Il teso meeting della Nato a Bruxelles, la conferma dell’Opac sull’utilizzo di armi chimiche in Siria, le nuove purghe del presidente turco Erdogan, la pace tra Etiopia ed Eritrea, tra le notizie più importanti della settimana, nel nostro International Weekly Brief.

Un vertice Nato male

Mercoledì e giovedì si è tenuto a Bruxelles un importante vertice dell’Alleanza atlantica (Nato). Agli incontri si è arrivati dopo mesi di picconate da parte del Presidente Usa Donald Trump, che – non a torto – lamenta le scarse spese militari sostenute dagli alleati. Principale bersaglio di Trump è stata la Germania, in passato già accusata dall’Amministrazione Trump di farsi difendere a spese degli Stati Uniti.

La richiesta di Trump sulle spese per la difesa è arrivata durante un incontro in cui i leader della Nato hanno discusso della “condivisione degli oneri” – credits: Pablo Martinez Monsivais / AP

Al vertice Trump, tra minacce e toni aspri, ha chiesto di raddoppiare le spese militari per i membri dell’Alleanza (dal 2% al 4%), ed ha accusato la Germania di essere “prigioniera” della Russia, per via delle strategie energetiche di Berlino. Il New York Times spiega perché quella di Trump è un’accusa sbagliata.

Intanto la Macedonia si appresta ad entrare nella Nato: i colloqui si sono tenuti questa settimana e il Segretario generale Stoltenberg ha dichiarato che lo storico accordo con la Grecia sulla diatriba del nome nazionale apre nuove prospettive per il piccolo paese balcanico.

Sullo sfondo, l’incontro programmato per il 16 luglio tra Trump e il Presidente russo Vladimir Putin, e lo scontro interno alla Casa Bianca tra Trump e il Segretario alla difesa, il Generale James Mattis, che secondo il Financial Times sta impiegando molte energie per spiegare al Presidente l’importanza strategica della Nato e dell’impegno Usa in Europa. Il presidente del Consiglio europeo ha ricordato al presidente Usa che l’Unione è l’unico vero alleato su cui il suo paese può contare; Politico si chiede se Trump renderà obsoleta la Nato, mentre Reuters considera l’incontro tra Trump e Putin che si terrà a Helsinki una vittoria di quest’ultimo.

Amici che non lo erano

Nel frattempo il quotidiano greco Kathimerini ha pubblicato una notizia in cui si dice che la Grecia ha ordinato l’espulsione di due diplomatici russi a seguito di un caso legato alla presunta diffusione di informazioni riservate che avrebbero avuto l’obiettivo di compromettere l’accordo tra Grecia e Macedonia e quindi aprire le porte per la Nato di quest’ultima.

La Russia ha fatto sapere che reagirà in maniera simmetrica espellendo due diplomatici greci. La questione è interessante perché i due paesi, di solito, mantengono ottime relazioni tra loro.

Nemici che continueranno ad esserlo, ma forse meno

A margine del vertice Nato c’è anche stato un importante incontro tra il primo ministro greco Alexis Tsipras e il presidente turco Tayyip Erdogan, fresco di rielezione. Durante l’incontro si è deciso di aumentare gli sforzi per allentare le storiche tensioni nel Mar Egeo tra i due paesi.

Eccoli, gli hacker russi

Il procuratore speciale Robert Mueller, impegnato nelle indagini sul Russiagate, ha incriminato 12 ufficiali dell’intelligence russa di aver violato i sistemi informatici del Comitato nazionale del Partito democratico Usa. Il Washington Post elenca tutti gli indagati dell’inchiesta sulle interferenze russe nelle elezioni Usa 2016, mentre Vox scrive che Trump sta facendo di tutto per proteggere le persone coinvolte nell’affaire.

Che problemi la Brexit!

Il ministro per la Brexit del Regno Unito David Davis, si è dimesso nella notte di domenica per i continui disaccordi con la premier Theresa May che, al contrario del ministro, vorrebbe un’uscita morbida dall’Unione europea. La nuova proposta presentata da May – che deve ancora essere vagliata dall’Ue – prevederebbe infatti la creazione di un’area di libero scambio e una modesta libertà per la circolazione di persone tra Ue e Gran Bretagna. Il parlamentare Conservatore Dominic Raab è stato nominato come nuovo ministro.

