse.

Ci sono peraltro testimonianze di minacce ricevute da parte di militari siriani nei confronti dei dottori che hanno curato gli intossicati: “se parlate uccidiamo i vostri figli”, si sarebbero sentiti dire. Intanto Bbc racconta come nelle ultime settimane si stia incrementando più di prima la diffusione sul web di teorie del complotto diffuse sui social media da account fasulli.


Adios!

La dinastia Castro sta per volgere al termine a Cuba. Dopo 59 anni di potere ininterrotto, il fratello di Fidel Castro, l’ottantaseienne Raul, ha rassegnato le proprie dimissioni nella giornata di giovedì. Il successore è stato indicato dall’Assemblea nazionale nella persona di Miguel Dìaz-Canel, l’attuale vice di Castro. Secondo il Washington Post è la fine di un’epoca, mentre per il Guardian sembra che i cubani stiano reagendo a questo storico cambiamento con una “alzata di spalle“.

Il New York Times dice che si sa poco di Dìaz-Canel (ex Ministro dell’istruzione e Vicepresidente del Consiglio dei ministri), che è poco conosciuto anche dentro i confini cubani, e gli Stati Uniti non dovrebbero ignorare quello che sta succedendo a Cuba. Tra i due paesi, con l’arrivo dell’Amministrazione Trump, i rapporti diplomatici hanno subito una battuta d’arresto rispetto alle distensioni positive dell’epoca Obama. Dìaz-Canel, considerato un moderato dall’Economist, potrebbe aiutare alla ricucita dei rapporti.

Il Vicepresidente Miguel Diaz Canel parla con Raul Castro durante le celebrazioni del 1° maggio a l’Havana nel 2016 – credits: Creutzmann / Getty Images.

Cyber-realiation

Fonti di intelligence statunitensi e britanniche (la Federal Bureau of Investigation e il National Cyber ​​Security Center) hanno reso noto che diverse infrastrutture web di aziende e governi occidentali avrebbero subito diversi attacchi durante la settimana, accusando gruppi di hacker che potrebbero operare con il governo russo.

Intanto il ban imposto dal Cremlino all’app di messaggistica Telegram non ha funzionato come sperato: nonostante il blocco di milioni di indirizzi IP l’app risulta ancora funzionante per un gran numero di utentiRoskomnadzor, l’agenzia che controlla le comunicazioni nella Federazione russa, avrebbe incontrato i fornitori di servizi internet per capire cosa non abbia funzionato.

Il giornale economico-finanziario Kommersant scrive che l’approccio “aggressivo” al blocco degli indirizzi IP ha messo fuori gioco anche Revizor, il servizio che paradossalmente Roskomnadzor utilizza per bloccare siti web “fuorilegge”, ed ha causato malfunzionamenti a pos, bancomat e all’e-commerce russo nel suo complesso. Anche l’Iran ha annunciato per voce dell’Ayatollah Ali Khamenei che Telegram potrebbe venire bloccato nel paese.


Crisi libica

Sembrano attenuarsi le voci davano per certa la morte del generale libico Khalifa Haftar. il generale tiene sotto il suo controllo l’est del paese e guida un governo non riconosciuto dalla comunità internazionale con “capitale” Tobruk. Haftar sarebbe vivo ma incosciente, ricoverato in Francia a seguito di un ictus.

Intanto in Libia il vice di Haftar, il generale e capo delle milizie autoproclamate esercito nazionale, Abdel Razzak al-Nadouri, è sfuggito ad un attacco terroristico compiuto con un’autobomba durante il passaggio del convoglio ad un posto di blocco a Bengasi. Al-Nadouri è sopravvissuto e probabilmente prenderà il posto di Haftar alla guida del governo di Tobruk, anche se alcuni riferiscono l’ostilità nei suoi confronti da parte dell’intelligence francese e di Mohamed Buisier (consigliere politico di Haftar).

Dal punto di vista italiano. Karim Mezran, analista italo-libico, rispondendo ad una domanda che chiedeva se per l’Italia l’avvicendamento di Haftar potrebbe avere risvolti positivi, ha risposto: “dipende da come evolve la situazione. Se ci fosse una semplice successione con qualcuno che prendesse il controllo dell’est, cercando un negoziato più facile con Misurata, Tripoli e Bengasi, negoziato finora impedito dalla figura troppo ingombrante di Haftar, sarebbe positivo per l’Italia. Ma se ci fosse un’implosione delle Forze armate, con ogni banda che fa parte dell’Lna contro l’altra, allora sarebbe peggio”.

