La questione legale dell’indipendenza catalana

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Di: Leonardo Stiz
Italo Calvino nel suo “Il Barone Rampante” suggeriva che per analizzare bene il mondo bisogna allontanarsi e guardarlo dalla distanza necessaria. Cerchiamo quindi – nel mezzo della vicenda dell’indipendenza catalana, e del voto di domenica scorsa – di osservare la questione tralasciando gli aspetti politici: secondo quali meccanismi la Catalogna potrebbe (o non potrebbe) diventare legalmente indipendente?

La Catalogna è una delle comunità autonome in cui è suddivisa la Spagna secondo le disposizioni della Costituzione dello Stato. Già nel 1931 alle tre nazionalità storiche (Catalogna, Galizia, Paese Basco) vennero concessi statuti speciali di autonomia, prima che la guerra civile e il Franchismo riportassero il paese verso un centralismo autoritario. Entro i limiti della Costituzione, alle Comunità Autonome è  lasciato un ampio margine di libertà, mentre restano di competenza statale esclusiva tutte quelle materie che non sono state devolute espressamente. Tali materie però restano di natura amministrativa: la sovranità è saldamente in capo allo Stato spagnolo, secondo i dettami della Costituzione, alla quale le comunità autonome sono vincolate e sottoposte a tutti gli effetti, senza eccezioni.

Per capire se e come una comunità autonoma può diventare uno Stato indipendente bisogna analizzare il contenuto della Costituzione spagnola circa i rapporti tra Stato e autonomie e i poteri di quest’ultime. Non vi è alcuna disposizione che prenda in considerazione tale prospettiva. L’incipit dell’articolo 2, asserendo che “La Costituzione si basa sulla indissolubile unità della Nazione spagnola, patria comune e indivisibile di tutti gli spagnoli”, sembra sufficiente ad archiviare definitivamente la questione. Occorre tuttavia prendere in considerazione anche altri aspetti. Per reclamare l’indipendenza le autorità catalane hanno sempre fatto riferimento, (e non potrebbe essere altrimenti), alla volontà popolare degli abitanti della regione, espressa per mezzo del referendum promosso nel 2014 e nelle elezioni regionali di domenica 27 settembre, cammuffate da plebiscito indipendentista.

La domanda da porsi è la seguente: rientra nei poteri della Catalogna indire regolarmente un referendum o una qualsiasi manifestazione di volontà popolare che possa avere effetti legali vincolanti ed efficaci sulla questione dell’indipendenza? La risposta va trovata ancora nella Costituzione spagnola. L’articolo 92 dispone che 1) “Le decisioni politiche di speciale importanza potranno essere sottoposte a referendum consultivo di tutti i cittadini” e che 2) “Il referendum sarà indetto dal Re, su proposta del Presidente del Governo, previa autorizzazione del Congresso dei Deputati”. L’iniziativa referendaria non è quindi permessa alle comunità autonome. Un referendum, per avere valore legale, deve essere indetto dallo Stato spagnolo. Si aggiunga che il diritto di voto spetterebbe a tutti i cittadini spagnoli, non solo a quelli di una specifica area. In caso di iniziativa referendaria regionale, il Tribunale Costituzionale spagnolo ha il potere di dichiarare illegittima l’intera procedura, vanificando ogni suo effetto de jure, fatto accaduto col progetto di referendum del 2014. Lo Stato potrebbe tuttavia delegare a una regione il potere di indire un referendum locale, tramite una legge ordinaria specificamente approvata per tale scopo. Una legge del genere però non è mai stata proposta né votata. Cosa succederebbe nel caso in cui il Governo catalano decidesse di portare avanti lo stesso il suo progetto nonostante l’intervento del Tribunale Costituzionale? Il Governo centrale potrebbe attivare la procedura prevista dall’art. 155 della Costituzione contro la regione, che permette ad esso di “prendere le misure necessarie por obbligarla all’adempimento forzato di tali obblighi costituzionali”.

Alla luce di ciò, è legalmente possibile l’indipendenza della Catalogna? Nonostante i numerosi e appassionati reclami politici, la risposta, stando al dettato costituzionale, è no. Almeno, non allo stato dei fatti: sarebbe infatti necessaria una alquanto improbabile modifica della Carta in tal senso da parte del parlamento spagnolo; prospettiva tutt’altro che probabile. Oppure una non credibile guerra secessionista. Inoltre, l’obiettivo dell’indipendenza potrebbe essere pienamente raggiunto solo se altri Stati del mondo riconoscessero la Catalogna come Stato Sovrano. Ciò però vorrebbe dire prendere una forte posizione contro la Spagna; fatto che condurrebbe ad incerti squilibri all’interno dell’Unione Europea e nel mondo. Senza contare che una Catalogna che si proclami unilateralmente indipendente si porrebbe in automatico fuori dall’Unione Europea, dall’Euro, e da tutti i trattati e accordi internazionali firmati dalla Spagna. Ma qui si esce dal razionale mondo della legge per entrare nel nebuloso mondo del diritto e delle relazioni internazionali, dove le situazioni di fatto prevalgono su quelle di diritto, e dove si specula molto ma si determina a poco.

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