Vignetta dell’Economist

Anche il ministro degli esteri Boris Johnson ha rassegnato le proprie dimissioni, adducendo in una lettera motivi molto simili a quelli dell’ex ministro alla Brexit. Johnson e Davis erano i più importanti ministri a favore di una “hard Brexit” del gabinetto May, che tra le altre cose riceve le critiche da parte di Trump, atterrato in Inghilterra giovedì: “non ha ascoltato i miei consigli” ha detto il presidente Usa nei riguardi del primo ministro inglese in un’intervista al Sun. Ma un accordo commerciale tra Londra e Washington nel post-Brexit è possibile.

Tra il governo in crisi, una sterlina sempre più debole e le incertezze sui negoziati, per il Wall Street Journal le cose potrebbero precipitare presto, e secondo il numero 2 del partito laburista, Tom Watson, bisogna essere pronti anche ad un secondo referendum nel caso May fallisse su tutta la linea. Secondo l’Economist il nuovo piano di May sulla Brexit ha creato più caos che ordine, “e il peggio deve ancora arrivare”.

La Fortezza e i diritti

I diplomatici e i funzionari dell’Ue temono che gli Stati membri inizieranno a trattare il diritto umanitario internazionale come un fastidio e non come un dovere, per motivi di retorica lontani dalla realtà, affermando che le posizioni in materia di immigrazione renderanno la “Fortezza Europa” più debole, e non più unita.

“L’esperienza della prima metà del 20° Secolo dovrebbe aver insegnato a tutti noi una lezione”, ha detto l’inviato europeo all’Agenzia Onu per le migrazioni.

La protesta di alcuni attivisti contro lo stop all’assistenza delle navi ONG che soccorrono migranti in mare davanti alla Corte di giustizia maltese, La Valletta – Reuters / Darrin Zammit Lupi

Politiche migratorie: alleanze innaturali e i conti senza l’oste

Si è tenuto giovedì a Innsbruck, in Austria, un complicato vertice tra i ministri degli interni dell’Unione europea. La questione migratoria è stata ovviamente al centro dell’attenzione, impostata mediaticamente dai governi che più di altri hanno fatto leva sull’argomento nelle proprie priorità politiche, ma che hanno in realtà interessi opposti tra loro.

Restano estese le divisioni sulla gestione dei movimenti secondari dei migranti e sulla redistribuzione: il ministro tedesco Horst Seehofer – che ha sempre più problemi in patria – ha detto che il suo obiettivo è quello di rimandare chi arriva in Germania nel paese di primo approdo in Europa, mentre il ministro dell’interno italiano Matteo Salvini insiste sulla redistribuzione dei migranti nell’Ue, rifiutata in toto dai governi dal blocco Visegrad e dall’Austria, teoricamente alleati del ministro dell’interno italiano.

Ci sarebbe invece un accordo europeo sulla linea da tenere riguardo alla predisposizione di hot-spot in Africa in cui far convergere le rotte migratorie, per poi gestire da lì rimpatri e richieste d’asilo. Ma c’è un problema: durante una riunione dell’Unione africana, questa possibilità è stata categoricamente rifiutata dai governi del nord Africa e del Sahel. Non se ne farà niente, quindi, al di là delle dichiarazioni. Intanto i morti in mare tornano a salire.

La tempesta che arriva da Oriente?

Secondo il Wall Street Journal ci sono segnali preoccupanti che arrivano dal mercato cinese: il sell-off di quest’anno sembra essere peggiore di quello registrato nel 2015, quando la tenuta del sistema finanziario cinese era considerata a rischio esplosione. Il mercato azionario di Shanghai è tra i peggiori al mondo se guardiamo i primi mesi dell’anno, con un crollo del 17% del valore. Lo yuan è calato quasi del 4% rispetto al dollaro solo dall’inizio di giugno, e sembra che gli investitori si aspettino gravi turbolenze, anche per via della guerra commerciale con gli Usa.

Dazi che pesano

Mentre Elon Musk annuncia un grande investimento per produrre 500mila veicoli elettrici l’anno in Cina, la Casa Bianca ha annunciato l’introduzione di nuovi dazi del 10% su prodotti cinesi per un valore di 200 miliardi di dollari. L’annuncio fa seguito alle tariffe doganali imposte la scorsa settimana per un valore di 34 miliardi. Questa seconda tranche dovrebbe entrare in vigore da settembre. Si attendono misure di rappresaglia da parte di Pechino; e la guerra continua.

Le prime conseguenze tangibili di questa guerra commerciale sono l’aumento dei prezzi di molti bene per i consumatori e il rallentamento del rialzo del petrolio, che come rileva il Financial Times mercoledì ha avuto il più pesante calo giornaliero degli ultimi 2 anni.

