La situazione siriana è un inferno. Capire cosa sta succedendo è doveroso in quanto esseri umani e indispensabile per la comprensione di quei fenomeni che travalicano i confini naturali di quella terra. Per questo motivo la nostra Rivista seguirà più da vicino la guerra siriana, che in realtà sono tante guerre diverse e sovrapposte, in modo da fornire un quadro sempre aggiornato e il più chiaro possibile.
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L’offensiva governativa su Idlib rischia di essere un bagno di sangue di civili nel complesso intreccio di interessi e potenze nell’area. Che scenari si aprono?

Da alcune settimane, dopo la riconquista della provincia meridionale di Deraa, il fronte governativo siriano sta ammassando truppe attorno alla provincia di Idlib, ultima roccaforte ribelle nel Paese, in vista di un’imminente offensiva militare che potrebbe rivelarsi la più catastrofica dal punto di vista umanitario.

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Idlib infatti, in parte in mano alle fazioni estremiste di HTS (ex Nusra) che l’Inviato Speciale ONU Staffan De Mistura stima essere 10.000, ospita soprattutto circa 3 milioni di civili, di cui quasi 2 sono sfollati interni “evacuati” negli ultimi anni da altre aree arresesi alle truppe governative. “Evacuazioni” che almeno nel caso di Aleppo l’ONU ha definito crimine di guerra, dal momento che nei fatti si tratta di trasferimento forzoso della popolazione civile.

La massiccia offensiva militare rischia di essere un bagno di sangue per i civili, che non potrebbero essere più evacuati da nessuna parte, e potrebbe generare un nuovo di esodo di profughi verso la Turchia. L’ONU ha messo in guardia che oltre 700,000 persone verrebbero sfollate.

Panoramica di Idlib città. Credits to: Ammar Abdullah/Reuters.

Panoramica di Idlib città. Credits to: Ammar Abdullah/Reuters.

In migliaia infatti sono già scappati verso nord, dal momento che la prima fase dell’offensiva riguarderebbe la città di Jisr al-Shughour e la pianura al-Ghab sul lato occidentale del territorio ribelle e le città di al-Latamenah, Khan Sheikhoun e Maarat al-Numan nella parte sud. Riprendere quelle aree porterebbe il regime siriano vicino alla riconquista dell’autostrada M5 che collega Aleppo a Damasco.

Migliaia di mezzi e uomini si sono attestati lungo i confini di Idlib, comprese le truppe iraniane e le milizie di Hezbollah, mentre la Russia ha inviato una decina di navi da guerra e due sottomarini a largo delle coste siriane, nel dispiegamento di forze più massiccio dall’inizio del suo intervento militare in Siria nel 2015. Parlando da Mosca in conferenza stampa con il suo omologo saudita, il Ministro degli Esteri russo Lavrov ha dichiarato che i ribelli di Idlib sono come un “ascesso” e “vanno liquidati”, auspicando che “l’Occidente non cada nelle loro provocazioni e non si metta in mezzo a questa operazione di anti-terrorismo“.

Mappa militare della Siria. Credits to: Al Jazeera.

Mappa militare della Siria. Credits to: Al Jazeera.

Il riferimento è all’attacco missilistico chirurgico che nell’aprile scorso Stati Uniti, Francia e Regno Unito hanno lanciato contro alcuni obiettivi militari siriani in rappresaglia all’attacco chimico su Douma.

Il regime siriano ha un lungo trascorso di utilizzo di armi chimiche e non è escluso che vengano usate di nuovo in questa offensiva. Anzi, la cosa è così probabile che i media russi hanno già cominciato a preparare il terreno per smentire un eventuale attacco. Da alcuni giorni i media russi hanno diffuso la notizia che i ribelli starebbero architettando un attacco chimico per incolpare il regime e lo fanno avvalendosi di una foto che mostra dei truccatori mentre inscenano un attacco chimico. Si tratta però di una fake news perché la foto in questione è tratta dal backstage di un film prodotto dal regime siriano alcuni mesi fa e intitolato “Revolution Man“, che parla proprio di un attacco chimico inscenato dai ribelli. Ma si tratta di un film e di foto di backstage che i media russi hanno rilanciato come vere.

Lo scopo di questa operazione mediatica, come spiega anche Eugenio Dacrema, ricercatore dell’Università di Trento e dell’ISPI, potrebbe essere preparare le opinioni pubbliche, ingannandole con una fake news, a un attacco chimico che il regime siriano potrebbe realmente sferrare a Idlib, incolpando preventivamente i ribelli. Di fronte al fatto che l’offensiva su Idlib sarà un bagno di sangue di civili, lo scopo sarebbe quello di renderlo accettabile in nome della lotta al terrorismo.

La fregata della marina russa Pytlivy, seguita dalla nave da sbarco Nikolai Filchenkov, naviga nel Bosforo verso Idlib, il 24 agosto 2018. Credits to: Yoruk Isik/Reuters.

La fregata della marina russa Pytlivy, seguita dalla nave da sbarco Nikolai Filchenkov, naviga nel Bosforo verso Idlib, il 24 agosto 2018. Credits to: Yoruk Isik/Reuters.

Ma com’è la situazione a Idlib?

Idlib fa parte delle zone di de-conflitto stabilite dagli accordi di Astana. Almeno in teoria, dato che anche Ghouta e Deraa lo erano ma ciò non ha impedito le offensive militari con cui il regime le ha riprese. Lungo i suoi confini ci sono postazioni militari e osservatori di Turchia, Russia e Iran, garanti dell’accordo, ma è la Turchia ad avere influenza nella provincia in quanto sostiene fazioni ribelli in lotta con HTS.

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Tuttavia la presenza turca nell’area non sembra essere un deterrente contro l’offensiva governativa, anzi. Sebbene la Turchia abbia messo in guardia contro la catastrofe umanitaria e stia cercando a livello diplomatico di evitarla, non sembra essere nella posizione di impedirla militarmente.

Le sanzioni americane imposte ad Ankara per l’incarcerazione del pastore Brunson hanno fatto crollare la lira turca e messo quasi in ginocchio l’economia in poche settimane, spingendo ancora di più la Turchia a guardare alla Russia come partner economico. Il riavvicinamento politico ed economico tra i due Paesi, sancito in Siria dagli accordi di Astana, e la crisi interna potrebbero spingere la Turchia a rivedere il suo sostegno ai ribelli di Idlib o a non impedire l’offensiva, dato che sembra improbabile che nella crisi attuale la Turchia possa permettersi di aprire un nuovo fronte. Ciò che potrebbe accadere è un compromesso, come ad esempio lasciare la parte settentrionale di Idlib sotto l’ala turca sia per garantire la zona cuscinetto che la Turchia ha creato lungo i suoi confini sia per assorbire l’esodo di profughi che verrà. Ma al momento questa ipotesi non è in discussione e, anzi, il fronte governativo mira a riconquistare l’intera provincia.

Quando ciò accadrà, il regime siriano potrà volgersi a est e negoziare una riconciliazione con i curdi. Trattative già in corso da settimane parlano di una possibile consegna dei territori curdi al regime in cambio di maggiori autonomie. Se ciò avverrà resta da vedere, ma sembra improbabile che il regime voglia aprire un fronte contro i curdi.

Una cosa sembra certa: per i civili di Idlib l’ora X sta per scoccare.

di Samantha Falciatori
Samantha Falciatori
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