Se il mondo non basta più, allora l’umanità ha bisogno di guardare oltre il confini dell’atmosfera. Il Nuovo Mondo potrebbe essere a più di sei mesi di viaggio dalla Terra. E Mars One non è che l’inizio…

A partire dalla metà del secolo scorso, il costante deterioramento dell’ecosistema sul pianeta terra dovuto all’inquinamento, alla sovrappopolazione, all’esaurimento delle risorse naturali necessarie alla vita e alla scoperta di nuove da destinare allo sviluppo, hanno spinto l’uomo a considerare la colonizzazione di nuovi pianeti, come un passaggio inevitabile per l’umanità.

A detta di Giancarlo Genta – professore a capo del team di ricercatori della International Academy of AustronauticsLa nostra economia, in futuro, dipenderà dalle risorse extraterrestri. Certo, ci vorrà ancora del tempo ma, presto o tardi, dovremo cercare elementi utili altrove: sugli asteroidi, sulla Luna. L’umanità non può, e non deve, rimanere legata alla Terra per sempre. Bisogna creare una società che ha base su molti pianeti. Il primo è Marte.

Dal 28 novembre 1964, data della prima spedizione sul pianeta rosso (Mariner 4), si sono susseguite 50 missioni spaziali internazionali (solo due delle quali andate a buon fine) che hanno permesso di rintracciare analogie con la Terra tali da spingere ulteriormente gli scienziati a compiere analisi e costruire scenari sulla ipotetica “presa di possesso” di Marte.

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Già nel 2005, la no-profit MarsDrive aveva aperto la strada ad una programmazione sistematica della colonizzazione di Marte attraverso il progetto Red Colony. Ma è nel 2012 che l’imprenditore olandese Bas Lansdorp lancia Mars One, l’ambizioso – nonché controverso – progetto di  una prima colonia umana permanente su Marte nel 2027. Un’iniziativa sostenuta dal Premio Nobel Gerardus ‘t Hooft e da fornitori come SpaceX.  Una roadmap dettagliata che prevede il primo lancio senza piloti nel 2020; nel 2022 la partenza dei rover che dovranno perlustrare la zona in cui si è pensato di installare le prime cellule abitative della colonia, nelle quali gli inquilini dovrebbero avere abbastanza energia solare e acqua (sotto forma di ghiaccio) per poter sopravvivere. Dal 2024 poi, i cargo faranno rotta verso il pianeta rosso per avviare l’installazione della base Mars One, e nel 2027 finalmente il viaggio dei coloni che in sei mesi dovrebbero raggiungere il pianeta dove soggiorneranno per il resto della vita. Ciascuno di loro avrà a disposizione 50 m² nei quali organizzare lavoro e tempo libero, una serra e il necessario per produrre acqua e ossigeno.

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Nonostante l’euforia iniziale che ha portato migliaia di persone in tutto il mondo a candidarsi come protagonisti di quella che potrebbe diventare la più grande impresa compiuta dal genere umano, restano alcuni dubbi sulla reale fattibilità del progetto Mars One. Temperature bassissime, radiazioni, tempeste solari ed un’atmosfera che non consente all’acqua di acquisire lo stato liquido sono soltanto alcune delle criticità “tecniche” messe in evidenza dagli studiosi – uno studio del MIT spiega che i coloni non sopravviverebbero oltre 68 giorni. Per non parlare poi dei costi, stimati intorno ai 6 miliardi di dollari (sebbene Lansdorp abbia da tempo avviato una campagna di crowdfunding con la quale ha raccolto circa 800mila dollari).

Che sia realizzabile o meno, Mars One rappresenta, insieme ad altri ambiziosi progetti – si veda il Programma Aurora dell’Agenzia Spaziale Europea – la spinta verso la conquista dell’ennesima “terra incognita”. Oltre a poter essere una nuova casa per il genere umano, Marte è soprattutto un pianeta pieno di risorse…

Istinto di sopravvivenza? Spinta al progresso? O politica di potenza?

Paolo Iancale
Paolo Iancale
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