Le notizie più rilevanti della settimana, raccolte da Zeppelin, nell’International weekly brief.
8 – 14 NOVEMBRE
Quello che sappiamo sugli attentati a Parigi in poche righe, il rischio di genocidio in Burundi, test missilistici americani che sembrano Ufo e la corsa alle armi nel Medioriente, tra le notizie più rilevanti dal mondo nel nostro International Weekly Brief.

Attacco al cuore dell’Europa. È il più grave attacco su territorio francese dai tempi della Seconda Guerra Mondiale quello accaduto venerdì sera a Parigi. Commando terroristici armati di cinture esplosive e AK-47 hanno attaccato in contemporanea diversi luoghi della città, causando almeno 130 morti e più di 250 feriti, tra cui più di 90 in modo grave (cifre provvisorie).

Le cose che sappiamo al momento della stesura di questo weekly brief sono le seguenti:

  • Sei i luoghi in cui si sono verificati gli attacchi:
    • Concert Hall Bataclan (circa 80 morti – mappa)
    • Un ristorante a Rue de Charonne (almeno 16 morti – mappa)
    • Un secondo ristorante in Rue Alibert (14 morti – mappa)
    • Stadio di Francia (3 morti – mappa)
    • Rue Fontaine au Roi (5 morti – mappa)
    • Boulevard de Voltaire (almeno 1 morto – mappa)

  • I terroristi – 8 quelli in azione – hanno attaccato con armi automatiche i luoghi prescelti, sparando alle persone intorno a loro, prima di farsi saltare in aria con cinture esplosive. La Polizia francese avrebbe trovato addosso ai corpi dei terroristi un passaporto siriano ed uno egiziano. Uno degli attentatori sarebbe un cittadino francese di seconda generazione, mentre un’altro è arrivato in Grecia come rifugiato. Si parla anche di una donna nel commando.
  • L’Isis avrebbe rivendicato gli attacchi con un comunicato in francese e arabo. Non è chiaro ancora se sia effettivamente un’azione diretta dal Daesh, visto che nel messaggio compaiono solo informazioni già diffuse dai media. Prima della rivendicazione lo stesso Presidente francese François Hollande aveva indicato nel Daesh il responsabile degli attacchi.
  • L’attacco più grave è stato quello al teatro Bataclan, storico locale parigino dove si stava tenendo un concerto. I terroristi sono entrati nel teatro imbracciando armi automatiche. Molti spettatori sono riusciti a fuggire mentre 100 di loro sono stati presi in ostaggio. La Polizia ha fatto irruzione quando è sembrato chiaro che i terroristi stessero giustiziando uno ad uno gli ostaggi.
  • Due attentatori si sono fatti esplodere all’esterno dello Stadio di Francia, dove si stava svolgendo un’amichevole della nazionale francese, alla presenza del Presidente Hollande che è stato subito evacuato. Gli spettatori sono stati fatti rimanere all’interno dello stadio per motivi di sicurezza.
  • Hollande ha dichiarato lo stato di emergenza nazionale e ha paventato la chiusura delle frontiere. Quasi tutti i governi europei hanno aumentato il livello di allerta.
  • A Parigi dal 30 novembre fino all’11 dicembre si terrà un’importante conferenza sul clima. Parteciperanno quasi tutti i leader mondiali. Nel frattempo il Presidente iraniano Hassan Rohani ha rinviato il proprio viaggio in Europa; avrebbe dovuto visitare Roma e Parigi. Domani inizia il G20 in Turchia. Hollande non parteciperà per seguire gli sviluppi francesi.
  • Il terminal nord dell’aeroporto internazionale di Gatwick, a Londra, è stato evacuato per il ritrovamento di un pacco sospetto. Un uomo è stato arrestato.

Osservatori esperti di terrorismo concordano nel dire che un’azione di questa portata, per motivi organizzativi, coinvolgerebbe almeno una ventina/trentina di persone, anche dall’estero. Nelle prossime ore è preventivabile un rallentamento dei flussi d’informazione da parte delle autorità per proteggere le indagini.

Qui abbiamo raccolto un po’ di foto che provano a raccontare gli avvenimenti di Parigi. Per seguire gli aggiornamenti vi consigliamo la pagina dedicata di Bbc.


 Le altre notizie dal mondo

La pressione politica sulla Siria. L’ormai accertato attentato all’aereo civile russo precipitato in Egitto a causa di una bomba imbarcata nella stiva, e i fatti di Parigi che vi abbiamo raccontato, hanno messo pressione sui colloqui di pace sulla Siria che si stanno svolgendo proprio in queste ore a Vienna. L’obiettivo di questa tranche di colloqui è un cessate il fuoco tra ribelli e governo siriano.

