Lo scorso 12 dicembre, a Parigi, è stato raggiunto lo “storico” Accordo che per la prima volta vede la quasi totalità dei Paesi impegnarsi a lavorare assieme, nella stessa piattaforma, per contrastare i cambiamenti climatici. A Marrakech ci sarà il passo successivo.

Al fine di rendere l’Accordo di Parigi operativo, il primo passo è stato compiuto a New York lo scorso 22 aprile, con la cerimonia di firma da parte dei Capi di Stato e di Governo, i quali hanno così impegnato i propri Paesi ad avviare le procedure nazionali di ratifica: per entrare in vigore, infatti, l’Accordo dovrà essere ratificato da almeno 55 Paesi rappresentanti almeno il 55% delle emissioni globali.

Ad oggi, sono 22 i Paesi (rappresentanti circa l’1,08% delle emissioni globali) che in seguito alla firma hanno depositato gli strumenti di ratifica presso il Segretariato della United Nations Framework Convention on Climate Change (UNFCCC) ; molti altri stanno intraprendendo il percorso a livello nazionale. In questo senso, è di poche settimane fa l’annuncio da parte dell’Italia, che ha dichiarato l’intenzione di completare il processo di ratifica entro la COP22, prevista nel mese di novembre a Marrakech.

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Vista plenaria del World Conference Center di Bonn durante il meeting di UNFCCC

Il negoziato intermedio di Bonn

Nel frattempo, lo scorso maggio i Paesi si sono incontrati nuovamente a Bonn – quartier generale dell’UNFCCC – per il consueto negoziato intermedio dei corpi sussidiari della COP (SBI, SBSTA ed APA) propedeutico a gettare le basi per la Conferenza delle Parti in autunno. Nel corso dei dieci giorni di negoziati, partiti a rilento per dei problemi sorti nella definizione dell’agenda di lavoro dell’APA (Ad Hoc Working Group on the Paris Agreement – la piattaforma che guiderà il lavoro sull’implementazione dell’Accordo di Parigi), si è registrato un clima complessivamente positivo tra i Paesi, che sono sembrati aver fatto tesoro di quanto “appreso” circa le modalità di lavoro nel corso delle numerose conferenze pre-COP21 del 2015. Positivo è stato inoltre il coinvolgimento attivo degli osservatori, i quali hanno avuto quasi sempre accesso alle sessioni e sono stati spesso coinvolti in briefing ad hoc da parte dei chair dei vari corpi sussidiari.

Oltre alla definizione della propria agenda di lavoro, l’APA ha svolto un lavoro concreto circa temi quali l’aggiornamento degli INDC e le metodologie di contabilizzazione; non sono mancate inoltre le discussioni sul tema delle perdite non economiche, con dibattiti sulla contabilizzazione e su metodi comuni di misurazione. Maggiori dettagli circa le giornate al negoziato sono disponibili nei report di Italian Climate Network.

La Figueres lascia l’UNFCCC

Quello di Bonn è stato anche l’ultimo negoziato di Christiana Figueres nei panni di Segretario Esecutivo dell’UNFCCC: dopo due mandati, infatti, la Figueres ha deciso di lascare la Convenzione Quadro sui Cambiamenti Climatici con alle spalle il traguardo raggiunto alla COP21, per candidarsi ufficialmente al ruolo di Segretario Generale delle Nazioni Unite, dove – tra le varie questioni – afferma di voler proseguire il suo impegno circa il rispetto e l’implementazione dell’Accordo di Parigi. Qui il suo video di candidatura al ruolo di Segretario Generale.

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Christiana Figueres, ex Segretario Esecutivo per United Nations Framework Convention on Climate Change. Credits: AP

In attesa di conoscere se la Figueres riuscirà a raccogliere l’eredità di Ban Ki Moon, il ruolo di Segretario UNFCCC è stato assunto a luglio da Patricia Espinosa, ex Ministro dell’Ambiente del Messico e già presidente della COP16 di Cancun nel 2010. A lei spetterà un ruolo gravoso, ovvero quello di tramutare le parole dell’Accordo di Parigi in fatti concreti, lavorando inoltre per la chiusura del gap esistente tra ambizione e misure in gioco: anche se tutti gli INDC aggregati all’Accordo di Parigi venissero rispettati ed attuati, infatti, secondo la maggior parte delle stime questi sarebbero comunque ancora insufficienti per mantenere l’aumento medio di temperatura globale al di sotto degli 1,5°C o 2°C al 2100.

L’Agenda della COP22

Per queste ragioni risulta chiaro come non ci sia un minuto da perdere, e come la COP22 di Marrakech debba essere sfruttata al meglio per compiere i necessari progressi. L’agenda provvisoria delle sessioni della COP prevede tra gli altri punti:

  • la preparazione all’entrata in vigore dell’Accordo di Parigi ed alla prima sessione della Conferenza delle Parti aderenti all’Accordo di Parigi (CMA1);
  • la considerazione delle proposte di modifica della Convenzione da parte della Russia (articolo 4, paragrafo 2(f)) e di Messico e Nuova Guinea (articoli 7 e 18); su quest’ultimi, è opportuno sottolineare come vi rientri potenzialmente la questione delle regole procedurali ufficiali (e dunque anche le metodologie di voto), mai adottate dalla COP contrariamente a quanto originariamente previsto dall’articolo 7, par. 3, della Convenzione stessa:
    Articolo 7, paragrafo 3 – Convenzione UNFCCC
    “The Conference of the Parties shall, at its first session, adopt its own rules of  procedure as well as those of the subsidiary bodies established by the Convention,  which shall include decision-making procedures for matters not already covered by  decision-making procedures stipulated in the Convention. Such procedures may include  specified majorities required for the adoption of particular decisions.”
  • la discussione del “Warsaw International Mechanism for Loss and Damage associated with Climate Change Impacts”, ovvero del meccanismo che si occupa dei danni e delle perdite associati agli impatti dei cambiamenti climatici;
  • l’analisi delle questioni relative alla finanza, tra cui quella a lungo termine, e la presentazione dei rapporti del Green Climate Fund e del Global Environment Facility;
  • la considerazione di questioni relative ai Least Developed Contries, e delle questioni di genere legate al cambiamento climatico.

 

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La COP22 che si terrà a Marrakech il prossimo Novembre

Inoltre, al negoziato intermedio di Bonn, è stata definita l’agenda provvisoria dell’APA: il corpo sussidiario, che lavorerà a Marrakech dal 7 al 14 novembre, e si occuperà:

  • dei caratteri, la contabilità, la trasparenza e comprensione degli INDC;
  • delle questioni relative alla preparazione ed allo svolgimento della global stocktake sullo stato di implementazione dell’Accordo, prevista nel 2023;
  • le modalità e le procedure per l’effettiva operatività del comitato per facilitare l’implementazione e la compliance (la verifica del rispetto degli impegni);
  • altre questioni relative all’entrata in vigore dell’Accordo di Parigi.

La COP 22 di Marrakech, pur se non avrà la portata storica di quella che si è svolta nella capitale francese, si preannuncia quindi come un altro passo importante del lungo percorso per raggiungere gli ambiziosi obiettivi dell’Accordo di Parigi.


Potete leggere questo articolo grazie alla collaborazione con il blog scientifico climalteranti.it

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Redazione
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