Il racconto delle due grandi manifestazioni tenute negli scorsi giorni per le strade e piazze di Madrid e dell’intera Spagna, attraverso le fotografie scattate da Mattia Marzorati, fotografo freelance.

©Mattia Marzorati/Yama Photos

Due importanti manifestazioni hanno mobilitato centinaia di migliaia di persone nelle ultime settimane in Spagna. L’8 marzo scorso, in occasione dello sciopero delle lavoratrici spagnole, si sono riversate nelle strade di Madrid circa 170mila cittadini per chiedere giustizia, uguaglianza e rispetto nei confronti delle donne spagnole e di tutto il mondo. A Barcellona erano 200mila. In tutta la Spagna quasi 5 milioni.

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La marcia tenuta nella capitale spagnola è durata oltre cinque ore e ha percorso le vie del centro paralizzando l’intera città. Una partecipazione massiva, come poche al mondo, per quelle che sono rivendicazioni sempre più condivise. Hanno presenziato anche gli esponenti dei partiti più conservatori, in parte contestati, per rompere il silenzio sul dramma dei femminicidi che l’opinione pubblica non è più in grado di accettare.

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“Madrid sarà la tomba del machismo” è stato lo slogan ripetuto fino allo sfinimento dalla massa quanto mai eterogenea per età, estrazione sociale e nazionalità (importante la partecipazione degli immigrati di seconda e terza generazione) che è stata gestita in modo impeccabile dalle forze dell’ordine, costrette ad un autentico tour de force.

Di tutt’altro tipo, invece, è stato lo scontro fra la polizia ed alcuni appartenenti della comunità senegalese una settimana più tardi nel quartiere Lavapiés. Il 16 marzo, Mmame Mbage, venditore ambulante senegalese, muore per arresto cardiaco nel tentativo di sfuggire ad un controllo della Guardia Civil, lanciata da qualche tempo ad una esasperata lotta contro gli ambulanti.

©Mattia Marzorati/Yama Photos

In poche ore esplode la rabbia dei connazionali che da decenni abitano nella zona, trasformando i vicoli della movida madrileña in un campo di battaglia fra barricate improvvisate, incendi e lanci di pietre. Il bilancio della notte di guerriglia è di decine di feriti e altrettanti arresti.

Il giorno dopo, nella piazza Nelson Mandela, è tutto il quartiere a chiedere a gran voce giustizia per Mmame e condizioni di vita accettabili anche per gli stranieri. L’accusa fatta alla polizia è di aver instaurato un clima di violenza costante a sfondo razziale nei confronti degli immigrati.

©Mattia Marzorati/Yama Photos

Il corteo sfila veloce e la carica emotiva è palpabile. Si sfiora un nuovo scontro con la polizia ma i pochi violenti vengono placati ed allontanati senza difficoltà. Di nuovo nella piazza Mandela, viene citato Martin Luther King davanti alle migliaia di persone che alternano minuti di silenzio e commozione a cori carichi di rabbia.

“Madrid sarà la tomba del razzismo” echeggia questa volta. La voce dei madrileñi non si è ancora stancata.

Foto di Mattia Marzorati, che potete seguire sul suo profilo Instagram
Redazione
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