Qui di seguito vi riportiamo anche un’intervista di Rainews all’ambasciatore italiano di Tripoli, Giuseppe Perrone.

Macron all’Europarlamento

Il Presidente francese Emmanuel Macron ha tenuto martedì un discorso al Parlamento europeo e, in vista delle elezioni europee di primavera, ha lanciato un appello anti-euroscettico e anti-populista, parlando del pericolo di una “guerra civile europea”. Si notano assenze nel discorso di punti programmatici – presenti invece nel discorso tenuto l’anno scorso alla Sorbona.

La sua volontà di riforma dell’Europa risulta compromessa dalla mancanza di un governo in Italia e dallo scetticismo della Germania: Merkel e Macron si sono incontrati giovedì per preparare un piano di riforme per l’Europa, ma la sensazione è che le posizioni siano distanti. Assente l’Italia.

Intanto la Banca centrale iraniana ha fatto sapere che scaricherà il dollaro e gestirà gli scambi della valuta locale utilizzando principalmente l’Euro. In questo modo i funzionari iraniani vogliono e sottrarre le attività commerciali del paese dall’influenza di Washington e delle sanzioni Usa.

Tanto cara mi fu questa Brexit

Scozia e Galles, secondo Bloomberg, potrebbero avanzare pretese di sovranità su alcuni capitoli che la Brexit farà tornare in capo al Regno. Theresa May appare poi sempre più circondata da avversari interni ed esterni: mercoledì la Camera del lord ha rigettato la proposta di May di abbandonare l’Unione doganale dopo l’accordo sulla Brexit. L’Unione europea starebbe quindi preparando un piano speciale per modificare i poteri delle istituzioni in caso di hard Brexit.

Intanto continuano ad uscire analisi sul futuro economico del Regno fuori dall’Europa. Secondo Global Future anche nel best-case-scenario immaginato dal governo May l’impatto negativo sull’economia britannica sarebbe di circa 40 miliardi di sterline l’anno.

Ma la Catalogna?

Lo stallo nelle vicende catalane sta aumentando i dissidi tra istituzioni giudiziarie tedesche e spagnole. E se alla fine della scorsa settimana centinaia di migliaia di persone hanno manifestato per le strade di Barcellona chiedendo la scarcerazione dei membri dell’ex governo catalano, arrestati per “ribellione” e “sedizione”, le autorità tedesche stanno ancora valutando se estradare l’ex presidente della generalitat Carles Puigdemont. Sono otto i politici catalani attualmente in carcere in Spagna, e tre quelli fuggiti all’estero – oltre a Puigdemont – tra Scozia e Svizzera. In un commento su Politico, Ignasi Ribò, prof. catalano di scienze politiche a filosofia, ha scritto che l’ultima cosa di cui la Catalogna ha bisogno è ulteriore autonomia.

Mentre la Spagna migliora progressivamente la propria economia, l’agenzia Moody’s ha collocato la Catalogna al livello di rischio Ba3, lo stesso di Bolivia, Bangladesh e Isole Fiji, con outlook negativo, a causa della sua “instabilità politica irrisolta”, mentre ha promosso il debito spagnolo (Baa1). L’agenzia ha anche aggiunto che un ulteriore declassamento del rating catalano è per ora scongiurato grazie al contributo che riceve dal governo centrale. Intanto i separatisti baschi dell’ETA, che avevano annunciato l’abbandono della lotta armata nel 2011 e il disarmo nel 2017, hanno scritto al quotidiano basco Gara chiedendo scusa alle vittime della lotta armata.

“Vogliamo mostrare il nostro rispetto per i morti, i feriti e le vittime delle azioni dell’ETA. Siamo sinceramente pentiti.”

A volte ritornano

Alle elezioni presidenziali nel piccolo paese del Montenegro, il discusso leader del Partito democratico dei socialisti Milo Djukanivic ha vinto al primo turno elettorale contro il blocco filo-russo guidato da Mladen Bojanic. Djukanivic – già presidente tra il 1998 e il 2003 e sei volte a capo del governo – ha sostenuto in passato l’ingresso del paese balcanico nella Nato ed è favorevole ad accelerare i tempi d’ingresso di Pudgorica nell’Unione europea; sempre che l’Unione europea sia d’accordo, visto che già nel 2016 Brussels aveva posto come condizione al proseguo dei negoziati le dimissioni di Djukanivic, ritenuto vicino a gruppi criminali.