Nuove purghe in Turchia

Il governo di Ankara ha licenziato con un decreto d’emergenza altri 18mila dipendenti pubblici per “presunti legami con gruppi terroristici”. Tra loro: membri della polizia, insegnanti, professori universitari e militari. Dal 2016 ad oggi sono 130mila le persone licenziate dal governo per lo stesso motivo.

Intanto qualcuno fa notare che nel nuovo governo turco ci sarebbero alcuni ministri con conflitti d’interesse di un certo peso, e il Wall Street Journal scrive che Erdogan si è anche deciso a mettere le mani sulla Banca centrale del paese, limitandone l’indipendenza.

Interferenze

Secondo Reuters la Casa Bianca avrebbe accusato Pechino di interferire nel dialogo tra Usa e Corea del Nord con l’obiettivo di far fallire i negoziati. Il Segretario di stato Usa, Mike Pompeo, la settimana scorsa era a Pyongyang per “riempire” con dettagli il fumoso accordo raggiunto nelle scorse settimane tra i due paesi. I media nord coreani hanno definito Pompeo un “gangster” per i modi con cui sta portando avanti i negoziati, ma Kim in una lettera si è detto fiducioso della riuscita di un accordo.

Interferenze / 2

La società di intelligence privata israeliana Black Cube ha indagato e preso di mira delle organizzazioni non governative ungheresi, passando le informazioni ottenute al governo di Viktor Orbane, che le ha usate – falsificandone in parte i contenuti – in campagna elettorale per delegittimare le organizzazioni indipendenti.

Politico ha raccontato la vicenda e raccolto tutte le vicende poco chiare in cui è stata coinvolta Black Cube, tra cui interferenze con la politica Usa ai tempi di Obama e raccolta di informazioni contro dei giornalisti che stavano indagando sul produttore hollywoodiano Harvey Weinstein, accusato di stupro.

Libertà

Liu Xia, vedova del dissidente cinese Nobel per la pace Liu Xiaobo, è atterrata a Berlino, dopo che il governo cinese ha deciso di mettere fine ai suoi arresti domiciliari iniziati nel 2000.

Alluvioni

È tragico il bilancio delle alluvioni che hanno colpito il Giappone centro-occidentale questa settimana: più di 200 morti accertati e decine di dispersi la cui ricerca e soccorso stanno impiegando circa 75mila agenti di polizia, vigili del fuoco e soldati dell’esercito.

Rapporti ed armi chimiche

L’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (Opac) ha pubblicato un rapporto preliminare sull’attacco chimico a Douma del 7 aprile scorso che conferma la presenza di agenti chimici clorurati nei 31 campioni finora analizzati su un totale di 100 raccolti.

Non sono state trovate tracce di sarin poiché, come rilevato dagli esperti, il sarin è una sostanza altamente volatile e l’accesso all’area dell’attacco è stata proibita agli ispettori dalle autorità siriane per 14 giorni.

Gli ispettori dovranno ora verificare i sintomi riscontrati sulle vittime, che secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, sarebbero tuttavia coerenti con l’utilizzo, oltre che di agenti clorurati, anche di sarin. Nel rapporto si rileva inoltre che il “laboratorio” che secondo il regime sarebbe stato utilizzato dai ribelli per creare armi chimiche in realtà non era nulla di tutto questo. A questo link il nostro approfondimento.

Uno dei cilindri esplosivi rinvenuto sul luogo dell’attacco chimico a Douma del 7 aprile 2018. Credits to: CBS.

Intanto, in Siria

Le milizie lealiste governative siriane hanno ripreso il controllo di Deera, città sud-occidentale della Siria dove erano cominciate le proteste contro il regime 8 anni fa. Non è ancora chiaro il destino dei più di 300mila sfollati che temono di rientrare nelle proprie case per via delle rappresaglie del regime. Nel nostro Siria Report abbiamo approfondito la questione.

La lunga mano degli ayatollah

Secondo quanto riportato da Guido Olimpo sul Corriere della Sera, negli ultimi mesi si è assistito ad una escalation di azioni terroristiche e di intelligence imputabili con qualche probabilità al regime iraniano. Sotto la lente ci sarebbero azioni intraprese in Belgio, Olanda, Germania e Turchia contro dissidenti interni e personalità israeliane.

Stragi in Pakistan

A Mastung, in Balucistan, una provincia sud-occidentale del Pakistan, più di 120 persone sono morte a causa di due attentati durante degli eventi di campagna elettorale. In uno di essi il candidato all’assemblea provinciale, Siraj Raisani, è morto nell’esplosione. È il secondo candidato ucciso in un attentato questa settimana. Raisani faceva parte del partito Awami, grande oppositore dei talebani nell’area.

