Oettinger e le virgolette errate che hanno coperto una buona notizia

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Un virgolettato mal riportato da un giornalista tedesco ha creato il gelo tra un commissario europeo e il mondo politico italiano. Sul tavolo, dopo il presunto passaggio “anti-italiano”, sono arrivate richieste di dimissioni per il commissario al bilancio Gunther Oettinger. La bufera mediatica, però, ha messo in secondo piano il nuovo piano di aumento dei fondi strutturali per i Paesi dell’Europa meridionale. Italia compresa.

I mercati insegneranno agli italiani a votare nella maniera giusta”. Queste sarebbero le parole (riportate, ma mai pronunciate) del commissario europeo per il Bilancio, Gunther Oettinger durante un’intervista alla tv tedesca DW News.

L’intervista ha affrontato, tra le altre cose, la difficile situazione politica italiana, dopo il flop della formazione di un Governo tra Movimento 5 Stelle e Lega.

Una vera e propria bufera che, anche se sedata sul nascere, rischia di diventare un vero caso diplomatico tra Roma e Bruxelles. Tanto che molti deputati europei (di tutti gli schieramenti) hanno chiesto chiarimenti al presidente della Commissione Jean-Claude Juncker, che ha fatto rilasciare una nota dal suo portavoce in cui le parole del commissario tedesco, già noto per altre gaffe, vengono etichettate come “sconsiderate”.

La testata tedesca che ha rilasciato per prima il tweet “anticipatore” dell’intervista, ha poi parzialmente ritrattato. La frase virgolettata non è mai stata pronunciata, ma era una sintesi – piuttosto libera – del giornalista.

L’EUROPA AUMENTA I FONDI PER ITALIA, GRECIA E SPAGNA

La polemica sulle parole (mai dette) del commissario Gunthen Oettinger ha di fatto nascosto un dato positivo per l’economia dei Paesi dell’Europa mediterranea.

Da Bruxelles, infatti, sono in arrivo più di due miliardi di euro (+6% rispetto ai bilanci passati) sotto forma di fondi strutturali e di coesione. Questo quanto previsto dal nuovo bilancio comunitario per il periodo tra il 2021 e il 2027. Se tra il 2014 e il 2020 all’Italia spettavano poco più di 36 miliardi all’anno, ora la cifra supererà i 38.

Meno fondi, e quindi meno soldi da spendere, per i paesi dell’Est europeo. In particolare sono Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia che potrebbero risentire della diminuzione dei fondi di Bruxelles che, dal prossimo bilancio pluriennale, saranno vincolati al rispetto dello Stato di diritto e dei diritti fondamentali dell’Unione.

Insieme ai paesi del Gruppo Visegrad, potrebbero risentire negativamente dei tagli anche i Paesi baltici, Estonia, Lituania e Lettonia (che rischiano di perdere nel complesso circa 38 miliardi di euro).

La “palla tecnica”, per ora, resta nelle mani della Commissione. Ma anche il Consiglio e il Parlamento europeo, a tempo debito, chiederanno politicamente conto delle decisioni che l’Esecutivo deciderà di attuare.

di Omar Porro

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