Ogni dieci anni l’Agenzia Spaziale Italiana stabilisce quali sono le strategie da consolidare e gli obiettivi da raggiungere nel futuro. Il documento prodotto può aiutarci a valutare quale sarà la posizione dell’Italia nello Spazio, lo stato della ricerca aerospaziale, le collaborazioni (bilaterali o comunitarie) e le capacità produttive, siano esse scientifiche, tecnologiche o industriali.

Il 22 febbraio è stata annunciata da parte della NASA una scoperta che ha attirato l’attenzione pubblica a proposito delle vicende che si svolgono al di fuori della nostra atmosfera. Il rilevamento di sette pianeti di dimensioni e temperatura simili a quelle terrestri permette infatti di definirli come “teoricamente abitabili”. Senza lasciarsi trasportare dalle implicazioni più o meno fantascientifiche che ciò comporta, questo evento può essere un’occasione per mettere a fuoco la situazione presente e futura dell’Italia nell’ambito dello aerospaziale.

Italia nello Spazio

Il 14 febbraio si è svolta a Roma la presentazione del Documento di Visione Strategica decennale 2016-2025 dell’ASI (Agenzia Spaziale Italiana). Questo tipo di documento, previsto dallo statuto stesso dell’Agenzia, viene redatto in conformità con il PNR (Programma Nazionale della Ricerca) e contiene le diverse strategie dell’ente suddivise fra quelle di medio e lungo periodo. Esse si sintetizzano come space economy (composta dalla rete di servizi forniti ed infrastrutture) e come space diplomacy (intesa sia come progetto culturale che come prestigio internazionale: in pratica il soft power).

I due binari su cui viaggia lo sviluppo dell’industria aerospaziale

Gli sviluppi dei progetti aerospaziali hanno necessariamente tempistiche di molto dilatate nel tempo, e questo fa sì che non siano oggetto frequente delle cronache giornalistiche (se non saltuariamente come ricorda il caso della Sonda Schiaparelli dello scorso ottobre).

Tuttavia, come affermato in un’intervista del 2014 dal Prof. Mariano Bizzarri (ex presidente del comitato scientifico dell’ASI), lo spazio rappresenta inevitabilmente una continuazione del confronto geopolitico che nei confini atmosferici si conduce secondo i mezzi canonici della diplomazia e della guerra.

In questo senso è importante delineare i progetti futuri dell’ASI almeno per due ragioni: le dinamiche economiche che essi implicano e l’approfondimento di uno degli ultimi campi in cui la nostra nazione può ancora essere considerata un soggetto all’avanguardia su scala mondiale.

Per quanto riguarda la space economy, come si legge dal Documento, l’industria spaziale italiana è una delle poche al mondo a disporre una filiera di prodotto completa, composta da 250 aziende, 6mila dipendenti circa e un fatturato totale che si aggira attorno a 1,6 miliardi di euro.

Questa struttura non è solo un mercato di nicchia destinato alla soddisfazione della curiosità di pochi scienziati. Il suo reale valore si esprime nel suo essere un “sistema di sistemi”, ossia un processo produttivo che sviluppa innovazione e la riflette esponenzialmente su altri settori economici nazionali. Un primo dato per descrivere questa dinamica è che delle 250 aziende di cui si compone, solo 150 hanno l’attività spaziale al centro del loro core business.

L’industria spaziale italiana è una delle poche al mondo a disporre una filiera di prodotto completa: 250 aziende, 6mila dipendenti circa e un fatturato che si aggira attorno a 1,6 miliardi di euro.

Un secondo aspetto di questo coinvolgimento organico riguarda la distinzione fra strutture upstream e strutture downstream. Con il primo termine si intendono le “infrastrutture spaziali abilitanti”, ossia tutti gli elementi che permettono la ricerca e lo sviluppo dell’esplorazione dello spazio tramite il lancio di strumentazione di diverso tipo. Con downstream si intendono l’insieme dei servizi innovativi che, partendo dalla stessa infrastruttura, si possono ricavare nei confronti della superficie terrestre. Esempi di questo tipo possono essere il monitoraggio ambientale, la navigazione satellitare, il sistema delle telecomunicazioni e la previsione meteo.

Accanto dunque alle infrastrutture tradizionali si stanno sviluppando sempre più anche queste di diverso tipo, che però non sono alternative o separate. Come si capisce bene dagli esempi riportati esse costituiscono un sistema capace di fornire informazioni utili per il miglior utilizzo o la progettazione di strade, ferrovie o linee commerciali, verso una prospettiva sempre più integrata.