L’Etiopia cambia passo

Il nuovo primo ministro dell’Etiopia Abiy Ahmed, insediatosi ad aprile, ha ammesso pubblicamente che gli apparati di sicurezza del Paese in passato hanno torturato e commesso “atti terroristici” contro i propri cittadini, in una rara ammissione di responsabilità delle istituzioni. L’abbiamo raccontato qui.

La decisione di Abiy nasce a seguito della pubblicazione di un rapporto di Human Rights Watch che denuncia le torture della prigione di Ogaden. A ciò si aggiunge la firma di un trattato di pace molto atteso con l’Eritrea – subito apprezzato dal capo delle Nazioni Unite – e la liberalizzazione dell’economia: fatti che indicano l’inizio di una trasformazione significativa dello stato etiope.

Ve la ricordate la Catalogna?

Ad inizio settimana si sono incontrati a Madrid il capo del governo spagnolo, il socialista Pedro Sánchez, e il presidente catalano, l’indipendentista Quim Torra. Il risultato della riunione è stato quello di riattivare le commissioni bilaterali tra Barcellona e Madrid sospese dal 2011. Gli analisti spagnoli dicono che l’incontro è andato bene. nonostante il rifiuto da parte di Sánchez di concedere e riconoscere come legittimo un nuovo referendum sull’indipendenza.

Intanto un tribunale tedesco ha deciso che l’ex presidente catalano Carles Puigdemont potrà essere estradato in Spagna per il reato di malversazione per cui è indagato. In passato l’estradizione per il reato di ribellione – secondo reato per cui è indagato in Spagna – era stata rifiutata.

Nuovi partner?

L’Unione europea e l’Azerbaigian hanno firmato un accordo che definisce le priorità di partenariato che a detta degli osservatori rappresenta un importante passo in avanti nelle relazioni bilaterali e nella cooperazione.

Sono quattro i punti toccati nell’accordo e attraverso cui l’Ue vorrebbe avvicinare il paese centro-asiatico: buon governo, sviluppo economico, ambiente e mobilità dei cittadini. L’Alto rappresentante Federica Mogherini ha approfittato dell’occasione per invitare tutte le parti coinvolte nel conflitto del Nagorno-Karabakh a rispettare le rispettive integrità territoriali. Sullo sfondo, importanti accordi energetici che interessano molto all’Italia (e a Trump).

Google come Microsoft?

La Commissione europea settimana prossima aggiornerà le autorità antitrust dell’Ue sulle accuse rivolte a Google e al suo Os Android. Secondo la Commissione la multinazionale tecnologica sfrutterebbe il sistema operativo mobile per diffondere i propri servizi a scapito della concorrenza. Per motivi simili nel 2004 Microsoft si vide costretta a pagare una maxi-multa da mezzo miliardo di euro.

Multa a Facebook

L’Information Commissioner inglese ha inflitto a Facebook una sanzione da 500 mila sterline per non aver protetto adeguatamente i dati degli utenti riguardo al caso molto discusso di Cambridge Analytica.

Italia al sorpasso

Secondo gli ultimi dati disponibili, l’Italia avrebbe superato la Germania nel mercato farmaceutico europeo, diventando il primo produttore europeo di farmaci. Il merito, rileva Repubblica, va all’export, alle startup e all’innovazione nel settore attuata negli ultimi anni.

Battaglie televisive

Il gruppo di tv via cavo statunitense Comcast ha rilanciato l’offerta per la tv satellitare inglese Sky, mettendo sul piatto 34 miliardi di dollari, superando l’ultima offerta fatta da Fox. Questa contrattazione si inserisce in un contesto dove Comcast e Walt Disney stanno battagliando per un secondo accordo dal valore di 70 miliardi di dollari per acquistare la maggior parte delle attività di Fox, inclusa Sky. Intanto il governo britannico ha dato il proprio consenso sull’avvio delle trattative per la vendita di Sky.

Intanto il Dipartimento di giustizia Usa presenterà ricorso contro l’approvazione da parte di un giudice federale della fusione tra il colosso telco AT&T e Time Warner.

Aggregazioni tecnologiche

Dopo il blocco all’acquisto della Qualcomm, l’azienda statunitense produttrice di microprocessori Broadcom ha raggiunto un accordo per acquistare per 18,9 miliardi di dollari CA Technologies, multinazionale degli Stati Uniti specializzata nello sviluppo e nella vendita di software e soluzioni informatiche b2b. A seguito dell’acquisto c’è stato un significativo crollo in borsa dell’azienda, che ha perso 16 miliardi di dollari di valore.


letture della domenica
a cura di Lorenzo Carota
Lorenzo Carota
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