Anche nel racconto di fantasia più sfrenato e distopico le relazioni tra le entità politiche seguono le stesse modalità che hanno contraddistinto il corso della storia umana. Final Frontier è la rubrica che proverà a spiegare le relazioni internazionali attraverso le più conosciute storie di fantascienza. “Spazio, ultima frontiera”.

 

E’ possibile evadere completamente dalla realtà attraverso la nobile arte del gaming? E concepire una complessa trama fantapolitica (che ruota, ad esempio, attorno a due o più nazioni in conflitto tra loro) avulsa dei meccanismi che regolano la politica reale, passata o presente, risultando comunque credibili? La risposta è, almeno per il momento, no.

Ci sono due modi con cui una nazione può liberarsi di una nazione avversaria: sconfiggerla direttamente o approfittare di un terzo attore che lo faccia al posto suo. Nel secondo caso, una sconfitta totale dell’avversario per mano di terzi è improbabile: è storicamente invece possibile (e frequente) che questo terzo attore operi in modo tale da destabilizzare la potenza che si vuole mettere fuori gioco o, quantomeno, in modo tale da “distrarla” opportunamente. Per dirla più semplicemente, parliamo di una potenza che decide di appoggiare (fornendo armi, capitali, truppe armate, supporto logistico o intellettuale o qualunque altro tipo di sostegno) una nazione o una fazione al fine di mettere in difficoltà una potenza avversaria.

Facciamo un esempio, che a molti (soprattutto gamers) risulterà familiare.

Il Dominio Altmeri ha appena costretto l’Impero di Ciryondil, dopo una sanguinosissima guerra, a firmare il Concordato Oro Bianco, tra le cui clausole figura la proibizione del culto di Talos. Sfortuna vuole che a Skyrim, il più settentrionale dei regni che compongono l’Impero, tale culto sia profondamente radicato: tra gli abitanti (la razza dei Nord) il malcontento conduce alla malevolenza e finanche all’ostilità aperta verso l’Imperatore, ritenuto debole e pavido. Il vento di rivolta inizia a soffiare su questa terra nevosa e antica.
La scintilla che fa scoppiare l’incendio porta il nome di Ulfric Stormcloak. Guerriero del Nord orgoglioso e abile, Ulfric uccide il Re dei Re di Skyrim (l’Impero di Cyrodiil ha una struttura simile a quella del Sacro Romano Impero, con la differenza che la carica non è elettiva, bensì ereditaria) e invita tutti gli Jarl (signori feudali di Skyrim) a unirsi a lui nella ribellione contro il potere costituito. Scoppia la guerra civile tra i sostenitori di Ulfric e i lealisti, foraggiati dalle legioni imperiali.

Se Ulfric è la scintilla che accende la fiamma della rivolta, l’innesco porta invece l’effige del Dominio. Gli Altmeri, infatti, avevano catturato Ulfric durante la guerra, rilasciandolo di proposito affinché questi potesse provocare disordini a Skyrim, minando la stabilità della regione e mettendo in crisi il controllo imperiale. Una strategia che il Dominio aveva già applicato nei confronti di Valenwood, precedentemente territorio vassallo di Cyrodiil: fomentando un colpo di Stato, gli Altmeri avevano poi armato e sostenuto una fazione ostile all’impero, conducendo abilmente la guerra civile susseguitasi e rendendo Valenwood stato satellite del Dominio.

Quale sarà l’esito del conflitto? Non ci è dato saperlo. Perché sarai tu a deciderlo.

Uno dei videogiochi più popolari degli ultimi anni, The Elder Scrolls V: Skyrim è stato realizzato dalla Bethesda verso la fine del 2011 ed è stato dichiarato Miglior Gioco dell’Anno nel 2012. Dinamico, intrigante, di pregevole progettazione e ottima grafica, ha riscosso un successo notevole in termini di vendita, diffusione, critica.

Pur essendo la trama considerata inferiore se confrontata col precedente The Elder Scrolls IV: Oblivion, essa merita comunque una particolare attenzione: molti elementi sono stati abilmente presi a prestito da alcuni eventi storici.

La fuga “programmata” di Ulfric Stormcloak ricorda moltissimo la vicenda di Vladimir Ilič Ulianov, detto Lenin: dalla “villeggiatura” elvetica, l’intellettuale russo raggiunse i territori dell’impero zarista a bordo di un treno. Il suo arrivo era stato meticolosamente programmato dai tedeschi, che avevano previsto l’effetto tellurico della presenza del rivoluzionario marxista nella Russia sconvolta dai disordini e dal malcontento popolare. Il piano di Berlino? Fornire alla bomba rivoluzionaria il giusto innesco e provocare l’uscita dalla guerra del “rullo compressore” (il gigantesco esercito russo che teneva impegnate le armate tedesche a est). Come i tedeschi, gli Altmeri ricorrono a un’arma “non convenzionale” per mettere in ginocchio un avversario che non erano in grado di piegare militarmente.

Questo, a sua volta, si collega al secondo aspetto della situazione. La ribellione dei Manto della Tempesta (la fazione capeggiata da Ulfric, una sorta di partito nazionalista strettamente legato alla terra e al proprio culto) riecheggia in una serie di grandi rivolte motivate da contrasti religiosi e spesso alimentate da un terzo attore pronto ad approfittarne. Parlo delle rivolte giudaiche, scoppiate tra il I e il V secolo d.C. tra la Palestina e la Siria. Motivate e innescate da incomprensioni o contrasti religiosi tra la popolazione ebraica e le amministrazioni imperiali (romana o bizantina), la maggior parte di esse vide implicata, direttamente o indirettamente, una terza grande potenza dell’epoca: l’Impero partico (e, successivamente, sasanide). I romani furono sempre costretti a impiegare grandi forze per piegare i ribelli giudei, favoriti dal territorio e dalla possibilità di rifugiarsi in fortezze difficilmente espugnabili. Durante la rivolta ebraica contro l’Imperatore bizantino Eraclio, gli insorti riuscirono addirittura a prendere il controllo di Gerusalemme e installarvi un proprio governo (cosa che fu possibile grazie all’intervento delle truppe dell’impero sasanide, che aveva invaso le province bizantine della Siria e dell’Egitto), per poi essere costretti a invocare l’aiuto di Bisanzio a causa delle vessazioni persiane.

Infine, il casus belli. L’uccisione da parte di Ulfric del legittimo Re dei Re (ciò che dà inizio alla guerra civile e divide i feudatari di Skyrim), ricorda un episodio storico che ebbe la stessa risonanza, ma esito – fortunatamente – meno tragico: la seconda defenestrazione di Praga. In quel caso, i delegati imperiali, gettati dalla finestra, atterrarono su un mucchio di letame appositamente preparato ai piedi dell’edificio.

Durante la scuola, pensavate di liberarvi della noiosa ora di Storia rifugiandovi nel mondo dei videogiochi? Ebbene, cari gamers, la Storia vi insegue finanche nella console più remota.

Paolo Albergoni
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