Le notizie più importanti della settimana, raccolte da Zeppelin, nell’International weekly brief.
12 LUGLIO – 18 LUGLIO

L’accordo siglato sul nucleare iraniano, il contestato terzo piano di salvataggio della Grecia, il Giappone che sembra intenzionato ad abbandonare il pacifismo, tra le notizie più rilevanti dal mondo, nella settimana appena trascorsa.


Accordo storico. “Una vittoria senza guerra”, “Il mondo è cambiato. La rivoluzione diplomatica del 14 luglio 2015″, Queste le prime pagine dei quotidiani iraniani il giorno successivo alla sigla dell’accordo di Vienna sul programma nucleare iraniano. Le amministrazioni di Washington e Teheran hanno superato con caparbietà le ostilitità di chi si dichiarava contrario ad una scelta così decisiva per il riassetto degli equilibri nell’area mediorientale. Israele e Arabia Saudita hanno parlato di “errore storico.” L’accordo prevede una graduale riduzione delle sanzioni imposte negli anni scorsi all’Iran da parte della comunità internazionale. Sarà progressivamente rimosso anche l’embargo sugli armamenti mentre verranno mantenute almeno per i prossimi 8 anni,  le sanzioni per limitare le attività missilistiche. L’Iran potrà portare avanti la ricerca nucleare, continuare la costruzione della centrale ad acqua pesante di Arak e lasciare in attività  un elevato numero di centrifughe, garantendo ufficialmente come unici scopi quelli civili. E Mentre l’Economist si chiede se il mondo sarà un luogo più sicuro, Joseph Cirincione  – uno dei maggiori studiosi di strategia nucleare – definisce l’accordo molto buono. Il 2016 però sarà l’anno del rinnovo del Parlamento in Iran e soprattutto delle elezioni presidenziali negli Stati Uniti; sino ad allora entrambe le amministrazioni dovranno lavorare affinché il prezzo politico del sabotaggio del negoziato risulti troppo elevato per essere sopportato da qualsiasi candidato (nei rispettivi sistemi istituzionali).

La Grecia e l’Europa. La sera di venerdì 17 il portavoce del Governo Tsipras ha annunciato un grande rimpasto di governo. Sono ben 9 i ministri e i viceministri che verranno sostituiti. Fino a due settimane fa questo esito sarebbe sembrato impossibile, ma le cose cambiano in fretta: Tsipras ha accettato in extremis il terzo bailout e piano di aiuti dall’Unione Europea, spaccando il proprio partito e il proprio governo. Un’inversione a U – che l’Economist spiega così – rispetto alla linea che sembrava solcata con il voto referendario del 5 luglio. Lo scontro raggiunto in seno alle istituzioni europee è stato aspro, e sarà difficile da rimarginare. La cronaca di quelle ore concitate ce la offre il Financial Times. Le banche greche sono chiuse da tre settimane, lunedì forse potranno riaprire, anche grazie all’innalzamento dei fondi Ela decisi dalla Bce. Il piano accettato da Tsipras tiene aperta la possibilità di una ridiscussione in termini temporali del debito greco. Esclusa, al momento, la rinegoziazione del valore nominale, fortemente osteggiata dal Ministro dell’economia tedesco Wolfgang Schäuble, ma considerata inevitabile dall’Fmi, che in un documento ritiene il debito greco “insostenibile”. In un’intervista alla tv pubblica Tsipras si è riferito al piano Ue come al male minore necessario. C’è chi parla di “colpo di stato” nei confronti della Grecia, ma Politico spiega perché non è così.

45 giorni. Questo il tempo previsto per la doppia tornata di consultazioni, avviate lunedì 13 dal Primo Ministro incaricato Davutoğlu per formare il nuovo governo in Turchia. Incontri esplorativi con gli esponenti dei tre partiti entrati in Parlamento (Chp, Mhp, Hdp)  a cui seguiranno trattative serrate con chiunque si dimostrasse disposto a governare con l’Akp (il partito di maggioranza relativa). La condizione posta per il dialogo dai leader dell’opposizione è il ridimensionamento del potere esercitato da Erdogan come Presidente della Repubblica, cosa che Davutoğlu ha prontamente escluso, ribadendo come il ruolo del Presidente non costituirà oggetto di dibattito. C’è grande incertezza, dato che a mettere daccordo le opposizioni al momento sembra esserci solo l’ostilità nei confronti di Erdogan. Scaduto il termine previsto, l’incarico passerebbe al leader del secondo partito più votato (come da consuetudine), il kemalista Kılıçdaroğlu (Chp). Se neanche lui dovesse avere fortuna si procederà con un governo di unità nazionale che in 90 giorni riporterà il paese alle urne. A più di un mese dalle elezioni politiche del 7 Giugno, la Turchia senza governo, è chiamata a formarne uno.

