di Federico de Salvo
Per capire la Libia post-2011 bisogna fare un piccolo ripasso della Libia precedente alle rivolte della cosiddetta “primavera araba”. Tra tutti i Paesi coinvolti in queste “rivoluzioni”, la Libia è tra quelli che ne hanno patito di più le conseguenze.

La Libia è definita da molti osservatori come una Stato fallito. Anche e soprattutto per questi motivi viene nominata spesso con preoccupazione nelle analisi politiche, più o meno serie: di Libia, ad esempio, si parla nelle primarie USA come di un errore strategico di Hillary Clinton, che all’epoca della crisi libica era Segretario di Stato; la Libia viene inoltre spesso additata dalla stampa internazionale come nuovo rifugio per Isis.

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La crisi dei migranti e la chiusura della rotta balcanica rende nuovamente attuale la famigerata rotta libica verso l’Italia, mentre le risorse di idrocarburi – che un tempo sostenevano interamente le politiche pubbliche di Gheddafi – ora fanno gola a molti investitori stranieri: il paese, ormai diviso in blocchi di potere e influenza diversi, brulica di agenti dei servizi segreti e consulenti militare francesi, inglesi, americani e italiani.

È difficile trattare in maniera esaustiva le varie sfaccettature del “problema Libia”. Qui cercheremo solo di riassumere in breve il suo passato storico recente, così da avere un’idea generale di cosa era la Libia prima del 2011.

In primis bisogna accennare alla geografia e alla sua storia recente: convenzionalmente divisa in Cirenaica (verso l’Egitto), Tripolitania (verso la Tunisia) e Fezzan (distesa desertica), la Libia si affaccia sul Mediterraneo a breve distanza dalla Sicilia. Popolata da secoli da popolazioni berbere musulmane, fece parte dell’Impero Ottomano fino all’inizio del ‘900. Per l’intervento del meno interventista e più cauto dei politici italiani Giovanni Giolitti, spinto dalla pressione delle lobby industriali e militari dell’epoca, la Libia diventa la prima grande avventura coloniale italiana, rompendo la lottizzazione inglese e francese del continente africano – rottura che ha ancora oggi conseguenze geopolitiche che vengono evidenziate dai comportamenti di Francia e Inghilterra, sempre pronte a indebolire gli interessi italiani nella regione. A est l’Egitto controllato dagli inglesi, a ovest e a sud, in Mali, Algeria e Niger i francesi. In Libia si sviluppa una strenua resistenza ventennale, guidata da Omar al Mukhtar e dalla confraternita dei Senussi, resistenza che viene stroncata solo negli anni ’30 grazie alla superiorità tecnologica e a una repressione spietata da parte dell’esercito italiano.

[ecko_toggle style=”solid” state=”closed” title=”Cronologia ed eventi chiave della storia libica recente, fino alle rivolte del 2011 / via BBC”]

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16th centuryLibya becomes part of the Ottoman Empire, which joins the three provinces of Tripolitania, Cyrenaica and Fezzan into one regency in Tripoli.

1911-12 Italy seizes Libya from the Ottomans. Omar al-Mukhtar begins 20-year insurgency against Italian rule.

1931 Italy breaks resistance through combination of major armed operations and concentration camps for rebel population. Al-Mukhtar is captured and executed.

1942Allies oust Italians from Libya, which is then divided between the French, who administer Fezzan, and the British, who control Cyrenaica and Tripolitania.

1951Libya becomes independent under King Idris al-Sanusi.

1956 Libya grants two American oil companies a concession of some 14 million acres.

1961 King Idris opens a 104-mile pipeline, which links important oil fields in the interior to the Mediterranean Sea and makes it possible to export Libyan oil for the first time.

L’Era di Gheddafi.

1969 King Idris deposed in military coup led by Col Muammar Gaddafi, who pursues a pan-Arab agenda by attempting to form mergers with several Arab countries, and introduces state socialism by nationalising most economic activity, including the oil industry.

1977 Col Gaddafi declares a “people’s revolution”, changing the country’s official name from the Libyan Arab Republic to the Great Socialist People’s Libyan Arab Jamahiriyah and setting up “revolutionary committees” – heralding the start of institutionalised chaos, economic decline and general arbitrariness.

1981 US shoots down two Libyan aircraft which challenged its warplanes over the Gulf of Sirte, claimed by Libya as its territorial water.

1986 US bombs Libyan military facilities, residential areas of Tripoli and Benghazi, killing 101 people, and Gaddafi’s house, killing his adopted daughter. US says raids were in response to alleged Libyan involvement in bombing of Berlin disco frequented by US military personnel.

1988 – Lockerbie bombing – an airliner is blown up over the Scottish town of Lockerbie, allegely by Libyan agents.

1992 UN imposes sanctions on Libya in an effort to force it to hand over for trial two of its citizens suspected of involvement in the blowing up of a PanAm airliner over the Scottish town of Lockerbie in December 1988.

