a cura di Davide Tremolada
La realtà contemporanea, il mondo in cui viviamo, raccontato e interpretato grazie all’immagine: prospettive e orizzonti per ascoltare, capire e vedere meglio il mondo attraverso la lente fotografica.

Colori e tradizioni dell’Africa
Maschera Mami Wata, Cross River, Nigeria – 2004 © Phyllis Galembo

Maschera Mami Wata, Cross River, Nigeria – 2004 © Phyllis Galembo

Phyllis Galembo, fotografo e professore universitario di New York, ha studiato e immortalato per oltre 20 anni costumi e maschere di vari paesi africani, tra cui Nigeria, Benin, Sierra Leone e Burkina Faso. Queste maschere di una miriade di colori, sono utilizzate durante festival popolari, carnevali e anche diversi rituali tradizionali. Alcuni di questi costumi sono antichi, mentre altri si sono sviluppati più recentemente (anche negli anni ’50), mentre altri ancora sono riemersi durante la diaspora africana ad Haiti. La pratica di molti di questi rituali catturati dalla macchina fotografica di Galembo, è limitata dalle autorità politiche di alcuni di questi Paesi, nonché dalla pressione culturale apportata da stili di vita più moderni.


Il calderone di Hebron
Lanciatori di pietre palestinesi si radunano vicino ad un check-point che porta al quartiere di Tel Rumeida. Hebron, West Bank. Novembre 2015 © Lorenzo Tugnoli

Lanciatori di pietre palestinesi si radunano vicino ad un check-point che porta al quartiere di Tel Rumeida. Hebron, West Bank. Novembre 2015 © Lorenzo Tugnoli

Da ottobre 2015 Hebron – cittadina della Cisgiordania di 200 mila abitanti – è stata il centro di una nuova ondata di violenza. In quest’area Palestinesi e coloni Israeliani vivono in stretta prossimità. Nei mesi successivi si sono verificati una serie di accoltellamenti e disordini ai check-point israeliani. Dal 1o novembre 2015 l’area è stata dichiarata una zona militare e l’accesso è consentito soltanto ai residenti. Il fotografo Lorenzo Tugnoli ha passato vari mesi documentando come queste tensioni, motivate anche dal controllo spesso violento, dell’esercito israeliano, influenzino la vita dei cittadini. Riguardo agli attacchi di palestinesi, spesso con dei coltelli, verso civili e militari israeliani, Tugnoli dice: “Quello che succede ora praticamente, è che per alcuni giovani palestinesi, qualcosa scatta, e vanno là fuori e accoltellano qualcuno. Non lo dicono alle loro famiglie, non hanno un’affiliazione politica. Sono solo arrabbiati. È come una missione suicida, con un coltello”.


Transit

Una madre dice addio al suo secondo figlio in una settimana. La famiglia e gli amici si sono riuniti intorno alla piccola bara nello slum di Soacha, Colombia. La donna ritiene che il gruppo paramilitare che ha ucciso suo marito sia responsabile anche della morte dei suoi due figli. La vita di ogni giorno delle persone sfollate in Colombia (tra i 3 e i 5 milioni) è piena di pericoli. Gruppi paramilitari, la guerriglia e l’esercito combattono per il controllo del territorio e della produzione di cocaina. © Espen Rasmussen

Oggi ci sono più di 34 milioni di rifugiati in fuga al mondo, in fuga dalla guerra, dalla fame o dalla repressione politica ed etnica. Bambini o adulti, giovani e vecchi, tutti iniziano il viaggio, pieno di incertezza e terrore, in cerca di un posto migliore dove vivere. Conservando la speranza di tornare, un giorno, nel loro paese, nella loro terra. Il progetto Transit racconta la vita quotidiana di rifugiati e sfollati in varie parti del mondo. Dal Congo alla Georgia, dal Bangladesh alla Colombia. Il fotografo Espen Rasmussen si dedica da 7 anni a questo progetto, documentando come persone in fuga vivono la propria vita, tra dolore e speranza.


Oltre il velo
Teheran © Kiana Hayeri

Teheran © Kiana Hayeri

L’Iran, con il 75% della popolazione al di sotto dei 35 anni, è uno dei paesi più giovani al mondo. Molti di questi giovani, ispirandosi ai Paesi occidentali, cambiano i loro modi di vestire e di interagire con l’altro sesso, nonostante questo possa comportare multe e persecuzioni da parte delle autorità. Le sanzioni arrivano anche solo per essersi truccati, per aver mostrato le braccia o portato il velo più indietro sulla testa. Questa serie di fotografie di Kiana Hayeri vuole aprire una finestra sulla vita quotidiana di questi giovani, nei momenti di “disobbedienza” al codice di comportamento e vestiario dettato dalla Repubblica Islamica, sia nell’intimità delle proprie case, che nelle strade di Teheran.


Madre
Induced, 2004 © Elinor Carucci

Induced, 2004 © Elinor Carucci

Questo progetto, dal titolo “Mother”, della fotografa Elinor Carucci, inizia con la propria gravidanza di due gemelli e termina quando questi raggiungono gli 8 anni di età. I momenti rappresentati nelle immagini sono emotivamente carichi, forti e al tempo stesso leggeri e poetici, quasi come dipinti di altri tempi. Fotografare i suoi bambini rende ogni momento pieno di sentimenti; davanti a un McDonald’s, così come nell’intimità della casa. Questo lavoro esprime e celebra anche il rapporto tra fratello e sorella e cerca di raccontare ed esprimere la duratura relazione tra una madre e i propri figli.

Redazione
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