L’orrore di Boko Haram è senza confine. Attentati kamikaze nelle città, assalti armati nei villaggi, nelle Chiese e nelle scuole diretti verso chiunque contrasti Boko Haram e la sua ideologia. Il gruppo terrorista jihadista operativo dal 2001 nel nord della Nigeria persegue con il sangue e la violenza l’obiettivo d’instaurare nello Stato del Borno una personale interpretazione della legge islamica. L’ultimo attacco settimana scorsa nell’area rurale di Kanduga dove i morti sarebbero stati più di 50. Le capacità transfrontaliere del gruppo terrorista fedele al Daesh tuttavia fanno tremare anche il Camerun dove sono esplose due bombe in un bar nella cittadina di Fotokal al confine con lo Stato nigeriano del Borno. Tra le vittime, militari chadiani impegnati in una missione internazionale dispiegata per fronteggiare Boko Haram. E proprio l’aiuto offerto all’esercito nigeriano sta costando caro al Ciad e alla sua popolazione che nelle ultime settimane è stata il bersaglio del terrore perpetrato del gruppo jihadista. Sabato scorso un uomo con indosso un burqa (bandito di recente nel paese) si è fatto esplodere nel mercato di N’Djamena provocando la morte di 17 persone. Proprio la Capitale sembra essere sotto attacco, gli attentati si susseguono (brutale l’assalto kamikaze a due palazzine il 15 Giugno, 30 vittime). Il Segretario Generale delle Nazioni unite Ban Ki Moon un giorno si e l’altro anche è impegnato a condannare fermamente le azioni del gruppo.

Nessuna tregua. Nello Yemen il cessate il fuoco umanitario annunciato dalle Nazioni Unite a partire dalle 23.59 del giorno 10 Luglio è durato qualche ora. La coalizione a guida saudita ha continuato a bombardare; sia la capitale Sanaa che la città di Taiz sono state colpite.

Esequibo. Un’area di 160.000 km quadrati di giungla, pari a 2/3 del territorio della Guyana che il presidente venezuelano Nicolas Maduro sarebbe pronto a riprendersi. “We are going to take back what our grandparents left for us” ovvero uno tra i paesi più poveri dell’America latina (Indipentende dalla Gran Bretagna dal 1966). L’eventuale annessione (pacifica ovviamente) sarebbe giustificata dal fatto che l’arbitraggio per le dispute territoriali venne condotto dalle potenze colonizzatrici senza che nessun rappresentante diretto per il Venezuela fosse presente. Revanscismo a parte, petrolio e la necessità di spostare l’attenzione dell’opinione pubblica dai gravi problemi economici del paese, dove da mesi  scarseggiano beni di prima necessità, per una popolazione di circa 29 milioni di abitanti.

Birmania. Il partito di Aung San Suu Kyi – la Lega Nazionale per la Democrazia (Nld) – parteciperà alle elezioni dell’8 novembre. Tuttavia  il premio Nobel non potrà candidarsi alla Presidenza del paese in virtù di una legge che impedisce a chi abbia figli di diversa nazionalità di concorrere alla carica. Il suo defunto marito era britannico, così la sua prole.

Il giorno della fine non ti servirà l’inglese. La lingua ufficiale del Pakistan sarà l’Urdu. Al via una rivoluzione culturale.

Donetsk e Lugansk. Il Parlamento ucraino ha approvato un disegno di legge che prevede una notevole autonomia per entrambe le regioni separatiste.

O tutti o nessuno. Russia, Stati Uniti, Danimarca, Canada e Norvegia hanno siglato un patto che vieta la pesca commerciale nell’Oceano artico. La salvaguardia dell’ambiente è probabilmente una motivazione secondaria; quella principale è che questi paesi si sono trovati d’accordo nel non esser d’accordo sulla divisione delle acque territoriali che fanno parte dell’Oceano artico, su cui ognuno avanza delle rivendicazioni.

New Horizons. La sonda della Nasa ha inviato le prime foto del pianeta nano Plutone e di due dei suoi satelliti, Idra e Caronte. È la prima volta che questa generazione vede delle foto di un corpo celeste “in diretta”.

Sì alla pace, ma anche alla Guerra. La camera bassa del Parlamento giapponese ha approvato due disegni di legge che nella sostanza permetteranno all’esercito di combattere oltremare. Il Primo Ministro Shinzo Abe ha ribadito la necessità di ampliare il ruolo delle forze armate della potenza nipponica all’interno di una nuova strategia nazionale di autodifesa collettiva. La revisione della dottrina militare Giapponese porrebbe fine di fatto, al periodo “pacifista” iniziato con la sconfitta subita nella Seconda guerra mondiale. Questa storica decisione (che dovrà essere approvata dalla Camera Alta per diventare legge) trova contraria più della metà della popolazione giapponese; mercoledì 15 Luglio migliaia di persone si sono riunite per protestare di fronte al Parlamento. A schierarsi apertamente contro le politiche attuate da Shinzo Abe, il celebre regista Hayao Miyazaki (solitamente lontano dai riflettori) che rispondendo alla domanda di un cronista ha classificato come spregevole il cambio di rotta promosso dal Primo Ministro.

Eliza Ungaro
Eliza Ungaro
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