L’anomalo vertice tra il presidente Usa e quello russo, l’aumento delle vittime nel Mediterraneo, la legge israeliana sullo “stato etnico”, l’importante trattato commerciale tra Unione europea e Giappone, tra le notizie più importanti della settimana, nel nostro International Weekly Brief.

Se il nemico è l’Europa

Si è tenuto ad Helsinki un importante summit tra il presidente Usa Donald Trump e il presidente russo Vladimir Putin. L’incontro, che si è tenuto alla sola presenza degli interpreti, è durato 2 ore e mezza – più del previsto – e non aveva una scaletta di argomenti da affrontare.

Al vertice i due leader sono arrivati dopo che il il presidente Usa, in un’intervista, ha definito l’Europa “un nemico”, come “in parte anche Cina e Russia”, e come facevano notare il New York Times e l’Atlantic prima dell’incontro, Putin partiva avvantaggiato e senza nulla da perdere.

E infatti sembrerebbe essere andata così: nella conferenza stampa alla fine dell’incontro, Trump ha detto di credere alle parole di Putin sull’estraneità della Russia sulle interferenze che avrebbero favorito la sua vittoria (sic!) nelle elezioni tenute nel 2016 su cui, sia le agenzie di intelligence Usa, che il procuratore speciale designato alle indagini, hanno pochi dubbi nell’indicare proprio in Mosca il responsabile degli attacchi.

Il giorno successivo all’incontro però, Trump ha clamorosamente ritrattato le proprie affermazioni della conferenza stampa: ha detto di credere alle agenzie di intelligence, ammettendo per la prima volta che il governo russo ha interferito nelle elezioni Usa.

Di fatto nell’incontro non si è deciso nulla di concreto rispetto alle importanti questioni internazionali: dalla Siria, all’Ucraina, passando per la Corea del Nord e le questioni di sicurezza: una vittoria di Putin, appunto, che è stato invitato in autunno alla Casa Bianca, senza che nemmeno il direttore della National Intelligence ne fosse stato informato.

Brendan Smialowski / Afp / Getty Images

E mentre i presidenti di Commissione Ue e Consiglio europeo Jean-Claude Juncker e Donald Tusk sono volati a Pechino per un summit con il premier cinese Li Keqiang, fonti del Financial Times dicono che il segretario di Stato Usa Mike Pompeo e il segretario al Tesoro Steven Mnuchin hanno scritto una lettera nella quale respingono la richiesta di escludere dalle sanzioni contro Teheran le società dell’Ue attive in Iran.

Qualche lettura per capire il contesto:

I più preoccupati

La Norvegia sembra la più vicina alle posizioni Usa in termini di Nato e spesa militare: il paese, considerato dalla Casa Bianca “occhi e orecchie” dell’Alleanza nel nord, si è impegnata ufficialmente con il Ministro alla difesa James Mattis a raggiungere gli obiettivi di spesa militare del 2% chiesti in sede Nato da Washington.

Le indagini sul Russiagate comunque, continuano

E Trump non ha molti poteri per fermarle, se non etichettandole come un “disastro”: ma il presidente russo a parole ha aperto alla possibilità che lo stesso procuratore speciale Muller assista all’interrogatorio che terranno le autorità russe dei 12 agenti di Mosca incriminati per hackeraggio nei confronti del Comitato elettorale del Partito democratico Usa.

Intanto un’attivista vicina agli ambienti della lobby Usa pro-armi (la Nra) è stata arrestata con l’accusa di spionaggio. Il Washington Post si chiede come sia stato possibile far entrare nelle file dell’élite conservatrice americana una spia russa.

Pessime previsioni

Nel consueto annuale World economic outlook, il Fondo monetario internazionale prevede che le tensioni commerciali tra Usa e resto del mondo finiranno per costare 430 miliardi di dollari entro il 2020, incidendo per lo 0,5% sulla crescita globale. Pechino intanto è ricorsa al Wto contro i dazi di Trump. Secondo Nouriel Roubini la spericolata politica commerciale di Trump potrebbe distruggere la ripresa globale.

Il trattato commerciale Ue-Giappone

I presidenti di Commissione e Consiglio Ue, Juncker e Tusk, e il premier giapponese Shinzo Abe, hanno firmato a Tokyo il Jefta, un importante accordo di libero scambio tra Ue e Giappone che eliminerà la maggioranza delle barriere non tariffarie e non tariffarie sulle auto e su elettrodomestici, e permetterà di proteggere i prodotti tipici agroalimentari europei nel mercato giapponese.