Nel frattempo fonti russe rivelano che la durata delle operazioni militari in Siria dipenderà “dall’efficienza dell’esercito siriano”, mentre i curdi strappano all’Isis la regione irakena del Sinjar.

Non solo Francia. In Libano giovedì due attacchi suicidi hanno ucciso decine di persone in un quartiere sciita dove la presenza di Hezbollah – impegnata al fianco del regime siriano – è molto forte. È il peggior attentato in Libano dal 1990. Isis ha rivendicato gli attentati.

Alle armi. Il Primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu teme che l’equilibrio militare del Medioriente possa incrinarsi a causa del patto sul nucleare e la fine delle sanzioni all’Iran. Per questo motivo in un incontro avuto con il Presidente statunitense Barack Obama avrebbe chiesto un maggior sostegno militare per la difesa del paese. Gli Stati Uniti hanno un memorandum d’intesa con Israele che assicura il proprio impegno per mantenere la superiorità militare israeliana nell’area.

Quasi a conferma dei timori israeliani, questa settimana è stato definito un accordo tra Iran e Russia per la vendita da parte di Mosca di sistemi missilistici s-300 al regime iraniano. Le spese militari in Medioriente stanno aumentando in maniera preoccupante, fa notare il The Guardian: 18 miliardi di dollari quest’anno rispetto ai 12 miliardi di dollari dell’anno scorso. Russia e Stati Uniti sono i maggiori esportatori di armi al mondo. Una mappa da Business Insider.

Skye Gould/Business Insider

Nel frattempo test missilistici statunitensi hanno creato qualche preoccupazione in California, dove le luci nel cielo nel migliore dei casi sono state scambiate per Ufo, nel peggiore per un attacco militare.

Le elezioni della settimana. Le elezioni più rilevanti della settimana sono sicuramente state quelle in Myanmar (Birmania). Lo storico partito d’opposizione (Lega Nazionale per la Democrazia) guidato dal Premio Nobel per la pace Aung San Suu Kyi ottiene la grande maggioranza dei voti (80%) e si appresta a governare il paese dopo anni di dittatura militare. Suu Kyi non potrà diventare Presidente a causa di una legge che proibisce a chi ha figli stranieri di ottenere cariche governative. La Costituzione Birmana prevede che il 25% dei seggi venga riservata al partito dei militari Usdp.

Si è votato anche in Croazia. Il partito di centro-destra ha ottenuto la maggioranza relativa dei seggi, e potrà provare a formare un governo di coalizione. L’affluenza è stata del 60% e sulle elezioni ha pesato la complicata situazione migratoria che sta affrontando l’area europea balcanica.

A proposito d’immigrazione. È stata una settimana importante e piena di notizie per quel che riguarda l’irrisolvibile problema dei flussi migratori che stanno convogliando verso l’Europa centinaia di migliaia di persone. A Malta si sono riuniti 60 rappresentati di paesi europei e africani, per discutere dell’afflusso di profughi e delle strategie per combattere i trafficanti di uomini. Una delle decisioni più rilevanti riguarda l’impegno economico europeo per quei paesi africani che collaboreranno con i rimpatri. Intanto il Premier inglese Cameron sta pensando di stanziare 500 milioni di sterline per arginare il flusso di profughi in Gran Bretagna, mentre l’Austria sta considerando di costruire una barriera sul confine sloveno e la Germania torna ad applicare gli Accordi di Dublino, sospesi lo scorso agosto. Anche la Svezia, uno dei paesi più aperti nei confronti dei migranti, reintroduce i controlli di frontiera.

La crisi politica del Burundi potrebbe degenerare. La situazione post-elettrale nel Paese africano è gravissima. Da aprile si contano centinaia di morti nelle strade e centinaia di migliaia di espatriati. A maggio era fallito un colpo di stato, e un rapporto dell’International Crisis Group parla apertamente di “rischio Ruanda”, paventando che la crisi politica possa concretizzarsi in qualcosa di più vicino a una crisi etnica tra tutsi – minoranza nel paese – e hutu. Per capire la complessità etnica dell’Africa centrale dei ricercatori di Harvard hanno creato questa (spettacolare) mappa interattiva.

Il mondo rallenta. Le stime mondiali di crescita sono calate al 2.9%, scrive in un report pubblicato lunedì dall’Ocse. La stima di giugno preventivava una crescita complessiva del 3.1%. La “colpa” sarebbe soprattutto dei Brics, e in particolar modo del rallentamento dell’economia cinese.

Che caldo! Quest’anno sarà l’anno più caldo da quando si registrano le temperature medie globali, se non addirittura degli ultimi 4 mila anni, scrive il New York Times.

Lorenzo Carota
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