1999 Lockerbie suspects handed over for trial in the Netherlands under Scottish law; UN sanctions suspended; diplomatic relations with UK restored.

2000 Dozens of African immigrants are killed by Libyan mobs in the west of Libya who were said to be angry at the large number of African labourers coming into the country.

2003 Libya signs a deal worth $2.7bn to compensate families of the Lockerbie bombing victims. Libya takes responsibility for the bombing in a letter to the UN Security Council.

2003 December – Libya says will abandon programmes to develop weapons of mass destruction.

2004 Libya agrees to pay $35m to compensate victims of the bombing of a Berlin nightclub in 1986.

2005 Libya’s first auction of oil and gas exploration licences heralds the return of US energy companies for the first time in more than 20 years.

2006 The US says it is restoring full diplomatic ties with Libya.

2008 Italian Prime Minister Silvio Berlusconi apologises to Libya for damage inflicted by Italy during the colonial era and signs a five billion dollar investment deal by way of compensation.

2008 September – US Secretary of State Condoleezza Rice makes historic visit – the highest-level US visit to Libya since 1953. Ms Rice says relations between the US and Libya have entered a “new phase”.

2009 Gaddafi pays first state visit to Italy, Libya’s former colonial ruler and now its main trading partner.

2010 January – Russia agrees to sell Libya weapons in a deal worth $1.8bn. The deal is thought to include fighter jets, tanks and air defence systems.

2010 June – UN refugee agency UNHCR expelled.

2010 October – European Union and Libya sign agreement designed to slow illegal migration.

2011 Inspired by revolts in other Arab countries, especially neighbouring Egypt and Tunisia, violent protests break out in Benghazi, spread to other cities, leading to escalating clashes between security forces and anti-Gaddafi rebels.

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Il colonialismo italiano resta una parentesi relativamente breve, quasi romanzesca e rimossa dalla memoria comune italiana (il rapporto difficile dell’Italia col suo passato coloniale meriterebbe un discorso a parte), ma questo breve periodo ha comunque lasciato il segno. Dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale la Libia viene spartita tra Inglesi e Francesi, fino al 1951 quando ottiene l’indipendenza.

Re Idris governa la Libia indipendente, seppur sotto l’influenza occidentale, e instaura delle relazioni di buon vicinato con il precedente invasore italiano, fino al colpo di stato di Gheddafi (settembre 1969), un ambizioso generale vicino alla visione politica di Nasser, che controllerà ininterrottamente il paese fino al 2011. Buona parte delle attività economiche (in particolare quelle estrattive) vengono nazionalizzate e i beni degli stranieri confiscati. In questo periodo la posizione della Libia nello scacchiere internazionale cambia spesso. Forte degli introiti petroliferi, Gheddafi riesce a garantire standard di vita elevati alla popolazione (se confrontati con quelli dei suoi vicini). Con gli stessi soldi il regime finanzia svariati movimenti anticoloniali in Africa, facendosi alfiere di un aggressivo terzomondismo, sostenendo azioni terroristiche e finendo nell’elenco dei cosiddetti “Stati canaglia”.

Con l’Italia le relazioni oscillano dalle rivendicazioni post-coloniali e le confische del 1970, al clima più disteso degli anni ’80, in cui Craxi arriva ad avvisare Gheddafi di un bombardamento americano su Tripoli. Non mancano neppure episodi quantomeno misteriosi come ad esempio la strage di Ustica, in qualche modo collegata alla Libia. Anche nella Libia indipendente, nonostante – o grazie – a Gheddafi, le aziende italiane continuano ad avere una grande influenza nella costruzione delle infrastrutture, nel commercio, ma soprattutto nell’estrazione petrolifera che da sola rappresenta quasi il 90% dell’economia libica.

Agli inizi del XXI secolo Gheddafi riprende il dialogo con l’Europa e gli USA, anche attraverso il nemico-amico italiano. Nel 2008 ha luogo una visita del leader libico a Roma che solleva numerose polemiche per lo sfarzo, il sessismo, la propaganda religiosa e politica, e che porta come ultimo risultato agli accordi di Bengasi, in cui Gheddafi si impegna, contro un ritorno economico adeguato, a controllare il flusso di migranti subsahariani che, attraversato il deserto, cercano di imbarcarsi per l’Italia e l’Europa; le condizioni spaventose delle prigioni libiche, le torture e le marce nel deserto diventano un’orribile refrain nelle testimonianze dei sopravvissuti, ma il governo di Berlusconi, sostenuto anche da partiti xenofobi come la Lega Nord, può parlare di un “grande risultato”.

Nel 2011 l’onda delle cosiddette primavere arabe lambisce la Libia. Gheddafi, al potere da 40 anni, viene contestato e reagisce con violenza rendendo la rivolta ancora più settaria, ma l’intervento aereo della NATO è risolutivo: nell’arco di pochi mesi Gheddafi viene rovesciato, giustiziato, e la Libia entra in un lungo periodo di caos.

Tenete a mente tutte queste informazioni per la seconda parte di questo articolo.

Redazione
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