Esempi di questi progetti infrastrutturali sono il Galileo e il Copernicus, specializzati, oltre che per i servizi elencati, nella condivisione in tempo reale dei dati e nella capacità di operare anche in tempi di crisi in cui altre attrezzature non sono più operanti. Essi non solo hanno una prospettiva sinergica a livello settoriale e produttivo ma, essendo progetti sovranazionali, anche di collaborazione a livello europeo per contribuire con maggior intensità agli sviluppi dell’ESA (European Space Agency).

Italia nello Spazio 1

Sede dell’Agenzia Spaziale Italiana – photo: LC Progetti

L’interazione esistente fra ASI e ESA introduce il secondo aspetto cardine dell’industria spaziale, ossia quello della space diplomacy. In questo contesto l’Agenzia Spaziale Italiana occupa una posizione di punta, partecipando alle principali missioni del corrispettivo ente europeo ed essendo coinvolta attivamente alla definizione del suo Programma Scientifico in quanto membro del SPC (Science Programme Committee).

Nel Documento di Visione Strategica si legge che l’impegno italiano non intende diminuire, avendo portato un vantaggio sia in termini economici (un ritorno del 13,5%-14% sugli investimenti) sia in termini qualitativi di know how. Tuttavia oltre al livello collaborativo rimane sempre presente anche quello competitivo. In questo senso, il solo progetto Copernicus dovrebbe portare in Europa 20mila posti di lavoro, e l’intenzione italiana è quella di far sì che almeno il 10% di questi siano allocati nel nostro paese.

Con il trattato di Lisbona del 2010, i paesi membri dell’UE hanno stabilito una competenza condivisa in materia spaziale. Gli investimenti maggiori che saranno messi in campo dall’ESA nei prossimi anni riguardano programmi di osservazione terrestre e di sistemi di lancio. In questo contesto l’Italia si posiziona all’avanguardia nel campo dell’esplorazione robotica, mentre registra uno sviluppo non altrettanto elevato nel campo delle telecomunicazioni.

L’Italia è stata la terza nazione al mondo a porre in orbita autonomamente un satellite nel 1964

Cooperazione e competizione sono dinamiche che regolano anche le relazioni fra ASI ed altre agenzie spaziali, prima fra tutte la NASA. A questo riguardo, l’incremento di progetti europei come Copernicus, indica una volontà di maggior indipendenza dall’agenzia statunitense. Questa dinamica, tuttavia, non mina la possibilità che vi siano altri tipi di collaborazioni fra Italia e Usa, o fra Italia e altri paesi extra-europei. Fra essi in particolare spiccano le collaborazioni bilaterali con

  • Russia per i progetti PAMELA, FOTON-BION;
  • Giappone per il programma CALET con uso di sistemi radar COSMO-SkyMed;
  • Argentina per la creazione e utilizzo del Sistema Italo-Argentino di Satelliti per la Gestione delle Emergenze.

 

Sebbene possano sembrare lontani i decenni ’50 e ’60, in cui l’URSS prima e gli USA poi, dimostrarono al mondo da un lato la loro capacità tecnologica e dall’altro la potenza che questi strumenti avevano in termini di prestigio, essi sono attuali più che mai. Il recente lancio satellitare indiano (effettuato il 15 febbraio 2017) è da inscrivere nella stessa prospettiva. La repubblica asiatica ha non solo dato prova delle sue possibilità, ma ha, soprattutto, voluto attirare attenzione degli addetti ai lavori, infrangendo un precedente record stabilito dalla Russia non più di tre anni fa. Nel 2014 infatti il Cremlino spedì in orbita in un solo lancio 37 satelliti, impresa ampiamente superata dagli indiani che ora detengono il record con ben 104 satelliti, a dimostrazione che la “corsa allo spazio” non sia tematica cara solo a storici e nostalgici.

Martedì 7 marzo, peraltro, il Congresso americano ha approvato all’unanimità e dopo più di sei anni, la legge che finanzierà il nuovo budget per la NASA. Parliamo di quasi 20 miliardi di dollari, che saranno impiegati nello sviluppo delle capacità dell’Agenzia spaziale americana per la colonizzazione extra-atmosferica. Lo spazio rimane quindi strategico per tutte le potenze globali.

Tornando all’Italia, nelle ultime pagine del documento viene infine ricordato che il nostro paese “è il terzo paese contributore all’Agenzia Spaziale Europea (ESA) e il sesto Paese nel mondo per produzione di articoli scientifici più citati nel campo delle scienze spaziali. L’Italia è stata la terza nazione al mondo a porre in orbita autonomamente un satellite nel 1964”.

Per non sprecare dunque questa importante eredità e per ribadire il nostro ruolo di leadership anche a livello internazionale, sarà dunque necessaria un’abile intersezione di space economy e space diplomacy.

di Simone Taverna
Redazione
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