È il più grande accordo commerciale negoziato dall’Ue e la sua cronologia ci racconta molto del momento internazionale che stiamo vivendo: i negoziati sono cominciati nel 2013, ma il Giappone non sembrava molto interessato a portare a termine i negoziati, finché nel 2017 Trump non decise di ritirare gli Usa dal Ttp (l’Accordo commerciale del pacifico). Da quel momento il primo ministro giapponese, secondo quanto riportato da Politico, si è speso per velocizzare la conclusione dell’accordo con l’Unione europea. Ed ecco che 4 mesi dopo l’accordo si è chiuso.

Theresa May perde i pezzi

Il Primo ministro britannico perde i pezzi: dopo le dimissioni del ministro per la Brexit e di quello degli esteri di settimana scorsa, questa settimana a lasciare – dopo aver votato contro il governo in parlamento – è stato il ministro della difesa, Guto Bebb.

Intanto, mentre May esclude la possibilità di un secondo referendum, lo scontro all’interno della maggioranza sulle modalità del distaccamento tra Londra e Bruxelles sembra sempre più aspro, e sarà difficile per il Primo ministro dar seguito al suo piano per una soft-brexit, nonostante nell’ultima seduta parlamentare prima della pausa estiva May abbia ottenuto, in extremis, il via libera della Camera dei Comuni al suo piano di rapporti doganali con l’Ue, che però si dice pronta all’eventualità che non vi sia “alcun accordo”.

Discussioni europee

Venerdì intanto i ministri degli affari europei dell’Ue si sono incontrati a Bruxelles per dibattere del white paper presentato da May e costato a quest’ultima, le dimissioni del ministro della Brexit e di quello degli esteri. Il negoziatore europeo Michel Barnier non negozierà secondo le linee presentate dal piano, che pur contenendo elementi utili, rischia di indebolire il mercato unico, che lui è chiamato a difendere, dato che paventa la possibilità di uno scambio di merci senza attriti, ma non di servizi.

Riserve irlandesi

La Repubblica d’Irlanda ha iniziato a spostare le proprie riserve petrolifere in vista dell’attuazione della Brexit: circa 500mila tonnellate di riserve irlandesi sono attualmente detenute all’estero, e circa 200mila di queste sono stanziate in Gran Bretagna.

Porti sicuri ma nemmeno troppo

Dopo che il ministro degli interni italiano Matteo Salvini ha chiesto di considerare la Libia “un porto sicuro”, sono arrivate le ovvie smentite da parte della Commissione europea, della Corte europea dei diritti dell’uomo e dell’Onu: in Libia continuano le violazioni dei diritti umani nei confronti dei migranti, spesso vittime di violenze, torture e stupri. Secondo il Sole24Ore l’Europa si sta muovendo in “ordine sparso“.

No grazie

“Ci opponiamo con forza al tentativo EU di lasciare alla Libia la gestione di migranti irregolari che l’Europa non vuole accogliere” queste le parole del Primo ministro Fayez al- Sarraj intervistato venerdì dal giornale tedesco Daily Bild, in riferimento alla proposta EU d’istituire centri d’identificazione per i migranti in territorio extra-europeo (in Libia) nel tentativo di regolare gli accessi e ridurre il potere dei trafficanti di esseri umani, a cui oggi si rivolgono coloro che tentano di attraversare il Mediterraneo per raggiungere l’Europa.

Numeri da brividi

Secondo i dati dell’Organizzazione mondiale per le migrazioni, sono poco più di 50.000 i migranti arrivati in Europa via mare dall’inizio del 2018 (circa la metà di quelli registrati nello stesso periodo del 2017), mentre sarebbero quasi 1.500 i morti accertati nel Mediterraneo nello stesso periodo.

La rotta che attraversa il Mediterraneo centrale è la più letale, con 1.104 vittime dall’inizio del 2018: circa 4 volte il numero di morti accertati sulla rotta del Mediterraneo occidentale, verso la Spagna (294). Questo nonostante i numeri degli arrivi siano quasi identici: 18.016 gli sbarchi sulle coste spagnole, 17.827 in Italia.

credits: Giulio Piscitelli / Contrasto

Migrazioni e non solo

L’Ungheria si accoda agli Stati Uniti e attraverso il primo ministro Viktor Orban dichiara che rifiuterà il Safe Global Migration Compact, un documento che contiene le linee guida dell’Onu da adottare per rendere gestibili e sicure le migrazioni. Negli stessi giorni la Grecia ha chiesto maggiori finanziamenti all’Ue per mantenere in piedi il proprio sforzo nell’accoglienza, sviluppato attraverso i campi insulari che ha costituito in questi anni, mentre il parlamento Ue ha chiesto modalità legali da offrire a chi vorrebbe migrare nell’Ue e ne avrebbe diritto.

Ue contro Ungheria

La Commissione europea ha deciso di procedere in sede di Corte di giustizia europea contro le nuove leggi ungheresi che limitano il diritto di asilo e criminalizzano le organizzazioni che si occupano di solidarietà e aiuto ai rifugiati. Secondo l’esecutivo europeo Budapest sta attuando una legislazione “non conforme con i principi e le leggi europee”.