Fmi, dazi e outlook economici

Si è aperto lunedì a Washington il consueto meeting semestrale tra Fondo Monetario Internazionale e Banca Mondiale. Al centro dei colloqui, inevitabilmente, la battaglia sui dazi e l’ascesa del protezionismo, minaccia incombente sui grandi paesi esportatori come Cina, Germania e Italia. Per l’Fmi i governi mondiali devono approfittare del ciclo economico positivo per rafforzare le proprie economie, in vista del rallentamento previsto per il 2020.

Tra le maggiori preoccupazioni persistono le minacce al sistema finanziario ed economico internazionale – una situazione che secondo l’Fmi ricorda gli anni precedenti alla crisi globale del 2008 – e il debito pubblico aggregato mondiale, che ha raggiunto la cifra record di 164 mila miliardi di dollari.


Trump nel frattempo si è espresso nuovamente contro Russia e Cina, colpevoli secondo il Presidente Usa di svalutare le loro monete artificialmente. Dal Dipartimento del commercio Usa e dal governo britannico è arrivata una direttiva che vieta alle compagnie americane ed inglesi di fare affari con l’azienda cinese di tecnologia Zte, accusata di aver violato le sanzioni alla Corea del Nord.

Mentre a Washington si parla di dazi, tra Pechino, Tokyo e Brussels si insiste per aumentare i commerci. Dopo 8 anni di congelamento dei negoziati, la Cina – che intanto vede le stime di crescita del Pil superiori alle attese – e il Giappone, hanno promesso di accelerare i negoziati di free trade coinvolgendo la Corea del Sud, e quelli quasi pan-asiatici del Regional Comprehensive Economic Partnership (ossia Asean+6). È invece fissato per l’11 luglio l’incontro bilaterale Ue-Giappone per definire i dettagli dell’Eurpean Partnership Agreement, e contemporaneamente si allontana la possibilità di veder rientrare gli Usa nel Tpp – ipotesi circolata di recente – da cui Trump si è smarcato appena eletto.

Distensioni

C’è però un atteggiamento distensivo nei confronti degli Usa da parte della Cina, che potrebbe rimuovere entro quest’anno dei limiti agli investimenti stranieri in settori come quello delle auto elettriche, aerei e navi. Mentre il Financial Times scrive che l’Unione europea starebbe facendo pressioni sulla Casa Bianca per allentare le sanzioni contro la Russia.

La Cia in Corea del Nord

Durante il periodo pasquale l’ex direttore della Cia Mike Pompeo – che a breve diventerà il capo della diplomazia Usa – si è recato in Corea del Nord per incontrare in segreto il dittatore Kim Yong-un. Lo rivela il Washington Post, che spiega come l’incontro sia stato organizzato per preparare i colloqui diretti tra Kim e il presidente americano Donald Trump. Il dittatore avrebbe confermato lo stop ai test missilistici durante un discorso al Comitato del Partito comunista nordcoreano. Il Guardian fa notare che in Corea del Nord l’incontro è ancora un segreto di stato.

La Cia avrebbe organizzato l’incontro coordinandosi costantemente con l’agenzia di spionaggio sud coreana e la sua controparte nord coreana. Secondo il New York Times allo studio ci sarebbe anche un trattato di pace che metterebbe formalmente fine, dopo 60 anni, alla guerra di Corea. I leader delle due coree si incontreranno il 27 aprile a Panmunjom.

Giovedì Trump si è poi incontrato con il premier giapponese Shinzo Abe a Mar-a-lago, confermando “l’unità di intenti” su Pyongyang. L’incontro, fuori programma, è stato chiesto dal Giappone per poter discutere degli sviluppi diplomatici sul fronte coreano, visto che come fa notare il Foglio, per Abe la questione nordcoreana ha dei rilievi politici importanti: il governo di Abe da anni fa pressioni per delle modifiche costituzionali che permettano al paese di ricostruire un esercito regolare, giustificandosi con minaccia missilistica e nucleare di Pyongyang.

Ryomyong Street nel centro di Pyongyang – credits: Wong Maye-E / AP

Suicidi assistiti

Maksim Borodin (32 anni), giornalista della testata online Novij Den, è stato trovato morto ai piedi del suo appartamento a Ekaterinburg, in Russia, dove si sarebbe schiantato dal quarto piano della palazzina. Secondo le autorità russe si tratterebbe di suicidio, o di un “tragico incidente”. Borodin si era occupato in diverse occasioni di inchieste giornalistiche su mercenari russi morti in Siria, tema di attualità e che sta creando diversi malumori in Russia.

