La crisi nella quale il Venezuela è sprofondato, caratterizzata da un’inflazione a tre cifre e dall’impossibilità di riuscire ad assicurare ai cittadini l’approvvigionamento di bene primari, ha costretto centinaia di migliaia di persone a fuggire, nel tentativo di trovare una speranza oltre confine. Le destinazioni principali sono la Colombia e il Brasile. Si stima che in Colombia, nell’arco degli ultimi sei mesi del 2017, siano entrati oltre mezzo milione di venezuelani e Bogotà è pronta a irrigidire i confini e ostacolare la clandestinità.

Il Brasile deve fronteggiare la difficile situazione che si sta creando in Roraima, lo stato più prossimo al confine venezuelano, nel quale una vera e propria guerra tra poveri alimenta intolleranza e xenofobia, elementi su cui fa leva la propaganda di Jair Bolsonaro, candidato al Planoalto che i sondaggi segnalano già al secondo turno delle elezioni presidenziali che si terranno nell’ottobre di quest’anno.

Intervistato a metà Febbraio da radio  Guaiba, Temer, ha puntato il dito contro il governo di Maduro e la sua incapacità di risolvere la crisi umanitaria, e ha comunicato di aver deciso di aumentare il contingente militare incaricato di controllare la frontiera con il Venezuela e di aver avviato il trasferimento di oltre 40.000 rifugiati sul resto del territorio brasiliano, dove è più facile garantire un’erogazione efficiente dei servizi pubblici.

La mancata prontezza e la scarsa competenza nella gestione del fenomeno migratorio sono riconducibili anche all’assenza di una politica comune a tutti i paesi del Latino America e dei Caraibi. La partecipazione delle 36 delegazioni di paesi latinoamericani al meeting organizzato dal governo brasiliano insieme all’agenzia ONU per i rifugiati (UNHCR) tenutosi il 19 e il 20 febbraio a Brasilia, e a cui ha partecipato lo stesso Alto Commissario Filippo Grandi, è una manifestazione della volontà di fare di questa emergenza un’opportunità.  “I 100 punti di Brasilia” (il testo uscito dalla conferenza), sarà presentato all’Assemblea Generale dell’ONU nel Settembre del 2018.

Il Pacto Global sobre Refugiados, nonostante il passo indietro degli Stati Uniti, dovrebbe entrare in vigore entro la fine del 2018. Ricalcando per certi versi il Plano de Ação do Brasil (2014), il nuovo accordo mira a procurare agli Stati membri dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite i mezzi più efficaci ad accogliere e integrare i migranti, fornendo sostegno ai rimpatri e assicurando allo stesso tempo il pieno rispetto dei diritti dei migranti stessi.

Di: Riccardo Stifani
Redazione
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