Le guerre in tribunale

Il ministro degli Esteri iraniano ha annunciato che Teheran denuncerà gli Usa alla Corte di Giustizia internazionale dell’Aja per la decisione di imporre nuove sanzioni unilaterali al di fuori degli accordi già pattuiti sul nucleare. Intanto viene inaugurato un nuovo reattore civile in Iran.

Indagini al veleno

La polizia britannica ha rivelato all’Associated Press di aver individuato gli autori dell’avvelenamento con il novichok dell’ex spia russa Sergei Skripal e di sua figlia Julia. I sospettati sono stati identificati grazie alle telecamere a circuito chiuso della zona, e i loro nomi sono stati incrociati con quelli dei cittadini russi che si trovavano in quel periodo nel Regno Unito. Il Ministro degli interni, però, smentisce.

Polizia scientifica a Salisbury, in Inghilterra -credits: Hannah Mckay/Reuters

Momento di bilanci

Bank of America ha chiuso il secondo trimestre dell’anno con un aumento del 33% sugli utili. Va meglio del previsto anche Deutsche Bank, che dichiara un utile netto intorno ai 400 milioni di euro. Ottimi risultati per il fondo Blackrock, che ha aumentato gli utili del 26%, portandoli a 1,1 miliardi di euro e di Morgan Stanley che ha aumentato l’utile del 39%. Netflix invece si aspettava qualcosa di più, ed ha mancato le previsioni sui nuovi abbonati. In linea con le previsioni Microsoft: bilancio positivo, soprattutto grazie a Xbox.

Momenti di bilanci /2

Il governatore della Fed Jerome Powell ha dichiarato in udienza al Congresso Usa che l’economia americana crescerà ancora in maniera solida; la disoccupazione continuerà a calare e l’inflazione sta tornando verso il target ideale del 2%. Sulla base di queste previsioni quindi la banca centrale di Washington alzerà gradualmente i tassi di interesse del denaro. Trump non si è trattenuto, e in un’atto del tutto inconsueto per la politica statunitense, ha criticato Powell per la decisione.

Stati etnici

La Knesset israeliana ha approvato una controversa legge che sancisce esclusiva degli ebrei il diritto di autodeterminazione in Israele, con capitale Gerusalemme e unica lingua ufficiale l’israeliano. La legge definisce il paese “patria nazionale ebraica”.

Che caldo!

Mentre il mondo sembra preso ad altre crisi, arrivano notizie preoccupanti dal fronte climatico: il mondo sarebbe infatti preda di una consistente ondata di caldo – 0.4° sopra la media – che starebbe già causando diversi problemi, come i grandi incendi di questi giorni nel nord della Svezia, vicino al circolo polare artico.

Immagini satellitari che mostrano il fumo degli incendi che si dirige verso la Siberia centrale – credits: Modis / Nasa

L’emergenza è finita

Il governo turco ha dichiarato concluso lo stato di emergenza in essere da due anni e sette rinnovi dopo il presunto tentativo di colpo di stato dell’estate del 2016. Da allora più di 107.000 persone sono state rimosse dal proprio posto di lavoro nel settore pubblico e più di 50.000 persone sono state imprigionate e sono ancora in attesa di processo.

Big G, big penalty

Come previsto, l’Unione europea ha commiato una sanzione a Google di 4,3 miliardi di euro per abuso di posizione dominante attraverso la diffusione del proprio sistema operativo per cellulari Android. Google ha già annunciato che farà ricorso contro quella che è la più imponente multa mai emessa dalle autorità europee. Qualcuno fa notare comunque che Google ci mette 2 settimane a guadagnare il corrispettivo della multa, che è quanto versa l’Olanda ogni anno al bilancio Ue.

Lusso volante

Dopo Airbus e Uber, anche Rolls Royce starebbe sviluppando taxi volanti che spera di testare verso il 2020: il progetto si chiama EVTOL (Electric Vertical Take Off and Landing), ma nonostante il nome sembri dire il contrario questo futuristico taxi – che potrà trasportare fino a 5 persone – avrà un motore a gas.

Cambio di programma

Il network televisivo statunitense Comcast ha ritirato la sua offerta per comprare la 21st Century Fox di proprietà di Rupert Murdoch. Il ritiro di Comcast spiana la strada alla Disney, che negli ultimi mesi aveva sfidato Comcast, rilanciando con nuove e maggiori offerte. Comcast ha detto che ora si concentrerà nella battaglia per acquistare il network satellitare inglese Sky.


letture della domenica
a cura di Lorenzo Carota e Eliza Ungaro
Redazione
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