La notte del “suicidio” il giornalista aveva telefonato ad un suo amico, Vyacheslav Bashkov, dicendogli che c’erano “uomini armati sul suo balcone” e “persone in mimetica e a volto coperto sulle scale” del palazzo. Poco dopo però aveva nuovamente chiamato Bashkov scusandosi e dicendo che gli spetsnaz stavano facendo una sorta di esercitazione nella zona. Polina Rumyantseva, direttore del giornale per cui Borodin lavorava, ha escluso la tesi del suicidio: il giornalista stava per trasferirsi a Mosca per sposare una ragazza di lì.

Il limite delle provocazioni

Nella giornata di martedì due caccia F-16 turchi hanno violato lo spazio aereo di Atene nei pressi di Rodi, infastidendo il volo di un elicottero Chinook dell’esercito greco. Niente di diverso da quello che accade costantemente nell’Egeo, senonché a bordo dell’elicottero erano presenti il capo del governo ellenico Alexis Tsipras e l’Ammiraglio capo delle forze armate greche Evangelos Apostolakis. Solo dopo l’intervento di due Mirage dell’aviazione greca i caccia turchi hanno abbandonato la rotta. Foreign Policy scrive che i nazionalisti di entrambi i paesi stanno approfittando della crisi di alleanze all’interno della Nato per giocare alla guerra.

Intanto il presidente turco Erdogan dopo essersi confrontato con il partito nazionalista Mhp ha annunciato che verranno indette elezioni anticipate per il 24 giugno di quest’anno (di sarebbe dovuto votare nel 2019). Erdogan vuole velocizzare l’applicazione del nuovo sistema presidenziale adottato con il referendum dell’aprile 2017, che accentrerà ancora più poteri nelle sue mani. Secondo il direttore dell’Economist Intelligent Unit le motivazioni avrebbero più a che fare con l’economia.

Dissequestro

La nave dell’Ong spagnola Proactiva Open Arms, che da un mese era posta sotto sequestro dall’autorità giudiziaria italiana per via delle sue attività di salvataggio nel Mediterraneo centrale, è stata riconsegnata. Il Gip di Ragusa ha disposto il dissequestro poiché non sussisterebbe il reato di “associazione a delinquere”, mentre rimane in piedi l’accusa di “favoreggiamento all’immigrazione clandestina”.

Il mondo non basta

La Nasa ha lanciato Tess, il satellite che avrà l’obiettivo ambizioso di scovare eso-pianeti nell’universo. Il satellite raggiungerà l’orbita grazie al Falcon 9, missile ormai largamente collaudato della compagnia SpaceX. La missione avrà la durata di 2 anni e andrà a sostituire quella di Kepler, aumentando dalle 30 alle 100 volte la capacità di osservazione delle variazioni di luce che avvengono quando i pianeti si frappongono tra la stella e lo strumento di osservazione.

Ai produttori di petrolio servono soldi

Secondo quanto riporta Bloomberg sarebbero in corso contrattazioni tra Russia e Opec per tagliare la produzione di petrolio così da far lievitare i prezzi. I prezzi generalmente bassi degli ultimi anni hanno creato qualche problema alle nazioni che basano la propria economia sull’esportazione di greggio ed energia, come Russia e Arabia Saudita.

Gli effetti di queste discussioni si stanno già materializzando in un aumento del costo del barile. In un tweet, il Presidente Usa ha però annunciato che non tollererà un rialzo dei prezzi del petrolio.


Secondo Reuters l’Arabia Saudita vorrebbe portare il prezzo intorno a 80-100 dollari al barile. La controindicazione del taglio della produzione in ambito Russia/Opec, scrivono gli analisti, sarebbe quella di stimolare e dare ulteriore spinta e quote di mercato al petrolio di scisto statunitense. Gli Usa quest’anno diventeranno il più grande produttore di petrolio mondiale, e potrebbero aumentare la produzione per tenere bassi i prezzi.

Say my name

Per celebrare i 50 anni di indipendenza dal Regno Unito, lo Swaziland, piccolo stato africano, ha annunciato che modificherò il proprio nome a favore di eSwatini, che nella lingua locale significa “terra degli Swazi”.


LETTURE DELLA DOMENICA
a cura di Lorenzo Carota
Lorenzo Carota
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